L’intonaco da risanamento, quello che in cantiere si chiama macroporoso e nei preventivi diventa deumidificante, è la malta più prescritta sui muri umidi e salini. È anche la più fraintesa: non asciuga il muro e non ferma la risalita. Qui c’è quello che fa davvero: i requisiti con le sigle, il serbatoio dei pori contato, la posa a regola d’arte e gli errori che lo mandano in rovina.

La parete rifatta due volte

La chiamata tipica arriva al terzo inverno. Tre anni prima la cantina aveva la solita fascia umida alla base dei muri, con l’intonaco gonfio e la polvere bianca; l’impresa ha demolito, ha posato un intonaco deumidificante e ha riconsegnato una parete perfetta. Adesso la fascia è tornata, un palmo più su di prima, e il proprietario ha in mano la scheda del prodotto con la parola risanante nel nome.

Al sopralluogo la sequenza si ricostruisce in dieci minuti. Sotto le bolle della pittura, una lavabile scelta perché si pulisce bene, c’è polvere di cristalli; il nuovo intonaco è sano, e il sacco avanzato in cantina porta la marcatura giusta, malta R secondo la EN 998-1. Il materiale era quello corretto, e ha fatto per tre anni esattamente il suo mestiere. Quello che nessuno ha fatto è il resto del lavoro: la risalita non è mai stata interrotta, e sopra un intonaco nato per traspirare, cioè per lasciarsi attraversare dal vapore, è stata stesa una pittura che lo blocca.

Questo articolo racconta quel materiale da vicino: che cosa promette il nome, che cosa dice la scheda tecnica, quanto spazio hanno davvero i sali là dentro, e in quale ordine va montato il sistema perché renda per decenni invece che per tre stagioni.

Tre nomi per la stessa malta

Il prodotto ha tre nomi, e conviene tenerli distinti perché non dicono la stessa cosa.

Macroporoso è il nome di cantiere, e descrive la struttura: una malta piena di vuoti d’aria, i macropori appunto, creati apposta nell’impasto. Malta da risanamento, categoria R, è il nome normativo: la UNI EN 998-1:2016, la norma europea delle malte da intonaco, definisce la categoria R come la malta progettata per murature umide che contengono sali solubili, e le assegna requisiti diversi da tutte le altre. Sanierputz-WTA è il nome del sistema certificato: la WTA, l’associazione tedesca per la conservazione degli edifici di cui parleremo tra poco, pubblica dal 1985 una scheda tecnica che fissa requisiti più severi della norma europea e certifica i sistemi completi, dal rinzaffo alla finitura.

Poi c’è il quarto nome, quello commerciale: deumidificante. È il più diffuso e il meno onesto, perché promette un risultato che la malta non produce. Un intonaco non toglie l’acqua dal muro: finché la causa è attiva, risalita, perdita o dispersione che sia, la muratura sotto resta umida quanto prima. Quello che il macroporoso governa è un’altra cosa, ed è preziosa: decide dove l’acqua evapora e dove i sali cristallizzano. Sposta il danno in un posto costruito apposta per riceverlo.

Su questa distinzione si gioca tutto l’articolo, quindi la dico per esteso. La cura della risalita è un lavoro a monte: prima la diagnosi, poi la barriera o un altro dispositivo o sistema che la fermi. L’ho raccontata in Ma come si cura una risalita?; l’intonaco da risanamento è la gestione a valle di quel lavoro. Usato al posto della cura, invece che dopo la cura, funziona comunque: per un tempo limitato, e poi si ricomincia.

Chi ha cominciato a studiarlo

L’idea di dare ai muri umidi un rivestimento dedicato è antica quanto il costruire: già Vitruvio, nel libro settimo del De architectura, prescriveva per le pareti umide un rivestimento in cocciopesto a partire dal pavimento, fino a tre piedi di altezza. Ma la storia moderna di questa malta ha date e nomi precisi, e passa per Milano e per Monaco di Baviera.

Nel 1959 l’ingegnere Giovanni Massari pubblica da Hoepli il Risanamento igienico dei locali umidi, il primo manuale italiano organico sulla diagnosi e la cura degli ambienti umidi. Il libro fa scuola per una generazione di tecnici: arriva alla quinta edizione nel 1985, firmata insieme al figlio Ippolito, e nel 1993 l’ICCROM, il centro internazionale per la conservazione con sede a Roma, lo pubblica in inglese come Damp Buildings, Old and New. Ancora oggi è il testo che i documenti internazionali citano quando serve un riferimento italiano sull’umidità negli edifici.

