MUFFE INDOOR

Tipologie, Rischi per la Salute e Patologie Correlate

Analisi basata su fonti autorevoli: OMS, ISS, Ministero della Salute

Introduzione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), occupandosi del tema già dall’inizio degli anni 2000, ha lanciato svariati appelli riguardo la presenza di umidità e muffe negli ambienti interni, definendole una minaccia concreta per la salute della popolazione. Nel 2009, l’OMS in collaborazione con HEAL ha rilasciato le linee guida per la qualità dell’aria indoor, documento di riferimento ancora oggi fondamentale.

Le muffe sono funghi microscopici che durante la loro crescita producono particelle di forma sferica di piccole dimensioni, chiamate spore, che si disperdono nell’aria principalmente in estate e in autunno. Possono crescere sia all’interno che all’esterno delle abitazioni, trovando condizioni ideali dove è presente umidità in eccesso e scarsa ventilazione.

Classificazione delle Muffe Indoor

Il termine “muffa” è un nome generico che racchiude vari tipi di funghi microscopici appartenenti a diverse classi: zigomiceti, ascomiceti, basidiomiceti e funghi imperfetti. Di seguito vengono descritte le principali tipologie riscontrabili negli ambienti indoor.

1. Alternaria alternata

Caratteristiche: È considerata il genere più importante come causa di allergia nelle nostre regioni. Presenta una caratteristica forma a pera e le sue spore si disperdono nell’aria soprattutto durante il giorno, tra fine estate e inizio autunno.

Habitat: Si ritrova praticamente ovunque: cresce sul suolo, sulle foglie cadute, sulle piante e sulla frutta, ma anche su tessuti lasciati in ambiente umido. Le macchie nere attorno al lavandino o nelle pareti del box doccia sono spesso causate da Alternaria.

Stagionalità: Presente tutto l’anno con maggiore concentrazione sul finire della primavera, durante l’estate e nei mesi di settembre e ottobre. Sono più interessati i bambini e gli adolescenti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Fonte dell’immagine: Università di Adelaide.

2. Aspergillus

Caratteristiche: Genere che comprende centinaia di specie differenti, alcune delle quali possono svilupparsi anche a temperature superiori a 50°C. Il nome deriva dall’aspetto che assume in coltura, che ricorda quello di un aspersorio liturgico. Le colonie possono apparire verdi, bianche, rosa, gialle o nere.

Specie principali: A. fumigatus (il più patogeno), A. niger, A. flavus, A. terreus, A. versicolor.

Habitat: Le spore si ritrovano nel terreno, sulla vegetazione o sui tessuti. Prolifera comunemente su alimenti ricchi di amido come patate e cereali. Negli ambienti indoor è frequente su indumenti mal riposti, oggetti in cuoio o gomma.

Stagionalità: Le concentrazioni più elevate si riscontrano soprattutto in autunno e nei mesi invernali.

                                                                                                                              Immagine a sinistra: Pubblico dominio, link                        Immagine a destra: di Y_tambe, CC BY-SA 3.0link

3. Cladosporium

Caratteristiche: È una delle muffe più diffuse in assoluto. C. herbarum è la specie allergenica più comunemente identificata.

Habitat: In ambienti interni è comune sui materiali da costruzione umidi come cartongesso, pareti dipinte con colori acrilici, legno, carta da parati, polvere di tappeti e materassi, ventilatori HVAC e isolamento umido nelle unità di raffreddamento meccanico.

Stagionalità: È presente in aria in concentrazioni molto elevate (anche migliaia di spore per metro cubo) nella tarda primavera e in estate. Nonostante la sua massiccia concentrazione, in Italia si ha rara sensibilizzazione.

                                     

Cladosporium caprifimosum (ex tipo FMR 16532) colonie a-c su PDA, OA e SNA dopo 14 giorni a 25 °C d-e conidiofori di ramoconidi e conidi. Barre di scala: 10 mm (a-c); 10 mm (d-f).

Fonte: Iturrieta-González I, García D, Gené J (2021) Nuove specie di Cladosporium provenienti da fonti ambientali in Spagna. MycoKeys 77: 1-25. https://doi.org/10.3897/mycokeys.77.60862

4. Penicillium

Caratteristiche: Muffa blu-verde che molti hanno visto crescere sugli alimenti. È tra le muffe più diffuse negli ambienti indoor insieme all’Aspergillus.

