Quanta energia porta via l’acqua in una muratura, perché il conto cambia quando arriva l’isolante, e quali controlli vanno fatti prima di posarlo

Su una parete umida si interviene quasi sempre in due tempi. Prima si isola, perché c’è un incentivo, una scadenza, un cantiere già aperto. Poi, uno o due inverni dopo, si scopre che la macchia è tornata, che lo zoccolo si sfarina, che dietro il mobile è comparsa la muffa. A quel punto si chiama qualcuno per l’umidità, e quel qualcuno deve lavorare dentro un edificio che nel frattempo è stato chiuso.

L’ordine giusto è l’inverso: prima si asciuga, poi si isola. E i motivi veri sono tre, che conviene chiamare per nome fin da subito. Il primo è quello che si sente sempre: un muro bagnato disperde più calore. È vero: un muro bagnato disperde dal 45 al 75 per cento in più. Fra i tre motivi resta però il più debole. Il secondo: la legge chiede una verifica prima di isolare, e su un muro con risalita quella verifica dà un risultato che non vale niente. Il terzo: l’acqua chiusa dentro non sparisce, cambia strada, e la nuova strada passa dentro casa. Sono gli ultimi due a decidere se il lavoro regge.

1. L’acqua nei pori cambia il materiale

Una muratura asciutta è un solido pieno di vuoti, e quei vuoti sono pieni d’aria. L’aria ferma è uno dei peggiori conduttori di calore disponibili in edilizia, ed è esattamente per questo che i materiali porosi isolano: non isola la materia, isolano i buchi.

Quando l’acqua liquida sostituisce l’aria in quei buchi, il materiale cambia natura dal punto di vista termico. L’acqua conduce calore in misura dell’ordine di venti volte superiore all’aria ferma (valori tabulati di manuale: circa 0,6 contro circa 0,026 W/mK). Si aggiunge poi un secondo meccanismo, meno intuitivo: dentro i pori parzialmente saturi l’acqua evapora sul lato caldo, il vapore migra, ricondensa sul lato freddo e cede lì il calore latente. È un trasporto di energia che nel muro asciutto semplicemente non esiste.

Schema di un poro di muratura asciutto e bagnato a confronto, con il trasporto di calore per evaporazione e ricondensazione
Figura 1. A sinistra il poro asciutto: il calore deve aggirare i vuoti pieni d’aria. A destra il poro bagnato: l’acqua fa da ponte e si aggiunge il trasporto per evaporazione e ricondensazione. Schema di principio, non in scala.

Il risultato è che la conduttività termica di una muratura non è una proprietà del materiale soltanto. È una proprietà del materiale nel suo stato di umidità. Questo è il motivo per cui le norme tecniche non danno un valore unico: danno un valore secco e una procedura per convertirlo nel valore di progetto in funzione del contenuto d’acqua di esercizio. Lo dice esplicitamente la UNI EN ISO 10456 (“Materiali e prodotti per edilizia. Proprietà igrometriche. Valori tabulati di progetto e procedimenti per la determinazione dei valori termici dichiarati e di progetto”), e per le murature la UNI EN 1745, che descrive proprio come si passa dal valore secco al valore di progetto.

Qui sta la radice del problema. Il valore di conduttività che il progettista scrive in relazione vale per un muro “normale”, cioè per un muro che prende e cede umidità soltanto dall’aria che lo circonda. I tecnici lo chiamano equilibrio igroscopico. Un muro con la risalita, o con un’infiltrazione in corso, non è in quello stato: ha un rubinetto aperto che le tabelle non prevedono. Il numero di partenza è già sbagliato, e tutto quello che ci si costruisce sopra eredita l’errore.

2. Chi ha cominciato a studiarlo

Il meccanismo appena descritto, l’acqua che evapora sul lato caldo e ricondensa sul lato freddo dentro lo stesso poro, non è una scoperta recente. Lo mise in ordine un ingegnere tedesco, Otto Krischer, in un lavoro del 1956 che è ancora oggi la base della teoria dell’essiccamento. Krischer stabilì che dentro un materiale poroso l’umidità si muove in due modi diversi e contemporanei: come acqua liquida, spinta dalla capillarità, e come vapore, spinto dalla differenza di pressione parziale. Due meccanismi, due leggi, due velocità. Chiunque oggi calcoli l’asciugatura di una muratura sta usando quell’impianto.

L’anno dopo, nel 1957, a Berlino veniva posato il primo sistema di isolamento a cappotto della storia su un edificio residenziale. Da lì la tecnica passò agli svizzeri e agli austriaci, e restò una curiosità per pochi fino ai primi anni Settanta, quando la crisi petrolifera la trasformò nella risposta standard d’Europa al costo del riscaldamento.

Le due cose nascono a un anno di distanza l’una dall’altra e non si incontrano. La scienza dell’acqua nei materiali porosi cresce dentro la fisica tecnica; il cappotto cresce dentro il mercato dell’energia. Per decenni il conto che si fa prima di isolare una parete resta un conto di calore: quanti centimetri, quale trasmittanza, quanto risparmio. L’acqua che quella parete ha dentro non entra nel calcolo, perché il calcolo non è fatto per vederla.

È un’eredità che arriva fino a noi, e la si riconosce nella norma. La verifica che il decreto del 2025 impone prima di isolare segue il vapore attraverso la parete, e lo fa con un metodo grafico degli anni Cinquanta, del quale ho raccontato la storia e i limiti in Chiuso dal lato sbagliato. Del muro bagnato di risalita, che è acqua liquida che sale da sotto, quel metodo non sa nulla. Non perché sia scritto male: perché è nato per rispondere a un’altra domanda.

3. Quanto pesa, in numeri misurati

Qui non servono stime. Esistono misure di laboratorio su mattoni storici, allo stato secco e allo stato saturo, con la stessa apparecchiatura e sugli stessi provini.

