Impermeabilizzazione pre-getto: il vincolo blind-side, il principio dell'adesione al calcestruzzo, la barriera al gas radon e il quadro normativo
Articolo tecnico. Fisica dell'adesione al getto, dettagli costruttivi, gas radon e quadro normativo dell'impermeabilizzazione pre-applicata delle strutture interrate.
Renzo-ArtHome, Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita
Abstract. L'impermeabilizzazione pre-getto (con membrana pre-applicata) è quella in cui la barriera viene posata contro il sistema di sostegno dello scavo prima del getto della struttura in calcestruzzo armato, che viene poi realizzato direttamente contro di essa. Non è, nella grande maggioranza dei casi, una preferenza progettuale: è la risposta alla condizione blind-side, un vincolo di sito, l'impossibilità di accedere alla faccia esterna dell'opera una volta costruita. Questo lavoro isola il nodo ingegneristico che governa il comportamento di questi sistemi: l'adesione al getto e la conseguente prevenzione della migrazione laterale dell'acqua, oggi una grandezza definita da un metodo di prova europeo. Da questo principio discendono l'anatomia e la classificazione delle tecnologie, la qualificazione del prodotto secondo il quadro europeo della marcatura CE, la logica della dettagliatura (cioè della progettazione dei dettagli), i modi di rottura in cantiere e l'inquadramento progettuale secondo il codice di pratica BS 8102:2022 e i Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia. La tesi di fondo è che il pre-getto non è un prodotto ma un sistema, e che la sua affidabilità si decide sui dettagli, sulle chiusure e sui confinamenti, sulla sigillatura di ogni corpo passante e sulla sopravvivenza della membrana alle lavorazioni, non sul campo continuo. A questo si aggiunge una seconda funzione, oggi non più eludibile nel nuovo e nella ristrutturazione: la stessa barriera controterra deve escludere non solo l'acqua ma anche il gas radon che risale dal suolo. Le sue vie d'ingresso coincidono con quelle dell'acqua, la sua pericolosità sanitaria è documentata, e la sua prevenzione è ormai un obbligo esplicito dei Criteri Ambientali Minimi. Il pre-getto diventa così il luogo in cui si decide, con un unico strato esterno, la tenuta a due fluidi, l'acqua liquida sotto battente e il gas del terreno.
Indice
- 1. Introduzione: una distinzione fisica prima che terminologica
- 2. La condizione blind-side come vincolo di sito
- 3. Adesione al getto e migrazione laterale dell'acqua
- 3.1 Il meccanismo del legame
- 3.2 Adeso e non adeso: il modo di rottura
- 3.3 La migrazione laterale come grandezza misurabile
- 3.4 Legame meccanico, adesivo e misto
- 4. Anatomia e famiglie tecnologiche della membrana pre-applicata
- 4.1 Struttura della membrana
- 4.2 Le famiglie tecnologiche
- 4.3 Funzioni aggiuntive: barriera ai gas e comportamento al vapore
- 4.4 Criteri di scelta
- 5. La qualificazione del prodotto: marcatura CE, EN 13967 e la via dell'ETA
- 6. È un sistema, non un prodotto: la dettagliatura
- 7. La sopravvivenza in cantiere
- 8. Inquadramento progettuale: la logica di BS 8102:2022
- 8.1 Gradi di prestazione e tipi di protezione
- 8.2 L'aggancio agli Eurocodici
- 8.3 Protezione combinata: non affidarsi a una sola linea di difesa
- 8.4 Il progettista dell'impermeabilizzazione
- 9. Il secondo fluido: il radon e la barriera al gas del suolo
- 9.1 Cos'è il radon e perché è un rischio documentato
- 9.2 Un fluido che non ha bisogno del battente
- 9.3 La membrana come barriera al gas, e perché non basta sigillare
- 9.4 La difesa combinata contro il gas
- 9.5 La misura, non la mappa. Il quadro normativo italiano
- 10. Il quadro italiano degli appalti pubblici: i Criteri Ambientali Minimi
- 11. Conclusioni sull’impermeabilizzazione pre-getto
- Fonti
- Nota metodologica e verifiche residue
1. Introduzione: una distinzione fisica prima che terminologica
Nella pratica dell'impermeabilizzazione controterra si contrappongono due famiglie di soluzioni che differiscono per il momento in cui la barriera viene messa in opera rispetto alla struttura.
Nell'impermeabilizzazione post-getto la struttura in calcestruzzo armato viene realizzata per prima, e la barriera è applicata in un secondo tempo sulla sua faccia esterna (positiva, rivolta verso l'acqua) oppure, in alcune configurazioni, sulla faccia interna (negativa). È la soluzione tradizionale delle costruzioni interrate quando la faccia esterna dell'opera resta accessibile allo scavo, alla posa e al successivo rinterro.
Nell'impermeabilizzazione pre-getto la sequenza è rovesciata. La membrana viene posata per prima, contro il sistema che sostiene lo scavo (magrone, pali, diaframmi, o la struttura confinante), e il calcestruzzo, gettato o proiettato, viene messo in opera direttamente contro di essa. Concettualmente la membrana funziona come faccia di casseratura permanente sul lato esterno dell'opera: quando il getto matura, resta a contatto intimo con la barriera e ne diventa il supporto definitivo.

La terminologia internazionale distingue in modo netto le due condizioni. Le membrane pre-applicate (pre-applied) sono quelle destinate al pre-getto; l'espressione blind-side, resa in italiano come faccia cieca o faccia non accessibile, indica la situazione in cui la faccia esterna dell'opera non sarà più raggiungibile dopo la costruzione, e che rende obbligata la scelta pre-getto. È bene chiarire un equivoco ricorrente: faccia negativa e blind-side non sono sinonimi. La prima si riferisce all'applicazione sul lato interno di una struttura esistente per contrastare l'acqua dall'interno; la seconda a una posa pre-getto sul lato esterno, non accessibile. Il codice di pratica britannico BS 8102:2022, che sarà affrontato nel dettaglio più avanti, ha introdotto proprio in questa revisione una differenziazione esplicita tra membrane pre-applicate e post-applicate, e ha aggiunto le descrizioni di membrane bonded (a legame) e unbonded (senza legame), a testimonianza del fatto che la distinzione è oggi considerata dirimente anche sul piano normativo.
L'oggetto di questo lavoro è circoscritto alle strutture interrate in calcestruzzo armato controterra, platee e pareti, in condizioni blind-side. Restano fuori le coperture, le vasche fuori terra e l'impermeabilizzazione degli impalcati da ponte, che rispondono a logiche in parte diverse e che le stesse norme di prodotto escludono espressamente da questo campo di applicazione.
2. La condizione blind-side come vincolo di sito
Il punto che più spesso si perde, nella letteratura commerciale, è che la scelta pre-getto quasi mai nasce da una presunta superiorità del prodotto. Nasce da un vincolo. Quando la faccia esterna della struttura non sarà più accessibile dopo la costruzione, l'impermeabilizzazione post-getto non è praticabile, e la barriera deve essere posata prima del getto, contro il sostegno dello scavo.
Le condizioni che generano il vincolo blind-side sono ricorrenti e ben identificabili:
Scavi sostenuti da pali di grande diametro accostati o secanti, in cui la parete in calcestruzzo armato viene gettata direttamente contro la palificata.
Diaframmi (paratie), realizzati prima dello scavo, che costituiscono il sostegno permanente contro cui si getta la struttura interna.
Sostegni di tipo berlinese (paratie di micropali o pali con rivestimento provvisorio o definitivo).
Costruzione a confine di proprietà o in aderenza a un fabbricato esistente, dove non esiste spazio esterno per lo scavo e la lavorazione (condizioni di zero lot line).
Platee gettate su magrone in scavi profondi, dove la faccia inferiore della struttura non sarà mai più raggiungibile.
Il denominatore comune è il contesto urbano e la profondità. La pressione sugli spazi e la ricerca di superficie utile spingono a fondazioni sempre più profonde e a scavi che occupano l'intero lotto disponibile, condizioni nelle quali l'accessibilità esterna viene meno per definizione.

È importante tenere separate due variabili che il linguaggio corrente tende a confondere. Il vincolo geometrico e logistico, cioè l'accessibilità della faccia esterna, determina se si debba ricorrere al pre-getto. La presenza e il battente della falda, cioè il carico idraulico, determinano invece quanto sia aggressivo il contesto e quanto severa debba essere la protezione. Sono grandezze indipendenti: si può avere un blind-side in terreno sostanzialmente asciutto e un blind-side sotto battente di falda rilevante, e la seconda condizione è quella in cui gli errori si pagano più cari. La stessa BS 8102:2022 richiede che il battente di progetto sia concordato tra il progettista dell'impermeabilizzazione e il gruppo di progettazione sulla base di una valutazione di rischio, e prescrive di assumere condizioni cautelative in assenza di prova contraria.
Del battente va detta anche un'altra cosa, che il progetto non può delegare all'impermeabilizzazione: l'acqua di falda non è soltanto qualcosa da tenere fuori, è un carico. Sotto il livello di falda la spinta idrostatica cresce di circa 9,81 kPa per ogni metro di battente e agisce in tutte le direzioni: preme sulle pareti controterra e, da sotto, solleva la platea. Tenuta e statica vanno perciò risolte insieme: la membrana esclude l'acqua, ma è la struttura a dover stare in equilibrio, e la verifica al sollevamento è uno stato limite a sé, che l'Eurocodice 7 e le Norme Tecniche per le Costruzioni inquadrano tra gli stati limite ultimi di tipo idraulico (UPL, sollevamento per sottopressione o galleggiamento).
