LO SCANNAFOSSO: INTERCAPEDINE TECNICA PER IL CONTROLLO DELL’UMIDITÀ E DELLE INFILTRAZIONI
1. Definizione e funzione
Lo scannafosso, denominato anche cavedio perimetrale o intercapedine tecnica, costituisce un elemento costruttivo fondamentale per la protezione delle strutture murarie interrate o seminterrate. Si tratta di un’intercapedine realizzata lungo il perimetro delle fondazioni di un edificio, interposta tra le pareti verticali del fabbricato e il terreno circostante, con la funzione primaria di isolare le murature dal contatto diretto con il suolo.
La tecnica dello scannafosso rappresenta una delle soluzioni storicamente consolidate nella pratica edilizia per contrastare i fenomeni di infiltrazione d’acqua, umidità di risalita capillare e condensazione interstiziale. Come evidenziato nella letteratura tecnica specializzata, l’azione esercitata dall’umidità di risalita supera ampiamente la porzione di muro a contatto con il terreno, potendo raggiungere con facilità anche i piani fuori terra, determinando il degrado progressivo delle strutture murarie attraverso il distacco e la polverizzazione degli intonaci, la formazione di efflorescenze saline e, nei casi più gravi, danni irreversibili agli elementi costituenti la muratura.
2. Meccanismi di trasporto dell’umidità nelle murature
2.1 Risalita capillare
Il fenomeno della risalita capillare è governato dalle leggi della fisica dei materiali porosi. Come documentato dal Building Research Establishment (BRE) nel Digest 245 “Rising damp in walls – diagnosis and treatment” (edizione riveduta 2007), le murature porose prive di un corso impermeabile (damp proof course) possono presentare umidità di risalita fino a oltre 1 metro di altezza, in funzione di diversi parametri: tasso di evaporazione dalla superficie muraria, porosità del materiale costituente, contenuto salino della muratura e del terreno, altezza della falda e grado di saturazione del suolo, regime termico dell’edificio.
I materiali da costruzione tradizionali presentano una significativa capacità di assorbimento per capillarità. L’altezza di risalita capillare varia considerevolmente in funzione della granulometria del terreno e della porosità del materiale murario: nella ghiaia l’acqua può risalire per pochi centimetri, nella sabbia da 1 a 8 piedi (circa 30-240 cm), nel limo da 12 a 16 piedi (circa 360-480 cm), nell’argilla da 12 a 20 piedi (circa 360-600 cm), come riportato nelle pubblicazioni dell’University of Minnesota Extension.
2.2 Infiltrazioni laterali
Le infiltrazioni laterali, denominate anche “lateral damp” nella terminologia anglosassone, si verificano quando il livello del terreno circostante risulta superiore a quello interno dell’edificio, consentendo all’acqua di penetrare orizzontalmente attraverso le murature. Questo fenomeno è distinto dalla risalita capillare e richiede approcci di intervento differenziati. Lo scannafosso interviene efficacemente su entrambi i meccanismi, interrompendo il percorso dell’acqua sia in direzione verticale (risalita) che orizzontale (infiltrazione laterale).
2.3 Condensazione interstiziale
La condensazione interstiziale rappresenta un ulteriore fenomeno patologico che può manifestarsi nelle strutture interrate. La norma UNI EN ISO 13788:2013 “Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia” fornisce metodi di calcolo semplificati per determinare la temperatura superficiale interna di componenti edilizi al di sotto della quale è probabile la crescita di muffe, nonché per la valutazione del rischio di condensazione interstiziale dovuta alla diffusione del vapore acqueo.
Il DM 26 giugno 2015 (Requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici), all’Allegato 1 art. 2.3 comma 2, prescrive che nel caso di intervento sulle strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, si proceda in conformità alla UNI EN ISO 13788 alla verifica dell’assenza di rischio di formazione di muffe e di condensazioni interstiziali.