Lo studio di riferimento che uso è di Cabeza-Prieto, Camino-Olea, Sáez-Pérez e altri, “Comparative Analysis of the Thermal Conductivity of Handmade and Mechanical Bricks Used in the Cultural Heritage”, pubblicato su Materials nel 2022 (volume 15, numero 11, articolo 4001). Sei tipi di mattone, fatti a mano, estrusi e pressati, misurati asciutti e saturi.

Provino Densità (kg/m³) λ secco (W/mK) λ saturo (W/mK) Aumento
Fatto a mano S1 1692 0,61 1,35 +121%
Fatto a mano S2 1730 0,91 2,14 +135%
Estruso S3 1830 0,84 1,79 +113%
Estruso S4 1827 0,93 1,94 +109%
Pressato S5 1911 0,89 1,78 +100%
Pressato S6 1894 0,98 1,79 +83%

Valori misurati dalla fonte citata. Le percentuali sono ricalcolate.

Grafico a barre della conduttività dello stesso mattone da asciutto e da saturo
Figura 2. Lo stesso mattone, asciutto e saturo. La barra chiara è il valore secco, quella scura il valore saturo. L’aumento non scende mai sotto l’80% sui laterizi misurati.

Un mattone saturo conduce calore da una volta e ottanta a due volte e mezza rispetto allo stesso mattone asciutto. Non è uno scarto da poco: è un altro materiale.

Il dato non riguarda solo il laterizio. Il Technical Paper 10 di Historic Scotland, dedicato alla misura in opera delle trasmittanze negli edifici tradizionali, riporta per nove arenarie tedesche un valore medio di 1,9 W/mK allo stato secco e 3,0 W/mK allo stato bagnato, e usa quei valori per ricalcolare una parete realmente misurata in cantiere. Su un fabbricato di servizio le cui murature erano in condizioni umide, la trasmittanza calcolata passa da circa 1,5 W/m²K in ipotesi asciutta a circa 2,4 W/m²K in ipotesi satura, e il valore misurato sul posto stava sul secondo, non sul primo.

Anche l’umidità igroscopica, quella che non si vede e non bagna, ha un prezzo. Wesołowska e Liczkowski, in uno studio del 2025 su Materials (volume 18, numero 17, articolo 3967) dedicato al calcestruzzo aerato autoclavato, misurano incrementi già nell’ordine di qualche punto percentuale al passaggio dai contenuti d’acqua di equilibrio a 50% di umidità relativa a quelli a 80%. Piccoli, ma sistematici, e nel verso sbagliato.

4. Dal materiale alla parete: il calcolo

Il salto dal materiale alla parete si fa con la UNI EN ISO 6946, che definisce la resistenza e la trasmittanza termica dei componenti edilizi. La catena è elementare:

“` R = d / λ R totale = Rsi + R1 + R2 + … + Rn + Rse U = 1 / R totale “`

Detto in parole, prima dei simboli. La resistenza R dice quanto uno strato frena il calore, e si ottiene dividendo lo spessore per la conduttività: più è spesso e meno conduce, più frena. Le resistenze dei vari strati si sommano fra loro come i tratti di un percorso, e a queste si aggiungono due quantità piccole e fisse, Rsi e Rse, che tengono conto del velo d’aria ferma attaccato alle due facce del muro. La trasmittanza U è l’esatto contrario della resistenza totale: dice quanto calore passa. Quindi resistenza alta e trasmittanza bassa sono la stessa buona notizia detta in due modi.

Per una parete verticale con flusso termico orizzontale e superfici a emissività normale, le resistenze superficiali sono Rsi = 0,13 e Rse = 0,04 m²K/W. Sono i valori della UNI EN ISO 6946, ripresi per esempio nel BRE Report BR 443 “Conventions for U-value calculations” (seconda edizione, 2019), che è il documento di convenzioni più diffuso per questo tipo di calcolo.

Applicando quei valori alle conduttività misurate, su una muratura piena da tre teste (0,38 m), si ottiene questo.

Provino U parete asciutta (W/m²K) U parete satura (W/m²K) Aumento
Fatto a mano S1 1,26 2,22 +76%
Fatto a mano S2 1,70 2,88 +69%
Estruso S3 1,61 2,62 +63%
Estruso S4 1,73 2,73 +58%
Pressato S5 1,68 2,61 +56%
Pressato S6 1,79 2,62 +46%
Arenaria (media di nove tipi) 2,70 3,37 +25%

Calcolo secondo UNI EN ISO 6946 sulle conduttività misurate citate sopra. Muratura nuda, senza intonaci.

In media, sui sei laterizi, la parete satura disperde circa il 56% in più della stessa parete asciutta. Su una muratura da due teste (0,25 m) la media scende al 45%: il muro più sottile disperde parecchio già da asciutto, e il salto si nota un po’ meno.

Una precisazione, per non usare male questi numeri. In laboratorio si misurano i due estremi: il mattone essiccato in forno e il mattone saturo, cioè messo in acqua finché non ne beve più. Un muro con la risalita non è né l’uno né l’altro: è bagnato forte alla base e sempre meno salendo verso il fronte. Quindi le tabelle qui sopra descrivono il caso peggiore, non il muro medio; dove stia il muro vero lo dice solo la misura fatta su quel muro. Quello che le tabelle dimostrano senza dubbio è la direzione e la taglia del fenomeno: l’acqua non aggiunge qualche punto, ne aggiunge decine.

Questo è il dato che di solito viene usato per dire “il muro bagnato ti costa in bolletta”. È vero, ed è tanto. Ma è vero prima del cappotto.