Specie principali: P. notatum, P. chrysogenum, P. brevicompactum, P. citrinum, P. expansum.

Habitat: Si trova soprattutto su agrumi, aglio, mele e pere. Negli ambienti confinati cresce su alimenti o residui di derrate alimentari.

                                           

A) -Colonia immatura di Penicillium Expansum su MEA (B& C) -Colonia matura di Penicillium Expansumon MEA, (D) -Colonia inversa su MEA, (E) -Conidia a 40X, (F) -Conidia a 100X (G& H) -Conidia sotto microscopio elettronico a scansione. Conidiofori che portano conidi in catene e attaccati con sterigma.

Fonte: Khan, Iqra & Javaid, Arshad. (2021). Molecular characterization of Penicillium expansum associated with blue mold disease of apple in Pakistan. Pakistan Journal of Botany. 53. 2299-2303. 10.30848/PJB2021-6(34).

 

5. Stachybotrys chartarum (Muffa Nera)

Caratteristiche: È la famigerata “muffa nera” di cui si parla spesso nei media. Il colore scuro è dovuto a un pigmento nero che funziona come scudo di protezione contro la luce ultravioletta. Le sue colonie sono di colore nero brillante e le spore possono vivere anche per 10 anni.

Habitat: Vive decomponendo la cellulosa, quindi il cartongesso è il suo ambiente preferito. Si chiama così perché è stata trovata per la prima volta dietro una carta da parati.

Nota: Spesso le macchie nere sui muri non sono muffa ma efflorescenze saline causate da umidità di risalita, oppure fuliggine o sporco che si “impasta” nelle zone dove si forma condensa.

                                                                                                                                                                                                                                                          Una morfologia delle colonie (da sinistra a destra: PDA-PDA inversa; MEA-MEA inversa, OA-OA inversa). Testura delle colonie. CDFG Conidiofori e conidi. E cellule conidiogene che portano lateralmente sulla stipe e all’apice.  HI Cellule conidiogene con collarette cospicue. Barre di scala: AB = 1 cm; DFI = 20 micron; CE = 50 micron.

Paiva, D.S., Fernandes, L., Trovão, J.et al. Muffa nera su un calcare bianco: il ruolo di Stachybotrys chartarum nel deterioramento del patrimonio della pietra. Npj Herit. Sci. 13, 29 (2025). https://doi.org/10.1038/s40494-025-01562-9

 

 

6. Altre Muffe Rilevanti

  • Mucor: comune sul pane, può causare infezioni in pazienti immunocompromessi

Fonte: https://www.outerhebridesfungi.co.uk/species.php?id=142

 

 

 

 

  • Fusarium: produttore di tricoteceni, micotossine con effetti immunosoppressori

Caratteristiche culturali e morfologiche dell’isolato Fusarium oxysporum f. sp. passiflorae Fus-01. A, B, C: aspetto della colonia su PDA, CMA e MALT, rispettivamente. D, E: Chlamydospores-CL, macroconidia-MA e monophialides – MF, ottenuti in MALT 2%.  Fonte: TEIXEIRA, LETÍCIA & Coelho, Lisias & Tebaldi, Nilvanira. (2017). CHARACTERIZATION OF Fusarium oxysporum ISOLATES AND RESISTANCE OF PASSION FRUIT GENOTYPES TO FUSARIOSIS. Revista Brasileira de Fruticultura. 39. 10.1590/0100-29452017415.

 

 

  • Rhizopus: produce spore allergeniche

Figura: morfologia macroscopica e microscopica di  Rhizopus microsporus CBS 700.68. A: Colonia sulla MEA dopo 2 giorni di incubazione a 30 °C; B: Zygospores con suspensori diseguali; B1-B3. Azygospore della CBS 344.29. C: Columella; D: Sporangia; E: Rhizoids; F: Columella con collare. Barra di scala = 10 micro.

fonte dell’immagine: natura più primara

 

 

 

  • Epicoccum: allergene comune

                                                                                                                   Epicoccum phragmospora. Colonia a-f su PDA, OA e MEA, rispettivamente in 14 giorni dopo l’incubazione a 25 x 1 °C (a, c ed e dall’alto, b, d e f dal basso). G Sporulazione su media OA.

Fonte: Raza, Mubashar & Zhang, Zhi-Feng & Hyde, Kevin & Diao, Yong-Zhao & Cai, Lei. (2019). Culturable plant pathogenic fungi associated with sugarcane in southern China. Fungal diversity. 99. 1–104. 10.1007/s13225-019-00434-5.