3. Quadro normativo di riferimento
3.1 Normativa britannica
Il sistema normativo britannico costituisce un riferimento consolidato per la diagnosi e il trattamento dell’umidità nelle costruzioni. I principali documenti di riferimento sono:
BS 8102:2022 “Code of practice for protection of below ground structures against water from the ground”: definisce i gradi di protezione dall’acqua per le strutture interrate (Grade 1A, 1B, 2, 3) e le tre tipologie di sistemi impermeabilizzanti (Type A – barrier protection, Type B – structurally integral protection, Type C – drained protection). La versione 2022 ha introdotto importanti aggiornamenti rispetto alla precedente del 2009, ampliando la considerazione della protezione contro tutte le tipologie di ingresso d’acqua e specificando che i sistemi impermeabilizzanti devono essere continui fino a 150 mm sopra il livello del terreno esterno.
BRE Digest 245 “Rising damp in walls – diagnosis and treatment” (edizione riveduta 2007, autore Peter Trotman): costituisce il documento di riferimento per la diagnosi dell’umidità di risalita, raccomandando l’analisi gravimetrica dei campioni di intonaco e malta per distinguere tra umidità libera e umidità igroscopica dovuta alla presenza di sali.
BS 6576:2005 “Code of practice for diagnosis of rising damp in walls of buildings and installation of chemical damp-proof courses”: specifica le procedure per la diagnosi dell’umidità di risalita e l’installazione di barriere chimiche.
BS 5250 “Code of practice for control of condensation in buildings”: fornisce indicazioni per il controllo della condensazione negli edifici, confermando che il metodo gravimetrico rappresenta l’approccio più affidabile per la determinazione del contenuto di umidità.
3.2 Normativa italiana
In Italia, il quadro normativo per le strutture interrate e la gestione dell’umidità include:
UNI EN ISO 13788:2013 “Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale – Metodi di calcolo”: norma recepita dal DM 26/6/2015 per le verifiche igrotermiche obbligatorie.
DM 26 giugno 2015 (Requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici): prescrive le verifiche di condensazione interstiziale e rischio muffa per tutti gli interventi sulle strutture opache.
Circolare n. 17/E del 26 giugno 2023 dell’Agenzia delle Entrate: ha specificato che il rifacimento di vespai e scannafossi rientra tra gli interventi di manutenzione straordinaria agevolabili con il Bonus Ristrutturazione (detrazione 50% con massimale di 96.000 euro).
3.3 Normativa statunitense
L’International Residential Code (IRC), sezione R406, stabilisce che nelle aree dove sono note condizioni di falda alta o severe condizioni di umidità del suolo è richiesta l’impermeabilizzazione (waterproofing), mentre nelle altre aree è sufficiente la protezione dall’umidità (damp-proofing). Il Building America Solution Center del Department of Energy raccomanda l’installazione di un capillary break tra la fondazione e il muro di elevazione per interrompere la risalita capillare, oltre a sistemi di drenaggio perimetrale con tubo drenante avvolto in ghiaia e geotessile.
4. Tipologie di scannafosso
In funzione delle caratteristiche costruttive e delle condizioni di esercizio, si distinguono due principali tipologie di scannafosso:
4.1 Scannafosso perimetrale (chiuso)
Rappresenta la tipologia più diffusa: l’intercapedine è chiusa e corre lungo l’intero perimetro dell’edificio, creando una camera d’aria che isola le pareti verticali dal contatto diretto con il terreno. Questa configurazione è adeguata in presenza di livelli di umidità moderati e terreni con buona capacità drenante.
4.2 Scannafosso aerato (ventilato)
Si adotta quando il livello di umidità è particolarmente elevato e risulta difficile lo smaltimento per sola evaporazione. L’intercapedine è dotata di griglie di aerazione che consentono la circolazione dell’aria, favorendo l’evaporazione dell’umidità residua e il ricambio d’aria nel volume interrato. Questa soluzione è particolarmente indicata per locali interrati destinati a permanenza di persone o per edifici ubicati in aree con falda superficiale.