5. Il ribaltamento: con l’isolante il conto energetico si appiattisce

Ripetiamo lo stesso calcolo aggiungendo alla parete un cappotto da 10 cm con conduttività 0,034 W/mK, che è un valore corrente per un isolante di uso comune.

Provino U con cappotto, muro asciutto U con cappotto, muro saturo Aumento
Fatto a mano S1 0,268 0,295 +10,1%
Fatto a mano S2 0,283 0,304 +7,3%
Estruso S3 0,281 0,301 +7,2%
Estruso S4 0,284 0,302 +6,4%
Pressato S5 0,283 0,301 +6,4%
Pressato S6 0,286 0,301 +5,3%
Arenaria 0,302 0,309 +2,3%

Su una singola parete, l’acqua nella muratura pesava il 69%. Con 10 cm di cappotto davanti, la stessa acqua pesa il 7%. Con 14 cm scende a circa il 5%.

Trasmittanza della stessa parete umida prima e dopo la posa del cappotto, con l'acqua che passa dal 69 al 7 per cento
Figura 3. La stessa acqua, nello stesso muro. A sinistra pesa il 69%, a destra il 7%. Cambia solo che davanti c’è un isolante.

La ragione, vista una volta, è ovvia, ma vale la pena vederla per intero perché è il passaggio su cui si costruisce tutto il resto.

Il calore che esce da casa deve attraversare gli strati uno dietro l’altro, in fila. È come una folla che deve uscire da un edificio passando per tre porte in sequenza: quanto tempo ci mette lo decide la porta più stretta, non le altre. Nel nostro caso la porta più stretta è il cappotto, ed è stretta di proposito: serve a quello.

Adesso i numeri, che sono resistenze termiche, cioè quanto ciascuno strato frena il passaggio. Dieci centimetri di cappotto valgono da soli quasi 3. La muratura asciutta vale 0,42. La stessa muratura satura d’acqua vale 0,18.

Si guardi prima il muro da solo. Passando da 0,42 a 0,18, la muratura bagnata frena meno della metà di quella asciutta: è un peggioramento enorme, e infatti sulla parete nuda l’acqua faceva salire la dispersione del 69 per cento.

Adesso si guardi lo stesso muro dentro il pacchetto. Il percorso completo passa da 3,42 a 3,18. Lo stesso identico peggioramento, che sul muro nudo pesava il 69 per cento, dentro il pacchetto pesa il 7. Non è cambiata l’acqua, non è cambiato il muro: è cambiato ciò con cui li stiamo confrontando.

Ecco il ribaltamento. Il calore, per uscire, deve comunque attraversare l’isolante, e quello è il tratto che decide tutto: davanti a un ostacolo che vale 3, la differenza fra 0,42 e 0,18 non si sente quasi più.

Le resistenze termiche della parete a confronto: l'isolante da solo vale quasi 3, la muratura meno di mezzo
Figura 4. La stessa informazione della figura precedente, vista da dentro. Bagnando la muratura la sua fetta si dimezza, ma accanto ai quasi 3 m²K/W dell’isolante quella fetta non decide più nulla.

Conseguenza, e va detta chiaramente: chi vende l’asciugatura del muro come un intervento di risparmio energetico da fare prima del cappotto sta usando un argomento debole. A lavoro finito, tra isolare un muro asciutto e isolare un muro bagnato ballano pochi punti percentuali. Se il motivo per asciugare fosse la bolletta, non varrebbe la spesa.

Il conto del “prima” si fa sul muro sbagliato

C’è però un dettaglio che spiega una cosa vista spesso in cantiere. Il risparmio promesso dal cappotto si calcola confrontando quanto il muro disperde prima e quanto dopo. Ma il “prima” si calcola con i valori delle tabelle, cioè con il muro asciutto. Se il muro è bagnato, la dispersione vera di partenza è molto più alta di quella scritta: nel nostro esempio, sulla carta 1,70, nella realtà 2,88.

Curiosamente questo fa comodo a chi vende il cappotto: il risparmio vero sarà più grande di quello promesso. Ma dice una cosa importante a chi fa diagnosi: una casa che consuma molto più del previsto sta parlando, e quasi sempre parla di acqua.

Per onestà va detto anche il contrario. La ricerca inglese della SPAB, condotta su decine di pareti storiche con il termoflussimetro, trova spesso muri che disperdono meno di quanto dica il calcolo. Ma nella stessa ricerca il caso che sballa in eccesso è proprio una parete trovata con acqua dentro. Le due cose stanno insieme: il calcolo da tabella è pessimista sui muri vecchi asciutti e ottimista su quelli bagnati.

Chiusa la parentesi, torniamo al filo. Se il risparmio in bolletta non basta a giustificare l’asciugatura preventiva, i motivi che la giustificano sono i due che seguono: uno sta scritto nella legge, l’altro sta scritto nei muri.

6. Quello che la legge chiede davvero prima di isolare

Dal 3 giugno 2026 il quadro di riferimento italiano è cambiato. Il decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica del 28 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale numero 283 del 5 dicembre 2025, ha sostituito integralmente gli allegati del decreto interministeriale del 26 giugno 2015. L’articolo 11 fissa l’entrata in vigore a centottanta giorni dalla pubblicazione.

La prescrizione che interessa qui sta nell’Allegato 1, paragrafo 2.3 “Prescrizioni”, punto 2. Il testo dice, letteralmente:

“Nel caso di intervento che riguardi le strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, si procede in conformità alla normativa tecnica vigente (UNI EN ISO 13788), alla verifica dell’assenza: di rischio di formazione di muffe, con particolare attenzione ai ponti termici negli edifici di nuova costruzione; di condensazioni interstiziali.”

E prosegue precisando che le verifiche vanno fatte “sia sulla sezione corrente, sia sul ponte termico”, che il calcolo deve riferirsi alle norme UNI EN ISO 13788 e UNI EN ISO 10211, e che sono soddisfatte “qualora la quantità massima ammissibile non sia superata e non vi sia nessun residuo alla fine di un ciclo annuale”.

