In un vano elettrico interrato il corpo passante è sigillato e ha tenuto: l'acqua è arrivata lo stesso, dentro il corrugato che porta i cavi. Non è un errore di impermeabilizzazione, è un lavoro che non risulta nell'appalto di nessuno. Che cosa mostra la videoispezione, che cosa dicono le regole tecniche, e a chi tocca chiudere quel tubo
Renzo-ArtHome, Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita
Quando in un interrato l'acqua compare sotto un attraversamento impiantistico, la prima telefonata arriva all'impermeabilizzatore. In questo cantiere è la telefonata sbagliata: attorno al foro c'è il collare di tenuta, il corpo passante ha fatto il suo lavoro, e l'acqua non è passata fra il muro e il tubo. È passata dentro il tubo, nel corrugato che porta i cavi, ed è uscita dalla sua bocca, in mezzo ai conduttori. Quel tubo parte da un pozzetto interrato, e un pozzetto interrato prima o poi ha acqua dentro. Nessuno lo ha tappato, perché tapparlo non è scritto nel capitolato di nessuno dei mestieri che passano in cantiere. Questo articolo racconta il caso, mostra che cosa ha visto la sonda, e affronta la domanda che nessuno si pone in tempo: a chi spetta sigillare i corrugati che portano i cavi?

In copertina. Il vano elettrico dell'interrato: la fila degli attraversamenti sulla parete, con i corrugati che portano i cavi, già tirati e fascettati. Attorno a ogni foro si legge l'anello scuro del sistema di tenuta sul corpo passante. Fotografia dell'autore.
1. Il muro ha tenuto, il tubo no
La parete del vano è attrezzata con una lamiera forata e una fila di attraversamenti circolari, in due ordini. Alcuni fori sono ancora liberi, da altri escono i corrugati beige che portano i cavi, già tirati e fascettati. Attorno a ogni foro c'è l'anello del sistema di tenuta: il corpo passante è stato eseguito, e regge.
È esattamente per questo che il caso è interessante. La verifica di un attraversamento si fa guardando dove compare l'acqua, non dove ci aspettiamo che compaia. Se l'acqua entrasse fra il getto e il manicotto, la troveremmo attorno al foro, sul bordo, con la traccia che parte dal perimetro dell'anello. Qui invece la traccia parte dalla bocca del tubo, cioè dal punto in cui i cavi escono dal corrugato, e da lì scende sul muro.
Cambia tutto, perché cambia il responsabile del pezzo mancante. L'impermeabilizzazione è una barriera che si ferma alla faccia esterna del tubo: dentro il tubo non entra, e non è mai stato compito suo. Dentro il tubo c'è un condotto che collega un pozzetto interrato al vano elettrico, e quel condotto è rimasto aperto.

Fotografia 1. I fori evidenziati sono quelli che portano il segno dell'acqua. Attorno a ciascuno c'è l'anello del sistema di tenuta sul corpo passante, e la traccia non parte dal perimetro dell'anello: parte dal bordo inferiore del foro, cioè da dentro il tubo, e scende sulla lamiera. Fotografia dell'autore.

Fotografia 2. Il dettaglio della fila inferiore. Dal bordo basso dei fori escono colature ocra che macchiano la lamiera e proseguono sul calcestruzzo sottostante. L'anello di tenuta è in opera attorno a ciascun corpo passante e le tracce non nascono dal suo perimetro esterno, ma dall'interno del foro. Fotografia dell'autore.
In cantiere. Quando compare una macchia sotto un attraversamento, prima di dare la colpa alla guaina si segue la traccia all'indietro fino al punto più alto in cui è ancora bagnata. Se il punto più alto è il perimetro del foro, il problema è il corpo passante. Se è la bocca del tubo, il problema è dentro il tubo, e nessuna guaina al mondo lo risolve.
2. Che cosa ha visto la sonda dentro il tubo
Videoispezione dei corrugati porta cavi. Guarda il filmato su YouTube →
La sonda endoscopica è entrata dalla bocca del corrugato, dall'interno del vano. Dentro ha trovato tre cose, e tutte e tre parlano di tempo, non di un episodio.