La letteratura ingegneristica sul tema, a partire dalla rassegna di Wong sui metodi per resistere alla sottospinta nelle sottostrutture, ordina le strategie in due famiglie, spesso combinate. La prima resiste al carico: peso proprio della struttura e zavorre (platee ispessite, riempimenti, carichi permanenti), incastro della platea nel terreno circostante, ancoraggi a trazione, tiranti o pali trattivi, che trasferiscono l'equilibrio agli strati profondi. La seconda riduce il carico: sistemi permanenti di alleggerimento della pressione sotto la platea, drenaggi con collettori e smaltimento, che abbattono il battente di progetto al prezzo di un presidio da mantenere in funzione, monitorare e manutenere per l'intera vita dell'opera: è la logica della protezione drenata, su cui si tornerà alla sezione 8.
Negli edifici esistenti, dove il pre-getto prende la forma della vasca interna gettata contro la membrana pre-applicata sulle strutture che ci sono già, la verifica non cambia natura: la nuova vasca va controllata al galleggiamento come un'opera nuova. Il contrasto viene dal peso della nuova platea, dal collegamento alla struttura esistente, con inghisaggi e ferri di ripresa che ancorano il nuovo getto a ciò che sta sopra e intorno, e dal peso dell'edificio stesso che vi si scarica. Ed è qui che la statica torna a intrecciarsi con la tenuta: ogni ancoraggio che attraversa la membrana è un corpo passante, e vale per lui tutto ciò che la sezione 6 prescrive sulla sigillatura. Il dettaglio che tiene ferma la vasca è lo stesso che, se mal sigillato, la fa gocciolare.
Resta la fase più delicata, quella costruttiva, prima che il peso della struttura sia disponibile: una vasca leggera e già stagna è, letteralmente, una barca. Qui lavorano l'aggottamento e il controllo dell'acqua di scavo, che BS 8102:2022 codifica nel Piano di Gestione dell'Acqua, e, dove serve, i dispositivi temporanei di alleggerimento nella platea, pozzetti e valvole che lasciano sfogare la pressione finché la struttura non è in grado di contrastarla, per poi essere sigillati come ogni altro corpo passante.
3. Adesione al getto e migrazione laterale dell'acqua
3.1 Il meccanismo del legame
Qui si separa un sistema pre-getto vero da un telo semplicemente steso. La differenza sta nel legame che la membrana instaura con il calcestruzzo che le viene gettato contro.
Se la membrana realizza un'adesione intima e continua con il getto, tra barriera e struttura non esiste un'intercapedine continua. Non esiste, cioè, un percorso lungo cui l'acqua possa viaggiare. Se invece la membrana resta libera rispetto alla struttura, o vi aderisce solo in modo discontinuo, tra le due superfici permane una via d'acqua potenziale. Questa distinzione ha una conseguenza diretta e severa sul comportamento del sistema sotto carico idraulico, ed è la ragione per cui l'adesione al getto è il parametro che governa tutto il resto.
3.2 Adeso e non adeso: il modo di rottura
Si consideri cosa accade quando l'acqua, in un punto qualsiasi, supera la barriera: una lacerazione, una sovrapposizione mal eseguita, un difetto di posa.
In un sistema non adeso (loose-laid), l'acqua che ha oltrepassato la membrana trova l'intercapedine continua tra barriera e struttura e vi si muove lateralmente, in tutte le direzioni, sotto la spinta del battente, alla ricerca del primo punto debole del calcestruzzo: una fessura, un foro lasciato da un distanziatore, una ripresa di getto mal trattata. È lì che rientra e compare all'interno. La conseguenza è la patologia più insidiosa da diagnosticare, perché il punto d'ingresso dell'acqua nella membrana e il punto in cui la macchia si manifesta all'interno possono trovarsi a metri di distanza. In condizioni blind-side, dove la faccia esterna non è più raggiungibile, questo rende l'intervento correttivo estremamente difficile: sigillare il punto visibile dall'interno non ferma l'acqua, che continua a migrare fino a trovare un'altra via.
Chi sta in cantiere questo comportamento lo vede a occhio nudo, prima ancora del getto. Quando il telo è steso ma i suoi bordi non sono ancora sigillati, basta sollevarne un lembo con la falda viva o dopo una pioggia: sopra il piano è asciutto, sotto l'acqua scorre normalmente, veicolata tra supporto e manto verso il punto più basso. È la dimostrazione fisica di che cosa un manto è e di che cosa non è: non ferma l'acqua, la separa dall'ambiente che protegge. Impedisce che venga su, questo sì; ma sotto continua a muoversi come se il telo non ci fosse. E finché quella libertà di movimento resta, ogni lembo aperto, ogni terminazione non chiusa, ogni corpo passante non sigillato è una porta pronta a farla rientrare. Per questo la sigillatura di tutti i confinamenti del telo, su cui si tornerà alla sezione 6, non è una finitura: è l'atto che trasforma un manto in una barriera.

In un sistema pienamente adeso, il legame continuo tra membrana e calcestruzzo impedisce che l'acqua, superata la barriera in un punto, possa migrare lungo l'interfaccia. L'eventuale breccia resta localizzata. Anche nel caso peggiore, quello in cui una lacerazione della membrana coincida con una fessura o un punto debole del calcestruzzo, la perdita è confinata in prossimità del difetto e può essere individuata e riparata con interventi puntuali. La prevedibilità del punto di rientro, e la sua vicinanza al punto d'ingresso, è il vantaggio ingegneristico decisivo dei sistemi adesi.

Questo principio è oggi riconosciuto in sede normativa. La revisione 2022 di BS 8102 ha introdotto la definizione di membrana fully bonded (a legame pieno) e, nella descrizione aggiornata delle membrane in foglio, segnala esplicitamente che i fogli dispongono di tecnologie diverse per realizzare il legame ed evitare il water tracking, cioè la migrazione dell'acqua all'interfaccia. Il fatto che il codice di pratica dedichi una definizione al legame pieno e ne colleghi la funzione alla prevenzione del tracking conferma che l'adesione non è un dettaglio prestazionale tra i tanti, ma il criterio che qualifica il sistema.
3.3 La migrazione laterale come grandezza misurabile
Il punto più importante, e quello che eleva il ragionamento sopra il livello dello slogan commerciale, è che la migrazione laterale dell'acqua all'interfaccia non è un concetto qualitativo, ma una grandezza definita da un metodo di prova normalizzato a livello europeo.
Il Documento per la Valutazione Europea EAD 030378-00-0605, elaborato dall'EOTA (European Organisation for Technical Assessment, l'organizzazione europea degli organismi di valutazione tecnica) e dedicato alle membrane in foglio flessibili pre-applicate e completamente aderenti, definisce tra le caratteristiche essenziali del prodotto la "resistenza al danno, scorrimento dell'acqua in caso di perdita" (resistance to damage, water creep at leakage). La prova simula esattamente la condizione peggiore. Su un provino di calcestruzzo con la membrana aderente, maturato in acqua per almeno 28 giorni, si pratica nella membrana un foro circolare di diametro maggiore o uguale a 25 mm, simulando una lesione. Si applica quindi acqua colorata a una pressione di 500 kPa per 7 giorni. Al termine, rilasciata la pressione e rimossa la membrana dal calcestruzzo, si misura lo scorrimento dell'acqua come massima distanza raggiunta dalla superficie colorata a partire dal bordo del foro. Il valore massimo tra i provini viene dichiarato nella valutazione tecnica del prodotto.
In altre parole, la prova trasforma il concetto di adesione in un numero. Il risultato è una distanza in millimetri: quanta strada l'acqua è riuscita a fare tra membrana e calcestruzzo partendo dal foro, spinta dalla pressione di 500 kPa fissata dal metodo di prova dell'EAD 030378-00-0605 (EOTA, "resistance to damage, water creep at leakage"). Tradotta in colonna d'acqua, con circa 9,81 kPa per metro, quella pressione corrisponde a un battente di circa 50 metri. Se la membrana è davvero adesa, il colorante si ferma a pochi millimetri dal foro: l'acqua non ha trovato strada. Se il legame è debole, il colorante si ritrova lontano: l'acqua ha viaggiato all'interfaccia. Così la domanda che conta, se cioè quella membrana impedisca o no all'acqua di correre sotto di sé, smette di essere uno slogan commerciale e diventa un numero scritto nella valutazione tecnica del prodotto, che chi specifica può leggere e confrontare.

3.4 Legame meccanico, adesivo e misto
All'interno della famiglia delle membrane pre-applicate a legame, la letteratura tecnica e la pratica industriale distinguono i modi con cui la membrana si vincola al calcestruzzo.
Nel legame meccanico la faccia della membrana rivolta al getto presenta un tessuto non tessuto (fleece) o una finitura fibrosa: durante la presa, il calcestruzzo ingloba le fibre e la membrana non può più essere staccata. È un ancoraggio efficace sul piano meccanico. Nel legame adesivo, tipicamente realizzato con adesivi sensibili alla pressione o con rivestimenti adesivi a granuli, si stabilisce un contatto continuo che sigilla in modo intimo membrana e calcestruzzo. Alcuni prodotti dichiarano un legame misto, meccanico e adesivo insieme, combinando l'ancoraggio del fleece con la tenuta dell'adesivo.
Su questa distinzione fine è opportuna una precisazione di metodo. La contrapposizione tra legame meccanico e legame adesivo è sostenuta con particolare enfasi dalla documentazione dei produttori di sistemi a legame adesivo, ed è quindi anche, in parte, un posizionamento commerciale. Il principio robusto, quello che si può affermare senza riserve, è che un sistema pienamente adeso e continuo previene la migrazione laterale, mentre un sistema libero non la previene. La graduatoria fine tra le diverse tecnologie di legame va valutata caso per caso, sulla base della prestazione dichiarata e verificabile del singolo sistema, non assunta come gerarchia astratta. Il criterio corretto non è lo slogan, ma il valore di scorrimento dell'acqua e di resistenza al distacco (peel) dichiarati nella valutazione tecnica, letti alla luce del battente di progetto.