Posare un cappotto è un intervento sulle strutture opache che delimitano il volume climatizzato verso l’esterno. Quindi la verifica è obbligatoria, non facoltativa.

Ora, il nodo. La verifica prescritta si basa sulla UNI EN ISO 13788, cioè sul metodo di Glaser. Detto semplice: quel calcolo segue il vapore, l’umidità che attraversa i materiali sotto forma di gas, poca alla volta, e controlla che non condensi dentro gli strati. Su quello funziona bene. Ma la risalita non è vapore: è acqua liquida che il muro tira su dal terreno come uno stoppino tira l’olio. Nel calcolo non esiste una casella dove scrivere quell’ingresso. Un’infiltrazione, stessa cosa. Una perdita d’impianto, stessa cosa.

Ne segue una conclusione scomoda e, credo, poco discussa: su una parete con umidità di origine liquida, la verifica igrometrica prescritta dalla legge può risultare formalmente soddisfatta mentre la parete accumula acqua. Il modello non vede la sorgente, quindi non la conta. La condizione “nessun residuo alla fine di un ciclo annuale” viene verificata su un bilancio che ignora l’apporto principale.

In blu il vapore che il calcolo segue strato per strato, in rosso l'acqua liquida di risalita che il metodo non vede
Figura 5. In blu il vapore, che il metodo di calcolo segue strato per strato. In rosso l’acqua liquida che sale dal terreno, che il metodo non contempla. Il bilancio annuale si chiude perché l’ingresso principale non è fra le voci del conto.

Questo non è un difetto della norma, che dichiara con precisione il proprio campo di applicazione. È un difetto d’uso: usare un metodo fuori dal suo dominio e chiamarlo verifica. La conseguenza operativa è semplice. Prima di poter dare un senso alla verifica igrometrica di legge, bisogna aver accertato che la parete non abbia apporti di acqua liquida. Altrimenti si calcola con rigore una cosa che non è quella che sta succedendo.

7. Cosa succede alla muratura dopo, e perché dipende da dove metti l’isolante

Qui bisogna distinguere due casi che vengono spesso confusi, perché si comportano in modo opposto.

Isolamento dall’esterno (cappotto). L’isolante sta fuori. Il muro, che prima stava in mezzo tra il caldo di dentro e il freddo di fuori, si ritrova quasi tutto al caldo: e un muro più caldo, di per sé, asciugherebbe meglio. Ma il cappotto gli chiude in tutto o in parte lo sfogo verso l’esterno, e un muro che riceve acqua dal basso non smette di riceverla: le fa solo cambiare strada. Succedono due cose, e chi lavora sui risanamenti le riconosce al primo sguardo.

Il primo: il fronte di risalita sale. L’altezza a cui la risalita si ferma non è una proprietà del muro, è un equilibrio tra l’acqua che entra dal basso e quella che riesce a evaporare dalle superfici. Se si riduce l’evaporazione dal lato esterno, l’equilibrio si sposta verso l’alto: la stessa sorgente, con meno sfogo, bagna più muro. È la ragione per cui le altezze di risalita anomale si incontrano quasi sempre su pareti rivestite da strati poco permeabili.

Il secondo: l’asciugatura residua cambia verso e punta all’interno. Chiusa in tutto o in parte la via esterna, la parete scarica dentro casa l’umidità che prima scaricava fuori: aloni, distacchi e sali compaiono sull’intonaco interno, spesso più in alto di dove il problema si mostrava prima dell’intervento. La guida di Historic England lo dice senza giri: “Drying to the inside is significantly less effective, and may be unpleasant for users of the building”. Asciugare verso l’interno è molto meno efficace, e chi ci abita se ne accorge. L’osservazione di cantiere “ho messo il cappotto e l’umidità è comparsa dentro” non è un’impressione: è il bilancio della parete che si è spostato.

C’è poi un terzo meccanismo, stagionale, che spiega certi casi estivi altrimenti incomprensibili: su una parete bagnata e scaldata dal sole, la pressione di vapore nel muro cresce e spinge l’umidità verso l’interno, in direzione opposta a quella che si assume di solito nel progetto invernale. È un fenomeno documentato sperimentalmente. Il cappotto, schermando la muratura dal sole, attenua questo motore; il bilancio complessivo, però, resta quello dei due punti sopra: meno uscita fuori significa più uscita dentro.

Quanto si chiuda quello sfogo dipende dal materiale, e qui c’è un numero da tenere in testa. La resistenza al vapore del polistirene espanso è dell’ordine di 60, quella della lana minerale dell’ordine di 1 (valori di famiglia; per il prodotto specifico fa fede la marcatura CE). In pratica: per uscire attraverso dieci centimetri di polistirene, il vapore fa la fatica che farebbe ad attraversare sei metri di aria ferma; attraverso la stessa lana minerale, dieci centimetri scarsi. Sessanta volte. Se il muro ha ancora acqua da smaltire, la scelta tra i due non è un gusto: è la differenza tra lasciargli una via d’uscita e murargliela.

Muro nudo, cappotto esterno e isolamento interno a confronto, con i fronti di evaporazione e i sali
Figura 6. Le tre configurazioni a confronto. Nel muro nudo l’acqua evapora da tutte e due le facce, fuori e dentro, e i sali affiorano dove si vedono. Con il cappotto la via esterna si chiude: il fronte sale, perché l’acqua fa più fatica a evaporare, e quello che resta passa quasi tutto dall’intonaco interno, sali compresi. Con l’isolamento interno la muratura resta fredda e si carica d’acqua. La sorgente, in tutti e tre i casi, è la stessa.