 

 

  • Wallemia: frequente nella polvere domestica

Cultura e caratteri micromorfologici per Wsebi (clade 1; ex ceppo neotipo CBS 818.96).

Superficie della colonia (a-l) coltivata su MYA senza additivi (a) e MYA con l’aggiunta di 20% (b), 50% (c) e 70% (d) saccarosio, 20% (e) e 40% (f) glicerolo, 4% (g) e 13% (h) MgCl2 e 8% (i), 16% (j), 24% (k) e 28% (l) NaCl. (m) Conidi da MYA più 50% di saccarosio. (n) Cellule conidiogene che producono conidi in catene. Le colonie sono state incubate per 14 d a 24°C. Barre di scala: 5 mm (l) (si applica anche per a-k), 5 micron (m, n).

https://doi.org/10.1371/journal.pone.0125933.g004

Fonte: Saso Jancic,Hai D. T. Nguyen,Jens C. Frisvad,Polona Zalar,Hans-Josef Schroers,Keith A. Seifert,Nina Gunde-Cimerman Pubblicato: 27 maggio 2015 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0125933

 

 

  • Actinomiceti: responsabili del “polmone dell’agricoltore” (Farmer’s Lung)

Immagini al microscopio ottico di alcuni Attinomiceti: A) Actinomyces israelii; B) Corynebacterium durum; C) Nocardia asteroides; D) Mycobacterium kansasii; E) Streptomyces sp.; F) Bifidobacterium bifidum

Fonte: https://www.microbiologiaitalia.it/batteriologia/attinomiceti/

 

 

Come e dove si formano le muffe negli ambienti domestici

Il Meccanismo di Formazione

Il processo di formazione delle muffe inizia con la dispersione nell’aria di spore microscopiche, particelle talmente leggere e piccole da risultare invisibili a occhio nudo. Queste spore possiedono una notevole resistenza e capacità di proliferazione. L’elemento determinante per il loro sviluppo è la presenza di umidità: senza un adeguato apporto di acqua, le spore rimangono inerti e non riescono a colonizzare le superfici.

La stagione invernale rappresenta il periodo più critico per la comparsa delle muffe. Durante i mesi freddi, la differenza di temperatura tra ambiente interno ed esterno genera un aumento dell’umidità relativa all’interno delle abitazioni. Questo gradiente termico provoca un fenomeno fisico ben preciso: il vapore acqueo presente nell’aria, invece di disperdersi, condensa trasformandosi in goccioline d’acqua che si depositano sulle superfici più fredde, tipicamente le pareti perimetrali.

Quando le spore incontrano una superficie sufficientemente umida, iniziano il loro ciclo vitale: si ancorano al substrato e germinano, sviluppando filamenti chiamati ife. Questi filamenti si ramificano progressivamente, formando il micelio che costituisce la struttura visibile della muffa. Più l’ambiente mantiene condizioni di umidità elevata, più rapida e estesa sarà la colonizzazione.

Tipologie di Umidità che Favoriscono la Muffa

Condensa Superficiale

La condensa superficiale si verifica quando il vapore acqueo contenuto nell’aria incontra una superficie la cui temperatura è inferiore al cosiddetto “punto di rugiada”. Per comprendere meglio questo fenomeno, basta osservare cosa accade quando si estrae una bottiglia dal frigorifero in una giornata estiva: l’umidità dell’aria circostante, entrando in contatto con la superficie fredda del vetro, si trasforma immediatamente in goccioline d’acqua. Lo stesso principio fisico si applica alle pareti domestiche, con la differenza che i materiali porosi delle murature assorbono questa umidità anziché mostrarla in superficie.

Le zone maggiormente colpite dalla condensa superficiale sono le pareti esposte a nord e le aree in prossimità del soffitto, dove la temperatura tende a essere più bassa. Il vapore acqueo presente negli ambienti migra naturalmente verso queste superfici fredde, depositandosi e creando le condizioni ideali per l’attecchimento delle spore fungine.

Condensa Interstiziale

Questa forma di condensa, più insidiosa della precedente, si sviluppa all’interno dello spessore murario, specialmente nelle pareti composte da più strati di materiali differenti. Il fenomeno è particolarmente frequente nelle intercapedini delle contropareti, dove l’umidità si accumula gradualmente senza manifestazioni esterne evidenti. Solo dopo un certo periodo compaiono i primi segnali: odori caratteristici di chiuso e, successivamente, la muffa che dalla zona interstiziale progredisce fino a raggiungere la superficie visibile.