4. Anatomia e famiglie tecnologiche della membrana pre-applicata
4.1 Struttura della membrana
La descrizione più rigorosa e neutra della membrana pre-applicata fully bonded si trova nel già citato EAD 030378-00-0605. Il prodotto è un foglio flessibile in materiale plastico o gommoso (per esempio poliolefine, PVC, EPDM) costituito da almeno due strati laminati, con un lato liscio e un lato rugoso. Il lato liscio, rivolto verso l'acqua, svolge la funzione di barriera all'ingresso dell'acqua. Il lato rugoso, rivolto verso il calcestruzzo, realizza il legame pieno e permanente con il getto e protegge dalla migrazione laterale dell'acqua tra barriera e substrato. Il prodotto è inoltre capace di ponte sulle fessure (crack bridging). Fanno parte del sistema, come componenti, gli elementi di giunzione (nastri adesivi, bande autoadesive, colle) e i dettagli di tenuta (angolari e bande sagomate).
Questa architettura a due funzioni distinte, tenuta sul lato acqua e legame sul lato calcestruzzo, è la sintesi fisica di tutto ciò che si è detto: la barriera esclude l'acqua, l'adesione impedisce che, in caso di breccia, l'acqua possa correre.
4.2 Le famiglie tecnologiche
Membrane in foglio polimeriche a legame. Sono la tecnologia di riferimento per le applicazioni verticali blind-side e per le platee. I supporti più diffusi sono le poliolefine flessibili (FPO/TPO) e il polietilene ad alta densità (HDPE), accoppiati allo strato di legame e alla finitura che si integra con il calcestruzzo fresco. Il supporto polimerico assicura la barriera e la resistenza meccanica necessaria a sopravvivere alle fasi di cantiere; il lato rugoso realizza il legame.
Active core liners (già geocompositi bentonitici). BS 8102:2022 ha ridenominato in active core liners quelli che in precedenza erano indicati come geosynthetic clay liners, cioè i sistemi a nucleo attivo basati, storicamente, sulla bentonite sodica. Il principio di funzionamento è il rigonfiamento a contatto con l'acqua: la bentonite, idratandosi, aumenta di volume e sigilla, con capacità di autosigillatura in caso di piccole lesioni. Il funzionamento è però condizionato al confinamento del materiale, che deve essere trattenuto per sviluppare la pressione di rigonfiamento, e alle condizioni di idratazione. La stessa revisione normativa segnala che queste tecnologie si presentano oggi in forme diverse, disponibili sia pre-applicate sia post-applicate, e richiama l'attenzione sulla preparazione del substrato e sulle soluzioni per le sovrapposizioni.
Membrane in asfalto mastice. Un tempo associate alla sola bentonite, possono oggi combinare bentonite, polimeri o entrambi, secondo la revisione della norma.
Le tre famiglie vanno lette alla luce del criterio della sezione 3, che però vi si applica in modi diversi. Nelle membrane in foglio la difesa contro la migrazione laterale è il legame continuo con il getto; nei sistemi a nucleo attivo la funzione equivalente è svolta dal rigonfiamento sotto confinamento. Per quei sistemi la pressione di confinamento, su cui si tornerà a proposito della dettagliatura, è ciò che l'adesione è per i fogli: la condizione che impedisce all'acqua di correre.
4.3 Funzioni aggiuntive: barriera ai gas e comportamento al vapore
Molte membrane pre-applicate offrono, oltre alla tenuta all'acqua, una funzione di barriera ai gas del terreno. La resistenza ai gas nocivi, in particolare metano e anidride carbonica, e la limitazione dell'ingresso del radon da fonti naturali, sono prestazioni rilevanti nei siti contaminati o a rischio radon, e vengono dichiarate con riferimento ai protocolli specifici di settore, distinti da quelli idraulici. Su questa funzione, che nel nuovo e nella ristrutturazione ha assunto un rilievo normativo esplicito, si torna in dettaglio alla sezione 9: il radon non è un accessorio prestazionale della membrana, ma il secondo fluido che la barriera controterra deve escludere.
Quanto al comportamento al vapore, l'EAD prevede tra le caratteristiche essenziali la proprietà di trasmissione del vapore acqueo, determinata secondo EN 1931, con dichiarazione del fattore di resistenza alla diffusione del vapore. Va usata qui la terminologia corretta: si parla di permeabilità al vapore, diffusione del vapore e resistenza alla diffusione, non di traspirazione dell'involucro nel senso improprio del termine. Molte di queste membrane presentano una resistenza alla diffusione del vapore elevata, coerente con la loro funzione di barriera.
4.4 Criteri di scelta
La selezione della membrana, sul piano tecnico e non commerciale, discende dal battente idraulico atteso, dalla geometria dell'opera e dalla complessità dei dettagli, dalla compatibilità con la sequenza costruttiva e con il tipo di sostegno dello scavo, dalla necessità di funzioni aggiuntive (barriera ai gas, comportamento al vapore) e dai valori dichiarati nelle rispettive valutazioni tecniche. La logica corretta è ragionare per categorie tecnologiche e per prestazioni verificabili, evitando la deriva verso la singola scheda di prodotto. Su un punto conviene essere espliciti, perché è lì che il criterio diventa operativo: per lo scorrimento dell'acqua in caso di perdita il quadro europeo definisce il metodo di prova, non una soglia di accettazione. Il valore dichiarato serve dunque a due cose: a confrontare i prodotti a parità di condizioni di prova, e a fissare in capitolato un requisito esplicito, un valore massimo ammesso commisurato al battente di progetto, che la direzione lavori possa poi verificare sulla documentazione di sistema.
5. La qualificazione del prodotto: marcatura CE, EN 13967 e la via dell'ETA
Questo è il punto che una parte della pubblicistica tecnica tratta in modo impreciso, ed è un punto che merita chiarezza, perché tocca la legittimità stessa dell'impiego del prodotto in opera.
Le membrane per impermeabilizzazione destinate all'edilizia ricadono nel campo del Regolamento Prodotti da Costruzione (Regolamento UE n. 305/2011), che impone la marcatura CE attraverso una dichiarazione di prestazione (DoP). Per le barriere contro l'acqua del terreno (Tipo T), le caratteristiche di prodotto sono determinate secondo le norme europee armonizzate EN 13967 per le membrane plastiche e gommose e EN 13969 per le membrane bituminose. La norma EN 13967, nel titolo, riguarda i fogli flessibili per impermeabilizzazione, comprese le membrane plastiche e gommose per il rivestimento impermeabile (tanking) di piani interrati.
Il nodo è il seguente. Una membrana pre-applicata completamente aderente non è pienamente coperta dalla norma armonizzata EN 13967, e la ragione è tecnica, non formale: la norma armonizzata è definita per un uso previsto diverso. Il foglio impermeabile contemplato da EN 13967 è applicato su calcestruzzo già indurito, mentre il prodotto pre-applicato è installato prima del getto e realizza il legame con il calcestruzzo fresco. Da qui la necessità di caratteristiche aggiuntive e specifiche. Per questo motivo, la via di qualificazione propria delle membrane pre-applicate fully bonded è la Valutazione Tecnica Europea (ETA), rilasciata sulla base del Documento per la Valutazione Europea EAD 030378-00-0605 (EOTA, 2018), che si conclude anch'essa con la marcatura CE. Nella pratica di mercato convivono entrambe le situazioni: alcuni prodotti dichiarano la marcatura CE con riferimento a EN 13967, altri seguono la via dell'ETA sull'EAD dedicato. La comprensione di questa distinzione è essenziale in fase di specifica di capitolato e di verifica della documentazione di prodotto, perché indica quali caratteristiche il fabbricante ha effettivamente dichiarato e con quali metodi di prova. Questo quadro è coerente con quanto documentato dalla letteratura tecnica di rassegna sulle membrane pre-applicate a legame in Europa e Nord America, che colloca la qualificazione tra le norme armonizzate EN 13967 ed EN 13969 e la via dell'ETA sull'EAD 030378-00-0605. Va precisato il perimetro: il percorso qui descritto riguarda le membrane in foglio pre-applicate a legame pieno; le altre famiglie tecnologiche, a partire dai sistemi a nucleo attivo, seguono vie di qualificazione proprie, che esulano da questo lavoro.
Il contenuto tecnico dell'EAD è istruttivo perché elenca le caratteristiche essenziali che qualificano un prodotto pre-applicato, e che vanno ben oltre la sola tenuta. Tra queste:
Tenuta all'acqua, determinata secondo EN 1928, procedura B, a una pressione di almeno 60 kPa (la soglia associata in EN 13967 alle membrane di Tipo T, destinate al tanking).
Capacità di ponte sulle fessure (crack bridging), con requisito di ponte fino a 2,0 mm di ampiezza di fessura. La prova prevede il getto di due prismi di calcestruzzo C30/37 contro la membrana, che vengono poi allontanati fino a 2,0 mm mantenendo la pressione d'acqua di prova per 28 giorni.
Resistenza al distacco (peel a 180 gradi) dal calcestruzzo, valutata anche dopo immersione in acqua, dopo esposizione a temperatura elevata (70 gradi) e dopo pulizia della membrana.
Resistenza al danno, scorrimento dell'acqua in caso di perdita, la prova di migrazione laterale descritta al paragrafo 3.3.
Tenuta dei giunti (con nastro adesivo e giunti a T) e tenuta in condizioni d'uso (prova in vasca), che simula pre-applicazione, getto successivo e giunto di ripresa, con battente di prova fino a 500 kPa e fattore di sicurezza 2,5.
Resistenza meccanica (trazione, allungamento), resistenza al carico statico e all'urto, resistenza allo strappo.
Resistenza all'invecchiamento termico, resistenza agli alcali in soluzione a pH elevato (rilevante perché l'acqua interstiziale del calcestruzzo è fortemente alcalina) e resistenza agli acidi.
Comportamento a bassa temperatura (fino a meno 45 gradi) e reazione al fuoco.
Forza di aderenza dopo invecchiamento in acqua e per via termica.
