I corpi passanti nelle impermeabilizzazioni: perché i sistemi cedono nei punti singolari e come governarli, dal capitolato al collaudo
Renzo-ArtHome, Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita
L'impermeabilizzazione si progetta, si computa e si paga a superficie: metri quadrati di membrana, metri cubi di calcestruzzo impermeabile. Ma l'acqua non entra dalla superficie: entra dai punti. E il punto singolare per eccellenza è il corpo passante, il tubo, il cavidotto, il tirante che attraversa la barriera. Ogni edificio ne ha decine; molti capitolati non ne parlano affatto. Questo articolo sostiene una tesi semplice: la tenuta di un sistema impermeabile non si decide sui metri quadrati correnti, si decide sui centimetri attorno agli attraversamenti. E propone il modo di governarli: prescriverli, controllarli prima del getto, collaudarli.
1. Il paradosso del punto singolare
C'è una sproporzione che chiunque frequenti i cantieri conosce bene. Il dettaglio di tenuta attorno a un attraversamento vale una frazione trascurabile dell'importo di un appalto: un cordone idroespansivo, una flangia, un'ora di manodopera attenta. Il suo fallimento, invece, vale demolizioni, scavi di riapertura, iniezioni in emergenza, finiture interne da rifare e rapporti col committente da ricostruire. Nessun'altra lavorazione edile ha un rapporto così sbilanciato tra il costo di farla bene e il costo di non farla.
La sproporzione non è un'impressione di cantiere. Una delle poche rilevazioni sistematiche disponibili, l'indagine 2023 sui difetti gravi degli edifici residenziali multipiano del Nuovo Galles del Sud (Australia), restituisce una gerarchia netta: i difetti di impermeabilizzazione sono la categoria più frequente e riguardano il 42% degli edifici con difetti gravi, davanti a sicurezza antincendio (24%), involucro (19%), strutture (15%) e impianti (14%). Le percentuali valgono per quel contesto e non sono un dato italiano; ma la classifica racconta una costante del costruire: l'acqua è il primo modo in cui un edificio si guasta, e passa dai punti singolari.
Eppure il corpo passante resta il grande assente dei documenti di progetto. Si prescrive la membrana, si prescrive il calcestruzzo, si computano i metri quadrati; l'attraversamento, quando va bene, è una riga generica. La ragione è strutturale: il punto singolare non ha una voce di computo naturale, non si misura a superficie, e finisce nella terra di nessuno tra l'impiantista che fora e l'impermeabilizzatore che risvolta. È esattamente lì che l'acqua passa.
2. Che cosa attraversa una barriera impermeabile
Per corpo passante si intende qualsiasi elemento costruttivo o impiantistico che attraversi uno strato impermeabile, creando una discontinuità nella barriera di tenuta: attraversamenti verticali che perforano membrane orizzontali, attraversamenti orizzontali che attraversano pareti impermeabilizzate. Tre famiglie:
Impiantistici: scarichi, adduzioni idriche e gas, cavidotti e passacavi, bocchettoni, sfiati, esalatori, allacciamenti alle reti.
Costruttivi: i fori dei distanziali e dei tiranti di cassero, le riprese di getto attorno agli inserti, i giunti tecnologici.
Strutturali: tiranti di ancoraggio, barre, piastre di fissaggio, pali e micropali che attraversano la platea.
I contesti sono altrettanto vari: strutture interrate (fondazioni, muri controterra, vasche, piscine), coperture piane e terrazze, opere civili (gallerie, dighe, canali). La fisica del problema, però, è sempre la stessa.

Figura 1. Nove cavidotti per cavi elettrici lasciati aperti in una parete in calcestruzzo: nove vie d'acqua pronte, con gli aloni di umidità già visibili al contorno. Nessun documento di progetto ne parlava.
3. Perché l'acqua vince proprio lì
L'acqua, sotto una pressione idrostatica anche minima, percorre la via di minor resistenza. Nei punti di attraversamento questa via esiste sempre, per ragioni che si sommano.