5. Criteri di dimensionamento
5.1 Larghezza dell’intercapedine
Lo scannafosso deve essere ispezionabile, pertanto la larghezza minima raccomandata è di 60 cm alla base. Tale dimensione consente l’accesso per operazioni di manutenzione, ispezione e pulizia del fondo drenante. La larghezza può essere aumentata (fino a 100-140 cm) qualora lo scannafosso debba ospitare anche tubazioni impiantistiche (reti idriche, fognarie, elettriche), assumendo così anche la funzione di cavedio tecnico.
5.2 Profondità
L’altezza dell’intercapedine dipende dalla porzione di fabbricato interrata. In ogni caso, la base dello scannafosso (cunetta di raccolta) deve trovarsi ad una quota inferiore rispetto al filo di fondazione dell’edificio esistente, per garantire l’intercettazione delle acque prima che raggiungano la struttura. La cunetta di fondo deve presentare opportune pendenze verso i punti di raccolta e drenaggio.
5.3 Aerazione
Per gli scannafossi aerati, la normativa di riferimento per la ventilazione dei locali interrati (UNI 10339 per gli edifici residenziali, UNI EN 16798-1:2019 per le diverse tipologie edilizie) fornisce indicazioni sui ricambi d’aria necessari. In ambito residenziale, il valore di riferimento per la ventilazione è di 0,5 vol/h, con un minimo di 0,3 vol/h secondo le UNI TS 11300. Le griglie di aerazione devono essere dimensionate in funzione della portata d’aria richiesta e della velocità dell’aria nel passaggio (generalmente non superiore a 2-3 m/s per evitare rumori e perdite di carico eccessive).
6. Tecniche di realizzazione
6.1 Nuove costruzioni
Nelle nuove costruzioni, lo scannafosso viene previsto in fase progettuale e realizzato contestualmente alle opere di fondazione. La sequenza operativa tipica comprende: scavo perimetrale oltre il sedime delle fondazioni, realizzazione del muro di contenimento in calcestruzzo armato con estradosso della base posizionato al di sotto del filo di fondazione dell’edificio, formazione della cunetta di fondo con opportune pendenze verso i punti di raccolta, realizzazione del sistema di drenaggio con tubo microfessurato avvolto in geotessile e rinfiancato in ghiaia, copertura superiore con soletta in c.a. che costituisce il marciapiede perimetrale, eventuale installazione di griglie di aerazione e lucernari per luce e aria.
6.2 Interventi su edifici esistenti
La realizzazione di uno scannafosso su edifici esistenti è più complessa e richiede particolare attenzione alla stabilità delle strutture durante le fasi di scavo. È necessaria un’analisi geotecnica preliminare per valutare le caratteristiche del terreno di fondazione e definire le modalità di sbancamento. L’intervento richiede generalmente: demolizione di eventuali pavimentazioni e strutture perimetrali esistenti, scavo a sezione obbligata con mezzi meccanici (escavatore), sostegno temporaneo del fronte di scavo se necessario, costruzione del muro di sostegno controterra in c.a. con fondazione ad una quota inferiore rispetto alle fondazioni esistenti (prestando attenzione a non scalzare le fondazioni dell’edificio), completamento delle opere di drenaggio, copertura e finitura.
È fondamentale ricordare che, come evidenziato nella letteratura tecnica, uno scavo continuo a ridosso di una muratura portante priva di fondazione profonda ne riduce la capacità portante poiché viene meno l’attrito con il terreno circostante. Pertanto, gli interventi su edifici esistenti devono essere progettati e diretti da tecnici abilitati (ingegneri o architetti) con specifica competenza in materia di fondazioni e consolidamento.