Fotografia 3. L'ispezione in corso: il monitor della sonda appoggiato e il cavo dell'endoscopio infilato nel corrugato. È una verifica che non richiede demolizioni, dura pochi minuti ed è l'unico modo per vedere l'interno di un percorso che, una volta chiuso il vano, nessuno guarderà mai più. Fotografia dell'autore.
La prima è l'acqua: un pelo d'acqua ferma sul fondo del tubo, non una parete bagnata. Un tubo che tiene acqua ferma è un tubo che ha un invaso, e l'invaso è dalla parte sbagliata del muro.
La seconda è una massa chiara e bollosa, con la superficie ad alveoli, aggrappata alla parete del corrugato: ha l'aspetto della schiuma poliuretanica espansa. Qualcuno, a un certo punto, quel tubo ha provato a tapparlo.
La terza sono depositi biancastri e duri, a noduli, allineati lungo le onde del corrugato. Le incrostazioni non si formano in un giorno: perché si formino serve che l'acqua entri, sosti, evapori, torni. Sono la firma di cicli ripetuti, cioè di un percorso attivo da tempo.

Fotogramma 1. Dentro il tubo: una massa chiara e bagnata, con le gocce che riflettono la luce della sonda, e sopra materiale scuro a bolle aggrappato alla parete. L'aspetto è quello della schiuma poliuretanica espansa: qualcuno, a un certo punto, quel tubo ha provato a tapparlo. Non ho prelevato campioni, quindi la chiamo per quello che sembra, non per quello che ho analizzato. Fotogramma dell'autore.

Fotogramma 2. Orologio della sonda 10:44:14. Depositi biancastri e duri in primo piano, sul fondo del tubo. Sono materiale portato e lasciato lì dall'acqua, non sporco di posa. Fotogramma dell'autore.

Fotogramma 3. Orologio della sonda 10:45:43. Le onde del corrugato sono rivestite di incrostazioni biancastre, che ne seguono il profilo per tutta la circonferenza. Non è la firma di un allagamento, è la firma di un'abitudine: l'acqua in quel tubo entra, sosta ed evapora da tempo. Fotogramma dell'autore.
3. Perché un tubo che parte da un pozzetto porta acqua
Un cavidotto è un tubo interrato che collega due punti a quote diverse. In un interrato la geometria è quasi sempre la stessa: il pozzetto sta in alto, in strada o nel marciapiede, e l'ingresso in edificio sta sotto, alla quota del piano interrato. In mezzo c'è un tubo che scende.
Il primo fatto da mettere in chiaro riguarda il pozzetto: un pozzetto interrato non è un contenitore stagno, è un invaso. Riceve acqua dal chiusino, dal terreno attorno, dalla falda quando risale, e la trattiene fino a quando non trova una via. La bocca del tubo che va verso l'edificio, dentro quel pozzetto, sta aperta e spesso sta bassa: quando il livello la raggiunge, il tubo comincia a lavorare come uno scarico.
Il secondo fatto riguarda la quota. La differenza fra il pelo dell'acqua di monte e il punto d'ingresso in parete è il battente che spinge: un metro di dislivello vale circa 0,1 bar, cioè quasi 10 kPa, su tutta la sezione del tubo. È poco per una pompa e tantissimo per un tappo di schiuma fatto a mano.
Il terzo fatto è il più semplice: il punto più basso di tutto il percorso è dentro l'edificio. L'acqua si ferma dove arriva, e dove arriva è il vostro pavimento.

Figura 1. Lo schema del problema, non in scala. Il pozzetto sta sopra la quota dell'interrato e si comporta da invaso (1). Il cavidotto scende verso l'edificio: non è un attraversamento, è una conduttura in pendenza (2). Il punto d'ingresso è l'unico posto in cui l'acqua si può fermare (3). Il punto più basso di tutto il percorso è dentro casa, e lì l'acqua si ferma: prima sul fondo del tubo, poi sul pavimento (4). La quota da misurare per prima è la differenza fra il pelo dell'acqua di monte e il punto d'ingresso: è il battente che qualunque sistema di tenuta dovrà reggere. Disegno tecnico dell'autore.