Il sistema di valutazione e verifica della costanza della prestazione (AVCP) applicabile è il sistema 2+, con l'eccezione degli usi soggetti a regolamentazione sulla reazione al fuoco. La vita utile di progetto assunta nell'EAD è di 50 anni, con la precisazione che il dato non costituisce garanzia ma espressione della durata economicamente ragionevole attesa. Questo insieme di caratteristiche è la migliore descrizione, tecnica e verificabile, di cosa significhi qualificare un sistema pre-getto: non un foglio impermeabile, ma un prodotto che deve dimostrare tenuta, legame, resistenza alla migrazione, sopravvivenza al cantiere e durabilità.
6. È un sistema, non un prodotto: la dettagliatura
Se c'è una tesi che l'esperienza di cantiere impone, è che un'impermeabilizzazione pre-getto tiene o cede sui dettagli, non sul campo continuo della membrana. I punti critici sono le terminazioni, gli attraversamenti, i giunti e i raccordi, ed è lì che i sistemi falliscono davvero.
Conviene dirlo senza giri di parole: stendere il telo è la parte che chiunque sa fare, e il telo non è il sistema. Il sistema sono le chiusure e i confinamenti. Ogni corpo che attraversa la membrana, un passaggio impiantistico, un tirafondo, i ferri di ripresa lasciati in attesa dei getti successivi, è un foro praticato nella barriera: o viene sigillato singolarmente, con i collari, le bande sagomate e i mastici che ne fanno parte, oppure è una via d'acqua e di gas consegnata all'opera finita. E ogni terminazione non confinata, un lembo libero, un risvolto aperto, una testa non fissata, è il punto da cui la barriera smette di essere tale.
BS 8102:2022 dedica alla continuità e alla dettagliatura dei sistemi di Tipo A (barriera) una parte significativa della revisione, segno che il problema è riconosciuto come centrale. La norma chiarisce che le barriere dovrebbero essere continue, e ha introdotto una clausola specifica sugli attraversamenti strutturali e sui carichi trasmessi attraverso la barriera impermeabile. L'obiettivo dichiarato è duplice: indurre il progettista a considerare la dettagliatura come elemento vitale per la continuità dell'impermeabilizzazione, e assicurare che, quando si adotta una membrana esterna, il sistema continui a funzionare anche qualora perda il proprio supporto per effetto di un cedimento. Questa seconda condizione è la traduzione normativa esatta del problema del sistema non adeso: una membrana che, persa l'aderenza, lascia aperta la via alla migrazione.
I punti di dettaglio che ogni progetto pre-getto deve risolvere sono, in particolare:
Attraversamenti e corpi passanti. La revisione normativa spinge verso l'uso di attraversamenti annegati nel getto (cast-in), predisposti in coordinamento con la progettazione impiantistica prima della realizzazione del calcestruzzo, per limitare il numero di penetrazioni successive e i punti deboli che ne derivano. Gli attraversamenti che restano, compresi i ferri di ripresa e gli spezzoni d'armatura che bucano la membrana in attesa dei getti successivi, vanno sigillati uno a uno con i componenti del sistema: nessun corpo passante si sigilla da sé.
Teste palo e raccordo con il sostegno. La revisione ha sostituito il singolo dettaglio di raccordo palo-platea con tre dettagli distinti, relativi alle transizioni attraverso le pareti, in corrispondenza dei plinti su pali e delle teste dei pali. È la fotografia di quanto questi nodi siano difficili e specifici.
Riprese di getto (giunti di costruzione), da trattare con profili di tenuta e sistemi complementari coerenti con il sistema di impermeabilizzazione.
Giunti tra teli: sovrapposizioni, saldature o adesivi, con la continuità della barriera come requisito non negoziabile. Non a caso l'EAD dedica prove specifiche alla tenuta dei giunti a nastro e dei giunti a T, e alla loro resistenza a taglio anche dopo invecchiamento in acqua.
Giunti di movimento, oggetto di una clausola dedicata: il progettista deve comprendere i movimenti attesi e il fornitore deve garantire che il prodotto sia idoneo sia ai movimenti sia alle condizioni ambientali.
Profili di tenuta (waterstop), che la norma richiede di progettare come sistema continuo. Un punto metodologico importante è che la rete dei waterstop va vista in tre dimensioni, e non ragionata soltanto attraverso una sezione: è nei nodi tra elementi, dove i profili si incontrano, che la continuità si perde più facilmente.


C'è infine la condizione del confinamento, che per i sistemi a nucleo attivo non è un dettaglio esecutivo ma il presupposto stesso del funzionamento. La manualistica specialistica di settore indica il mantenimento di una pressione di confinamento minima e continua come criterio preliminare di progetto: la bentonite sviluppa la propria tenuta solo se il rigonfiamento avviene contro un contrasto, e la documentazione tecnica dei produttori quantifica tipicamente questa pressione in valori dell'ordine di 1-3 kPa. Un nucleo attivo lasciato libero di espandersi non sigilla: si disperde. Il principio, in forma meno perentoria, vale per ogni membrana: i lembi vanno compressi contro il supporto, le terminazioni fissate e protette, i risvolti chiusi. Una barriera vale quanto valgono le sue chiusure.

Il filo conduttore è che la continuità della barriera si interrompe ai dettagli, e che deve essere il progetto a risolverli. Affidare la soluzione dei nodi all'improvvisazione del posatore, in un sistema destinato a diventare inaccessibile, è la premessa del difetto latente.
7. La sopravvivenza in cantiere
C'è un aspetto che la trattazione teorica tende a trascurare e che il cantiere impone con evidenza: la membrana pre-applicata deve sopravvivere, fisicamente, a tutto ciò che le viene messo sopra prima e durante il getto. Il modo di rottura reale, in molti casi, non è idraulico ma meccanico, e avviene nella fase costruttiva, prima ancora che l'opera veda l'acqua.
Dopo la posa, la membrana subisce il transito degli operatori, la posa dell'armatura, l'appoggio dei distanziatori, il getto o la proiezione del calcestruzzo e la vibrazione. Ognuna di queste fasi è un'occasione di danneggiamento: il punzonamento da parte dei distanziatori o delle barre di armatura, le lacerazioni da transito, le sollecitazioni durante il getto. Una membrana danneggiata prima del getto, e non riparata, introduce esattamente quel difetto localizzato che, in un sistema non perfettamente adeso, innesca la migrazione.

C'è poi un secondo aspetto, meno visibile del danneggiamento: il getto non è soltanto una minaccia, è l'atto in cui il legame si realizza. L'adesione su cui l'intero sistema si regge nasce dal contatto intimo tra il calcestruzzo fresco e la faccia rugosa della membrana: un calcestruzzo poco lavorabile, una vibrazione carente, un nido di ghiaia all'interfaccia producono zone di legame mancante senza che la membrana sia mai stata toccata, cioè esattamente il difetto che il sistema teme. La prova in vasca dell'EAD, che simula per intero la sequenza reale di pre-applicazione e getto successivo, misura anche questo: la qualità del getto è parte della prestazione della barriera, non un fatto successivo ad essa.
Non è un caso che l'EAD includa tra le caratteristiche essenziali la resistenza al carico statico e la resistenza all'urto, cioè proprio la capacità di sopravvivere alle sollecitazioni meccaniche di cantiere. Ancora più significativo è il fatto che l'EAD normi due prove specifiche di comportamento dopo sporcamento: la resistenza al distacco dopo pulizia e lo scorrimento dell'acqua dopo pulizia. In queste prove la membrana viene deliberatamente imbrattata con terreno limoso steso a rullo, lasciata essiccare per almeno due giorni, poi pulita con getto d'acqua, e solo dopo si verifica se il legame con il calcestruzzo regge. È il riconoscimento, in sede normativa, di una realtà di cantiere: la membrana pre-applicata resta esposta prima del getto, si sporca, e la sua capacità di legarsi al calcestruzzo deve sopravvivere anche a questo.

La revisione 2022 di BS 8102 ha recepito questa consapevolezza in modo esplicito. La sezione sui problemi generali di costruzione è stata ampliata con clausole dedicate alla continuità in fase costruttiva e alla protezione dei sistemi di impermeabilizzazione, con l'obiettivo di evitare i danni provocati dalle lavorazioni successive (follow-on trades) e di garantire installazioni robuste. Coerentemente, la sezione sui difetti è stata estesa per considerare non solo i difetti di progetto, ma anche quelli causati dalle lavorazioni e dalle operazioni di cantiere delle squadre che intervengono dopo la posa della membrana. Il diagramma di flusso della progettazione è stato aggiornato per includere installazione, messa in servizio e manutenzione, a segnalare che la fase esecutiva è parte integrante del progetto e non un momento separato.
Sul fronte dell'acqua in cantiere, la revisione ha introdotto il requisito di un Piano di Gestione dell'Acqua (Water Management Plan) e ha ampliato la guida sull'aggottamento (dewatering) e sulla mitigazione dei danni in caso di allagamento o fuoriuscita d'acqua. Il controllo dell'acqua durante la costruzione, prima che il sistema definitivo sia in grado di svolgere la propria funzione, è esso stesso parte della strategia di impermeabilizzazione.
La conseguenza operativa è che il controllo qualità in posa non è un adempimento formale. L'ispezione della membrana prima del getto, la sua protezione dalle lavorazioni successive e la riparazione puntuale di ogni danno rilevato sono le attività che, più di ogni altra, determinano se il sistema funzionerà. In condizioni blind-side, dove non ci sarà una seconda occasione dall'esterno, la fase che precede il getto è l'ultima in cui il difetto è ancora visibile e correggibile.
8. Inquadramento progettuale: la logica di BS 8102:2022
L'impermeabilizzazione interrata è materia di progetto prima che di prodotto. Il riferimento internazionale più strutturato in questo campo è il codice di pratica britannico BS 8102, la cui edizione vigente, "Protection of below ground structures against water ingress. Code of practice", è stata pubblicata il 31 marzo 2022 in sostituzione dell'edizione 2009. Va inquadrato correttamente per il lettore italiano: è un codice di pratica britannico, non una norma cogente in Italia, ma è ampiamente utilizzato come riferimento tecnico internazionale e, come si vedrà, si aggancia agli Eurocodici che sono invece parte del quadro normativo europeo e italiano.
