DEGLI EDIFICI RESIDENZIALI
Normative italiane ed europee per la tutela della salute negli ambienti confinati
Indice
Indice1
1. Introduzione al quadro normativo1
2. Requisiti igienico-sanitari generali1
2.1 D.M. 5 luglio 19751
2.2 Deroghe: D.L. 76/2020 e L. 105/2024 "Salva Casa"1
2.3 D.P.R. 380/2001 – Certificato di agibilità1
3. Protezione dal gas radon1
3.1 D.Lgs. 101/20201
Livelli di riferimento1
Piano Nazionale d'Azione Radon (PNAR)1
Esperto in interventi di risanamento radon1
4. Controllo della condensa e dell'umidità1
4.1 D.M. 26 giugno 2015 e D.M. 28 ottobre 20251
4.2 UNI EN ISO 13788:20131
4.3 FAQ 3.11 MISE – Condensa interstiziale1
4.4 UNI EN 15026 – Simulazione dinamica1
5. Ponti termici1
5.1 UNI EN ISO 10211:20181
5.2 UNI/TS 11300-11
5.3 D.M. 28 ottobre 20251
6. Qualità dell'aria indoor (IAQ)1
6.1 D.Lgs. 81/20081
6.2 UNI 10339:1995 e UNI EN 16798-11
6.3 Linee guida WHO1
6.4 Direttiva UE 2024 e UNI 11976:20251
7. Prevenzione della formazione di muffe1
7.1 WHO Guidelines on Dampness and Mould (2009)1
7.2 Verifica del rischio muffa secondo UNI EN ISO 137881
8. Impermeabilizzazione1
8.1 Coperture continue1
8.2 Pavimentazioni e rivestimenti ceramici1
8.3 Strutture interrate1
8.4 Qualificazione degli operatori1
9. Amianto1
9.1 L. 257/1992 – Divieto di impiego1
9.2 D.M. 6 settembre 19941
9.3 D.Lgs. 81/2008 – Protezione dei lavoratori1
10. Prevenzione della legionellosi1
10.1 Linee Guida 2015 Conferenza Stato-Regioni1
10.2 D.Lgs. 18/2023 – Direttiva acque potabili1
10.3 Rapporto ISTISAN 22/321
11. Composti organici volatili (VOC) e formaldeide1
11.1 D.M. 23 giugno 2022 n. 256 – CAM Edilizia1
11.2 D.M. 10 ottobre 2008 – Formaldeide1
11.3 Norme di prova e certificazione1
12. Certificazioni volontarie1
13. Tabella riepilogativa della normativa1
14. Note metodologiche1
1. Introduzione al quadro normativo
La salubrità degli edifici residenziali è tutelata da un articolato sistema normativo che comprende disposizioni legislative nazionali, recepimenti di direttive europee, norme tecniche armonizzate e linee guida di organismi internazionali. Il presente capitolo fornisce una ricognizione sistematica delle principali fonti normative applicabili, organizzate per ambito tematico.
Il quadro normativo italiano sulla salubrità indoor si è evoluto significativamente negli ultimi anni, recependo le più recenti evidenze scientifiche e le direttive europee in materia di qualità dell'aria, protezione dalle radiazioni ionizzanti, efficienza energetica e sicurezza degli impianti idrici. Gli ambiti di intervento spaziano dai tradizionali requisiti igienico-sanitari alla protezione dal gas radon, dalla prevenzione di condense e muffe alla qualità dell'aria interna, includendo anche la tutela da amianto, legionella e composti organici volatili.