Isolamento dall’interno (contropareti). L’isolante sta sul lato caldo. La muratura resta fuori dal volume riscaldato e diventa più fredda e più bagnata di prima. È la configurazione su cui la letteratura è più netta. Soulios, de Place Hansen e Peuhkuri, in uno studio del 2019 pubblicato su MATEC Web of Conferences (volume 282, articolo 02049) su una muratura storica danese, indicano esplicitamente che l’aggiunta di isolamento interno comporta un aumento del contenuto d’acqua della muratura originaria, con i rischi conseguenti di crescita di muffe, danni da gelo e condensazione interstiziale.

Sulla stessa linea si muove la guida di Historic England dedicata all’isolamento delle murature massicce, che è probabilmente il documento istituzionale più chiaro sul punto. Due passaggi meritano di essere riportati per esteso, perché dicono in due righe quello che spesso non si trova scritto da nessuna parte:

“Clearly, if the walls are already damp before installing insulation these effects will be exacerbated.”

e, ancora più operativo:

“Where walls have been damp for a long period of time it can take years for them to dry out. The selection and design of insulation must take account of the drying-out process, both before and after installation, and the presence of residual damp and salts.”

Anni, non mesi. E il progetto dell’isolamento deve tenere conto del processo di asciugatura sia prima sia dopo la posa, insieme alla presenza di umidità residua e di sali.

I sali, appunto. È l’aspetto che chi viene dalla termotecnica considera meno e che in cantiere fa più danni. La regola è una sola: l’acqua che sale porta sali disciolti, e i sali cristallizzano dove l’acqua evapora. Sposti il punto dove il muro asciuga, e hai spostato anche il punto dove il sale si accumula. Con il cappotto i posti diventano due: dietro l’isolante, dove nessuno vede niente finché non si stacca qualcosa, e sull’intonaco di casa, dove il muro ha continuato ad asciugare. E il sale, una volta lì, lavora da solo: richiama umidità dall’aria anche se nel frattempo la sorgente è stata tolta.

8. I controlli da fare prima di posare un cappotto

Distinguo quelli che sono prescritti da quelli che sono prassi. È una distinzione che conviene tenere esplicita: i primi si possono pretendere, i secondi si devono argomentare.

Ordine dei controlli da fare prima di posare un cappotto su muratura umida
Figura 7. L’ordine di lavoro. I primi quattro passaggi non sono imposti da nessuna norma, ma sono quelli che rendono significativi i due prescritti.

8.1 Controlli prescritti

Controllo Riferimento Cosa deve risultare
Verifica assenza rischio muffe DM 28/10/2025, All. 1, § 2.3, punto 2, con UNI EN ISO 13788 Assenza di rischio, sulla sezione corrente e sul ponte termico
Verifica assenza condensazioni interstiziali DM 28/10/2025, All. 1, § 2.3, punto 2, con UNI EN ISO 13788 Quantità massima ammissibile non superata e nessun residuo a fine ciclo annuale
Calcolo dei ponti termici UNI EN ISO 10211, richiamata dallo stesso punto Verifiche condotte anche sul nodo, non solo sulla sezione corrente
Rispetto dei valori limite di trasmittanza DM 28/10/2025, Allegato 1, Appendice B Trasmittanza della struttura, comprensiva dei ponti termici, entro i limiti tabellari
Valori di progetto della conduttività UNI 10351 e UNI EN ISO 10456, indicate come banche dati dallo stesso decreto Valori di progetto coerenti con le condizioni d’uso, non valori secchi
Prestazioni dichiarate dei prodotti Marcatura CE ai sensi del Regolamento (UE) 305/2011 Conduttività e resistenza al vapore dichiarate dal fabbricante

Sul quinto punto vale una precisazione che è il cuore tecnico di questo articolo: la norma chiede valori di progetto coerenti con le condizioni d’uso. Se le condizioni d’uso sono quelle di una muratura con risalita, non esiste un valore tabulato che le rappresenti: le tabelle arrivano al muro che scambia umidità con l’aria, non al muro con il rubinetto aperto. In quel caso l’unico modo di essere coerenti con la norma è chiudere il rubinetto prima, non cercare un coefficiente che lo mascheri.

8.2 Controlli di buon senso, non prescritti

Nessuno di questi è imposto da una norma. Sono prassi, e li dichiaro come tali.

Uno. Stabilire da dove viene l’acqua, prima di qualunque altra cosa. Il metodo per separare le origini l’ho descritto in Diagnosi differenziale della risalita, e le famiglie di intervento in Ma come si cura una risalita?. Forma della macchia, quota, bordo, comportamento nel tempo. Una fascia uniforme che parte dal pavimento e non cambia con il meteo non è la stessa cosa di una chiazza che si accende nelle giornate umide. Le due chiedono lavori diversi, e una delle due non si risolve con nessun tipo di isolante.

Due. Misurare il contenuto d’acqua, non stimarlo a vista né con il solo strumento di superficie. Gli strumenti elettrici a contatto leggono la conducibilità, che dipende anche dai sali: su una parete salata restituiscono valori alti anche quando l’acqua libera è poca. Il riferimento resta il metodo ponderale su prelievo, ripetuto a più quote e a più profondità nello spessore. La UNI 11085:2003, “Beni culturali. Materiali lapidei naturali ed artificiali. Determinazione del contenuto d’acqua: Metodo ponderale”, descrive la procedura: prelievo, pesata immediata, essiccazione e nuova pesata. È nata per i beni culturali, ma il principio della differenza di peso vale su qualunque muratura.

Tre. Misurare più di una volta. Un solo rilievo dà un numero, non una tendenza. Due o tre campagne distanziate nel tempo dicono se il muro sta asciugando, se è fermo o se sta peggiorando, ed è questa la sola informazione che serve per decidere quando si può chiudere.