8.1 Gradi di prestazione e tipi di protezione
BS 8102 organizza il progetto attorno a due assi distinti, la cui separazione è il punto più frequentemente frainteso.
Il primo asse è il grado di prestazione (grade), che descrive l'ambiente interno che la struttura interrata deve garantire in funzione della destinazione d'uso. L'edizione 2022 ha portato i gradi da tre a quattro, articolandoli in 1a, 1b, 2 e 3, e ne ha rimosso gli esempi d'uso, che generavano confusione perché dipendono sempre dalla destinazione concreta:
Grado 1a: sono tollerabili trafilamenti e aree umide da fonti interne ed esterne, purché non pregiudichino l'uso previsto; può essere necessario un drenaggio interno.
Grado 1b: nessun trafilamento; sono tollerabili aree umide da fonti interne ed esterne.
Grado 2: nessun trafilamento; sono tollerabili aree umide dovute all'umidità dell'aria interna e alla condensa, con eventuali misure per gestire vapore e condensa.
Grado 3: non è accettabile alcun ingresso d'acqua né area umida; sono necessarie ventilazione, deumidificazione o climatizzazione appropriate alla destinazione d'uso.
Il secondo asse è il tipo di protezione, cioè il modo con cui la tenuta viene realizzata. BS 8102 mantiene la classificazione in tre tipi:
Tipo A, protezione a barriera: la tenuta è affidata a una barriera applicata, esterna o interna, che può essere pre-applicata o post-applicata (membrane in foglio, membrane liquide, active core liners, asfalto mastice, rivestimenti cementizi e cristallizzanti). L'impermeabilizzazione pre-getto oggetto di questo lavoro appartiene al Tipo A, nella sua declinazione esterna pre-applicata.
Tipo B, protezione strutturalmente integrale: la tenuta è affidata alla struttura stessa in calcestruzzo armato, progettata e realizzata come impermeabile (watertight), eventualmente con additivi impermeabilizzanti e con profili di tenuta progettati come sistema continuo.
Tipo C, protezione drenata: si accetta che l'acqua possa penetrare la struttura esterna e la si gestisce, raccogliendola in un'intercapedine drenata e convogliandola a un punto di smaltimento, tipicamente con pompa.
Grado e tipo non vanno confusi: il grado dice quale ambiente interno va garantito, il tipo dice come lo si ottiene. La scelta del tipo, o della combinazione di tipi, è una decisione progettuale distinta, governata dalla valutazione di rischio.
8.2 L'aggancio agli Eurocodici
Un punto significativo per il progettista che opera in ambito europeo è la mappatura, introdotta nella revisione, tra i gradi di prestazione e le classi di tenuta dell'Eurocodice 2 per le strutture di contenimento liquidi (BS EN 1992-3:2006, adottata in Italia come UNI EN 1992-3). Questa mappatura informa i limiti di ampiezza delle fessure per i gradi 1a e 1b, e chiarisce che, per raggiungere i gradi 2 e 3 in ambienti interrati, il solo controllo della fessurazione non è sufficiente e servono misure aggiuntive, come la protezione combinata, l'additivo impermeabilizzante o la pre e post-tensione. È il punto in cui il codice di pratica britannico si salda a un Eurocodice che appartiene anche al quadro italiano, e rende trasferibile il ragionamento sui gradi anche fuori dal contesto britannico.
8.3 Protezione combinata: non affidarsi a una sola linea di difesa
Il principio più importante che BS 8102:2022 consegna al progettista è che, quando le conseguenze di un difetto sono rilevanti, non ci si affida a una sola barriera. La ragione è che ogni sistema ha un proprio modo di rottura: una membrana di Tipo A può essere danneggiata, forata in corrispondenza dei dettagli o perdere aderenza; un calcestruzzo di Tipo B può fessurarsi oltre i limiti di progetto, specie in corrispondenza delle riprese di getto e sotto cedimenti o movimenti termici imprevisti; un drenaggio di Tipo C può andare in crisi se la pompa si ferma o il canale si occlude. Combinare due tipi significa che, se si attiva il modo di rottura del primo, il secondo fornisce la ridondanza necessaria.
Il testo aggiornato ha ampliato la clausola sulla protezione combinata per includere anche le combinazioni tra sistemi di Tipo A interni ed esterni (A+A) e le combinazioni Tipo A+B+C, e ha discusso l'uso di sistemi con caratteristiche prestazionali diverse come metodo per evitare che i difetti si allineino. Per il grado 2, e a maggior ragione per il grado 3, la norma indica che il solo controllo della fessurazione non basta e che vanno adottate misure aggiuntive. La lezione per l'impermeabilizzazione pre-getto è chiara: nei contesti a battente elevato e per ambienti che non tollerano ingressi d'acqua, la membrana pre-applicata di Tipo A è spesso una componente di un sistema combinato, non l'unica difesa. La membrana pre-applicata fully bonded è del resto impiegata, oltre che come impermeabilizzazione primaria, anche come misura aggiuntiva su strutture in calcestruzzo impermeabile, proprio per aumentare la ridondanza complessiva. Lo stesso principio di ridondanza, come si vedrà alla sezione 9, governa la difesa contro il radon: la barriera al gas non si affida a una sola linea, ma combina lo strato esterno continuo con la depressurizzazione del suolo e la ventilazione, ciascuno con un modo di rottura diverso dagli altri.
Va aggiunto un punto che l'edizione 2022 ha voluto risolvere: i sistemi cosiddetti sandwich, in cui la barriera era interposta tra due getti, hanno registrato numerosi fallimenti e sono stati eliminati dalle configurazioni ammesse per il Tipo A. La barriera, oggi, è o interna o esterna, non annegata tra due strati.
8.4 Il progettista dell'impermeabilizzazione
L'ultimo elemento, e forse il più qualificante, è la figura del progettista dell'impermeabilizzazione (waterproofing specialist). BS 8102:2022 ha dettagliato il suo ruolo e i suoi requisiti, stabilendo che vada nominato nelle fasi iniziali del progetto, idealmente prima della fase di progettazione tecnica, e consultato su ogni modifica che possa incidere sulla strategia di impermeabilizzazione. Nel Regno Unito questa competenza è associata a qualifiche specifiche, ma il principio che conta, e che è trasferibile a qualsiasi contesto, è che la progettazione dell'impermeabilizzazione interrata è una responsabilità tecnica esplicita, da assegnare e documentare, e non una scelta da lasciare alla squadra di posa o da decidere sulla sola base del costo.
A questo si collega un altro criterio introdotto dalla revisione: tra i fattori da considerare nella scelta dei sistemi rientrano oggi la realizzabilità (buildability), la durabilità e la minimizzazione del carbonio incorporato lungo l'intero ciclo di vita. L'attenzione al carbonio incorporato apre un ponte diretto verso i criteri di sostenibilità che, nel contesto italiano degli appalti pubblici, trovano espressione nei Criteri Ambientali Minimi, oggetto della sezione seguente.
9. Il secondo fluido: il radon e la barriera al gas del suolo
Fin qui il ragionamento ha avuto un solo protagonista, l'acqua. Ma la faccia della struttura che guarda il terreno non deve escludere soltanto l'acqua liquida sotto battente: deve escludere anche un gas che dal terreno risale, il radon. Nel nuovo e nella ristrutturazione l'impermeabilizzazione controterra va progettata come barriera a due fluidi, e trascurare il secondo è oggi, oltre che un errore tecnico, una carenza normativa. La ragione per cui il radon appartiene a questo lavoro, e non a una trattazione separata di impiantistica o di igiene edilizia, è che le sue vie d'ingresso coincidono con quelle dell'acqua: sono gli stessi difetti dell'involucro interrato a lasciar passare l'una e l'altro.
9.1 Cos'è il radon e perché è un rischio documentato
Il radon (radon-222) è un gas radioattivo naturale, inodore, incolore e insapore, generato dal decadimento del radio-226, a sua volta discendente dell'uranio-238 presente in quantità variabile in tutte le rocce e i suoli. All'aperto si disperde e resta a concentrazioni innocue, dell'ordine di pochi becquerel per metro cubo; negli ambienti confinati a contatto con il terreno può invece accumularsi fino a concentrazioni pericolose. Il percorso è esattamente quello che questo lavoro ha già descritto per l'acqua: il gas migra dal sottosuolo e penetra nell'edificio attraverso le discontinuità dell'involucro interrato, cioè le fessure del calcestruzzo, i giunti di ripresa, gli attraversamenti impiantistici, i punti di raccordo tra platea e pareti. Le concentrazioni più alte si misurano, non a caso, proprio dove la costruzione incontra il terreno: piani interrati, seminterrati, locali a contatto con la platea.
Il rischio sanitario è documentato e quantificato. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità il radon è responsabile in Italia di circa 3.300 decessi l'anno per tumore polmonare, ed è la seconda causa di questo tumore dopo il fumo di sigaretta. Gli studi epidemiologici aggregati e le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità descrivono una relazione dose-risposta lineare e senza soglia apparente: il rischio di tumore polmonare cresce di circa il 16 per cento per ogni 100 Bq/m³ di concentrazione media di lungo periodo, e la combinazione con il fumo è fortemente sinergica, con un rischio per i fumatori molto più alto che per i non fumatori. Sono i numeri che spostano il radon dalla categoria del comfort a quella della sicurezza, e che giustificano la sua presenza tra i requisiti di un involucro interrato.