7. Sistema di drenaggio
L’efficacia dello scannafosso è strettamente correlata alla presenza di un adeguato sistema di drenaggio, che deve garantire l’allontanamento delle acque meteoriche eventualmente penetrate e delle acque di infiltrazione dal terreno. Il sistema di drenaggio perimetrale si compone tipicamente dei seguenti elementi:
7.1 Tubo drenante
Il tubo drenante (microfessurato o microforato) è posizionato alla base dello scannafosso e ha la funzione di raccogliere e convogliare le acque verso i punti di smaltimento. Secondo la consolidata prassi costruttiva, il tubo deve essere posato su un letto di materiale drenante selezionato (ghiaietto di pezzatura 3-5 mm, spessore minimo 10 cm) per evitare che poggi direttamente sul terreno di scavo, e ricoperto con ulteriore strato di ghiaia fino a circa 40 cm sopra l’estradosso. La pendenza minima raccomandata è dell’1% verso i pozzetti di raccolta. La velocità dell’acqua nel tubo deve essere sufficiente a garantire l’auto-pulizia (generalmente superiore a 0,5 m/s).
7.2 Geotessile
Il tessuto non tessuto (geotessile) svolge la duplice funzione di filtrazione e separazione, impedendo che le particelle fini del terreno migrino nello strato drenante e ostruiscano il sistema nel tempo. Il geotessile deve avvolgere completamente lo strato di ghiaia, con sovrapposizione dei lembi di almeno 50 cm nei punti di giunzione. I parametri più importanti per la selezione del geotessile sono: apertura di filtrazione (diametro efficace dei pori), permeabilità perpendicolare al piano, capacità drenante sul piano, resistenza a trazione.
7.3 Pozzetti di raccolta
Le acque raccolte dal sistema drenante devono essere convogliate verso pozzetti di raccolta, posizionati nei punti più bassi del percorso. Da questi, le acque possono essere smaltite per gravità (se esiste un recapito a quota inferiore) oppure mediante pompe sommergibili (se il recapito è a quota superiore). È consigliabile prevedere pompe in doppio esemplare per garantire la ridondanza in caso di guasto.
8. Soluzioni alternative e complementari
Lo scannafosso può essere integrato o, in alcuni casi, sostituito da altre tecnologie per il controllo dell’umidità:
8.1 Barriera chimica (iniezione)
Consiste nell’iniezione di prodotti idrofobizzanti (generalmente a base di siliconi o resine siliconiche) nella parte bassa della muratura, creando una barriera continua alla risalita capillare. Come specificato nella BS 6576:2005, questa tecnica richiede una corretta diagnosi preliminare secondo le metodologie del BRE Digest 245. È importante sottolineare che la barriera chimica interviene solo sulla risalita capillare e non sulle infiltrazioni laterali, che richiedono interventi differenti.
8.2 Membrane drenanti (Type C secondo BS 8102)
Le membrane drenanti a bugne (cavity drain membranes) rappresentano una soluzione alternativa particolarmente adatta per interventi di retrofit in spazi interrati. Secondo la BS 8102:2022, i sistemi Type C non impediscono l’ingresso dell’acqua ma la gestiscono, convogliandola verso un sistema di drenaggio con pozzetto e pompa. La versione 2022 della norma raccomanda che questi sistemi abbiano un programma di manutenzione periodica per verificare il corretto funzionamento.
8.3 Vespaio aerato
Il vespaio aerato crea un’intercapedine ventilata tra il terreno e il solaio controterra, contribuendo al controllo dell’umidità proveniente dal pavimento e alla protezione dal gas radon. Tuttavia, come evidenziato da numerose fonti tecniche, il vespaio aerato non può essere considerato una soluzione al problema dell’umidità di risalita nelle murature, poiché non può essere realizzato al di sotto delle murature esistenti. Il vespaio e lo scannafosso sono quindi soluzioni complementari che agiscono su percorsi diversi dell’umidità.