2. Requisiti igienico-sanitari generali
2.1 D.M. 5 luglio 1975
Il Decreto Ministeriale 5 luglio 1975 "Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all'altezza minima e ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d'abitazione" costituisce il riferimento fondamentale per i requisiti igienico-sanitari degli ambienti abitativi. Il decreto stabilisce:
Altezza minima interna utile dei locali abitabili: 2,70 m (riducibile a 2,40 m per corridoi, disimpegni, bagni e ripostigli)
Rapporto aeroilluminante: superficie finestrata apribile non inferiore a 1/8 della superficie del pavimento
Superficie minima alloggio monostanza: 28 m² per una persona, 38 m² per due persone
Superficie minima camera da letto: 9 m² per una persona, 14 m² per due persone
2.2 Deroghe: D.L. 76/2020 e L. 105/2024 "Salva Casa"
Il D.L. 76/2020 e successivamente la L. 105/2024 (conversione del D.L. 69/2024 "Salva Casa") hanno introdotto deroghe ai requisiti del D.M. 1975 per gli edifici esistenti ubicati nelle zone A e B di cui al D.M. 1444/1968 (centri storici e zone di completamento), costruiti prima dell'entrata in vigore del decreto stesso. Le deroghe consentono altezze minime inferiori e rapporti aeroilluminanti ridotti, nel rispetto delle condizioni igienico-sanitarie valutate dall'ASL competente.
2.3 D.P.R. 380/2001 – Certificato di agibilità
Il Testo Unico dell'Edilizia (D.P.R. 380/2001, artt. 24-26) disciplina il certificato di agibilità quale attestazione della sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati. La segnalazione certificata di agibilità (SCA) deve essere presentata entro 15 giorni dall'ultimazione dei lavori.
3. Protezione dal gas radon
3.1 D.Lgs. 101/2020
Il D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 "Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom" rappresenta il riferimento normativo principale per la protezione dal radon in Italia. Il decreto stabilisce livelli di riferimento differenziati e introduce obblighi specifici per diverse tipologie di edifici.
Livelli di riferimento
Tipologia
Livello riferimento
Decorrenza
Luoghi di lavoro (esistenti)
300 Bq/m³
In vigore
Luoghi di lavoro sotterranei
300 Bq/m³
In vigore
Abitazioni esistenti
300 Bq/m³
Raccomandato
Nuove abitazioni (post 31/12/2024)
200 Bq/m³
01/01/2025
Piano Nazionale d'Azione Radon (PNAR)
L'art. 10 del D.Lgs. 101/2020 prevede l'adozione del Piano Nazionale d'Azione Radon, che definisce la strategia nazionale per la riduzione dell'esposizione al radon, inclusa l'individuazione delle aree prioritarie (zone a maggior rischio radon) e le azioni da intraprendere per la riduzione dei livelli negli edifici esistenti.
Esperto in interventi di risanamento radon
Il D.Lgs. 101/2020 istituisce la figura dell'"Esperto in interventi di risanamento radon", professionista abilitato alla progettazione e realizzazione degli interventi di mitigazione. I requisiti includono: corso di formazione di 60 ore presso enti accreditati, aggiornamento triennale obbligatorio, iscrizione all'elenco nazionale tenuto dal Ministero del Lavoro.
4. Controllo della condensa e dell'umidità
4.1 D.M. 26 giugno 2015 e D.M. 28 ottobre 2025
Il D.M. 26 giugno 2015 "Requisiti minimi" e il successivo D.M. 28 ottobre 2025 (in vigore dal 3 giugno 2026) stabiliscono l'obbligo di verifica dell'assenza di condensazioni superficiali e del rischio di formazione di muffe per tutti gli interventi di nuova costruzione, ristrutturazione importante e riqualificazione energetica. La verifica deve essere condotta secondo la norma UNI EN ISO 13788.
4.2 UNI EN ISO 13788:2013
La norma UNI EN ISO 13788:2013 "Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia" definisce i metodi di calcolo per la verifica del rischio di condensa superficiale, condensa interstiziale (metodo di Glaser) e rischio di formazione di muffe. La norma introduce il fattore di temperatura superficiale fRsi quale parametro di riferimento per la valutazione del rischio muffa.
4.3 FAQ 3.11 MISE – Condensa interstiziale
Le FAQ pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico (ora MASE) chiariscono che la verifica della condensa interstiziale secondo UNI EN ISO 13788 ammette la formazione di condensa, purché questa evapori completamente nel periodo estivo (bilancio annuale nullo) e non superi il quantitativo massimo ammissibile definito dalla norma per i materiali costituenti la stratigrafia.
4.4 UNI EN 15026 – Simulazione dinamica
Per analisi più approfondite, la norma UNI EN 15026 "Valutazione del trasporto di umidità mediante simulazione numerica" consente simulazioni dinamiche che tengono conto della dipendenza delle proprietà dei materiali dal contenuto di umidità, dei fenomeni di trasporto capillare e delle condizioni climatiche reali.