9.2 Un fluido che non ha bisogno del battente
Tra l'acqua e il gas c'è una differenza fisica che rende il radon, sotto certi aspetti, ancora meno tollerante verso i difetti. Perché l'acqua attraversi una breccia della membrana e migri all'interfaccia in quantità rilevanti serve una spinta idraulica, un battente (il trasporto capillare è fenomeno distinto, e molto più lento). Al radon non serve nulla di tutto questo. Il gas si muove per diffusione, seguendo il gradiente di concentrazione, e per un debole moto convettivo generato da minime differenze di pressione tra il suolo e l'interno dell'edificio. Quelle differenze, che la letteratura tecnica sulla mitigazione colloca nell'ordine di pochi pascal, sono prodotte dall'effetto camino, cioè dall'aria calda che sale e mette in leggera depressione i locali bassi, dal vento e, soprattutto negli edifici moderni ben sigillati, dagli impianti di ventilazione ed estrazione che aspirano aria e depressurizzano gli ambienti a contatto con il terreno, richiamando gas dal sottosuolo.
La conseguenza progettuale è netta. Se per l'acqua la continuità della barriera e la cura dei dettagli sono decisive, per il gas lo sono ancora di più: una discontinuità che l'acqua supererebbe solo sotto battente, il gas la attraversa comunque. Un attraversamento non sigillato, una sovrapposizione aperta, una fessura non trattata sono altrettante vie preferenziali per il radon anche in assenza di falda, cioè anche in quei siti asciutti in cui la sola logica idraulica indurrebbe ad abbassare la guardia. Vale qui, rafforzato, tutto ciò che si è detto sulla dettagliatura: la barriera al gas si decide sui nodi, e i nodi da risolvere sono esattamente gli stessi dell'impermeabilizzazione all'acqua.
9.3 La membrana come barriera al gas, e perché non basta sigillare
Molte membrane pre-applicate, oltre alla tenuta all'acqua, dichiarano una funzione di barriera ai gas del suolo, radon compreso, con prestazioni determinate secondo protocolli di prova specifici. Il principio è coerente con l'anatomia descritta alla sezione 4: un foglio continuo, pienamente adeso al getto e con i giunti correttamente sigillati, oppone al gas la stessa continuità che oppone all'acqua. In questo senso la membrana pre-applicata contro il sostegno dello scavo è un'occasione preziosa, e per certi versi irripetibile: in condizioni blind-side è l'unico strato continuo che si possa collocare sul lato esterno dell'involucro, ed è quindi l'unica sede in cui una barriera al gas esterna e ininterrotta è ancora realizzabile. Una volta gettata la struttura contro la palificata o il diaframma, quella faccia non sarà mai più raggiungibile: la barriera al gas, come quella all'acqua, si posa prima del getto o non si posa più.
Sarebbe però un errore, e un errore pericoloso, presentare la sola membrana come soluzione al radon. La sigillatura delle vie d'ingresso, per quanto accurata, riduce l'ingresso del gas ma raramente lo azzera, perché è praticamente impossibile rendere un involucro interrato perfettamente ermetico al gas su tutti i suoi nodi e per l'intera vita utile. La stessa esperienza normativa che, per l'acqua, sconsiglia di affidarsi a una sola linea di difesa vale per il gas, e con più forza. Il controllo affidabile del radon si ottiene combinando la barriera passiva con un sistema che agisca sulla causa del richiamo, cioè sulla differenza di pressione tra suolo e interno.
9.4 La difesa combinata contro il gas
Le tecniche riconosciute per il controllo del radon negli edifici a contatto con il terreno agiscono, in sostanza, invertendo o interrompendo quel gradiente di pressione. La più efficace, in nuova costruzione, è la depressurizzazione del suolo (soil depressurisation): uno strato drenante granulare sotto la platea, o un vespaio ventilato, collegato a pozzetti e a una colonna di estrazione, mantiene sotto la struttura una pressione inferiore a quella dei locali, così che il gas venga captato e scaricato all'esterno prima di poter entrare. In alternativa o in aggiunta agiscono la ventilazione del vespaio, la pressurizzazione controllata e la ventilazione meccanica degli ambienti, che diluisce il gas residuo e, ben dimensionata, governa insieme radon, umidità relativa e rischio di condensa e muffa. Secondo le schede tecniche delle agenzie ambientali (ARPAT) sulle tecniche di mitigazione, i sistemi passivi, affidati al solo tiraggio naturale, ottengono in genere riduzioni dell'ordine della metà; i sistemi attivi, con estrazione forzata, arrivano a riduzioni molto maggiori. Il punto, ancora una volta, è la ridondanza: la barriera esclude, la depressurizzazione toglie pressione al richiamo, la ventilazione diluisce ciò che resta. Nessuno dei tre, da solo, è una garanzia; combinati lo diventano.
Va sottolineato un aspetto che chiude il cerchio con il resto di questo lavoro. Predisporre in fase di getto lo strato drenante, i pozzetti e le colonne di estrazione ha un costo trascurabile rispetto all'opera, mentre aggiungerli dopo, a edificio finito e faccia esterna sepolta, è costoso e spesso solo parzialmente efficace. Come per l'acqua, la partita del radon si vince prima del getto: la geometria della difesa combinata, barriera esterna continua e presidio di depressurizzazione sotto la platea, va decisa quando ancora la platea non è stata gettata.
9.5 La misura, non la mappa. Il quadro normativo italiano
Un ultimo principio, metodologico, condiziona qualunque scelta progettuale. Il rischio radon di un edificio specifico non si deduce da una mappa. Le mappe di rischio e le classificazioni regionali indicano dove il fenomeno è più probabile, ma la concentrazione reale in un dato edificio dipende soprattutto dalle sue caratteristiche costruttive, e varia moltissimo anche tra edifici adiacenti. L'unico dato affidabile è la misura diretta della concentrazione nell'aria, che la normativa italiana riferisce alla media annua, quindi condotta su dodici mesi, tipicamente con rivelatori passivi a tracce, così da mediare le forti variazioni stagionali e giornaliere.
Il quadro normativo italiano ha recepito questa impostazione. Il decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, che recepisce la direttiva 2013/59/Euratom, fissa i livelli di riferimento per la concentrazione media annua di radon: 300 Bq/m³ per le abitazioni esistenti e i luoghi di lavoro, 200 Bq/m³ per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024 (art. 12). Non sono soglie oltre le quali "scatta" l'intervento, ma livelli di riferimento cui si accompagna il principio di ottimizzazione, cioè l'obbligo di tendere comunque alla concentrazione più bassa ragionevolmente ottenibile. Il Piano nazionale d'azione per il radon 2023-2032, adottato con d.P.C.M. 11 gennaio 2024, disegna la strategia decennale e promuove esplicitamente l'adozione di misure di prevenzione nei nuovi edifici e la loro integrazione nella progettazione. È il ponte diretto verso i Criteri Ambientali Minimi, dove, come si vedrà, l'obbligo per il nuovo e per la ristrutturazione è ormai esplicito. Nella logica di questo lavoro la conclusione è semplice: in area a rischio noto, o dove la destinazione d'uso lo richieda, la scelta di predisporre la barriera al gas e il sistema di depressurizzazione va presa in progetto, prima della misura che ne confermerà l'efficacia a lavori conclusi.
10. Il quadro italiano degli appalti pubblici: i Criteri Ambientali Minimi
Nel contesto italiano delle opere pubbliche, la scelta e la posa di un'impermeabilizzazione non sono soltanto un problema tecnico, ma anche un adempimento normativo cogente, per effetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l'edilizia.
Il fondamento è l'articolo 57, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici), che impone alle stazioni appaltanti di inserire nella documentazione progettuale e di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei CAM. I CAM edilizia sono stati aggiornati con il decreto ministeriale del 24 novembre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 281 del 3 dicembre 2025), obbligatorio nei contratti pubblici di progettazione e lavori a partire dal 2 febbraio 2026, in sostituzione del precedente decreto n. 256 del 23 giugno 2022 e del suo correttivo del 5 agosto 2024. I CAM costituiscono obblighi immediatamente cogenti e si integrano automaticamente nella lex specialis di gara per il meccanismo dell'eterointegrazione, come ha ribadito la giurisprudenza amministrativa recente.
Per l'impermeabilizzazione la rilevanza è diretta. La guida applicativa del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica chiarisce che tutte le componenti e le opere edili che costituiscono l'intervento oggetto di gara, tra cui esplicitamente le impermeabilizzazioni, insieme a strutture, tamponamenti, coperture, isolamenti, finiture, serramenti e pavimentazioni, devono rispettare i criteri CAM pertinenti. La membrana pre-applicata, in quanto prodotto da costruzione, è dunque soggetta ai requisiti di prova e di contenuto ambientale previsti dal decreto, e il progettista deve darne conto nella Relazione CAM di progetto, specificando i mezzi di prova che l'appaltatore dovrà presentare alla direzione lavori.
Gli strumenti operativi con cui questi requisiti si dimostrano sono, in particolare, la dichiarazione ambientale di prodotto (DAP, o EPD, conforme alle norme UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025) e le certificazioni di contenuto di riciclato o recuperato (per esempio secondo la prassi UNI/PdR 88). Il decreto conferma inoltre requisiti minimi di materiale riciclato per i materiali strutturali connessi all'opera interrata, tra cui il calcestruzzo (5 per cento) e l'acciaio da forno elettrico (75 per cento), con l'introduzione di percentuali per gli aggregati riciclati nei materiali da riempimento (30 per cento) e con un regime transitorio per l'attestazione del contenuto di riciclato nei calcestruzzi. Il principio europeo del "Do No Significant Harm" (DNSH, non arrecare danno significativo) e la valutazione del ciclo di vita (LCA), insieme alla logica del carbonio incorporato, completano il quadro. Si vede qui la saldatura con l'attenzione al carbonio incorporato lungo l'intero ciclo di vita già presente in BS 8102:2022: il codice tecnico e il quadro procedurale italiano convergono verso una valutazione ambientale complessiva della scelta impermeabilizzante, che non può più essere considerata solo dal lato prestazionale.
