Due difese diverse nello stesso punto: una ferma l’acqua che sale dal terreno, l’altra ferma quella che arriva di lato e dal pavimento. Quanto dicono le norme, quanto dicono i manuali di posa, e che cosa succede al muro quando ne manca una
Un muro nuovo, appena alzato sulla platea. Alla base corre una fascia scura, alta una ventina di centimetri, che sale sul blocco e risvolta sul piano. Chi passa in cantiere la vede e dice che il piede del muro è impermeabilizzato. Ha ragione a metà: la parte che gli sfugge è quella che decide se fra dieci anni quel muro sarà asciutto.
Perché in quel punto, nello spazio di venticinque centimetri, si incontrano due difese che hanno nomi diversi, materiali diversi, tempi di posa diversi e nemici diversi. Il tagliamuro è un foglio orizzontale steso nel giunto sotto la prima fila di blocchi: interrompe la continuità dei pori fra la fondazione e il muro, e ferma l’acqua che sale per capillarità dal terreno. La fascia impermeabile è un rivestimento verticale steso sul piede del muro e risvoltato sul piano. Respinge due acque: quella che arriva di lato, dallo spruzzo e dal ristagno, e quella che arriva dal pavimento, da un tubo che cede, da una soglia che non tiene, da un corpo passante murato male.
Le due cose vengono chiamate con lo stesso nome, e chi ne ha una crede di avere anche l’altra. Da qui nasce buona parte delle diagnosi sbagliate che ricevo per case recenti.

Di questo pezzo fa parte solo la metà nuova del discorso. La risalita capillare in sé, i modi in cui il tagliamuro viene scavalcato e la diagnosi ponderale li ho già trattati in Il tagliamuro e l’umidità di risalita: cause e conseguenze, e non li ripeto. Qui si parla di che cosa ciascuna delle due difese ferma davvero, di quanto dicono e non dicono le norme, delle quote, dei muri interni e dell’acqua che arriva dall’interno.
1. Che cosa fa il tagliamuro, e che cosa non gli si può chiedere
Il laterizio, la malta e il calcestruzzo hanno pori fini, e i pori fini tirano su l’acqua. Non serve una pressione: basta il contatto. Finché la fondazione tocca un terreno umido e il muro tocca la fondazione, la catena è continua. L’acqua sale finché l’evaporazione dalle facce del muro non pareggia quello che entra dal basso.
Il tagliamuro rompe quella catena in un punto solo, con un foglio che l’acqua non attraversa. Costa poco, si posa in mezza giornata, e fa una cosa sola: toglie l’alimentazione dal basso.
Non fa nient’altro. Non protegge il piede dallo spruzzo della pioggia che rimbalza sul marciapiede. Non protegge il piede dalla neve che si appoggia contro il muro e si scioglie lì. Non protegge la stanza dall’acqua di una lavatrice che si è rotta di notte. Tutte queste acque arrivano sopra la quota del tagliamuro, e su di loro un foglio orizzontale steso sotto la prima fila non ha alcun effetto.
2. Che cosa fa la fascia impermeabile, e che cosa non gli si può chiedere
La fascia impermeabile lavora sul verticale e sul contatto col piano. Fuori è la zoccolatura: prende lo spruzzo, il ristagno, la neve, il terreno addossato; e non si ferma a mezz’aria, scende fino alla fondazione e vi risvolta sopra verso l’esterno, così che il piede del muro sia chiuso anche dal lato del terreno e la fascia incontri il telo del tagliamuro. Dentro è una vasca bassa. Si esegue sulla platea, prima del massetto: sale sul piede dei muri per una ventina di centimetri sopra la quota del pavimento finito e risvolta sulla platea, e l’angolo fra muro e piano diventa una superficie continua che non assorbe. Sotto il massetto, non sopra il pavimento: se restasse sopra, l’acqua che passa dalle fughe bagnerebbe il massetto e dal massetto arriverebbe al muro passando sotto.
Anche questa fa una cosa sola: respinge l’acqua liquida che arriva da fuori o dal piano.
Non interrompe la capillarità. Se sotto non c’è il tagliamuro, l’acqua del terreno passa sotto la fascia, sale dentro il muro e riemerge sopra il punto in cui la fascia finisce. Il risultato è peggiore di prima. La fascia impedisce al piede di cedere vapore proprio dove l’acqua arriva, e il fronte di evaporazione si sposta più in alto. La macchia non sparisce: si alza, e con lei si alzano i sali.

Con che cosa si fa, la fascia? Fuori, sullo zoccolo, lavorano i rivestimenti bituminosi spessi modificati con polimeri, che hanno una norma di prodotto propria, la UNI EN 15814, e i rivestimenti cementizi; la famiglia cementizia è appena entrata anche nel perimetro normativo tedesco, con le boiacche minerali a ponte di fessura accolte nella parte 3 della DIN 18533 del 2026. Dentro lavorano il cemento osmotico e le malte impermeabili, a cui ho dedicato due articoli. Un equivoco da sgombrare: la UNI EN 14891, che pure riguarda impermeabilizzanti applicati liquidi, vale per l’uso sotto piastrellature di ceramica incollate con adesivi; per la vasca bassa al piede dei muri una norma di prodotto dedicata non esiste, e la scelta resta di progetto.