La scheda tecnica, invece, nasce in una sala di ristorante. Il 15 dicembre 1976, al ristorante Eulenspiegel di Monaco di Baviera, undici tecnici convocati da Helmut Weber fondano l’associazione che diventerà la WTA, la Wissenschaftlich-Technische Arbeitsgemeinschaft für Bauwerkserhaltung und Denkmalpflege: il gruppo di lavoro scientifico e tecnico per la conservazione degli edifici e dei monumenti. L’associazione viene registrata al tribunale di Monaco nel giugno del 1977, e cresce fino a coprire con i suoi Merkblatt, le schede tecniche, quasi ogni tema del risanamento.

Il primo Merkblatt sui Sanierputz, gli intonaci da risanamento, esce nel 1985: per la prima volta una malta venduta contro i muri umidi ha requisiti numerici pubblici, misurabili in laboratorio, e un marchio che certifica i sistemi completi. Seguono le edizioni 2-2-91/D del 1991 e 2-9-04/D del 2005. La scheda vigente è la 2-9-20/D del marzo 2020, ventisei pagine preparate dal gruppo di lavoro guidato da Dietmar Hettmann: rispetto alla precedente chiede di distinguere, nelle analisi dei sali, i campioni presi dal vecchio intonaco da quelli presi dalla muratura nuda, e alza da 65 al 70 per cento la soglia di umidità ambiente ammessa in stagionatura, un riconoscimento delle condizioni reali di cantiere.

La norma europea arriva per ultima: la EN 998-1, che armonizza le malte da intonaco in tutta Europa, è del 2003, e la categoria R recepisce in forma ridotta quello che la scheda WTA chiedeva da vent’anni. Per questo, ancora oggi, la EN definisce il minimo di legge e la WTA il riferimento di qualità: chi capitola un risanamento serio le cita tutte e due.

Linea del tempo: Massari 1959, fondazione WTA 1976, prima scheda 1985, ICCROM 1993, scheda vigente 2020

Come lavora il poro

Il macroporoso fa tre cose insieme, e le fa con tre proprietà misurabili. Le racconto una alla volta, perché la scheda tecnica si legge bene solo se si sa che cosa cercare.

Primo: ferma l’acqua liquida nei primi millimetri. L’impasto è idrofobizzato in massa, cioè reso poco bagnabile in tutto lo spessore, non solo in superficie. La norma lo misura con la prova di penetrazione: dopo il test di assorbimento capillare, l’acqua non deve essere entrata oltre 5 millimetri. Su uno strato da 20 millimetri, la parte che può bagnarsi d’acqua liquida è al massimo il primo quarto: il resto lavora asciutto.

Secondo: lascia passare il vapore. La resistenza al vapore si esprime con il coefficiente mu, che dice quante volte uno strato resiste alla diffusione più di uno strato d’aria ferma dello stesso spessore. La scheda WTA chiede mu sotto 12, la norma europea si ferma a 15. In pratica: 20 millimetri di sanierputz oppongono al vapore quanto 24 centimetri d’aria, un valore basso, da strato che traspira. L’acqua del muro non attraversa l’intonaco da liquida, lo attraversa da gas.

Terzo: dà ai sali un posto dove cristallizzare. La malta indurita deve avere più del 40 per cento del volume di vuoti: in un secchio da dieci litri di macroporoso indurito, quattro litri sono aria. Quando la soluzione salina entra nello strato, l’acqua se ne va come vapore e i sali restano. Cristallizzano dentro quei vuoti, dove la crescita del cristallo non spinge su niente. La meccanica con cui i sali rompono i materiali, a cicli di cristallizzazione e non a presenza, l’ho raccontata in Contare i cicli, non i sali: il macroporoso è il posto dove quei cicli avvengono senza vittime.

Messe insieme, le tre proprietà spostano il fronte di evaporazione, cioè la zona dove l’acqua passa da liquida a vapore e molla i sali che trasporta. Su un intonaco comune con sopra una pittura, il fronte sta all’interfaccia fra intonaco e pittura: i cristalli crescono sotto la pellicola e la sollevano, ed è la bolla piena di polvere bianca che tutti conoscono. Nel macroporoso il fronte sta dentro lo spessore, e i cristalli riempiono i pori.

C’è un requisito che sorprende chi legge la scheda per la prima volta, e la tavola M3 lo mette in evidenza: la malta R deve assorbire almeno 0,3 chilogrammi d’acqua per metro quadrato in 24 ore. È un minimo, non un tetto: 300 grammi al giorno per metro quadrato devono poter entrare. Un intonaco da risanamento che non beve niente sarebbe un intonaco sbagliato, perché la soluzione salina deve poter raggiungere il serbatoio dei pori: se resta ferma dietro, i sali cristallizzano all’interfaccia col muro e staccano l’intonaco intero.