Umidità di Risalita Capillare

L’umidità di risalita rappresenta un fenomeno fisico attraverso il quale l’acqua presente nel terreno sale lungo le strutture murarie sfruttando la porosità dei materiali da costruzione. Cemento, mattoni e intonaco possiedono una struttura capillare che consente all’acqua di vincere la forza di gravità e risalire anche per altezze considerevoli, talvolta superando il metro e mezzo dal piano di calpestio.

Le manifestazioni tipiche di questo fenomeno si concentrano nella fascia inferiore delle pareti perimetrali, generalmente entro i primi 100-150 centimetri dal pavimento. La causa principale risiede nell’assenza o nell’inefficacia dello strato impermeabilizzante alla base delle murature, che dovrebbe fungere da barriera contro la risalita dell’acqua dal sottosuolo.

I danni provocati dall’umidità di risalita non dipendono solo dalla presenza dell’acqua, ma soprattutto dai sali minerali che essa trasporta. Quando l’umidità evapora dalla superficie muraria, i sali rimangono intrappolati nel materiale e cristallizzano, aumentando il proprio volume fino a dodici volte. Questa espansione genera pressioni enormi che disgregano progressivamente intonaci e pitture, creando le caratteristiche efflorescenze biancastre e il distacco degli strati superficiali. Incide il 30% sull’UR dell’ambiente

Zone della Casa più Esposte al Rischio

Bagni e Cucine

Questi ambienti rappresentano i punti critici per eccellenza nelle abitazioni, poiché in essi si concentra la maggiore produzione di vapore acqueo. In bagno, ogni doccia o bagno caldo genera una quantità significativa di umidità che, se non adeguatamente smaltita attraverso la ventilazione, si deposita sulle superfici più fredde favorendo la proliferazione fungina. Lo stesso accade in cucina durante la preparazione dei cibi: la bollitura dell’acqua, la cottura di pietanze e l’utilizzo di elettrodomestici che producono vapore contribuiscono ad innalzare costantemente il livello di umidità ambientale.

Cantine e Seminterrati

Gli ambienti interrati o seminterrati sono strutturalmente predisposti ai problemi di umidità per la loro posizione a contatto con il terreno. L’assenza o l’inadeguatezza dell’impermeabilizzazione, sia orizzontale che verticale, consente all’acqua presente nel sottosuolo di penetrare nelle strutture murarie attraverso il fenomeno capillare.

Un errore comune consiste nel tentare di arieggiare questi locali aprendo finestre o porte durante le giornate calde. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa pratica risulta controproducente: l’aria calda e umida proveniente dall’esterno, entrando in contatto con le pareti controterra che mantengono naturalmente una temperatura più bassa, genera condensa anziché ridurre l’umidità presente.

Piani Terra

Le abitazioni situate al piano terra condividono molte delle problematiche dei locali interrati. Il contatto diretto o la prossimità con il terreno espone le murature al rischio di assorbimento dell’umidità presente nel sottosuolo. Questo vale sia per le pareti perimetrali che per le pavimentazioni, specialmente quando il massetto sottostante non è stato adeguatamente impermeabilizzato in fase costruttiva.

Muffa dietro Armadi e Mobili

La comparsa di muffa dietro gli arredi rappresenta una delle situazioni più frequenti negli ambienti domestici. Tra il retro di un armadio e la parete si crea infatti un microclima particolarmente favorevole alla crescita fungina: scarsa circolazione d’aria, accumulo di umidità e temperature superficiali più basse rispetto al resto dell’ambiente.

Il meccanismo è facilmente comprensibile: quando un mobile di grandi dimensioni viene posizionato a ridosso di una parete perimetrale, specialmente se orientata verso nord o nord-est, impedisce al calore dell’ambiente di raggiungere quella porzione di muro. La superficie muraria rimane quindi più fredda rispetto alle zone circostanti, attirando l’umidità presente nell’aria che vi condensa. Il mobile stesso funge inoltre da barriera alla circolazione dell’aria, impedendo lo smaltimento naturale del vapore acqueo.

Diversi fattori aggravano questa situazione: pareti con finitura ruvida che trattengono polvere (nutrimento per le muffe), pitture contenenti sostanze organiche di cui i funghi possono alimentarsi, livelli di umidità relativa superiori al 55% e le basse temperature esterne tipiche della stagione invernale. Non a caso è proprio durante i mesi freddi che il problema si manifesta con maggiore intensità.