L'anello di ritiro. Il calcestruzzo, maturando, ritira e non aderisce alla superficie liscia del passante: se ne stacca e lascia un microanello continuo attorno all'elemento. È la via d'acqua primaria, e non è un difetto di esecuzione: è fisica del materiale. Va assunta come certa in progetto.
L'interfaccia tra materiali. L'adesione tra calcestruzzo e plastica o metallo è scarsa o nulla; quel piano di distacco si comporta come una ripresa di getto e richiama acqua per capillarità anche senza battente.
Le dilatazioni differenziali. Il tubo e il getto rispondono in modo diverso alla temperatura; i movimenti relativi riaprono nel tempo ciò che il sigillo rigido aveva chiuso. Le vibrazioni e gli assestamenti fanno il resto.
Il passante come condotta. C'è poi un percorso diverso e spesso trascurato: un cavidotto o un tubo lesionato raccoglie acqua a monte, anche a decine di metri, e la convoglia all'interno lungo la propria luce, comportandosi da dreno. Per questo la macchia quasi mai coincide con il punto d'ingresso: la diagnosi distingue l'infiltrazione, l'evento, dalla manifestazione, il sintomo.
Aggravano il quadro la pressione idrostatica delle strutture profonde, le acque aggressive, i cicli di gelo e disgelo, e la mancata considerazione dei movimenti strutturali in fase di progetto.
Non solo acqua. Il passante non sigillato è anche una via d'aria. I cavidotti che arrivano dal terreno comunicano con il suolo e possono veicolare i gas del terreno, radon compreso, direttamente nei locali interrati: la stessa discontinuità che fa passare l'acqua fa passare l'aria. Non a caso i sistemi di tenuta meccanici e i tubi-guaina a rivestimento cementizio dichiarano la tenuta ai gas oltre che all'acqua, e il quadro nazionale sul radon (D.Lgs 101/2020) ha reso la questione tutt'altro che teorica per i locali interrati occupati da persone. Sigillare bene gli attraversamenti è una misura che lavora due volte.

Figura 2. Le vie d'acqua all'interfaccia: passaggi tamponati con schiuma da montaggio e tracce di umidità che corrono lungo il contorno dei passanti. Il tampone chiude il foro, non l'anello.
4. Le due domande che precedono ogni scelta
Prima domanda: che acqua è. Umidità e percolazione laterale (falda profonda o stagionale, acque meteoriche mal regimate) consentono di lavorare sul contorno con sigilli, anche dal lato esterno. La controspinta da falda, con pelo libero sopra il piano di calpestio, è un'altra cosa: l'acqua è in pressione permanente, e non si gestisce acqua illimitata con un sigillo superficiale o col solo drenaggio. O si impermeabilizza contro pressione, o si progetta raccolta e sollevamento. Il dato di falda, quota rispetto al pavimento ed escursione stagionale, decide la fattibilità e il sistema.
Seconda domanda: che risultato serve. La prestazione attesa va dichiarata, non sottintesa. Per le strutture di contenimento dei liquidi l'Eurocodice 2 (UNI EN 1992-3) definisce quattro classi di tenuta, da 0, che ammette un certo grado di perdita, a 3, che non ne ammette alcuna; per limitare il trafilamento vincola l'apertura delle fessure passanti, con valori raccomandati da 0,20 mm a 0,05 mm secondo il rapporto tra battente e spessore. Per gli ambienti interrati la BS 8102:2022 fissa quattro gradi d'uso, 1a, 1b, 2 e 3, dal locale che tollera qualche zona umida fino all'ambiente asciutto con ventilazione o deumidificazione controllate. Fissare il grado prima di progettare evita di sovradimensionare la tenuta, o peggio di sottodimensionarla.
La stessa BS 8102 distingue anche tre strategie di protezione, utili da fissare prima di scegliere il sistema: Tipo A, a barriera, con membrane o rivestimenti; Tipo B, per struttura integrale, quando è il calcestruzzo stesso a fare da tenuta, la cosiddetta vasca bianca di origine tedesca (direttiva DAfStb sulle opere impermeabili in calcestruzzo, edizione 2017), una struttura autoimpermeabile senza membrana; Tipo C, a intercapedine drenata all’interno. In tutte e tre il corpo passante resta il punto in cui la protezione si interrompe e va ricostruita: la vasca bianca, in particolare, non risolve da sola l’anello attorno agli attraversamenti, che restano affidati ai giunti idroespansivi e, dove serve, all’iniezione.