9. Aspetti procedurali e autorizzativi
La realizzazione di uno scannafosso costituisce un intervento di rilevanza strutturale che richiede la presentazione di apposita pratica edilizia. Prima dell’avvio dei lavori è necessario: verificare presso l’ufficio tecnico comunale la tipologia di pratica edilizia richiesta (generalmente SCIA o Permesso di Costruire in caso di interventi strutturali), accertare l’eventuale presenza di vincoli sovraordinati (paesaggistico, idrogeologico) che richiedano pareri preventivi degli enti competenti, per interventi su edifici esistenti, acquisire documentazione sulle fondazioni esistenti ed eventualmente eseguire indagini geotecniche preliminari.
La Cassazione ha stabilito che “l’intercapedine esistente tra il piano di posa delle fondazioni di un edificio condominiale – che costituisce il suolo di esso – e la prima soletta del piano interrato, se non risulta diversamente dai titoli di acquisto delle proprietà, deve essere considerata proprietà comune, in quanto destinata all’aerazione o coibentazione del fabbricato” (Cass. 31 ottobre 2014 n. 23304). Questo principio ha implicazioni sulla ripartizione delle spese in ambito condominiale.
10. Limitazioni e criticità
È importante considerare alcuni limiti dello scannafosso come soluzione al problema dell’umidità:
Risalita capillare dalla base: lo scannafosso isola le murature dal contatto laterale con il terreno, ma non interviene sulla risalita capillare che avviene dalla base della fondazione. Per un intervento completo può essere necessario abbinare la realizzazione dello scannafosso con l’inserimento di una barriera chimica alla base delle murature.
Manutenzione: lo scannafosso richiede manutenzione periodica, con verifica del funzionamento del sistema drenante, pulizia dei pozzetti e delle griglie di aerazione, controllo delle pompe di sollevamento se presenti.
Ristagno delle acque: in assenza di un adeguato sistema di drenaggio e smaltimento, all’interno dello scannafosso possono verificarsi ristagni di acque meteoriche che peggiorano la situazione anziché migliorarla.
Impatto strutturale su edifici esistenti: come già evidenziato, lo scavo perimetrale a ridosso di murature con fondazioni superficiali può comprometterne la stabilità. È indispensabile una valutazione strutturale preventiva.
Alcuni esempi di drenaggio o scannafosso


Nella foto a destra possiamo vedere come un drenaggio da solo non sia sufficiente a gestire l’umidità di risalita primaria, nella foto a sinistra l’implementazione con una barriera chimica.
Scannafosso muratura interrata


Foto 1 Foto 2
Nella foto 1 vediamo come lo scannafosso può non bastare a bloccare una risalita che sale dalle fondamenta, nella foto 2 una l’implementazione di una barriera chimica è fondamentale per bloccare l’umidità di risalita primaria.
11. Considerazioni conclusive
Lo scannafosso rappresenta una soluzione tecnologica consolidata per la protezione delle strutture interrate dall’umidità e dalle infiltrazioni, la cui efficacia è riconosciuta tanto dalla normativa tecnica quanto dalla pratica costruttiva. La sua realizzazione deve essere preceduta da una corretta diagnosi delle cause dell’umidità, secondo le metodologie raccomandate dal BRE Digest 245 e dalle norme BS 6576 e BS 5250, per identificare con precisione i meccanismi di trasporto dell’acqua e definire la strategia di intervento più appropriata.
La progettazione deve tenere conto delle condizioni specifiche del sito (tipologia di terreno, livello di falda, regime pluviometrico), delle caratteristiche dell’edificio (tipologia fondazionale, materiali costituenti, destinazione d’uso) e degli obiettivi prestazionali richiesti, con riferimento ai gradi di protezione definiti dalla BS 8102:2022. L’integrazione con sistemi di drenaggio correttamente dimensionati e la previsione di adeguata ventilazione sono elementi essenziali per garantire l’efficacia duratura dell’intervento.