Muffa su Vestiti e Tessuti

I tessuti conservati negli armadi possono diventare substrato per la crescita delle muffe attraverso diversi meccanismi. Il primo e più comune riguarda gli indumenti riposti prima di essere completamente asciutti: l’umidità residua evapora all’interno dello spazio chiuso dell’armadio, innalzando il tasso di umidità locale e favorendo lo sviluppo fungino sia sui capi stessi che sulle superfici interne del mobile.

Il secondo meccanismo coinvolge la pulizia inadeguata degli indumenti. Capi non lavati correttamente o riposti senza essere stati puliti trattengono residui organici, fumo, polvere e altre sostanze di cui le muffe si nutrono. Inoltre, se nell’ambiente circostante o sulla parete retrostante l’armadio è già presente una contaminazione fungina, le spore possono facilmente migrare all’interno del mobile e colonizzare i tessuti.

Gli armadi utilizzati per il cambio stagionale sono particolarmente a rischio: rimangono chiusi per lunghi periodi senza ricambio d’aria, creando condizioni di ristagno ideali per la proliferazione delle muffe. La caratteristica polverina biancastra che talvolta si osserva sui capi conservati a lungo è proprio muffa nelle sue prime fasi di sviluppo.

Il Ruolo dei Ponti Termici

I ponti termici costituiscono una delle cause strutturali più rilevanti nella formazione di condensa e conseguente sviluppo di muffe. Si definisce ponte termico una zona dell’involucro edilizio caratterizzata da una resistenza termica inferiore rispetto alle aree circostanti. In questi punti il calore interno dell’abitazione si disperde più rapidamente verso l’esterno, determinando un abbassamento localizzato della temperatura superficiale.

Le zone tipicamente interessate da ponti termici includono: gli angoli tra pareti e soffitti, le giunzioni tra elementi strutturali differenti, i contorni dei serramenti, i cassonetti delle tapparelle e le aree in corrispondenza di travi o pilastri in calcestruzzo armato. In questi punti critici l’umidità relativa può raggiungere valori prossimi al 100%, trasformando il vapore acqueo in acqua liquida che impregna le superfici murarie.

Comportamenti che Favoriscono la Formazione di Muffa

Le abitudini quotidiane degli occupanti influiscono significativamente sulla qualità dell’aria indoor e sulla probabilità di sviluppo delle muffe. Un ricambio d’aria insufficiente rappresenta il fattore comportamentale più determinante: le linee guida tecniche indicano la necessità di garantire almeno mezzo ricambio d’aria all’ora negli ambienti residenziali, obiettivo raramente raggiunto nelle abitazioni moderne dotate di serramenti ad alta tenuta e in assenza di sistemi di ventilazione meccanica controllata.

Altre pratiche quotidiane che contribuiscono all’innalzamento dell’umidità ambientale includono:

  • L’asciugatura dei panni all’interno dell’abitazione, specialmente se posizionati in prossimità di fonti di calore
  • La mancata attivazione delle cappe aspiranti durante la cottura dei cibi
  • L’omissione dell’aerazione del bagno dopo docce o bagni caldi
  • Il mantenimento di temperature ambientali troppo basse nel tentativo di ridurre i consumi energetici
  • La presenza di numerose piante da appartamento in spazi poco ventilati

Strategie di Prevenzione

Per gli ambienti domestici:

  • Mantenere l’umidità relativa tra il 40% e il 60%, verificandola periodicamente con un igrometro
  • Garantire un adeguato ricambio d’aria anche durante la stagione fredda, preferibilmente nelle ore più calde della giornata
  • Installare e utilizzare sistematicamente ventole di aspirazione in bagno e cucina
  • Evitare l’asciugatura dei panni all’interno senza adeguata ventilazione o deumidificazione
  • Mantenere una temperatura omogenea in tutti gli ambienti, evitando zone eccessivamente fredde

Per armadi e mobili:

  • Distanziare i mobili dalle pareti perimetrali di almeno 5-10 centimetri per consentire la circolazione dell’aria
  • Non riporre mai capi di abbigliamento o biancheria ancora umidi
  • Aprire periodicamente le ante degli armadi per favorire il ricambio d’aria interno
  • Utilizzare prodotti assorbiumidità a base di sali igroscopici negli spazi chiusi
  • Evitare di sovraccaricare armadi e cassetti, lasciando spazio sufficiente tra gli oggetti riposti

Patologie Associate all’Esposizione alle Muffe

Come indicato nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione alle particelle fungine può causare reazioni allergiche, asma e disturbi a carico del sistema immunitario. I meccanismi patogenetici sono principalmente tre: allergia, infezione e tossicità.