Sezione a confronto: intonaco chiuso con i sali sotto la pittura, sistema macroporoso con i sali nei pori

I numeri veri, in tabella

I requisiti stanno in due documenti, e la tabella li mette uno accanto all’altro. La colonna della norma viene dalla guida tecnica della MPA britannica, perché il testo della EN 998-1 è a pagamento e non l’ho letto: la cosa è dichiarata anche nel registro in fondo. I valori della colonna WTA sono quelli della scheda 2-9-04/D come li riporta la letteratura scientifica; la scheda vigente, la 2-9-20/D, è anch’essa a pagamento.

Requisito UNI EN 998-1:2016, malta R Sanierputz-WTA (scheda 2-9)
Assorbimento capillare in 24 h almeno 0,3 kg/m2 (è un minimo) il sistema deve poter bere
Penetrazione dell’acqua non oltre 5 mm non oltre 5 mm
Resistenza al vapore mu non oltre 15 mu sotto 12, più severa
Porosità della malta indurita non fissata oltre il 40 % in volume
Densità della malta indurita dichiarata dal produttore sotto 1.400 kg/m3
Resistenza a compressione classi CS I-IV dichiarate 1,5-5,0 N/mm2, la classe CS II
Spessore minimo di posa non fissato 20 mm da solo, 25 mm il sistema

Tabella 1. I requisiti a confronto. La classe di compressione CS II, moderata, non è un difetto: un intonaco troppo forte lavorerebbe contro i supporti deboli delle murature storiche.

Attorno a questi numeri circolano promesse che i numeri non autorizzano, e conviene nominarle una per una.

  • “Deumidifica la parete.” No: il contenuto d’acqua della muratura cala solo se la causa è stata chiusa. A causa aperta il muro resta umido, e l’intonaco si limita a nasconderlo bene per un certo tempo. Dei tempi veri dell’asciugatura, che si misurano in mesi e in anni, ho scritto in un articolo dedicato.
  • “Sostituisce la barriera.” No: sono due mestieri diversi. La risalita la interrompono la barriera o un altro dispositivo o sistema che la fermi; l’intonaco gestisce acqua residua e sali. La sequenza completa del risanamento, con il blocco della risalita e quello che viene dopo, sta in Umidità di risalita e sali solubili.
  • “È impermeabile, quindi protegge.” È il fraintendimento opposto: la malta R deve assorbire, per norma, almeno 0,3 chilogrammi per metro quadrato al giorno. Ferma l’acqua liquida a 5 millimetri, e proprio per questo la soluzione salina entra e deposita dove deve.
  • “Basta una mano da un centimetro.” Sotto i 20 millimetri il percorso interno non basta: il fronte di evaporazione arriva in superficie e le efflorescenze tornano. Con carichi salini medi o alti la scheda vuole il sistema completo, con il fondo poroso sotto e almeno 25 millimetri in totale.
  • “Sopra va bene qualunque pittura traspirante.” Traspirante è una parola da etichetta, sd è un numero: la finitura sopra un sanierputz deve avere uno spessore d’aria equivalente sotto 0,2 metri, e all’esterno anche un assorbimento d’acqua contenuto. I numeri delle pitture stanno più avanti, con la classe V della loro norma.

La carta d'identità del risanante: requisiti EN e WTA a confronto con la provenienza di ogni numero

Il serbatoio, contato

Quanto spazio hanno davvero i sali là dentro? Il conto è geometria dichiarata, e va preso per quello che è: il tetto fisico dello spazio disponibile, non la capacità utile di un prodotto specifico, che dipende dalla distribuzione dei pori e va letta nelle prove di laboratorio. Ma il tetto fisico basta a capire le proporzioni.

Uno strato di sanierputz da 20 millimetri con il 40 per cento di vuoti offre, per ogni metro quadrato di parete, 8 litri di pori: quasi un secchio da cantiere. Il sistema completo da 25 millimetri arriva a 10 litri, un secchio pieno. Sotto una pittura filmogena, per confronto, lo spazio in cui i sali possono cristallizzare è l’interfaccia fra pittura e intonaco: frazioni di millimetro, praticamente zero, e infatti la bolla arriva alla prima stagione di evaporazione.

Questo conto spiega insieme la forza e il limite del materiale. La forza: con otto litri di pori per metro quadrato i cristalli hanno spazio per anni, mentre sullo zero della pellicola il danno compare alla prima stagione di evaporazione. Il limite: la capacità è finita. A causa attiva la soluzione salina continua ad arrivare e i pori si riempiono. A serbatoio pieno il fronte di evaporazione torna in superficie, sopra il nuovo intonaco o appena oltre il suo bordo. La ricerca conferma anche che i parametri di trasporto e accumulo dei sali variano parecchio da prodotto a prodotto, con esiti diversi sulla parete risanata: gli estremi dello studio stanno nel registro. Per questo la promessa onesta non è mai una durata in anni, che nessuno può firmare: è una condizione. Con la causa fermata, il serbatoio gestisce la coda dei sali residui e il sistema invecchia bene; con la causa attiva, compra tempo e lo fa pagare.