5. I sistemi di tenuta
Il principio è unico: impedire o sigillare l'anello attorno al passante. I numeri che seguono sono ordini di grandezza dichiarati dalle schede tecniche di settore, non requisiti di norma: vanno verificati sul singolo prodotto.
5.1 Giunti idroespansivi bentonitici
Bentonite sodica inglobata in una matrice di gomma che ne controlla l'espansione: a contatto con l'acqua il profilo rigonfia, dell'ordine di tre-cinque volte il volume, e confinato dal getto sviluppa una pressione che chiude le microporosità circostanti. Le versioni più spinte dichiarano tenute fino a 5-7 bar (50-70 m di colonna d'acqua) e capacità di rigonfiare di nuovo dopo cicli di essiccamento. Due condizioni di posa non negoziabili: confinamento di almeno 8-12 cm di calcestruzzo per lato, e protezione dalla pioggia fino al getto, per non consumare l'espansione prima del tempo. I lembi si accostano, non si sovrappongono.

Figura 3. Attraversamento in fase di getto: cordone idroespansivo in anello continuo, flangia d'acqua solidale al tubo, membrana esterna risvoltata e fascettata.
5.2 Tenute meccaniche modulari
Una guaina di contenimento (passamuro) annegata nel getto, di norma con flangia d'acqua centrale solidale, e, nell'intercapedine tra guaina e tubo di servizio, una catena di anelli in gomma EPDM serrati con piastre e bulloni: il serraggio comprime la gomma, che rigonfia e sigilla il vuoto anulare. Tenuta dichiarata fino a circa 5 bar, campo termico ampio (indicativamente da -40 a +80 gradi). È il sistema da preferire quando il servizio deve restare ispezionabile e sostituibile, ed esiste in versione per foro carotato su strutture esistenti.

Figura 4. Tenuta meccanica modulare: passamuro con flangia d'acqua centrale annegato nel getto e catena di anelli in EPDM serrata a filo della faccia interna; a destra la vista frontale.
5.3 Mastici e sigillanti
Poliuretanici: elevata elasticità (allungamento a rottura tipicamente oltre il 400%), buona adesione su calcestruzzo e metalli; per giunti con movimento.
Polisolfurici: resistenza chimica e all'immersione; per ambienti aggressivi.
Mastici bentonitici: per regolarizzare angoli e irregolarità prima della posa dei giunti idroespansivi.
Ibridi silano-modificati: prestazioni poliuretaniche con applicabilità più semplice, senza isocianati.
5.4 Resine iniettabili
La soluzione d'elezione per il ripristino e per fermare infiltrazioni attive; i prodotti ricadono nella UNI EN 1504-5 (iniezione del calcestruzzo). Le poliuretaniche idrofile reagiscono con l'acqua espandendo in schiuma flessibile a celle chiuse, di alcune volte il volume (circa 2-4, secondo il prodotto): tollerano i movimenti e rigonfiano a ogni nuovo contatto con l'acqua. Le idrofobe respingono l'acqua e formano una barriera più rigida; a bassissima viscosità penetrano fessure fino all'ordine del decimo di millimetro. Le acriliche, fluide come l'acqua, servono per compartimentazioni e trattamenti areali. Per l'anello attorno a un passante la scelta tipica è l'idrofila, o un sistema combinato quando c'è venuta attiva.

Figura 5. Sigillatura per iniezione: fori con packer inclinati a 45 gradi intercettano l'anello di distacco; la resina idroespansiva riempie l'interfaccia e le vie d'acqua.
5.5 Sigillo idroespansivo a incasso
Su strutture esistenti accessibili e con pressione modesta: si scarnisce il contorno del passante, si estrude mastice idroespansivo sul fondo, contro il tubo, e si ripristina con malta a ritiro compensato, raccordando la rasatura impermeabile. Non è la soluzione per l'acqua in pressione: lì servono l'iniezione o la tenuta meccanica.