La revisione del 2025 ha inoltre compiuto un passo che riguarda direttamente la tesi di questo lavoro: ha introdotto un criterio dedicato alla prevenzione del radon, il criterio 2.3.11 "Prevenzione delle concentrazioni di gas radon", che sposta la protezione dalla fase di esercizio a quella di progetto. Il criterio fissa come obiettivo una concentrazione media annua non superiore a 200 Bq/m³, in armonia con il livello di riferimento del D.Lgs. 101/2020 per le abitazioni nuove, e si applica a prescindere dalla zona in cui ricade l'edificio, quindi non solo nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni. La sua portata è ampia: riguarda le nuove costruzioni ma anche gli interventi sull'esistente che toccano l'attacco a terra, dalla ristrutturazione edilizia e urbanistica alla demolizione e ricostruzione, dal restauro e risanamento conservativo alla manutenzione straordinaria che coinvolga i locali a contatto con il terreno. Sul piano delle soluzioni, il criterio richiama esplicitamente l'isolamento mediante membrane anti-radon e i sistemi di ventilazione idonei a modificare la distribuzione della pressione tra interno ed esterno, cioè esattamente la difesa combinata descritta alla sezione 9. La verifica è affidata alla Relazione CAM di progetto e, a lavori conclusi, alla misura della concentrazione media annua secondo le procedure del D.Lgs. 101/2020, con relazione tecnica di un servizio di dosimetria. È la codificazione, in sede di appalto pubblico, del principio da cui questo lavoro è partito: contro il terreno non si progetta più solo contro l'acqua, ma anche contro il gas, e la barriera che serve all'una serve, se continua e correttamente dettagliata, anche all'altro.
Va infine segnalato, per non generare confusione di ambito, che lo stesso decreto ha introdotto anche il criterio 2.3.13 "Progettazione degli interventi di risanamento del degrado da umidità negli edifici esistenti". Non riguarda il pre-getto di nuove opere, ma codifica il principio che sottende anche questo lavoro: prima si elimina la causa della presenza di acqua nei materiali, poi si ripristinano gli elementi.
11. Conclusioni sull’impermeabilizzazione pre-getto
L'impermeabilizzazione pre-getto non è la versione "esterna e anticipata" di un'impermeabilizzazione qualunque. È un sistema che nasce da un vincolo, l'inaccessibilità della faccia esterna, e che si gioca la propria affidabilità su un principio fisico preciso: l'adesione al getto e la conseguente localizzazione di ogni eventuale breccia. Questo principio, oggi, non è più un'affermazione qualitativa: è una grandezza misurata da un metodo di prova europeo, lo scorrimento dell'acqua in caso di perdita.
Da qui discende tutto il resto: l'anatomia a due facce della membrana, la scelta della tecnologia come scelta di un meccanismo di legame e non di un marchio, la qualificazione per la via propria dell'ETA, la dettagliatura dei corpi passanti e dei ferri di ripresa da sigillare uno a uno e delle terminazioni da confinare, la sopravvivenza alle lavorazioni di cantiere, l'inquadramento progettuale di BS 8102:2022 e la dimensione ambientale e procedurale dei CAM edilizia.
Vanno dichiarati anche i limiti di questo lavoro, perché è lì che passa il confine tra ciò che si può affermare e ciò che va verificato caso per caso. La graduatoria fine tra le tecnologie di legame non si stabilisce in astratto: si decide sulle prestazioni dichiarate del singolo sistema. Per lo scorrimento dell'acqua in caso di perdita il quadro europeo definisce il metodo di prova ma non una soglia di accettazione, che resta una scelta di capitolato. E i riscontri residui sui testi primari, dichiarati nella nota metodologica, restano aperti fino alla verifica sul testo integrale.
C'è infine una seconda barriera nascosta nella prima. La faccia interrata dell'opera non separa l'interno soltanto dall'acqua, ma anche dal gas che il terreno esala, il radon, la cui pericolosità sanitaria è documentata e le cui vie d'ingresso coincidono con quelle dell'acqua. Nel nuovo e nella ristrutturazione, dove oggi i Criteri Ambientali Minimi lo impongono a prescindere dalla zona, l'impermeabilizzazione controterra va perciò concepita come barriera a due fluidi: continua e adesa contro l'acqua, continua e integrata con la depressurizzazione del suolo contro il gas. La membrana pre-applicata, unico strato esterno ancora collocabile in condizioni blind-side, è il punto in cui le due difese convergono in un unico strato, deciso prima del getto. Progettare l'una dimenticando l'altro significa lasciare aperta, sotto lo stesso difetto di dettaglio, tanto la via dell'acqua quanto quella del gas.
La sintesi, per chi progetta e per chi realizza, è che in condizioni blind-side non esiste una seconda occasione dall'esterno. Tutto ciò che si può correggere va corretto prima del getto, e tutto ciò che non si vuole dover correggere va progettato prima, come sistema, contro l'acqua e contro il gas.
Fonti
Le fonti sono state consultate integralmente nelle versioni ufficiali o tecniche indicate. I riferimenti normativi primari a pagamento (il testo integrale di BS 8102:2022 e delle norme di prodotto) non sono liberamente scaricabili: per il quadro BS 8102 ci si è basati sul documento ufficiale di sintesi pubblicato dall'ente il cui comitato ha curato la revisione della norma, letto per intero; per la qualificazione del prodotto ci si è basati sul testo integrale del relativo Documento per la Valutazione Europea, liberamente disponibile.
EOTA, EAD 030378-00-0605, Fully Bonded, Pre-applied Flexible Sheet for Waterproofing, maggio 2018 (ed. 2020). Documento per la Valutazione Europea, letto integralmente: descrizione del prodotto, uso previsto, caratteristiche essenziali e metodi di prova (tenuta all'acqua secondo EN 1928, crack bridging fino a 2,0 mm, scorrimento dell'acqua in caso di perdita, resistenza al distacco, prova in vasca, forza di aderenza, resistenza agli alcali e agli acidi, comportamento a bassa temperatura, AVCP 2+, vita utile 50 anni).
The Concrete Centre, per conto di The Basement Information Centre, BS 8102:2022. An overview of changes to basement waterproofing guidance, TBIC-011, 2022. Documento ufficiale di sintesi delle modifiche introdotte dalla revisione, letto integralmente; comitato di revisione composto, tra gli altri, da Delta Membrane Systems, The Concrete Centre, Property Care Association, NHBC, Newton Waterproofing, Sika, GCP Applied Technologies.
British Standards Institution, BS 8102:2022, Protection of below ground structures against water ingress. Code of practice (fonte primaria, testo integrale a pagamento: da procurare per la verifica puntuale dei numeri di clausola).
British Standards Institution, BS EN 1992-3:2006, Eurocode 2. Design of concrete structures. Liquid retaining and containing structures (in Italia UNI EN 1992-3), per la mappatura gradi/classi di tenuta.
UNI EN 1997-1 (Eurocodice 7, progettazione geotecnica) e D.M. 17 gennaio 2018 (Norme Tecniche per le Costruzioni), per l'inquadramento del sollevamento per sottopressione idraulica o galleggiamento tra gli stati limite ultimi di tipo idraulico (UPL). Riferimento richiamato a livello di quadro generale, senza citazione di clausole puntuali.
I.H. Wong, Methods of resisting hydrostatic uplift in substructures, Tunnelling and Underground Space Technology (2001), per la classificazione dei metodi di contrasto della sottospinta (peso proprio e zavorre, incastro della platea, ancoraggi e pali trattivi, sistemi di alleggerimento della pressione); a corroborazione, la rassegna su fattori, metodi di progetto e misure anti-galleggiamento degli interrati pubblicata su Buildings, 14(9), 3005 (MDPI, 2024).
Regolamento (UE) n. 305/2011 (Regolamento Prodotti da Costruzione), per il quadro della marcatura CE e della dichiarazione di prestazione; norme armonizzate EN 13967 (membrane plastiche e gommose, comprese le membrane per tanking di piani interrati) ed EN 13969 (membrane bituminose).
Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia, DM 24 novembre 2025 (GU Serie Generale n. 281 del 3 dicembre 2025), obbligatori dal 2 febbraio 2026, in sostituzione del DM 256/2022; art. 57 del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici). Contenuto verificato tramite la documentazione ufficiale e la scheda tecnica ANCE che riproduce il testo dei criteri, inclusi il criterio 2.3.11 "Prevenzione delle concentrazioni di gas radon" (livello di riferimento 200 Bq/m³, applicabile a nuove costruzioni e interventi sull'esistente a contatto con il terreno, a prescindere dalla zona, con richiamo a membrane anti-radon e sistemi di ventilazione e verifica mediante misura della media annua) e il criterio 2.3.13. Verificate su fonti tecniche concordanti anche le percentuali minime di contenuto riciclato citate nel testo (calcestruzzo 5 per cento, acciaio da forno elettrico 75 per cento, aggregati riciclati nei riempimenti 30 per cento).
Decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, art. 12 (livelli di riferimento per la concentrazione media annua di radon: 300 Bq/m³ per abitazioni esistenti e luoghi di lavoro, 200 Bq/m³ per abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024) e disposizioni sul principio di ottimizzazione, sulle aree prioritarie e sulla misurazione. Contenuto verificato su fonti tecniche e istituzionali concordanti.
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Piano nazionale d'azione per il radon 2023-2032, d.P.C.M. 11 gennaio 2024 (GU Serie Generale n. 43 del 21 febbraio 2024), per la strategia decennale e la promozione di misure di prevenzione nei nuovi edifici e della loro integrazione nella progettazione.
Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Radon, per i dati epidemiologici nazionali (radon come seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo, stima di circa 3.300 decessi l'anno in Italia).
Organizzazione Mondiale della Sanità, WHO Handbook on Indoor Radon e scheda informativa correlata, per la relazione dose-risposta lineare, l'incremento di rischio di circa il 16 per cento per 100 Bq/m³, la sinergia con il fumo e il livello di riferimento raccomandato (100 Bq/m³, e comunque non oltre 300 Bq/m³). Dato numerico coerente con gli studi epidemiologici europei aggregati.