4. Due vie chiuse e una aperta
In un attraversamento come questo le vie d'acqua sono tre, una dentro l'altra, e vanno tenute distinte perché non hanno lo stesso padrone.
La prima è fra il getto e il manicotto, cioè l'interfaccia fra il calcestruzzo e la plastica del tubo passante. È il campo dell'impermeabilizzazione, si chiude con i dispositivi posati prima del getto o con il collare applicato dopo, e in questo cantiere ha tenuto. Di questa via, e dei punti singolari in genere, ho scritto in modo esteso in Si compra al metro quadro, si perde al centimetro.
La seconda è l'intercapedine anulare fra il tubo passante e il corrugato che gli corre dentro. Qui non ho trovato tracce d'acqua attorno al corrugato, all'uscita dal muro: in questo caso non è la via.
La terza è la sezione interna del corrugato, attorno ai cavi. È quella aperta, ed è quella che ha portato l'acqua nel vano. Non perché sia stata eseguita male: perché non è stata eseguita affatto.

Figura 2. L'attraversamento in sezione longitudinale, schema non in scala. Il collare di tenuta sul corpo passante è eseguito e chiude la via fra getto e manicotto (1). Nell'intercapedine fra i due tubi non compaiono tracce d'acqua all'uscita dal muro (2). Resta aperta la sezione interna del corrugato, attorno ai cavi: l'acqua percorre il tubo, esce dalla bocca in mezzo ai conduttori e cola sul muro (3). Disegno tecnico dell'autore.
La via d'acqua
Di chi è il lavoro
Quando si esegue
In questo cantiere
Fra getto e manicotto
Impermeabilizzatore
Prima del getto, o dopo con il collare
Eseguita, e tiene
Intercapedine fra i due tubi
Impermeabilizzatore o installatore, secondo il dettaglio
A tubo interno posato, prima del tiro dei cavi
Non è la via che porta acqua
Sezione interna del corrugato, attorno ai cavi
Nessuno, per iscritto
Dopo il tiro dei cavi
Aperta: è da qui che entra
Tabella 1. Le tre vie d'acqua dello stesso attraversamento, con il mestiere che le chiude e il momento in cui si chiudono. La terza riga è il buco del sistema, ed è sempre la stessa.
5. A chi spetta sigillare il corrugato che porta i cavi?
Sigillare un cavidotto vuol dire chiudere la sezione interna del tubo attorno ai cavi. È un lavoro diverso dall'impermeabilizzare il foro nel muro: diverso il punto, diverso il momento, diverso il mestiere. Tenerli separati è il primo passo per capire di chi è la mano che manca.
La cosa che sorprende è che la prescrizione esiste, ed è scritta bene. Nella Guida per le connessioni alla rete elettrica pubblicata da e-distribuzione, la sezione che fissa gli standard tecnici delle cabine elettriche di media tensione elenca i requisiti dei locali, e due righe di seguito dicono così: le tubazioni di ingresso dei cavi devono essere sigillate onde impedire la propagazione o l'infiltrazione di fluidi liquidi e gassosi, e la struttura deve essere adeguatamente impermeabilizzata al fine di evitare allagamenti e infiltrazioni di acqua. Due righe, due obblighi distinti, due mestieri distinti. Chi ha scritto quella guida sa perfettamente che impermeabilizzare la struttura non chiude i tubi, e infatti lo chiede due volte, separatamente.
Quella prescrizione, però, il distributore la scrive per le proprie cabine e, per quanto applicabile, per i locali di consegna. Nel vano elettrico di un condominio o di una villetta non c'è una riga equivalente che dica chi deve farlo. E allora andiamo a vedere che cosa si dice del tratto che arriva a casa vostra. Le guide per la realizzazione dei cavidotti di media e bassa tensione, quelle che accompagnano le richieste di allacciamento, dicono due cose che vale la pena leggere con attenzione.
La prima: prima di ricoprire la trincea va verificata la sigillatura delle estremità dei tubi che non si attestino a pozzetti, e lo scopo dichiarato è impedire l'ingresso di terra o altro materiale.