5. Ponti termici
5.1 UNI EN ISO 10211:2018
La norma UNI EN ISO 10211:2018 "Ponti termici in edilizia – Flussi termici e temperature superficiali" definisce i metodi di calcolo per la determinazione dei flussi termici e delle temperature superficiali nei ponti termici, mediante modellazione agli elementi finiti (FEM). La norma consente il calcolo della trasmittanza termica lineica ψ (psi) e puntuale χ (chi).
5.2 UNI/TS 11300-1
La specifica tecnica UNI/TS 11300-1 rende obbligatorio il calcolo dettagliato dei ponti termici per la certificazione energetica degli edifici, superando i metodi semplificati basati su maggiorazioni percentuali. Il calcolo deve essere eseguito secondo UNI EN ISO 10211 o mediante atlanti di ponti termici conformi a UNI EN ISO 14683.
5.3 D.M. 28 ottobre 2025
Il nuovo decreto sui requisiti minimi (in vigore dal 3 giugno 2026) introduce l'obbligo di includere i ponti termici nella definizione dell'edificio di riferimento, rendendo di fatto obbligatorio il loro trattamento per il raggiungimento dei requisiti di legge. Questo rappresenta un significativo inasprimento rispetto alla normativa precedente.
6. Qualità dell'aria indoor (IAQ)
6.1 D.Lgs. 81/2008
Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008) stabilisce i requisiti per la qualità dell'aria nei luoghi di lavoro, includendo parametri su ventilazione, temperature, umidità relativa e concentrazione di inquinanti. Sebbene riferito agli ambienti lavorativi, costituisce un riferimento anche per le buone pratiche negli edifici residenziali.
6.2 UNI 10339:1995 e UNI EN 16798-1
La norma UNI 10339:1995 definisce le portate d'aria esterna per la ventilazione degli edifici, mentre la più recente UNI EN 16798-1 introduce un sistema di classificazione della qualità dell'ambiente interno (IEQ – Indoor Environmental Quality) articolato in quattro categorie (I-IV), con portate d'aria minime raccomandate pari a 4 l/s per persona per la categoria III (edifici esistenti) e 10 l/s per la categoria I (elevata qualità).
6.3 Linee guida WHO
Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell'aria indoor (WHO Guidelines for Indoor Air Quality, 2009-2021) forniscono valori limite per i principali inquinanti indoor. I parametri di riferimento includono:
PM2.5: limite annuale 5 µg/m³, giornaliero 15 µg/m³
CO₂: concentrazione raccomandata < 1000 ppm
Temperatura: range ottimale 20-26°C
Umidità relativa: range ottimale 40-60%
6.4 Direttiva UE 2024 e UNI 11976:2025
La nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD recast 2024) introduce requisiti sulla qualità dell'aria indoor che entreranno in vigore a partire dal 2030. In Italia, la norma UNI 11976:2025 "Qualità dell'aria indoor – Criteri di progettazione, realizzazione e gestione degli impianti di ventilazione" fornisce indicazioni tecniche aggiornate per la progettazione di sistemi di ventilazione orientati alla qualità dell'aria.
7. Prevenzione della formazione di muffe
7.1 WHO Guidelines on Dampness and Mould (2009)
Le linee guida dell'OMS "WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould" (2009) rappresentano il documento di riferimento internazionale per la prevenzione e gestione delle problematiche legate a umidità e muffe negli edifici. Il documento evidenzia che la maggior parte delle specie fungine richiede un'umidità relativa superficiale superiore all'80% per la germinazione, con alcune specie (Aspergillus) in grado di svilupparsi già al 75-79%.
7.2 Verifica del rischio muffa secondo UNI EN ISO 13788
La verifica normativa del rischio muffa si esegue calcolando il fattore di temperatura superficiale fRsi nel punto critico (tipicamente in corrispondenza di ponti termici) e confrontandolo con il valore minimo fRsi,min determinato in funzione delle condizioni termoigrometriche interne ed esterne. La verifica è soddisfatta quando fRsi ≥ fRsi,min + 0,02 (margine di sicurezza).