Patologie Allergiche Respiratorie

Nel 2004 l’Istituto di Medicina (IOM) degli Stati Uniti ha trovato prove sufficienti per collegare l’esposizione all’umidità degli ambienti a sintomi del tratto respiratorio superiore quali tosse e respiro sibilante in persone altrimenti sane, e con i sintomi dell’asma nelle persone con problemi respiratori preesistenti.

L’umidità residenziale è associata a un aumento del 50% dell’asma attuale, e si stima che il 21% dell’asma negli Stati Uniti possa essere attribuito all’umidità e alla muffa residenziali.

Patologia Descrizione
Rinite allergica Starnuti, prurito nasale, congestione, secrezione nasale
Asma allergica Respiro sibilante, tosse, difficoltà respiratorie. La sensibilizzazione alle muffe incide fino all’80% nei pazienti asmatici
Congiuntivite allergica Arrossamento oculare, lacrimazione, prurito agli occhi
Dermatite/Eczema Reazioni cutanee in soggetti sensibilizzati, particolarmente in chi soffre di eczema atopico

 

Patologie Respiratorie Gravi

Aspergillosi Broncopolmonare Allergica (ABPA)

Malattia polmonare causata da muffe del genere Aspergillus, in particolare A. fumigatus. Questa risposta immunitaria causa l’infiammazione delle vie aeree. Particolarmente a rischio sono i pazienti affetti da grave asma cronica o fibrosi cistica. I sintomi caratteristici sono respiro sibilante, tosse, febbre e talvolta emottisi (tracce di sangue nella tosse). Senza trattamento possono insorgere gravi danni ai polmoni con riduzione critica della superficie di scambio aria/sangue o formazione di vaste aree cicatriziali.

Polmonite da Ipersensibilità (Alveolite Allergica Estrinseca)

Patologia che può manifestarsi in allevatori di bestiame a contatto con fieno ammuffito (“polmone dell’agricoltore”), nei coltivatori di funghi mangerecci (come champignon), negli addetti alla spazzolatura dei formaggi per allontanare le muffe, e in altre lavorazioni che espongono a spore fungine. Se l’esposizione persiste e la malattia non viene diagnosticata, il paziente può andare incontro a una compromissione anche grave dell’apparato respiratorio (fibrosi polmonare), non più reversibile.

Sinusite Allergica da Funghi

Patologia in cui il fungo, quasi sempre del genere Aspergillus, si insedia e prolifera all’interno delle cavità dei seni paranasali.

Infezioni Fungine (Micosi)

Le infezioni da muffe sono provocate principalmente da ceppi di Aspergillus (in particolare A. fumigatus) e Mucor, ma anche da muffe comuni dell’ambiente esterno come Geotrichum, Fusarium e Alternaria alternata. Queste infezioni possono causare patologie nei pazienti a rischio, in particolare soggetti immunocompromessi (malati di AIDS, pazienti oncologici, trapiantati) che devono evitare i locali umidi e l’esposizione durante i lavori di risanamento dalla muffa.

Sindrome dell’Edificio Malato (Sick Building Syndrome)

Secondo l’OMS, la presenza di muffe in casa può causare reazioni in persone allergiche, aggravare o favorire malattie respiratorie e cutanee. In generale, la presenza di umidità in eccesso e muffa è parte fondamentale della Sindrome da Edificio Malato, una condizione riconosciuta a livello internazionale.

Sintomi caratteristici:

  • Frequenti mal di testa
  • Raffreddore e tosse ricorrenti
  • Arrossamenti cutanei e allergie
  • Affaticamento e stanchezza cronica
  • Insonnia
  • Nausea
  • Irritazione delle vie respiratorie
  • Calo della concentrazione

Effetti delle Micotossine

Alcune muffe producono micotossine, sostanze tossiche che possono avere effetti negativi sulla salute. I tricoteceni, prodotti da Stachybotrys atra e Fusarium spp., hanno manifestato acuta tossicità nei confronti dei macrofagi alveolari polmonari. È stato dimostrato in studi sperimentali che l’inalazione di tricoteceni è 20-50 volte più pericolosa dell’iniezione intravenosa. Tuttavia, le evidenze attuali suggeriscono che non è possibile inalare quantità di micotossine sufficienti a causare problemi direttamente correlati alla tossicità in condizioni normali di esposizione domestica.