Il serbatoio dei pori contato: zero sotto la pellicola, 8 litri per metro quadrato a 20 mm, 10 litri con il sistema completo

Prima si ferma l’acqua, poi si posa il macroporoso: da solo accumula sali per un tempo limitato, e a serbatoio pieno il danno ricomincia.

La posa a regola

La scheda WTA dedica alla posa metà delle sue pagine, e la sequenza conta quanto il materiale. La riporto nell’ordine di cantiere, con i numeri dove i numeri esistono.

1. Prima la causa. La risalita si interrompe con la barriera o con un altro dispositivo o sistema che la fermi; le perdite si trovano e si chiudono, le dispersioni si correggono. Della barriera chimica e dei suoi dettagli esecutivi ho scritto in La barriera chimica nei dettagli. Sull’ordine dei lavori vale una regola di formulato. Le barriere liquide in microemulsione si iniettano prima di demolire: il vecchio intonaco contiene la carica, e demolito dopo porta via con sé una parte dei sali smossi dal liquido. Le barriere in gel si iniettano dopo la demolizione, a muratura nuda: le fughe si leggono, e l’evaporazione richiama il formulato nei giunti. 2. L’analisi dei sali. Su campioni di malta e muratura si misurano cloruri, nitrati e solfati in percentuale sulla massa secca: ne esce la classe di carico, bassa, media o alta, che decide lo spessore e la stratigrafia del sistema. Le soglie e il modo di campionare stanno in La gestione dei sali nei dettagli; la scheda 2020 chiede di dichiarare se il campione viene dal vecchio intonaco o dalla muratura scoperta, perché i due numeri raccontano storie diverse. 3. La rimozione. Il vecchio intonaco si demolisce fino ad almeno 80 centimetri oltre il bordo visibile del danno, perché il fronte dei sali corre più in alto della macchia. I giunti di malta si scarniscono in profondità, e le macerie salate escono dal cantiere subito: lasciate in appoggio contro i muri, restituiscono per capillarità i sali che si è appena pagato per togliere. 4. Il rinzaffo, a copertura parziale. La prima mano di aggancio non deve mai essere una lastra continua: si applica rada, a coprire solo una parte della superficie, così l’aggrappo c’è e il muro non è sbarrato. 5. Il fondo poroso, se il carico lo chiede. Con carichi salini medi o alti la scheda prescrive il porenputz sotto il sanierputz: è un magazzino aggiuntivo per i sali, e porta il sistema ad almeno 25 millimetri totali. 6. Il sanierputz, con lo spessore della scheda. Almeno 20 millimetri da solo, nel sistema si arriva a 25. La superficie si rifinisce senza lisciatura a ferro: la crosta lucida della lisciatura chiude proprio i pori per cui si è scelto il materiale. 7. Il piede staccato da terra. Questa non sta nella scheda: è una regola mia di cantiere, e vale per ogni risanamento. L’intonaco nuovo non deve toccare il pavimento. O si stacca la malta da terra, fermandola poco sopra la quota del pavimento finito, o si impermeabilizza la prima fascia del muro, i primi 5-10 centimetri, prima della posa. Il motivo è quello delle macerie del punto 3: la malta che tocca il pavimento ripesca per capillarità l’acqua e i sali che corrono a terra. Il serbatoio si riempie dal basso, dal lato sbagliato. 8. La stagionatura. La malta ha bisogno di maturare in un ambiente non saturo: la scheda 2020 ammette fino al 70 per cento di umidità relativa, una soglia pensata per i cantieri veri. Locali chiusi e bagnati nelle settimane dopo la posa sono il modo più silenzioso di rovinare il lavoro. 9. La finitura, con i numeri in mano. Sopra il sistema vanno solo finiture con sd sotto 0,2 metri; all’esterno si aggiunge il requisito sull’acqua liquida, con la pittura sotto 0,2 chilogrammi per metro quadrato alla radice dell’ora e il rivestimento sotto 0,5. In pratica: minerali, ai silicati o alla calce, con la scheda tecnica che dichiara i numeri. La norma delle pitture, la EN 1062-1, classifica la trasmissione del vapore in tre classi: V1 alta con sd sotto 0,14 metri, V2 media fino a 1,4, V3 bassa oltre. Una lavabile filmogena può superare i 2 metri di sd: sul conto delle resistenze in serie, che si sommano, il flusso di vapore del sistema scende dal 63 all’11 per cento, quasi sei volte di meno, e il fronte di evaporazione torna sotto la pellicola.