Figura 6. Sigillo a incasso su struttura esistente: scarnitura perimetrale, mastice idroespansivo sul fondo, ripristino con malta e rasatura risvoltata.
5.6 Flange e tubi-guaina prefabbricati
Per gli attraversamenti previsti in progetto, la soluzione più controllata: flange che serrano o incollano l'impermeabilizzazione attorno al passaggio. La norma tedesca DIN 18533 tratta i collegamenti a flangia fissa, mobile e incollata e, per l'acqua premente, prescrive requisiti minimi di larghezza della flangia, spessore e serraggio dei bulloni. In alternativa, tubi-guaina anche con rivestimento a base cementizia, che lega col getto fresco in modo impermeabile e a tenuta di gas.
DAfStb WU-Richtlinie, ed. 2017. Direttiva tedesca sulle opere impermeabili in calcestruzzo (Wasserundurchlässige Bauwerke aus Beton): è l’origine del metodo della vasca bianca.
6. Quello che il capitolato dovrebbe dire (e di solito non dice)
Se la tenuta si decide nei punti singolari, i punti singolari vanno portati dentro i documenti di appalto. Cinque contenuti minimi:
1. Il censimento. Un elaborato grafico che localizzi tutti gli attraversamenti previsti, con diametro, quota e servizio, compresi i passaggi di riserva per gli impianti futuri: il foro fatto dopo, a struttura finita, è il più pericoloso di tutti.
2. Una prescrizione per tipologia. Per ogni famiglia di attraversamento (in falda, fuori falda, in copertura), il sistema di tenuta scelto, il dettaglio grafico esecutivo e la qualificazione richiesta ai prodotti: per le resine da iniezione la conformità alla UNI EN 1504-5, per membrane e accessori le rispettive norme armonizzate.
3. La regola di chi fora. Chiunque esegua un foro dopo la posa della barriera ripristina la tenuta con un sistema equivalente a quello prescritto, non con uno stucco. Va scritto, perché in cantiere il foro dell'ultimo momento è la norma, non l'eccezione.
4. Il campione. Prima della serie, un attraversamento campione eseguito e approvato: costa un'ora e fissa lo standard per tutti gli altri.
5. La sequenza. Gli impianti attraversano prima, l'impermeabilizzazione chiude dopo. Quando l'ordine si inverte, ogni passaggio diventa un ripristino.
7. Il controllo prima del getto
Il momento decisivo dura poco: è l'ispezione prima del getto o del rinterro, quando tutto è ancora visibile e correggibile. Una checklist essenziale per la direzione dei lavori:
Ogni attraversamento corrisponde all'elaborato: posizione, diametro, servizio.
Il giunto idroespansivo è in anello continuo, accostato e non sovrapposto, fissato ogni 15-20 cm, con confinamento di 8-12 cm di calcestruzzo per lato.
Il giunto è asciutto e protetto dalla pioggia: un cordone già rigonfiato ha speso la sua espansione.
Le flange e i passamuro sono solidali alla cassaforma e non si muoveranno col getto.
È prevista vibrazione controllata attorno agli inserti: i nidi di ghiaia sotto il tubo sono l'altro modo classico di perdere la tenuta.
Documentazione fotografica datata di ogni attraversamento prima che sparisca nel getto: è la memoria tecnica dell'opera, e vale più di qualsiasi dichiarazione a posteriori.
8. Il collaudo della tenuta
La tenuta non si dichiara: si prova. Gli strumenti dipendono dalla geometria.
Superfici orizzontali. La prova di allagamento è la prassi consolidata: si allaga la superficie con qualche centimetro d'acqua (indicativamente 2-5 cm) per 24-48 ore, verificando che il livello non scenda e che nulla compaia sotto; la guida internazionale di riferimento (ASTM D5957) prevede da 24 a 72 ore. Due cautele: verificare prima che la struttura sopporti il sovraccarico d'acqua, e chiudere sempre con un verbale che registri modalità, durata ed esito.