Quattro. Guardare la base dell’edificio prima della facciata. Quota del marciapiede rispetto al piano interno, pendenze, pluviali che scaricano contro il muro, pavimentazioni esterne posate a contatto senza impermeabilizzazione della base. Sono cause di apporto continuo che il cappotto non tocca e che, una volta coperte, diventano molto più costose da raggiungere.

Cinque. Cercare i sali, non solo l’acqua. Se ci sono efflorescenze o subflorescenze, l’asciugatura da sola non chiude la partita: il sale igroscopico continuerà a richiamare umidità dall’aria. Va messo in conto un trattamento dei sali o un intonaco progettato per convivere con loro, e va messo in conto prima, non dopo.

Sei. Verificare gli impianti che attraversano l’involucro. Passaggi, cavidotti, scarichi e tubazioni interrate sono vie d’acqua che nessuna verifica igrometrica intercetta e che nessun isolante corregge.

Sette. Scegliere isolante e finitura in funzione dell’umidità residua, non solo della conduttività. Se resta acqua da smaltire, un pacchetto a bassa resistenza al vapore lascia una via di uscita; uno a resistenza alta la chiude. Il dato da chiedere è il valore dichiarato di resistenza al vapore, non l’aggettivo “traspirante” sulla scheda commerciale.

Otto. Progettare la partenza in basso. La fascia inferiore del cappotto è il punto dove il sistema incontra il terreno, gli spruzzi e la zona di risalita. Materiale non igroscopico sotto quota, distacco dalla pavimentazione, gocciolatoio: sono dettagli che decidono se in cinque anni la parte bassa sarà ancora attaccata al muro.

Sezione del nodo al piede del cappotto, con gli errori a sinistra e la sequenza corretta a destra
Figura 8. Il nodo al piede, con gli errori a sinistra e la sequenza corretta a destra. Le quote non sono indicate di proposito: cambiano da caso a caso, mentre l’ordine degli strati no.

Nove. Mettere per iscritto lo stato di partenza. Fotografie datate, quote, letture, posizione dei prelievi. Non è burocrazia: è l’unico modo per dimostrare, se un domani il muro tornerà bagnato, che cosa c’era prima e che cosa è stato fatto.

9. Quando si può dire che è abbastanza asciutto

Questa è la domanda a cui è più difficile rispondere con una soglia unica, e chi la dà senza condizioni sta semplificando troppo. Il contenuto d’acqua accettabile dipende dal materiale, dalla porosità, dalla presenza di sali e dalla destinazione. Un valore che va bene per un magazzino non va bene sotto un parquet.

Quello che si può fissare, e che consiglio di fissare per iscritto prima di iniziare, è un criterio in tre parti:

1. Una sorgente esclusa, non ridotta. Le misure devono mostrare che l’apporto liquido è cessato, non che è diminuito. Un muro che sta asciugando e un muro che riceve ancora acqua danno curve diverse: il primo scende, il secondo scende un po’ e poi si ferma, perché l’acqua continua ad arrivare. 2. Una tendenza, non un punto. Almeno tre campagne di misura ponderale nello stesso punto e alla stessa profondità, con andamento decrescente e stabilizzato. 3. Un margine dichiarato. Il valore obiettivo va scritto nel progetto insieme al metodo con cui verrà misurato, prima che il cantiere parta. Se lo si decide dopo, lo si decide sempre a favore di chi ha fretta.

Due curve di asciugatura a confronto: una scende sotto l'obiettivo, l'altra si ferma perché la sorgente è ancora attiva
Figura 9. Due comportamenti diversi che una sola misura non distingue: la curva verde scende e passa sotto l’obiettivo, quella rossa scende un po’ e poi si ferma, perché la sorgente è ancora attiva. Andamento qualitativo, non dati misurati.

È lo stesso principio che vale in tutta la diagnosi dell’umidità: un numero senza un metodo dichiarato non è una misura, è un’opinione con la virgola.

10. In sintesi

Chi ha letto fin qui ha in mano otto cose. Sono queste.

1. L’acqua cambia il materiale, non solo il comfort. Riempie i pori che facevano da isolante e conduce venti volte più dell’aria ferma, e in più mette in moto un trasporto di calore per evaporazione e ricondensazione che nel muro asciutto non esiste. Un muro bagnato disperde dal 45 al 75 per cento in più dello stesso muro asciutto. È misurato, e non è discutibile.

2. Con il cappotto quel peso crolla a pochi punti percentuali. L’isolante diventa la resistenza dominante della parete, e quello che succede dietro conta sempre meno. Il risparmio energetico, da solo, non giustifica l’asciugatura preventiva: è il più debole dei tre motivi per farla.

3. Il numero di partenza del calcolo è già sbagliato. I valori tabulati valgono per un muro in equilibrio igroscopico, che scambia umidità solo con l’aria. Un muro con la risalita ha un rubinetto aperto che le tabelle non prevedono, e ogni conto costruito su quel numero eredita l’errore.

4. La legge chiede una verifica che l’acqua liquida non la vede. Dal 3 giugno 2026 il decreto impone di verificare muffe e condensazioni interstiziali con la UNI EN ISO 13788, che è un metodo grafico degli anni Cinquanta e segue il vapore. Su un muro con risalita il risultato è giusto sulla carta e vuoto nella sostanza.

5. L’isolante non toglie l’acqua: le fa cambiare strada. La nuova strada passa dal fronte che sale, dall’intonaco di casa e dai sali che si accumulano dove nessuno li vede: sul perché il danno dipenda dal numero dei cicli e non dalla quantità di sale ho scritto in Contare i cicli, non i sali. E il posto dove metti l’isolante decide da che parte l’acqua andrà a uscire.