La seconda: al richiedente spetta generalmente la posa delle tubazioni di raccordo con il pozzetto e la sigillatura delle estremità fuori terra, con il disegno che indica la protezione dell'ingresso del tubo mediante tappo o cappuccio.
Il buco del sistema è tutto lì dentro, in tre punti:
le estremità che si attestano a un pozzetto restano aperte per progetto, e infatti nessuno chiede di chiuderle. Ma è proprio la bocca aperta dentro il pozzetto il punto in cui l'acqua entra nel tubo;
lo scopo dichiarato della sigillatura è impedire l'ingresso di terra, non di acqua. Un tappo che ferma la terra non ferma un battente;
la sigillatura delle estremità fuori terra spetta al richiedente, cioè al committente, non al distributore. E il committente, in cantiere, non è un mestiere: è chi firma.
Adesso mettiamo in fila chi passa da quel tubo, e quando.
L'impermeabilizzatore ha in appalto l'interfaccia fra struttura e manicotto. Quando finisce, il corrugato è vuoto: sigillare attorno a cavi che non esistono ancora non è materialmente possibile.
L'elettricista ha in mano il tubo, ma nel suo mestiere il tubo è protezione meccanica e sfilabilità del cavo, non una barriera idraulica. E passa dopo, quando l'impermeabilizzatore ha smontato il cantiere.
Chi esegue le opere civili esterne costruisce il pozzetto, cioè l'invaso, e consegna il tubo con la bocca aperta dentro.
Il committente riceve tutto questo e non sa che esiste una lavorazione di mezzo, perché nessun preventivo gliel'ha mai nominata.
Il risultato è un lavoro che sta esattamente in mezzo a quattro appalti e dentro nessuno. Non è cattiva fede: è un confine.
Il criterio che uso, e che in cantiere regge, è semplice: la tenuta spetta a chi chiude per ultimo quel percorso, cioè a chi tira i cavi. Va scritta nella voce dell'impianto elettrico, non in quella dell'impermeabilizzazione, va eseguita su due fronti, lato pozzetto e lato edificio, e va verificata da chi dirige i lavori. Se non è scritta lì, non la fa nessuno, e sono trent'anni che va così.
In cantiere. La domanda da fare in riunione, prima che arrivi l'acqua, è una sola e dura dieci secondi: "chi tappa i corrugati attorno ai cavi, e quando?" Se attorno al tavolo si guardano, avete appena trovato il punto debole dell'edificio. Segnatelo a verbale e assegnatelo, perché al collaudo nessuno se ne ricorderà.
6. Il corrugato non nasce a tenuta, e la schiuma non lo salva
C'è un equivoco di fondo da smontare: si dà per scontato che un tubo, essendo un tubo, tenga l'acqua.
I cavidotti interrati per la protezione dei cavi elettrici e di comunicazione ricadono oggi nella EN 50626-1:2023, che ha preso il posto della EN 61386-24: sul catalogo del Comitato Elettrotecnico Italiano, dove chiunque può riscontrarlo, la norma sostituita resta applicabile fino al 21 luglio 2026, quindi la transizione si è appena chiusa. Il punto interessante è che cosa quella norma dichiara di non trattare: nel proprio scopo esclude espressamente i requisiti di tenuta secondo la EN ISO 13259. La tenuta e la durata sono oggetto della parte 2, e riguardano i sistemi di tubi a parete piena in polietilene, polipropilene e PVC.
Tradotto in cantiere: la norma di prodotto del corrugato che si posa tutti i giorni si occupa di prestazioni meccaniche e di posa, non certifica che il tubo sia a tenuta d'acqua. E quand'anche la tenuta fosse verificata su un tubo a parete piena, sarebbe la tenuta del tubo e dei suoi giunti, non quella del vuoto attorno ai cavi. Nessun prodotto da catalogo rende a tenuta un attraversamento: a renderlo a tenuta è un dettaglio eseguito.
Il rimedio fai da te più diffuso, la schiuma poliuretanica espansa, non risolve, e non per la marca ma per il meccanismo. Una tenuta idraulica lavora per compressione: serve una guarnizione schiacciata contro una superficie regolare, che resti in compressione anche quando il materiale si assesta e quando il battente spinge. La schiuma non è compressa da niente, espande in un vuoto e si ferma dove trova spazio; il suo aggrappaggio è un'adesione superficiale, su una plastica ondulata, spesso bagnata e impolverata. Sul profilo di un corrugato non esiste il cilindro su cui una guarnizione possa chiudere il giro.