Localizzazione elettronica delle perdite. Dove l'allagamento non è praticabile, o quando serve individuare il punto esatto della falla, i metodi elettronici (ASTM D7877) leggono il passaggio di corrente attraverso la breccia nella membrana: individuano il difetto, non solo la sua esistenza, e si applicano anche attorno ai bocchettoni e agli attraversamenti.
Vasche e locali in falda. Per le vasche, la prova di riempimento a quota d'esercizio. Per le pareti controterra, che non si possono allagare, il collaudo è fatto di ispezione documentata prima del rinterro e di osservazione sistematica dopo i primi eventi meteorici e i primi cicli di falda.
Iniezioni. Il controllo di processo è la fuoriuscita di resina dai packer adiacenti, che conferma la continuità del riempimento; il controllo di risultato è l'assenza di venute nelle settimane successive, verbalizzata.
9. Caso studio: due tubi qualunque
Il caso che segue è volutamente minuto, perché è così che il problema si presenta quasi sempre: piccolo, visibile e ignorato. Due tubazioni di scarico attraversano il massetto di un marciapiede perimetrale per raggiungere i pozzetti interrati.

Figura 7. Caso studio: i due scarichi attraversano il marciapiede perimetrale senza alcuna sigillatura all'interfaccia.
Criticità 1, attraversamenti non sigillati. Nessuna tenuta all'interfaccia tra tubazioni e massetto: ogni pioggia alimenta le vie preferenziali attorno ai tubi.

Figura 8. Il dettaglio del punto di attraversamento, con la via preferenziale d'acqua evidenziata.
Criticità 2, giunto muro-marciapiede scoperto. L'assenza della barriera nella giunzione tra murature perimetrali e marciapiede completa la discontinuità del sistema di protezione.
Le conseguenze, all'interno dell'abitazione: infiltrazione laterale e umidità di risalita secondaria, distacchi di intonaco, efflorescenze saline, muffe lungo le murature perimetrali. La correzione proposta segue la logica dell'articolo: impermeabilizzazione del giunto platea-marciapiede e sigillatura dei passanti per iniezione di resina idroespansiva; la soluzione piena, demolizione e rifacimento del marciapiede con sistema impermeabile completo, resta la riserva se gli interventi puntuali non dessero l'esito atteso. In fase di costruzione, tutto questo sarebbe costato un cordone bentonitico e un risvolto di guaina.
10. Criteri di scelta ed errori ricorrenti
Contesto
Regime idrico
Soluzione di prima scelta
Verifica
Nuovo getto, servizio fisso
qualsiasi
Giunto idroespansivo con flangia d'acqua annegata
Ispezione pre-getto documentata con foto
Nuovo getto, servizio ispezionabile
qualsiasi
Passamuro con tenuta modulare a catena di anelli
Controllo del serraggio; riverificabile nel tempo
Esistente accessibile
umidità o bassa pressione
Scarnitura, mastice idroespansivo, malta a ritiro compensato
Osservazione dopo i primi eventi meteorici
Esistente
sotto battente o falda
Iniezione di resina idroespansiva
Rifiuto dai packer adiacenti; assenza di venute, verbalizzata
Nuovo foro su esistente
qualsiasi
Carotaggio con manicotto o catena serrabile
Controllo del serraggio
Passante che drena da monte
qualsiasi
Intercettare la causa esterna, poi sigillare
Verifica a monte dopo pioggia intensa
Gli errori che si ripetono:
Tamponare i cavidotti con schiuma poliuretanica da montaggio: è un otturatore ad aria, non una tenuta idraulica. L'acqua la attraversa, la degrada nel tempo e continua a correre dentro il corrugato.
Sigillare all'intradosso un anello in pressione con un cordolo di malta: cede al primo innalzamento di falda.
Trattare la macchia senza cercare il punto d'ingresso reale, che può trovarsi altrove, anche a decine di metri.
Affidare tutto al calcestruzzo impermeabile trascurando i dettagli: la vasca bianca senza cura dei passanti è una vasca bucata.