6. Prima di posare, la diagnosi viene prima della misura. Stabilire da dove viene l’acqua, guardando forma della macchia, quota, bordo e comportamento nel tempo. Una fascia uniforme che parte dal pavimento e non cambia con il meteo chiede un lavoro diverso da una chiazza che si accende nelle giornate umide.

7. Il contenuto d’acqua si pesa, non si stima. Gli strumenti elettrici a contatto leggono la conducibilità, che dipende anche dai sali, e su una parete salata danno valori alti anche con poca acqua libera. Il riferimento resta il metodo ponderale su prelievo, a più quote e a più profondità, come descrive la UNI 11085:2003.

8. “Abbastanza asciutto” non è una soglia, è un criterio in tre parti. Una sorgente esclusa e non soltanto ridotta; una tendenza decrescente su almeno tre campagne nello stesso punto, non un singolo numero; un valore obiettivo scritto nel progetto insieme al metodo di misura, prima che il cantiere parta. Deciso dopo, viene deciso sempre a favore di chi ha fretta.

Il cappotto è un ottimo intervento su un muro asciutto. Su un muro bagnato è un coperchio.

Domande frequenti

Il cappotto esterno può aiutare la muratura ad asciugare?
In parte sì, perché la mantiene più calda, e una muratura più calda evapora meglio. Ma riduce la via di uscita verso l’esterno, e su una parete che riceve ancora acqua dal basso il risultato è doppio: il fronte di risalita sale, perché l’equilibrio tra apporto ed evaporazione si sposta verso l’alto, e l’asciugatura residua punta all’interno, quindi aloni e sali compaiono sull’intonaco di casa. La sorgente non cambia, cambia solo la strada che l’acqua prende.

E l’isolamento dall’interno?
È il caso più delicato. La muratura resta fuori dal volume riscaldato, quindi diventa più fredda e più umida di prima, con aumento del rischio di muffe, gelo e condensa interstiziale. È la configurazione su cui la letteratura tecnica è più concorde nel raccomandare cautela.

Quanto tempo ci vuole perché un muro asciughi?
Non esiste una risposta unica, perché dipende da spessore, porosità, esposizione e da quanto a lungo il muro è stato bagnato. La guida di Historic England, per murature bagnate da lungo tempo, parla esplicitamente di anni.

Posso fare la verifica igrometrica di legge su un muro con risalita?
Si può fare, e formalmente sarà una verifica conforme. Ma il metodo prescritto tratta la diffusione del vapore, non la capillarità: il risultato non descrive quello che accade in quella parete. Prima si accerta l’assenza di apporti liquidi, poi la verifica ha senso.

Quale isolante scegliere se resta un po’ di umidità?
Quello con la minore resistenza al passaggio del vapore compatibile con le prestazioni richieste, verificando il valore dichiarato in marcatura CE e non l’aggettivo commerciale. La differenza tra le famiglie di materiali, a parità di spessore, può essere di decine di volte.

Dove si consultano le norme citate

Le norme UNI ed EN ISO sono documenti a pagamento: qui sotto trovate la scheda ufficiale di catalogo, che è gratuita e riporta designazione, titolo, data e stato di validità, così da poter controllare che sia quella giusta e che non sia stata ritirata. Il decreto, invece, è pubblico e integralmente scaricabile.

Riferimento Titolo Dove si consulta
DM 28 ottobre 2025 Aggiornamento dei requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici Scheda in Gazzetta Ufficiale e fascicolo integrale in PDF (Serie generale n. 283 del 5 dicembre 2025)
UNI EN ISO 6946:2018 Componenti ed elementi per edilizia. Resistenza termica e trasmittanza termica. Metodi di calcolo Scheda UNI
UNI EN ISO 13788:2013 Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per l’edilizia. Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e condensa interstiziale. Metodo di calcolo Scheda UNI
UNI EN ISO 10211:2018 Ponti termici in edilizia. Flussi termici e temperature superficiali. Calcoli dettagliati Scheda UNI
UNI EN ISO 10456:2008 Materiali e prodotti per edilizia. Proprietà igrometriche. Valori tabulati di progetto e procedimenti per la determinazione dei valori termici dichiarati e di progetto Scheda UNI
UNI EN 1745:2020 Muratura e prodotti per muratura. Metodi per determinare le proprietà termiche Scheda UNI
UNI 10351:2021 Materiali da costruzione. Proprietà termoigrometriche. Procedura per la scelta dei valori di progetto Scheda UNI
UNI 11085:2003 Beni culturali. Materiali lapidei naturali ed artificiali. Determinazione del contenuto d’acqua: Metodo ponderale Scheda UNI

Gli indirizzi sono stati controllati uno per uno il 28 luglio 2026.

Nota sulle fonti

Come sempre, dichiaro che cosa ho letto e che cosa no.