3. Chi ha cominciato a metterlo, e perché lo mettevano
Il tagliamuro è un’invenzione ottocentesca, e si è diffuso per ragioni di sanità pubblica più che di tecnica costruttiva. Nell’Inghilterra vittoriana, quando l’umidità delle case operaie divenne un tema di igiene urbana, i costruttori cominciarono a stendere una fila di ardesia allettata nella malta cementizia sotto le prime file di mattoni. Accanto all’ardesia si usavano fogli di piombo, asfalto colato a caldo, mattoni vetrificati e piastrelle di grès: tutti materiali che l’acqua non attraversa per capillarità, messi lì con l’unico scopo di spezzare la continuità dei pori.
Sulla data circola un errore che si legge dappertutto, e va corretto. Si dice che il Public Health Act del 1875 abbia reso obbligatorio il tagliamuro. Quella legge non lo prescrive: quello che fece fu abilitare i regolamenti edilizi locali, e furono i regolamenti locali a imporlo, alcuni ancora prima di quella data. Un esempio con nome e anno: i regolamenti del Local Board di Caerleon, nel Galles, del 1874, emanati sotto la legge del 1858, prescrivono al costruttore un corso impermeabile di ardesia allettata a cemento, o di altro materiale impenetrabile all’acqua, in ogni muro dove il Board lo ritenga necessario, posto non più di un piede sopra il piano del terreno esterno o sopra le riseghe di fondazione. Il verso della quota è cambiato: la regola del 1874 fissava un massimo, trenta centimetri, per tenere il corso sotto le travi del pavimento; le regole di oggi fissano un minimo, quindici centimetri, per tenerlo sopra lo spruzzo. La differenza fra legge nazionale e regolamento locale non è pedanteria da archivio: spiega perché per decenni la stessa isola ebbe case con e senza tagliamuro a seconda del comune, e perché una regola nazionale unica arrivò solo molto più tardi, con i regolamenti edilizi degli anni Sessanta.
L’ardesia ha un difetto che si è visto col tempo: è fragile, e gli assestamenti la incrinano. Un tagliamuro in ardesia crepato lascia passare l’acqua nella fessura, e la casa torna al punto di partenza dopo mezzo secolo. Per questo i materiali moderni sono flessibili. Ed esistono norme di prodotto che ne misurano proprio la capacità di seguire i movimenti senza rompersi.
4. Il buco nella normativa italiana, con i numeri
Qui viene la parte che mi ha sorpreso, e che chiunque può controllare in mezz’ora scaricando gli stessi documenti che ho scaricato io.
Le norme di prodotto esistono e sono chiare. La UNI EN 14967, in vigore dal 9 novembre 2006, specifica le caratteristiche delle membrane flessibili bituminose destinate a impedire la risalita di umidità negli edifici. La UNI EN 14909 fa la stessa cosa per le membrane di materiale plastico e di gomma. Chi compra un tagliamuro compra dunque un prodotto normato, con caratteristiche dichiarate secondo una norma europea e verificabili sulla scheda.
La norma di esecuzione, invece, quasi non ne parla. L’Eurocodice 6 parte seconda, la UNI EN 1996-2, è la norma europea che governa la scelta dei materiali e l’esecuzione delle murature. Dal 2024 esiste la seconda generazione della norma, che non ho consultato e che convive con la precedente fino al ritiro previsto nel 2028; quello che segue vale per il testo dell’edizione 2006, quella su cui i cantieri di oggi sono stati progettati. In quel testo le espressioni rising damp e capillary non compaiono, e nessuna parola della norma comincia per capill. Al tagliamuro è dedicata una sola prescrizione, il punto 3.5.4, intitolato Incorporation of damp proof course membranes, ed è composta da una frase: in mancanza di istruzioni, i sormonti agli angoli e agli incroci dei muri devono estendersi per tutta la larghezza del muro, e tutti gli altri sormonti non devono essere inferiori a 150 mm.
Una frase, che parla soltanto di sovrapposizioni, e che vale solo se nessun altro ha detto come si fa. Nella stessa norma il punto 2.3.6, dedicato alla resistenza alla penetrazione di umidità attraverso i muri esterni, si occupa di intonaci e di rivestimenti ventilati contro la pioggia battente, e dell’acqua che sale dal terreno non dice nulla.
I manuali di posa dei produttori non colmano il vuoto. Ho spogliato i due manuali tecnici più recenti dei produttori italiani di blocchi in laterizio, edizioni 2025, quelli che i progettisti scaricano dal sito e tengono aperti mentre disegnano.