Una precisazione doverosa, perché genera equivoci in buona fede. Sigillare contro un gas e sigillare contro l'acqua in battente non sono lo stesso lavoro. Il manuale dell'ARPA Friuli Venezia Giulia, scritto con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Udine, prescrive di sigillare tutti i passaggi di tubi e cavi attraverso la soletta controterra e i muri a contatto con il terreno, e per quel compito indica il mastice poliuretanico, con malte antiritiro o schiume a espansione come alternativa. Sono indicazioni date per il radon, cioè per un gas che si muove per piccole differenze di pressione. Trasferite tali e quali su un tubo che ha uno o due metri di dislivello a monte, quelle alternative non reggono: la prestazione richiesta è un'altra. Il radon è un ottimo motivo in più per chiudere questi passaggi, ma il criterio di scelta del sistema lo detta l'acqua, che è più esigente.
In cantiere. Un tappo di schiuma dentro un corrugato ha un secondo difetto, oltre a non tenere: nasconde. Una volta schiumata la bocca, nessuno vedrà più che cosa succede dietro e la sonda non passa. Se si tampona in emergenza, lo si dichiari come provvisorio e si lasci il punto ispezionabile, altrimenti il provvisorio diventa definitivo per il solo fatto che nessuno può più guardarci dentro.
7. Quello che questo filmato non dice ancora
Un articolo onesto dichiara anche il perimetro dell'indagine. Questa ispezione mi dice con certezza che dentro il tubo, oggi, c'è acqua ferma, che ci passa da tempo e che qualcuno aveva provato a fermarla con la schiuma. Non mi dice da dove viene.
Il pozzetto di monte non l'ho ancora ispezionato. Finché non lo apro non so se l'acqua che vedo entra dalla bocca del tubo dentro il pozzetto, se entra da un tratto ammalorato del cavidotto lungo il percorso interrato, o se è la falda che entra attraverso un giunto aperto e poi scende per la stessa pendenza. Sono tre origini diverse, con tre rimedi diversi a monte, anche se il rimedio sulla bocca del tubo resta lo stesso.
Le cose che restano da fare, nell'ordine in cui le farò, sono quattro:
1. Aprire il pozzetto e ispezionarlo: livello dell'acqua, quota del fondo, quota della bocca del tubo, stato degli imbocchi, direzione delle pendenze.
2. Misurare le quote con la livella: pelo d'acqua di monte, fondo pozzetto, punto d'ingresso in parete, pavimento del vano. La differenza fra la prima e la terza è il battente di progetto, e senza quel numero non si sceglie nessun sistema di tenuta.
3. Fare una prova di allagamento controllato del pozzetto, con tracciante colorato, osservando la bocca del tubo nel vano mentre la prova è in corso.
4. Ripetere la videoispezione dopo la prova, per vedere se e dove il tracciante è comparso.
In cantiere. Il tracciante serve a evitare la diagnosi più comune e più costosa, quella per esclusione. Se il colore compare alla bocca del tubo, la via è dimostrata e il preventivo si scrive su un fatto. Se non compare, si è appena escluso un percorso e se ne cerca un altro, invece di sigillare a tappeto sperando.
8. Le quattro mosse
Il rimedio non è un prodotto, è un ordine di priorità. Si comincia togliendo lavoro alla tenuta, e solo alla fine si sceglie la tenuta.
Prima mossa: chiudere il tubo dove pesca. La bocca del corrugato dentro il pozzetto è il punto in cui l'acqua entra. Va portata sopra il livello che l'acqua può raggiungere e va chiusa attorno ai cavi, con tappo a tenuta multidiametro o con resina colata a saturazione. È il primo fronte, ed è quello che lavora a favore di gravità.