La regola del piede applicata: fascia impermeabilizzata alla base del muro e intonaco nuovo staccato da terra
La stessa fascia impermeabilizzata al piede, continua lungo la parete

Chiude la posa il fascicolo dei documenti: la dichiarazione di prestazione della malta, la scheda del sistema con gli spessori prescritti, l’eventuale certificato WTA, le analisi dei sali prima dei lavori e le foto delle fasi. Sono le carte che, fra dieci anni, diranno se un eventuale problema è del materiale, della posa o della diagnosi.

La posa quotata: rimozione 80 cm oltre il danno, strati del sistema, classi di sale e prescrizioni

Dove si rompe, e come si legge

Quando un risanamento con macroporoso fallisce, quasi mai è la malta ad avere tradito. I modi del fallimento sono quattro, si riconoscono a vista, e ognuno accusa un responsabile diverso.

La pittura che sbarra. Bolle sulla finitura, piene di polvere bianca, a uno o due anni dalla posa; l’intonaco sotto è sano. È la firma della finitura con sd alto stesa su un sistema che traspirava: il fronte di evaporazione si è trasferito sotto la pellicola. Si verifica leggendo la scheda della pittura usata, classe V e valore sd.

La causa mai fermata. La fascia umida ricompare sopra il bordo del nuovo intonaco, o attraverso di lui, con efflorescenze e sfarinamento: il serbatoio si è riempito e il fronte ha traslocato. Qui il processo era già scritto il giorno della posa: la diagnosi della risalita non è mai stata fatta, o l’intervento sulla causa è stato rimandato. C’è anche una variante più sottile, che ho descritto in un articolo sull’impermeabilizzazione dall’interno: ogni strato che sbarra una via di uscita all’acqua la spinge a cercarne un’altra, più in alto o più in là.

Lo spessore sotto classe. Efflorescenze precoci e diffuse sul nuovo strato, senza bolle: lo spessore reale è sotto i 20 millimetri, oppure il carico salino era medio o alto e il sistema è stato posato senza fondo poroso. Si verifica con una carotina, che misura lo spessore vero, e con l’analisi dei sali che andava fatta prima.

I pori chiusi in cantiere. Il sistema giusto, ammazzato dalle rifiniture: la lisciatura a ferro che fa la crosta, lo zoccolo di cemento al piede che sbarra la prima fascia, la stagionatura saltata. Il macroporoso lavora se traspira, e ogni strato che gli chiude i pori riporta il fronte dove faceva danni.

I quattro errori: pittura filmogena, causa attiva, spessore sotto classe, pori chiusi, con la tabella dei verdetti

Sintomo Prima ipotesi Che cosa si controlla
Bolle piene di polvere bianca sulla finitura Finitura con sd alto sopra il risanante La scheda della pittura: classe V e valore sd
Fascia umida sopra il bordo del nuovo intonaco Causa mai fermata: serbatoio pieno La diagnosi della risalita, mai fatta o rinviata
Efflorescenze precoci diffuse sul nuovo strato Spessore o sistema sotto la classe di carico Carotina per lo spessore reale, analisi dei sali
Sfarinamento della finitura al primo inverno Stagionatura saltata o finitura non minerale Il registro dei tempi di cantiere e le schede

Tabella 2. La tabella dei verdetti. La prima ipotesi non è una sentenza: è il punto da cui partire con i controlli della terza colonna.

La prova che non costa niente

Prima di firmare un capitolato o accettare un preventivo, tre controlli sono alla portata di chiunque e non costano nulla.

Leggere il sacco. La marcatura CE deve dichiarare la categoria: malta da risanamento R secondo EN 998-1. Se il sistema è certificato WTA, la dicitura c’è e si può riscontrare; in ogni caso il produttore deve fornire la dichiarazione di prestazione, con i numeri della tabella qui sopra.

Chiedere la scheda del sistema, non del solo sacco. Il risanamento è un sistema di strati compatibili: rinzaffo, eventuale fondo poroso, sanierputz, finitura. La scheda seria prescrive gli spessori per classe di carico salino e indica quali finiture sono ammesse, con i loro sd. Un preventivo che nomina un solo prodotto, senza spessori e senza finitura, non descrive un risanamento: descrive una mano di intonaco.