Serie UNI ISO 11665 (misura della radioattività nell'ambiente, aria: radon-222), in particolare la parte dedicata alle metodologie di indagine negli edifici, richiamata dai CAM per la misurazione; ARPA/APPA regionali, ENEA (Servizio Radon dell'Istituto di Radioprotezione) e ARPAT (schede tecniche sulle tecniche di mitigazione) per le tecniche di misura e di intervento e per gli ordini di grandezza citati nel testo (differenze di pressione in gioco, efficacia tipica dei sistemi passivi e attivi), utilizzate a fini descrittivi e non come autorità normativa.
Letteratura accademica di rassegna sulle membrane pre-applicate a legame (Europa e Nord America), pubblicata su rivista scientifica peer-reviewed nel settore dei materiali da costruzione, a corroborazione del quadro di qualificazione (EN 13967 ed EN 13969, via ETA su EAD 030378-00-0605).
Documentazione tecnica di produttori internazionali di membrane pre-applicate, consultata a fini di corroborazione del principio di adesione, dell'anatomia della membrana (lati liscio e rugoso) e dei modi di legame (meccanico, adesivo, misto). Fonti di produttore, utilizzate per la sola descrizione tecnica e non come autorità normativa.
J. Henshell, The Manual of Below-Grade Waterproofing, manuale specialistico di riferimento per i sistemi di impermeabilizzazione interrata, citato per il principio del confinamento dei sistemi bentonitici (mantenimento di una pressione di confinamento minima e continua come criterio preliminare di progetto). L'ordine di grandezza della pressione minima di confinamento (1-3 kPa) proviene dalla documentazione tecnica dei produttori, utilizzata a fini descrittivi e non come autorità normativa.
Nota metodologica e verifiche residue
Questa stesura chiude i punti che nella versione precedente erano solo segnalati: la qualificazione CE del prodotto (con la distinzione tra EN 13967 e la via dell'ETA sull'EAD), il quadro dei CAM edilizia e la dimensione del rischio radon sono ora sviluppati su fonti lette integralmente. Restano alcuni elementi da riscontrare sul testo primario, deliberatamente non forzati:
Numeri di clausola di BS 8102:2022. I riferimenti puntuali alle clausole (attraversamenti, giunti di movimento, protezione combinata, continuità) provengono dalla sintesi ufficiale del comitato, non dal testo integrale della norma, che è a pagamento. Per una pubblicazione formale conviene procurare il testo BSI e confermare la numerazione esatta delle clausole citate.
Testo integrale del DM 24 novembre 2025 e numero del criterio radon. Il contenuto dei CAM, inclusi il criterio 2.3.11 sul radon e il criterio 2.3.13 sull'umidità, è stato verificato tramite fonti tecniche concordanti che riproducono il testo del decreto; il numero 2.3.11 e la dicitura esatta del criterio radon andrebbero riscontrati sul testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale prima di citazioni letterali di capitolato.
Attribuzioni epidemiologiche del radon. La stima di circa 3.300 decessi l'anno in Italia (Istituto Superiore di Sanità) e l'incremento di rischio di circa il 16 per cento per 100 Bq/m³ con sinergia con il fumo (Organizzazione Mondiale della Sanità e studi europei aggregati) sono dati consolidati e ampiamente citati; per una pubblicazione formale conviene riportarli con il rimando ai rapporti primari ISS e OMS, di cui qui si è verificato il contenuto ma non il numero di pagina.
L'autore
Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent'anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore del volume "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026).
Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.
Nota sulle immagini. Alcune foto di cantiere sono ricostruzioni generate con l'intelligenza artificiale, segnalate dalla dicitura sull'immagine: gli originali esistono, ma per riservatezza verso luoghi e persone non possono essere pubblicati.
Umidità di risalita e sali33
- La crosta nera sul muro non è sporco
- Il muro bagnato sotto la gronda non è risalita
- Caso studio: Grado, l’androne del condominio e l’acqua alta
- Il tagliamuro e la fascia impermeabile alla base del muro
- Caso studio: Trieste, la parete contro il pendio
- Storia della risalita e i sistemi per fermarla
- Le malte impermeabili nei dettagli
- L’intonaco macroporoso nei dettagli
- Quando l’acqua sale nell’intercapedine
- Il pluviale dentro il muro
- Caso studio: Loreto
- Il cappotto non asciuga il muro
- La gestione dei sali nei dettagli
- Come asciugare una casa bagnata
- La barriera chimica nei dettagli
- Ma come si cura una risalita?
- Improvvisamente, l’umidità di risalita
- Il danno è dove l’acqua se ne va
- Contare i cicli, non i sali
- Chi dimezza la macchia raddoppia l’acqua
- Umidità di risalita e sali solubili: perché bloccare l’umidità è solo metà del risanamento, e perché l’asciugatura richiede da mesi ad anni
- L’asciugatura della muratura dopo un intervento contro l’umidità di risalita
- L’innalzamento dell’umidità di risalita in seguito a interventi di impermeabilizzazione dall’interno
- Barriere chimiche non occludenti in zona di marea: bastano davvero contro la pressione idrostatica?
- L’umidità igroscopica nell’edilizia
- Umidità di risalita capillare primaria
- Corrosione dei metalli causata dai sali
- Sali nelle murature: cause ed effetti – Renzo Spedicato (Renzo-ArtHome)
- Alcune delle soluzioni per l’umidità di risalita
- Il tagliamuro e l’umidità di risalita: cause e conseguenze
- L’erosione salina
- L’importanza di rispettare il tagliamuro sia esso fisico o chimico
- L’umidità e le diverse tipologie
Diagnosi e metodo32
- Il verde sul muro non è un problema di giardinaggio
- La crosta nera sul muro non è sporco
- La macchia sotto il tetto coibentato non è sempre un’infiltrazione
- Il muro bagnato sotto la gronda non è risalita
- Quanto deve ventilare una casa
- L’umidità residua del massetto: quando si può posare
- Il bagno si impermeabilizza prima delle piastrelle
- La vaschetta ferma le infiltrazioni all’interno, ma non protegge la soglia
- Il muro non respira: traspirazione, acqua e aria sono tre cose diverse
- Radon, l’inquilino invisibile: da dove entra e come si tiene fuori
- Il tagliamuro e la fascia impermeabile alla base del muro
- Storia della risalita e i sistemi per fermarla
- Quanta acqua serve al gelo per rompere un muro
- La muffa negli angoli e dietro gli armadi
- Quando l’acqua sale nell’intercapedine
- Il pluviale dentro il muro
- Le stalattiti del predalles
- Caso studio: Loreto
- Caso studio: eliporto
- Caso studio: Isola d’Elba
- Il cappotto non asciuga il muro
- Che cosa misuriamo quando misuriamo l’umidità
- L'umidità da costruzione
- L’acqua ha un’impronta
- L’acqua non mente
- Il terreno prima del muro
- Diagnosi differenziale dell’umidità di risalita capillare
- Diagnostica delle patologie edilizie
- Umidità relativa e umidità assoluta
- Non tutte le macchie sono infiltrazioni
- Il sintomo non è la malattia
- Lo scannafosso
Interrati e impermeabilizzazioni27
- La macchia sotto il tetto coibentato non è sempre un’infiltrazione
- Il muro bagnato sotto la gronda non è risalita
- Il bagno si impermeabilizza prima delle piastrelle
- La vaschetta ferma le infiltrazioni all’interno, ma non protegge la soglia
- Radon, l’inquilino invisibile: da dove entra e come si tiene fuori
- Caso studio: Trieste, la parete contro il pendio
- Il cemento osmotico nei dettagli
- La condensa estiva negli interrati
- Impermeabilizzazioni pre-getto delle strutture interratestai leggendo
- Impermeabilizzare un interrato: i nodi che contano
- Il vespaio aerato negli interrati: perché sono contrario
- Caso studio: Loreto
- Caso studio: eliporto
- Caso studio: Isola d’Elba
- La casa asciutta si decide in cantiere
- Le resine idroespansive nei dettagli
- La seconda pelle del balcone
- Chi porta i cavi porta anche l’acqua
- Vasca bianca o vasca nera? La scelta che decide la durata di un interrato
- Si compra al metro quadro, si perde al centimetro
- Tre centimetri invece di una demolizione
- Prima la strategia, poi il prodotto
- La spinta idrostatica nelle strutture interrate
- Il seminterrato fra infiltrazioni, umidità e radon: un approccio integrato
- Lo scannafosso
- Fontana dei Grifi all’interno del castello Miramare di Trieste
- Impermeabilizzazioni: come intervenire e quali soluzioni scegliere
Condensa, muffe e microclima15
- La macchia sotto il tetto coibentato non è sempre un’infiltrazione
- Quanto deve ventilare una casa
- Il muro non respira: traspirazione, acqua e aria sono tre cose diverse
- La muffa negli angoli e dietro gli armadi
- La condensa estiva negli interrati
- Che cosa misuriamo quando misuriamo l’umidità
- Chiuso dal lato sbagliato
- Il problema non è la pioggia
- Umidità di rimbalzo (rain splash)
- Umidità meteorica (penetrating damp)
- Umidità da condensazione
- Sindrome dell’edificio malato: cause, sintomi e soluzioni
- Muffe indoor
- Condensa interstiziale in edilizia
- Termoforesi: cos’è e come prevenirla
Vespai e solai8
- L’umidità residua del massetto: quando si può posare
- Radon, l’inquilino invisibile: da dove entra e come si tiene fuori
- Il vespaio aerato negli interrati: perché sono contrario
- Le stalattiti del predalles
- Quando piove dal predalles
- Vespaio aerato
- Quanto deve ventilare un vespaio?
- Le infiltrazioni nei predalles: analisi e metodologie di intervento