Seconda mossa: chiudere il tubo dove consegna. Stessa lavorazione alla bocca interna, nel vano elettrico. Serve come secondo fronte: se il primo cede, l'acqua si ferma comunque prima di uscire in mezzo ai cavi. Due tenute in serie su un percorso che nessuno può ispezionare a vista non sono un lusso, sono il minimo.
Terza mossa: togliere il battente al pozzetto. Un fondo drenato, o uno scarico, o un collegamento alla rete di raccolta: se il livello nel pozzetto non sale, non spinge dentro nessun tubo. È la mossa che risolve alla radice, ed è anche l'unica che protegge tutti gli altri tubi che partono da lì.
Quarta mossa: scriverlo in capitolato e collaudarlo. La lavorazione va assegnata per iscritto, nella voce dell'impianto elettrico, con l'esecuzione fissata dopo il tiro dei cavi e la verifica a carico della direzione lavori. Il collaudo è quello descritto sopra: si allaga il pozzetto con un tracciante e si guarda dentro.

Figura 3. Le quattro mosse, schema non in scala. Si chiude il tubo dove pesca, portando la bocca sopra il livello dell'acqua nel pozzetto e tappandola attorno ai cavi (1). Si chiude il tubo anche dove consegna, alla bocca interna nel vano elettrico (2). Si toglie il battente al pozzetto con un fondo drenato o uno scarico, così il livello non sale (3). Nel riquadro, il dettaglio del tappo multidiametro o della resina attorno ai conduttori: è la lavorazione che va scritta in capitolato e collaudata (4). Disegno tecnico dell'autore.
Che cosa scrivere in capitolato
Criterio di accettazione
Chiusura a tenuta della sezione interna dei cavidotti attorno ai cavi, lato pozzetto e lato edificio
Eseguita dopo il tiro dei cavi, su entrambi i fronti, con tappo multidiametro o resina
Quota della bocca del tubo nel pozzetto, riferita al livello massimo dell'acqua
Quota rilevata e verbalizzata, con la livella
Drenaggio o scarico del fondo del pozzetto
Presente e funzionante alla consegna, con scarico verificato
Mestiere assegnato e momento dell'esecuzione
Voce dell'impianto elettrico, esecuzione a valle del tiro dei cavi
Prova di tenuta con allagamento del pozzetto e tracciante
Nessuna comparsa di tracciante alla bocca interna, videoispezione a 24 ore
Ispezionabilità del punto
Nessun tamponamento a schiuma che impedisca il passaggio della sonda
Tabella 2. Le voci da mettere nero su bianco. Sono sei righe: aggiungerle a un capitolato costa una pagina, ometterle costa un risanamento.
9. La regola
L'impermeabilizzazione di un interrato si ferma alla faccia esterna dei tubi che lo attraversano. Tutto quello che sta dentro quei tubi è un impianto, e gli impianti hanno un altro capitolato, un altro mestiere e un altro calendario. Finché le due cose restano separate senza che nessuno le cucia, l'acqua userà sempre la stessa via, che è la più comoda: il condotto già fatto, già in pendenza, già collegato a un invaso.
Non chiedetevi con che cosa sigillare. Chiedetevi chi lo fa, in quale voce di capitolato, in quale giorno del cronoprogramma e chi lo verifica. La tenuta di un cavidotto non è un problema di materiali, è un problema di confini fra appalti, e i confini si scrivono prima.
E teniamo il merito dove sta: in questo cantiere l'impermeabilizzatore ha fatto il suo lavoro e ha tenuto. L'acqua è entrata dall'unico varco che nessuno aveva in appalto.

Fotografia 4. Il vano nel suo insieme: la parete degli attraversamenti, i corrugati che scendono verso il quadro, i cavi già in opera. Il punto che decide se l'acqua entra o no è largo pochi centimetri, sta dentro un tubo, e non compare in nessuna voce di capitolato. Fotografia dell'autore.
Domande frequenti
A chi spetta sigillare i corrugati che portano i cavi? Non esiste una regola generale che lo assegni a un mestiere per gli edifici privati. Il distributore lo prescrive per le proprie cabine elettriche, dove le tubazioni di ingresso dei cavi devono essere sigillate contro liquidi e gas, e le guide per la realizzazione dei cavidotti pongono a carico del richiedente la sigillatura delle estremità fuori terra. Nei fatti la lavorazione va assegnata in capitolato a chi tira i cavi, perché è l'unico che può eseguirla nel momento giusto, cioè quando i conduttori sono già in opera.