Categorie più Vulnerabili

Le seguenti categorie di persone dovrebbero prestare particolare attenzione e stare alla larga da ambienti con umidità e muffa:

  • Neonati e bambini
  • Persone anziane
  • Soggetti asmatici
  • Persone con problemi dermatologici (eczema atopico)
  • Soggetti immunocompromessi (pazienti oncologici, trapiantati, malati di AIDS)
  • Persone con malattie polmonari croniche (BPCO)

È dimostrato che l’esposizione alle muffe e/o umidità domestica si associa alla maggiore prevalenza di sintomi respiratori, asma e danni funzionali respiratori, con una relazione positiva tra la muffa visibile e la tosse notturna e diurna dei bambini.

Condizioni Favorevoli allo Sviluppo delle Muffe

Le condizioni ottimali per lo sviluppo delle muffe sono:

  • Temperatura compresa tra 18°C e 40°C (generalmente superiore ai 20°C)
  • Umidità relativa tra il 75% e il 95%
  • Scarsa ventilazione
  • Luoghi poco illuminati

Le muffe fungine non crescono al di sotto di un’umidità relativa dell’80%, o al di sotto del 75% in un range di temperature tra 5°C e 40°C. Generalmente sono le abitazioni al piano terra e le parti della casa esposte a ovest e nord-ovest quelle più soggette alla formazione di muffe, perché più fredde e con maggiore risalita di umidità dal terreno.

Riferimenti Normativi Italiani

  • Decreto Ministeriale del 26/6/2015 – Calcolo secondo norma UNI EN ISO 13788
  • Accordo del 27 settembre 2001 – “Linee di indirizzo per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati” (G.U. del 27 novembre 2001, n. 276 S.G., S.O. n. 252)
  • Accordo Stato Regioni del 18 novembre 2010 – “Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma” (G.U. del 13 gennaio 2011)

Fonti e Bibliografia

Fonti Istituzionali Internazionali

  1. OMS – WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould, 2009
  2. Institute of Medicine (IOM) – Damp Indoor Spaces and Health, 2004
  3. OMS/HEAL – Linee Guida per la Qualità dell’Aria Indoor, 2009

Fonti Istituzionali Italiane

  1. Ministero della Salute – Opuscolo “Umidità e Muffe”, 2015 (www.salute.gov.it)
  2. Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento Indoor
  3. EpiCentro ISS – Oms: le linee guida 2009 per la qualità dell’aria indoor (www.epicentro.iss.it)
  4. ARPA Veneto – Monitoraggio spore fungine e allergia alle muffe

Fonti Medico-Scientifiche

  1. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Allergia alle muffe
  2. Salo P, et al. (2007). Exposure to Alternaria alternata in US homes is associated with asthma symptoms. DOI: 10.1016/j.jaci.2006.07.037
  3. Sugui J. (2014). Aspergillus fumigatus and related species. DOI: 10.1101/cshperspect.a019786
  4. Rid R. (2008). Cladosporium herbarum TCTP is an IgE-binding antigen. DOI: 10.1016/j.molimm.2007.06.002
  5. Hedayati M, et al. (2007). Aspergillus flavus: human pathogen, allergen and mycotoxin producer. DOI: 10.1099/mic.0.2007/007641-0
  6. Betancourt D. (2013). Microbial volatile organic compound emissions from Stachybotrys chartarum. DOI: 10.1186/1471-2180-13-283
  7. Thermo Fisher Scientific – Mold Allergen Fact Sheet

Standard e Normative Tecniche

  1. UNI EN ISO 13788 – Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia
  2. UNI EN ISO 10211 – Ponti termici in edilizia
  3. Consorzio POROTON Italia – Fenomeni di condensa nelle murature
  4. Consiglio Nazionale Geometri – Umidità e muffe negli edifici: rischi per la salute

Disclaimer: Le informazioni contenute in questo documento hanno finalità esclusivamente informative e divulgative. Non sostituiscono in alcun modo il parere medico professionale. In caso di sintomi o patologie correlate all’esposizione a muffe, consultare sempre un medico specialista.

 

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