La goccia sul provino. Su un campione indurito del prodotto, una goccia d’acqua deve perlare e restare a lungo in superficie senza scurire la malta: è l’idrofobizzazione in massa che lavora. Sullo stesso provino di un intonaco comune la goccia sparisce in pochi secondi, assorbita. È una prova indicativa da cantiere, non sostituisce la prova di laboratorio dell’assorbimento capillare, che la norma affida al metodo della EN 1015-18: ma separa subito un macroporoso vero da una malta qualunque con un nome ambizioso.

La matrice operativa

La stessa parete salina, con risalita in corso, sotto cinque scelte diverse. È il riassunto operativo di tutto quello che si è visto.

Scelta Dove va l’acqua Dove vanno i sali Che cosa si vede negli anni
Intonaco cementizio forte più pittura lavabile Il vapore è sbarrato: l’acqua risale più in alto nel muro All’interfaccia col muro, in lastre Fascia che sale, distacchi a placche pesanti
Intonaco di calce semplice, non idrofobizzato Evapora alla superficie del nuovo intonaco In superficie: efflorescenze continue Polverizzazione e rifacimenti ciclici, danno contenuto
Macroporoso posato senza fermare la causa Nel serbatoio dei pori, finché regge Nei pori, poi di nuovo verso la superficie Anni puliti, poi il ritorno della fascia, più in alto
Macroporoso più pittura filmogena Il fronte torna sotto la pellicola Sotto la pellicola Bolle piene di cristalli entro poche stagioni
Barriera o altro sistema che ferma la risalita, sistema WTA completo, finitura V1 Acqua residua smaltita come vapore, in calo Nei pori, a esaurimento Superficie asciutta e stabile, sistema che invecchia bene

Tabella 3. Cinque scelte sulla stessa parete. La seconda riga, la calce semplice, è una strada onesta e antica: accetta il sacrificio della superficie in cambio della compatibilità, e nel restauro ha ancora il suo posto. Le righe prima e quarta sono gli errori; la quinta è la sequenza di questo articolo.

In sintesi

1. Il nome commerciale promette la cosa sbagliata. Il deumidificante non deumidifica il muro: finché la causa è attiva, la muratura sotto resta umida. La malta governa il punto di evaporazione e il deposito dei sali, ed è un altro mestiere.

2. I nomi seri sono due, con requisiti scritti. Malta da risanamento R della UNI EN 998-1:2016 e Sanierputz-WTA della scheda 2-9, prima edizione 1985, edizione vigente marzo 2020. La scheda è più severa della norma, e i sistemi si possono certificare.

3. Tre proprietà fanno il materiale. Acqua liquida ferma entro 5 millimetri, vapore libero con mu sotto 12, vuoti oltre il 40 per cento del volume: il fronte di evaporazione si sposta dentro lo strato e i cristalli crescono nei pori, dove non spingono su niente.

4. Il requisito che sorprende: deve bere. Almeno 0,3 chilogrammi d’acqua per metro quadrato in 24 ore, per norma: senza ingresso non c’è deposito nel serbatoio. Un risanante che non assorbe niente non ha dove mettere i sali.

5. Il serbatoio è contato, e finito. A 20 millimetri e 40 per cento di vuoti, il tetto geometrico è 8 litri di pori per metro quadrato, 10 con il sistema da 25. Sotto una pittura filmogena lo spazio è zero: la bolla è questione di mesi.

6. Da solo non è una cura. A causa attiva il serbatoio si riempie e il danno riparte, spesso più in alto. Prima la diagnosi e la barriera, o un altro dispositivo o sistema che fermi la risalita, poi l’intonaco: l’ordine non si inverte.

7. La posa ha i suoi numeri. Rimozione fino a 80 centimetri oltre il danno, rinzaffo a copertura parziale, fondo poroso sui carichi medi e alti, spessori 20 e 25 millimetri, stagionatura sotto il 70 per cento di umidità relativa. E una regola mia di cantiere: il piede staccato da terra, o la prima fascia impermeabilizzata per 5-10 centimetri.

8. La finitura comanda il fronte. Sopra il sistema solo finiture con sd sotto 0,2 metri; una filmogena da 2 metri di sd taglia il flusso di vapore di quasi sei volte e riporta i cristalli sotto la pellicola. Gli sd si sommano: la pittura è parte del sistema, non un dettaglio estetico.

9. Quando fallisce, si legge. Bolle con polvere bianca accusano la finitura; la fascia sopra il bordo accusa la causa mai fermata; le efflorescenze precoci accusano spessore o stratigrafia; lo sfarinamento accusa stagionatura o finitura. La tabella dei verdetti dice che cosa controllare, prima di dare la colpa alla malta.

Domande frequenti

L’intonaco deumidificante asciuga il muro?
No. L’asciugatura della muratura dipende dall’avere chiuso la causa e dai tempi propri del muro, che si misurano in mesi e spesso in anni. L’intonaco da risanamento decide dove l’acqua evapora e dove i sali si depositano: rende presentabile e sana la superficie mentre il muro fa il suo percorso, ma non lo accorcia in modo apprezzabile.