Se l'acqua esce da un attraversamento, la colpa è dell'impermeabilizzatore? Non necessariamente, e va verificato prima di dirlo. Se la traccia bagnata parte dal perimetro del foro, il problema è il corpo passante. Se parte dalla bocca del tubo, in mezzo ai cavi, l'acqua ha viaggiato dentro il cavidotto e l'impermeabilizzazione non c'entra: quel volume non è mai stato nel suo appalto.
Perché un pozzetto interrato manda acqua dentro casa? Perché non è un contenitore stagno, è un invaso: raccoglie acqua dal chiusino, dal terreno e dalla falda. La bocca del tubo diretto all'edificio è aperta dentro il pozzetto, e quando il livello la raggiunge il tubo comincia a scaricare verso il punto più basso del percorso, che è il pavimento dell'interrato.
La schiuma poliuretanica basta a sigillare un cavidotto? No, quando c'è un battente d'acqua. Una tenuta idraulica lavora per compressione contro una superficie regolare, mentre la schiuma espande liberamente e si affida all'adesione su una plastica ondulata, spesso bagnata. Regge come tampone provvisorio, e in più impedisce ogni ispezione successiva perché la sonda non passa.
Come si capisce se un cavidotto sta portando acqua? Con una videoispezione endoscopica dalla bocca interna, che non richiede demolizioni. I segni da cercare sono tre: acqua ferma sul fondo, incrostazioni sulle onde del corrugato, che indicano cicli ripetuti di bagnatura ed evaporazione, e tracce di tamponature precedenti. La conferma della provenienza si ottiene allagando il pozzetto di monte con un tracciante colorato.
Quando va fatta la sigillatura: prima o dopo aver tirato i cavi? Dopo, necessariamente, perché la tenuta va costruita attorno ai conduttori. Per questo va scritta in capitolato: è l'unica lavorazione di tenuta che cade a valle di tutte le altre, quando le imprese che si occupano di acqua hanno già lasciato il cantiere.
Il registro delle fonti
Come negli altri articoli di questa serie, dichiaro che cosa poggia su una fonte verificabile e con quale grado di affidabilità lo marco: ✅ per ciò che ho riscontrato direttamente, ⚠️ per ciò che riporto con un margine di incertezza dichiarato, ⛔ per ciò che circola e qui non trovate scritto come certo.
✅ Il caso. Fotografie e videoispezione dell'autore del 24 luglio 2026, nel vano elettrico di un interrato. Il filmato è ripreso con sonda endoscopica dalla bocca interna del corrugato e l'orologio della sonda è impresso sull'immagine: i fermi immagine di queste pagine ne conservano l'ora, dove l'inquadratura la comprende. La geometria del punto, il collare di tenuta sul corpo passante e la posizione delle tracce d'acqua sono rilievi diretti.
⚠️ La natura dei depositi. Non ho prelevato campioni e non ho fatto analizzare nulla. La massa chiara e alveolata la descrivo come schiuma poliuretanica espansa perché ne ha l'aspetto, e i noduli biancastri come incrostazioni: sono identificazioni visive, non risultati di laboratorio.
⚠️ L'origine dell'acqua. Non è dimostrata. Il pozzetto di monte non è ancora stato ispezionato, e restano aperte almeno tre ipotesi: ingresso dalla bocca del tubo nel pozzetto, ingresso da un tratto ammalorato del cavidotto, falda che entra da un giunto. Nell'articolo la sequenza di verifica è dichiarata, non gli esiti.