Carotare e stuccare senza tenuta idroespansiva o meccanica: si ricrea l'anello di partenza.
Collaudare mai, o solo a finiture complete, quando ogni correzione costa dieci volte tanto.

Figura 9. L'errore più diffuso, dal vero: fasci di cavidotti tamponati con schiuma da montaggio in una parete interrata. Le colature scure sotto i fori raccontano l'esito.
11. Conclusione
Le infiltrazioni e i difetti di impermeabilizzazione sono, nelle rilevazioni disponibili, tra le prime cause di patologia da umidità negli edifici, spesso la più frequente; e si concentrano nei punti di discontinuità del sistema. La risposta non è un prodotto, è un metodo: censire gli attraversamenti in progetto, prescriverli per tipologia, controllarli prima del getto, collaudarli prima delle finiture. Ognuno di questi passaggi costa poco; nessuno di essi è recuperabile dopo. Perché l'impermeabilizzazione si compra al metro quadro, ma si perde al centimetro.
Riferimenti normativi e tecnici
Strutture interrate e calcestruzzo
BS 8102:2022. Protection of below ground structures against water ingress. Code of practice. Tre tipi di protezione (A barriera, B struttura integrale, C intercapedine drenata) e quattro gradi d'uso (1a, 1b, 2, 3). Sostituisce l'edizione 2009.
UNI EN 206:2021. Calcestruzzo. Specificazione, prestazione, produzione e conformità (in aggiornamento), con il complemento nazionale UNI 11104:2025.
UNI EN 1992-3:2006. Eurocodice 2, Parte 3: strutture di contenimento di liquidi. Classi di tenuta 0-3 e controllo dell'apertura delle fessure.
UNI EN 1504. Prodotti e sistemi per la protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo (serie in dieci parti); la Parte 5 (UNI EN 1504-5:2013) riguarda l'iniezione del calcestruzzo.
DIN 18533. Abdichtung von erdberührten Bauteilen (impermeabilizzazione degli elementi a contatto con il terreno), edizione 2017 aggiornata nel 2026. Classi di sollecitazione idrica W1-E, W2-E (W2.1-E e W2.2-E), W3-E, W4-E; collegamenti a flangia per gli attraversamenti.
DM 17 gennaio 2018 (NTC 2018). Norme tecniche per le costruzioni, punto 11.2.11 sulla durabilità; rinvia a UNI EN 206 e UNI 11104 per le classi di esposizione.
D.Lgs 101/2020. Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti; quadro nazionale sul radon, pertinente alla tenuta all'aria degli attraversamenti nei locali interrati.
Coperture, membrane e collaudo
UNI EN 13707:2013. Membrane flessibili per impermeabilizzazione. Membrane bituminose armate per l'impermeabilizzazione di coperture. Definizioni e caratteristiche (norma armonizzata per la marcatura dei prodotti).
UNI 8178-2:2019. Edilizia. Coperture. Parte 2: analisi degli elementi e strati funzionali delle coperture continue (la Parte 1 riguarda le coperture discontinue).
UNI 11333. Posa di membrane flessibili per impermeabilizzazione: formazione e qualificazione degli addetti (Parte 2 membrane bituminose, Parte 3 membrane sintetiche in PVC e TPO).
ASTM D5957. Guida per la prova di allagamento delle impermeabilizzazioni orizzontali (24-72 ore).
ASTM D7877. Guida per i metodi elettronici di individuazione e localizzazione delle perdite nelle membrane impermeabili.
Codici di pratica di categoria. Riferimento per i dettagli esecutivi dei punti singolari (risvolti, raccordi, attraversamenti), riconosciuti come regola dell'arte.
L'autore
Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent'anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026).
Libro
Grafill: https://www.grafill.it/autori/544-renzo-spedicato?srsltid=AfmBOopoOejMraJYWHKBlNWeanSk91COSoHVxcB8nbUAiV9QwXWO6Cbv
Amazon: https://www.amazon.it/Murature-umide-Prevenzione-interventi-risanamento/dp/8827705309