  • DM 28 ottobre 2025 del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Ho scaricato il fascicolo ufficiale della Gazzetta Ufficiale e letto il testo: l’articolo 11 fissa l’entrata in vigore a centottanta giorni dalla pubblicazione, e l’Allegato 1, paragrafo 2.3, punto 2, contiene la prescrizione sulle verifiche igrometriche che riporto alla lettera. Nello stesso decreto ho letto l’elenco delle norme di riferimento, che cita per esteso la UNI EN ISO 13788, la UNI EN ISO 10211, la UNI EN ISO 10456 e la UNI 10351.
  • Cabeza-Prieto A., Camino-Olea M.S., Sáez-Pérez M.P. e altri, “Comparative Analysis of the Thermal Conductivity of Handmade and Mechanical Bricks Used in the Cultural Heritage”, Materials, 2022, volume 15, numero 11, articolo 4001. Ad accesso aperto, testo integrale qui. Da qui vengono tutti i valori di conduttività secca e satura usati nelle tabelle. Ho ricalcolato le percentuali di aumento partendo dai valori di lambda, e coincidono con quelle dichiarate dagli autori.
  • Historic Scotland, Technical Paper 10. U-values and traditional buildings, studio di Paul Baker della Glasgow Caledonian University, pubblicato nel 2010. Scheda dell’ente e testo in PDF. Letto: da qui i valori medi delle nove arenarie tedesche, 1,9 W/mK asciutte e 3,0 W/mK bagnate, e il ricalcolo della trasmittanza del fabbricato con murature umide.
  • Historic England, Energy Efficiency and Historic Buildings: Insulating solid walls. Letto: da qui i due passaggi che cito testualmente sull’isolare pareti già umide e sui tempi di asciugatura misurabili in anni. La guida si scarica dalla sezione pubblicazioni del sito dell’ente.
  • SPAB, Research Report 1. U-value report, revisione del novembre 2012, testo in PDF. Letto: da qui il caso della parete che disperdeva più del previsto e a cui gli autori attribuiscono l’eccesso alla presenza di acqua nel corpo murario.
  • BRE, BR 443 Conventions for U-value calculations, seconda edizione 2019, testo in PDF. Letto: da qui le resistenze superficiali usate nel calcolo, 0,13 e 0,04 m²K/W, e la conferma che per le murature i valori di progetto si ricavano dal valore secco corretto al contenuto d’acqua d’esercizio.
  • Maref W., Manning M., Lacasse M.A., Kumaran M.K., Cornick S.M., Swinton M.C., “Laboratory Demonstration of Solar Driven Inward Vapour Diffusion in a Wall Assembly”, 11th Canadian Conference on Building Science and Technology, Banff, 2007, Institute for Research in Construction, National Research Council Canada. Letto: da qui il meccanismo stagionale della spinta di vapore verso l’interno su parete bagnata e soleggiata, misurato in laboratorio e in campo. Nell’articolo è usato solo per quel punto.
  • ⚠️ Soulios V., de Place Hansen E.J., Peuhkuri R., “Hygrothermal simulation assessment of internal insulation systems for retrofitting a historic Danish building”, MATEC Web of Conferences, 2019, volume 282, articolo 02049, ad accesso aperto. Ne ho letto la sintesi, non il testo completo. La conclusione che riporto, cioè l’aumento del contenuto d’acqua della muratura quando si isola dall’interno, è però la stessa a cui arriva la guida di Historic England, che ho letto per intero.
  • ⚠️ Wesołowska M., Liczkowski D., Materials, 2025, volume 18, numero 17, articolo 3967, testo integrale qui. Usato solo per l’affermazione qualitativa sugli incrementi dovuti all’umidità igroscopica. Non ho ripreso da questa fonte l’affermazione, che pure vi compare, secondo cui i valori di progetto potrebbero salire fino a sei volte in saturazione capillare: è una citazione di seconda mano di un altro lavoro e non l’ho potuta verificare.
  • ⚠️ Fattori di resistenza al vapore (polistirene espanso dell’ordine di 60, lana minerale dell’ordine di 1): li ho letti sulla tabella di una norma oggi superata dalla UNI EN ISO 10456. Li riporto come ordini di grandezza di famiglia, non come valori normativi: per il singolo prodotto fa fede il valore dichiarato in marcatura CE.
  • ⚠️ Conduttività dell’acqua e dell’aria (circa 0,6 e circa 0,026 W/mK): valori di manuale, usati solo per dare l’ordine di grandezza del fenomeno e non per i calcoli.
  • Percentuali sul risparmio in bolletta ottenibile asciugando un muro: non ne troverete, perché il calcolo di questo articolo mostra che dopo la posa del cappotto quella differenza è di pochi punti. Chi la vende come argomento principale sta vendendo altro.
  • Marche e prodotti: non ne trovate. Isolanti e finiture sono descritti per famiglia e per prestazione dichiarata.

I valori di trasmittanza pubblicati non sono stati scritti a mano: sono il risultato dell’applicazione della UNI EN ISO 6946 alle conduttività misurate citate sopra, e la procedura è riproducibile passo per passo.

  • Otto Krischer, lavoro del 1956 sul trasporto di calore e di umidità nei materiali porosi. È la formalizzazione dei due meccanismi che qui uso al paragrafo 1: movimento capillare dell’acqua liquida e diffusione del vapore, con la differenza di pressione parziale come forza motrice. Il contributo è riportato in modo concorde dalla letteratura sull’essiccamento dei mezzi porosi, che lo indica ancora oggi come base della disciplina. ⚠️ Gli estremi editoriali esatti dell’opera non li ho verificati su una fonte primaria, e per questo non li riporto.
  • Il primo cappotto della storia, posato nel 1957 su un edificio residenziale a Berlino, con la diffusione europea avviata dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta. Il dato viene da Amaro B., Ferreira Pinto E. e altri, “External Thermal Insulation Composite Systems (ETICS) from Industry and Academia Perspective”, Sustainability, 2021, volume 13, articolo 13705, ad accesso aperto. ⛔ Circola anche la versione secondo cui il primo impiego sarebbe stato su silos dello zucchero, per evitare che i granelli si appiccicassero per la condensa: l’ho trovata solo su blog aziendali, senza riscontro nella letteratura, e non la uso.

L’autore

Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent’anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di “Murature umide: cause e rimedi” (Grafill, 2026).

Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.



Ditta Renzo-ArtHome
di Spedicato Oronzo
Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita
E-mail: renzo.spedicato@gmail.com  ·  PEC: renzoarthome@pec.it
Cell.: +39 335 844 2978  ·  Ufficio: +39 371 775 4189
P.IVA 02475540304
WhatsAppFacebookLinkedInTikTokYouTubeInstagram
Murature umide: cause e rimedi

Murature umide: cause e rimedi
Grafill, 2026
Vai al libro →