8. Impermeabilizzazione
8.1 Coperture continue
Le norme UNI 8627:1984 e UNI 8178-2:2019 disciplinano la progettazione e l'esecuzione delle coperture continue, definendo i requisiti per i sistemi di impermeabilizzazione primaria (tenuta all'acqua meteorica) e secondaria (protezione da condense e infiltrazioni). La norma distingue tra coperture praticabili e non praticabili, con requisiti differenziati.
8.2 Pavimentazioni e rivestimenti ceramici
La norma UNI 11493-1:2016 "Piastrellature ceramiche a pavimento e a parete" stabilisce i criteri di progettazione ed esecuzione delle piastrellature, prevedendo l'obbligo di membrana impermeabilizzante o drenante in tutte le applicazioni soggette a ristagno d'acqua o umidità (docce, bagni, terrazzi, balconi). La norma UNI EN 14891 definisce i requisiti per i prodotti impermeabilizzanti liquidi applicati sotto piastrellatura.
8.3 Strutture interrate
La norma UNI 11928-1:2023 fornisce linee guida per la progettazione e l'esecuzione dell'impermeabilizzazione di strutture interrate, includendo classificazione delle condizioni di esposizione all'acqua, criteri di scelta dei sistemi impermeabilizzanti e dettagli costruttivi per punti critici (giunti, attraversamenti, raccordi).
8.4 Qualificazione degli operatori
Le norme UNI 11333 e UNI 11418 definiscono i requisiti di conoscenza, abilità e competenza per i posatori di sistemi impermeabilizzanti, prevedendo percorsi di qualificazione e certificazione delle competenze professionali.
9. Amianto
9.1 L. 257/1992 – Divieto di impiego
La Legge 27 marzo 1992, n. 257 "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto" ha vietato l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto a partire dal 28 aprile 1994. La legge disciplina inoltre i criteri per la dismissione dei materiali contenenti amianto (MCA) e i requisiti per le imprese autorizzate alla bonifica.
9.2 D.M. 6 settembre 1994
Il D.M. 6 settembre 1994 "Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie" definisce:
Classificazione dei MCA: friabili (facilmente sbriciolabili) e compatti (cemento-amianto)
Metodologie di valutazione del rischio e indici di degrado
Metodi di bonifica: rimozione, incapsulamento, confinamento
Obbligo di nomina del Responsabile del Rischio Amianto (RRA) per gli edifici con presenza di MCA
Programma di controllo e manutenzione
9.3 D.Lgs. 81/2008 – Protezione dei lavoratori
Il D.Lgs. 81/2008 (Titolo IX, Capo III) disciplina la protezione dei lavoratori esposti all'amianto durante le attività di manutenzione, rimozione e smaltimento. Il valore limite di esposizione è fissato in 0,1 fibre/cm³ (100 fibre/litro) come media ponderata su 8 ore lavorative.
10. Prevenzione della legionellosi
10.1 Linee Guida 2015 Conferenza Stato-Regioni
Le "Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi" approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015 costituiscono il riferimento tecnico nazionale per la gestione del rischio legionella negli impianti idrici e aeraulici. Le linee guida definiscono le misure di prevenzione, i protocolli di campionamento e i criteri di intervento in funzione della concentrazione rilevata.
10.2 D.Lgs. 18/2023 – Direttiva acque potabili
Il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 di recepimento della Direttiva UE 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano introduce:
Limite di 1000 UFC/litro (Unità Formanti Colonia) per Legionella negli edifici prioritari
Obbligo di valutazione del rischio negli edifici con sistema di distribuzione interno (GIDI)
Classificazione degli edifici prioritari in quattro classi (A-D) con obblighi differenziati
10.3 Rapporto ISTISAN 22/32
Il Rapporto ISTISAN 22/32 dell'Istituto Superiore di Sanità fornisce indicazioni tecniche dettagliate per la prevenzione della legionellosi, raccomandando il mantenimento della temperatura dell'acqua calda sanitaria a valori ≥ 50°C ai punti di erogazione e ≥ 60°C nei serbatoi di accumulo, con procedure periodiche di disinfezione termica (shock termico a 70°C).