✅ La sigillatura delle tubazioni di ingresso dei cavi. Guida per le connessioni alla rete elettrica di e-distribuzione, Sezione G (standard tecnici realizzativi degli impianti di rete per la connessione AT e MT), paragrafo sugli standard tecnici per le cabine elettriche MT, nella versione pubblicata sul sito del distributore: fra i requisiti dei locali, "le tubazioni di ingresso dei cavi devono essere sigillate onde impedire la propagazione o l'infiltrazione di fluidi liquidi e gassosi" e, subito dopo, "la struttura deve essere adeguatamente impermeabilizzata, al fine di evitare allagamenti ed infiltrazioni di acqua". Il documento precisa che gli standard si applicano alla cabina dell'impianto di rete e, per quanto applicabili, ai locali della cabina di consegna lato cliente: per il vano elettrico di un edificio privato non è quindi un obbligo, ed è per questo che nell'articolo lo presento come lo standard che il distributore scrive per sé.
✅ La sigillatura delle estremità dei tubi e le opere a carico del richiedente. Guida per la realizzazione dei cavidotti MT e BT e degli alloggiamenti per i gruppi di misura, nella copia pubblicata da un'amministrazione comunale e liberamente consultabile: fra le verifiche prima del ricoprimento, "la sigillatura delle estremità dei tubi che non si attestino a pozzetti", allo scopo dichiarato di impedire l'ingresso di terra o altro materiale; e, sulle opere a carico del richiedente, "al richiedente spetta generalmente la posa delle tubazioni di raccordo con il pozzetto e la sigillatura delle estremità fuori terra", con il disegno che indica la protezione dell'ingresso del tubo mediante tappo o cappuccio. Le guide di questo tipo hanno edizioni e revisioni: conta il criterio che esprimono, non la data della singola copia.
✅ Le norme di prodotto sui cavidotti interrati. La EN 50626-1:2023, "Conduit systems buried underground for the protection and management of insulated electrical cables or communication cables, Part 1: General requirements", esclude nel proprio scopo i requisiti di tenuta secondo la EN ISO 13259, che restano in capo alla EN 50626-2 per i sistemi a parete piena in polietilene, polipropilene e PVC. La norma sostituita, la EN 61386-24 del 2010, resta applicabile fino al 21 luglio 2026: gli estremi e la data sono riscontrabili da chiunque sul catalogo del Comitato Elettrotecnico Italiano. Il testo integrale delle norme è a pagamento e non l'ho acquistato: quello che riporto è lo scopo dichiarato, che è pubblico.
⚠️ La norma sugli impianti elettrici. La CEI 64-8 contiene prescrizioni sulle condutture in presenza di acqua e sugli attraversamenti, ma il testo integrale è a pagamento e non ho potuto consultarlo: non trovate quindi in queste pagine nessun rimando puntuale a un suo articolo. Chi vuole verificare lo trova sul catalogo del Comitato Elettrotecnico Italiano.
✅ Radon e attraversamenti impiantistici. "Indicazioni e proposte per la protezione degli edifici dal radon", pubblicazione dell'ARPA Friuli Venezia Giulia con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università degli Studi di Udine e l'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Udine, disponibile sul sito dell'agenzia: prescrive di sigillare tutti i passaggi di tubi e cavi attraverso la soletta controterra e i muri a contatto con il terreno, indicando il mastice poliuretanico e, in alternativa, malte antiritiro o schiume a espansione. L'ho letta nel testo, ed è per questo che distinguo la prestazione richiesta contro un gas da quella richiesta contro un battente d'acqua: la fonte dice quello che dice, il trasferimento indebito lo farei io.
✅ Il battente. Che un metro di colonna d'acqua valga circa 0,1 bar, cioè quasi 10 kPa, è idrostatica elementare, verificabile su qualunque manuale.
⚠️ Le quote di questo cantiere. Non le trovate, perché non le ho ancora misurate. Il dislivello fra pelo d'acqua di monte e punto d'ingresso è indicato come la grandezza da rilevare, non come un dato acquisito.
⛔ Marchi e prodotti. Non ne trovate. Tappi, resine e sistemi di tenuta sono descritti per famiglia e per meccanismo di funzionamento: la scelta si fa sulla scheda tecnica e sul battente di progetto, non sul nome.
⛔ Attribuzioni di responsabilità. In queste pagine si parla di confini fra appalti e di voci di capitolato, non di responsabilità contrattuali: quelle si valutano caso per caso sui documenti del singolo cantiere, e non è questa la sede.
L'autore
Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent'anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026).
Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.