Posso usare una pittura lavabile sopra il macroporoso?
No, ed è l’errore più frequente. La finitura sopra un sistema da risanamento deve avere sd sotto 0,2 metri; una lavabile filmogena può superare i 2 metri. Le resistenze al vapore si sommano: con quella pittura il flusso scende a circa un sesto e i cristalli tornano a crescere sotto la pellicola. Si sceglie una finitura minerale con l’sd dichiarato in scheda.

Quanto dura un macroporoso posato senza barriera, o comunque senza fermare la risalita?
Dipende dal flusso d’acqua e dal carico di sali, e per questo nessuna durata si può promettere sulla carta. Il meccanismo però è certo: il serbatoio dei pori è finito, a causa attiva si riempie, e a serbatoio pieno il danno ricomincia. La domanda giusta non è quanto dura, è perché lo si sta posando senza avere fermato l’acqua.

Meglio il macroporoso o un intonaco di calce?
Sono due filosofie, e nessuna delle due è sbagliata in assoluto. Il macroporoso accumula i sali nei propri pori e tiene la superficie asciutta a lungo: è la scelta tipica sul residenziale. La calce semplice lascia evaporare in superficie e si sacrifica: si polverizza, si rifà, ed è spesso la scelta del restauro, dove la compatibilità col supporto storico conta più della durata della finitura. Quello che non si fa è l’intonaco cementizio forte: sbarra il vapore, spinge l’acqua più in alto e si stacca a lastre.

Che cosa devo cercare sul sacco e nelle carte?
La marcatura con la categoria R secondo EN 998-1, la dichiarazione di prestazione con assorbimento, penetrazione e mu, la scheda del sistema con gli spessori per classe di carico salino e le finiture ammesse, l’eventuale certificazione WTA del sistema. Se il preventivo nomina un prodotto solo, senza spessori e senza finitura, mancano i pezzi che decidono l’esito.

Va bene anche in un interrato, su pareti contro terra?
No, se il problema è l’acqua che spinge dal terreno: lì servono le impermeabilizzazioni, e l’intonaco da risanamento non è fatto per contrastare acqua in pressione. Negli interrati il macroporoso ha senso dopo, come gestione dei sali su pareti già messe in sicurezza. Dei nodi degli interrati ho scritto in Impermeabilizzare un interrato: i nodi che contano.

Perché proprio 20 millimetri di spessore minimo?
Perché il mestiere del materiale si fa nel percorso: servono millimetri perché l’acqua liquida si fermi nei primi 5, il vapore prosegua e i sali trovino pori a sufficienza prima della superficie. Sotto quella soglia il fronte di evaporazione arriva alla finitura e il vantaggio sparisce. Con carichi salini medi o alti nemmeno 20 bastano: la scheda chiede il sistema con il fondo poroso, almeno 25 in totale.

Nota sui calcoli e sulle fonti

Tutti i numeri dell’articolo escono dallo script allegato alla cartella di lavoro, con le costanti dichiarate: il conto del serbatoio è pura geometria, spessore per porosità, e dice il tetto fisico dello spazio nei pori, non la capacità utile di un prodotto specifico; il conto sulle finiture somma gli spessori d’aria equivalenti, come si fa per le resistenze in serie, e lo scenario della pittura filmogena da 2 metri di sd è un’ipotesi dichiarata, coerente con la classe V3 della norma delle pitture. Dove un valore viene da una fonte che non ho potuto leggere in originale, lo dico riga per riga.

UNI EN 998-1:2016, Specifiche per malte per opere murarie. Parte 1: malte per intonaci interni ed esterni. ✅ Estremi e titolo verificati sul catalogo UNI. Il testo è a pagamento e non l’ho letto: i requisiti della categoria R, assorbimento almeno 0,3 kg/m2 in 24 ore, penetrazione non oltre 5 mm, mu non oltre 15, li ho letti sulla guida tecnica della MPA, A guide to BS EN 998-1 and BS EN 998-2, Data Sheet 19, quinta edizione, ottobre 2023, della Mineral Products Association britannica, liberamente consultabile, che riproduce la tabella dei requisiti della norma. La definizione di malta da risanamento, progettata per murature umide contenenti sali solubili, viene dalla stessa guida.