11. Composti organici volatili (VOC) e formaldeide
11.1 D.M. 23 giugno 2022 n. 256 – CAM Edilizia
I Criteri Ambientali Minimi per l'affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici (D.M. 256/2022, aggiornato dal D.M. correttivo 5 agosto 2024 e dal D.M. 24 novembre 2025 in vigore dal 2 febbraio 2026) stabiliscono limiti stringenti per le emissioni di composti organici volatili:
TVOC (composti organici volatili totali): ≤ 1500 µg/m³ (requisito obbligatorio), ≤ 1000 µg/m³ (criterio premiante)
Formaldeide: < 60 µg/m³
11.2 D.M. 10 ottobre 2008 – Formaldeide
Il D.M. 10 ottobre 2008 recepisce la classificazione della formaldeide come cancerogeno e fissa il limite di esposizione per ambienti di vita a 0,1 ppm (124 µg/m³). Il decreto richiama la necessità di utilizzare materiali a bassa emissione negli ambienti confinati.
11.3 Norme di prova e certificazione
Le emissioni di VOC dai materiali da costruzione vengono determinate secondo:
UNI EN ISO 16000-9: metodo della camera di emissione per la determinazione delle emissioni di VOC
UNI EN 717-1: determinazione del rilascio di formaldeide – metodo della camera (classificazione E1: ≤ 0,1 ppm)
Etichettatura francese (A+, A, B, C) per le emissioni indoor dei prodotti da costruzione
12. Certificazioni volontarie
Oltre ai requisiti cogenti, esistono sistemi di certificazione volontaria che attestano livelli di qualità ambientale indoor superiori ai minimi di legge:
LEED (Leadership in Energy and Environmental Design): sistema di rating statunitense con crediti specifici per IAQ
WELL Building Standard: certificazione focalizzata sul benessere degli occupanti con 10 categorie di valutazione
BREEAM: sistema britannico con categoria Health and Wellbeing
CasaClima: protocollo altoatesino con classificazione Nature per la qualità dell'aria
Ecolabel UE: marchio ecologico europeo per prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale
13. Tabella riepilogativa della normativa
La tabella seguente riassume il quadro normativo per ambito tematico, indicando la normativa principale di riferimento e le norme tecniche applicabili.
Ambito
Normativa principale
Norme tecniche / Linee guida
Requisiti igienico-sanitari
D.M. 5/7/1975, D.P.R. 380/2001, L. 105/2024
–
Gas radon
D.Lgs. 101/2020
Piano Nazionale Radon
Condensa e umidità
D.M. 26/6/2015, D.M. 28/10/2025
UNI EN ISO 13788, UNI EN 15026
Ponti termici
D.M. 26/6/2015, D.M. 28/10/2025
UNI EN ISO 10211, UNI/TS 11300-1
Qualità aria indoor
D.Lgs. 81/2008
UNI 10339, UNI EN 16798-1, UNI 11976
Muffe
D.M. 26/6/2015
UNI EN ISO 13788, WHO Guidelines 2009
Impermeabilizzazione
–
UNI 8178-2, UNI 11493-1, UNI 11928-1
Amianto
L. 257/1992, D.M. 6/9/1994, D.Lgs. 81/2008
–
Legionella
D.Lgs. 18/2023, LG Stato-Regioni 2015
Rapporto ISTISAN 22/32
VOC e formaldeide
D.M. 256/2022 CAM, D.M. 10/10/2008
UNI EN ISO 16000-9, UNI EN 717-1
Certificazioni volontarie
–
LEED, WELL, BREEAM, CasaClima
14. Note metodologiche
Il presente capitolo fornisce una ricognizione del quadro normativo vigente alla data di redazione (gennaio 2026). Si raccomanda di:
Verificare sempre l'applicabilità delle norme al caso specifico, considerando le possibili deroghe regionali e locali
Consultare i regolamenti edilizi e d'igiene comunali, che possono prevedere requisiti più stringenti
Verificare eventuali aggiornamenti normativi successivi alla data di redazione
Consultare le fonti ufficiali (Gazzetta Ufficiale, portale UNI) per il testo integrale delle norme citate
Le informazioni contenute nel presente capitolo hanno carattere informativo e non sostituiscono la consulenza di professionisti abilitati per le specifiche applicazioni progettuali.