12. Riferimenti normativi e bibliografici
Norme tecniche
BS 8102:2022 – Code of practice for protection of below ground structures against water from the ground
BS 6576:2005 – Code of practice for diagnosis of rising damp in walls of buildings and installation of chemical damp-proof courses
BS 5250 – Code of practice for control of condensation in buildings
UNI EN ISO 13788:2013 – Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia
UNI 10339:1995 – Impianti aeraulici ai fini di benessere
UNI EN 16798-1:2019 – Prestazione energetica degli edifici – Ventilazione degli edifici
International Residential Code (IRC) – Section R406 (Foundation waterproofing and damp-proofing)
Legislazione italiana
DM 26 giugno 2015 – Requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici
Circolare Agenzia delle Entrate n. 17/E del 26 giugno 2023
Art. 1117 Codice Civile – Parti comuni dell’edificio
Pubblicazioni tecniche
BRE Digest 245 (revised edition 2007) – Rising damp in walls: diagnosis and treatment. Author: Peter Trotman. Building Research Establishment, UK.
BRE Good Repair Guide 33 – Diagnosing the causes of dampness. Building Research Establishment, UK.
Property Care Association – Code of Practice: Investigation and control of dampness in buildings.
University of Minnesota Extension – Moisture in basements: causes and solutions.
U.S. Department of Energy, Building America Solution Center – Damp-proof exterior surface of below-grade walls.
ANIT – Associazione Nazionale per l’Isolamento Termico e acustico – Manuale sull’isolamento termico dall’interno (2013).
Giurisprudenza
Cassazione Civile, Sez. II, sentenza n. 23304 del 31 ottobre 2014 – Proprietà condominiale dell’intercapedine.
Cassazione Civile, sentenza n. 2395/1999 – Destinazione dell’intercapedine all’aerazione o coibentazione del fabbricato.
APPENDICE: Schemi grafici
[PLACEHOLDER: Inserire schema grafico – Sezione tipo di scannafosso perimetrale]
[PLACEHOLDER: Inserire schema grafico – Dettaglio sistema di drenaggio con tubo e ghiaia avvolta in geotessile]
[PLACEHOLDER: Inserire schema grafico – Confronto tra scannafosso chiuso e scannafosso aerato]
[PLACEHOLDER: Inserire schema grafico – Tipologie di sistemi impermeabilizzanti secondo BS 8102 (Type A, B, C)]
[PLACEHOLDER: Inserire foto – Esempio di scannafosso con griglie di aerazione]
[PLACEHOLDER: Inserire foto – Tubo drenante microfessurato avvolto in geotessile]
Caso studio
Casa di nuova costruzione. Le problematiche principali si riscontravano nella presenza di acqua nel vespaio aerato. L’acqua, non trovando via di deflusso a causa della natura argillosa del terreno, si infiltrava attraverso il giunto tra la platea di fondazione e il cordolo perimetrale del vespaio. La situazione era aggravata dal fatto che i pozzetti di raccolta delle acque pluviali non erano impermeabilizzati e che gli attraversamenti impiantistici dei sottoservizi non erano stati adeguatamente sigillati.
A seguito di un’attenta analisi diagnostica, si è proceduto con i seguenti interventi:
- Scavo perimetrale fino alla quota di imposta della platea
- Lavaggio a pressione per asportare impermeabilizzazione presente
- Impermeabilizzazione delle pareti controterra interessate
- Realizzazione di un impianto di drenaggio perimetrale
- Impermeabilizzazione dei pozzetti di raccolta delle acque pluviali
- Sigillatura degli attraversamenti impiantistici
- Impermeabilizzazione del marciapiede perimetrale
Alcune fasi di lavoro





Conclusioni
Troppo spesso nella pratica costruttiva viene sottovalutata l’importanza di un’impermeabilizzazione accurata dei vespai aerati e di tutti gli elementi ad essi connessi: attraversamenti impiantistici, pozzetti di raccolta, giunti strutturali e raccordi con le opere perimetrali. L’impermeabilizzazione deve essere concepita come un sistema integrato e continuo, senza punti deboli. L’acqua trova sempre il percorso di minore resistenza: non va mai sottovalutata.
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