WTA Merkblatt 2-9, Sanierputzsysteme, edizione 03.2020/D, 26 pagine, gruppo di lavoro guidato da Dietmar Hettmann; sostituisce la 2-9-04/D. ✅ Ho letto il riassunto ufficiale pubblicato dalla WTA, che dichiara composizione del sistema, ambito e impianto della scheda; il testo integrale è a pagamento e non l’ho consultato. La prima scheda sui Sanierputz è del 1985 e le edizioni intermedie sono la 2-2-91/D e la 2-9-04/D. ⚠️ Gli spessori minimi, 20 millimetri da solo e 25 con il fondo poroso, la stagionatura fino al 70 per cento di umidità relativa e la distinzione dei campioni per l’analisi dei sali sono riportati dalla stampa tecnica tedesca di settore sull’edizione 2020, non verificati sul testo integrale.

Requisiti numerici del Sanierputz-WTA (porosità oltre il 40 per cento in volume, mu sotto 12, densità sotto 1.400 kg/m3, compressione 1,5-5,0 N/mm2): ✅ come riportati, con attribuzione alla scheda 2-9-04/D, dall’articolo scientifico Lightweight Vapor-Permeable Plasters for Building Repair: Detailed Experimental Analysis of the Functional Properties, rivista Materials, 2021, in accesso libero su PubMed Central con identificativo PMC8156439, che ho consultato in rete.

Regola degli 80 centimetri di rimozione oltre il danno visibile: ⚠️ prassi esecutiva riportata dalla stampa tecnica tedesca sui sistemi da risanamento; non ho un riscontro sul testo integrale della scheda.

Regola del piede staccato da terra (malta fermata poco sopra la quota del pavimento, oppure prima fascia del muro impermeabilizzata per 5-10 centimetri): prassi di cantiere dell’autore, dichiarata come tale; non è un requisito delle schede citate.

Finiture sopra il sanierputz (sd sotto 0,2 metri; all’esterno pittura con assorbimento sotto 0,2 e rivestimento sotto 0,5 kg/m2 alla radice dell’ora): ⚠️ valori concordi in più fonti tecniche tedesche che recepiscono la scheda WTA; anche questi non verificati sul testo integrale.

WTA Merkblatt 4-5-99/D, Mauerwerksdiagnostik (diagnostica della muratura), per la classificazione del carico salino in basso, medio e alto. ✅ Esistenza e impianto verificati sul riassunto ufficiale WTA in occasione di un mio articolo precedente; ⚠️ le soglie numeriche per cloruri, nitrati e solfati sono quelle concordemente riportate dalla letteratura tecnica che recepisce la scheda, e la tabella completa, con la stessa avvertenza, sta in La gestione dei sali nei dettagli.

UNI EN 1062-1 per le classi di trasmissione del vapore delle pitture per esterni, V1 alta con sd sotto 0,14 metri, V2 media fino a 1,4, V3 bassa oltre 1,4: ⚠️ classi riportate dalle linee guida tecniche italiane del settore dei prodotti vernicianti; la norma non l’ho letta.

EN 1015-18, metodo di prova dell’assorbimento capillare delle malte indurite: ✅ estremi dalla stessa guida MPA; citata come riferimento del metodo, non consultata.

Giovanni Massari, Risanamento igienico dei locali umidi, Hoepli, Milano, prima edizione 1959; quinta edizione riveduta, con Ippolito Massari, 1985. Giovanni e Ippolito Massari, Damp Buildings, Old and New, ICCROM, Roma, 1993. ✅ Edizioni e date verificate sui cataloghi editoriali e bibliotecari, compresa la scheda della biblioteca tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il volume non l’ho riletto per questo articolo: ne cito la storia editoriale, non il contenuto.

Fondazione della WTA: riunione del 15 dicembre 1976 al ristorante Eulenspiegel di Monaco di Baviera, su convocazione di Helmut Weber, undici soci fondatori, registrazione al tribunale di Monaco nel giugno 1977. ✅ Dalla pagina ufficiale Founding History della WTA, wta-international.org, riscontrata con la voce della Wikipedia tedesca.

M. Pavlíková, Z. Pavlík, M. Keppert, R. Černý, Salt transport and storage parameters of renovation plasters and their possible effects on restored buildings’ walls, Construction and Building Materials, 25 (2011), pp. 1205-1212. ✅ Estremi verificati; ho letto l’abstract, non il testo integrale: lo cito per un punto solo: i parametri di trasporto e accumulo dei sali variano fra prodotti, con effetti diversi sulle pareti risanate.

Vitruvio, De architectura, libro VII: la prescrizione del rivestimento in cocciopesto sulle pareti umide fino a tre piedi dal pavimento. ✅ Testo di pubblico dominio, consultabile in rete nelle edizioni digitalizzate.

L’autore

Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent’anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di “Murature umide: cause e rimedi” (Grafill, 2026).

Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.



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di Spedicato Oronzo
Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita
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Murature umide: cause e rimedi

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