Nel primo, centoquaranta pagine e 281.651 caratteri, le parole guaina, tagliamuro, risalita e capillare compaiono zero volte. Una membrana bituminosa fra il solaio e il primo corso di blocchi c’è, a pagina 115, e ci sta per l’acustica: serve a desolidarizzare la parete e a limitare la trasmissione laterale del rumore impattivo. Della risalita capillare, in centoquaranta pagine dedicate alla muratura, non si parla mai. Nel secondo, sessanta pagine sulla muratura armata, il conteggio è lo stesso: zero.
Si dirà che non tocca al produttore del blocco dire come si difende il piede del muro. È vero, e questo conferma la diagnosi: quel dettaglio non appartiene a nessuno, e ci torno nella sezione 9.
Dove il tagliamuro esiste, esiste in forma di consiglio. Il consorzio che riunisce i produttori del laterizio alveolato lo mette nella pagina sulla posa dei blocchi rettificati con questa formula: è consigliabile predisporre una guaina tagliamuro sotto il primo letto di malta e fra il primo e il secondo corso di blocchi, per prevenire l’umidità di risalita. E nelle risposte ai progettisti la formula è ancora più prudente: la guaina tagliamuro viene correntemente impiegata in tutte le costruzioni in muratura portante, non risulta che abbia mai creato problemi, e non esistono normative specifiche che ne ostacolino l’impiego.
Un obbligo, in Italia, esiste, ma sta in un altro posto e in un’altra forma. Sta nei regolamenti comunali d’igiene: il regolamento locale d’igiene tipo della Lombardia, adottato da centinaia di comuni, all’articolo 3.2.1 dice che in ogni caso devono essere adottati accorgimenti tali da impedire la risalita dell’umidità per capillarità, e all’articolo 3.2.7 vuole le pareti perimetrali impermeabili alle acque meteoriche, intrinsecamente asciutte. Una riga, senza dire come, dove, quanto in alto e sotto quali muri, e vincolante solo dove il comune l’ha adottata.
Messo in fila, il quadro è questo: esiste la norma che dice come dev’essere fatto il materiale, esiste in alcuni comuni la riga che dice di fermare la risalita, non esiste la regola italiana che dica come, dove, quanto in alto e sotto quali muri. Si vende un prodotto certificato per una funzione che nessun documento nazionale descrive.
5. Chi la regola invece ce l’ha
Fuori dall’Italia i documenti sono espliciti, e sono quelli da cui prendo le quote quando devo scrivere un capitolato.
In Inghilterra e Galles l’Approved Document C, la guida tecnica ai regolamenti edilizi, dedica al tagliamuro i punti 5.4 e 5.5. Il primo dice che qualunque muro, interno o esterno, soddisfa il requisito se ha un tagliamuro. Il secondo lo descrive: un foglio di materiale bituminoso, polietilene, mattoni clinker o ardesia allettata a cemento, o qualunque altro materiale che impedisca il passaggio dell’umidità, continuo con la membrana del pavimento; e nel muro esterno posto almeno 150 mm sopra la quota del terreno adiacente, salvo che una parte dell’edificio protegga il muro. Il punto 5.6 rimanda, come strada alternativa, alla BS 8215, il codice di pratica che dal 1991 tratta progetto e posa dei tagliamuro nelle murature.
Il codice edilizio australiano, nelle disposizioni per le case, dà la scala più completa che ho trovato. Il punto 5.7.4 chiede che il tagliamuro formi una barriera continua attorno al perimetro basso dei muri costruiti su platea, e lo colloca ad almeno 150 mm sopra il terreno adiacente, oppure ad almeno 75 mm sopra il piano finito di una pavimentazione che pende via dal muro, oppure a 50 mm se quella pavimentazione è protetta da una tettoia; solo nelle zone a bassa piovosità scende a 15 mm, o a zero sotto una tettoia. È l’unica regola che ho letto a dare una quota per il caso del marciapiede appoggiato al muro, quello della sezione 11.
In Germania la DIN 18533, che governa l’impermeabilizzazione degli elementi a contatto col terreno, dedica alla fascia bassa del muro una classe di carico d’acqua apposita, la W4-E, definita come acqua di spruzzo e umidità del terreno al piede del muro insieme all’acqua capillare. Per lo zoccolo la regola tedesca chiede che l’impermeabilizzazione vada da circa 200 mm sotto a 300 mm sopra il piano di campagna, e che a opera finita non scenda comunque sotto i 150 mm sopra il terreno.
E la stessa serie di norme regola una cosa che in Italia non regola nessuno: l’impermeabilizzazione della sezione del muro, cioè il tagliamuro vero e proprio. La revisione pubblicata nel 2026, parte 1 a marzo e parti 2 e 3 a giugno, distingue le membrane da muro fra quelle idonee a trasmettere il taglio nella sezione, il caso dei muri di cantinato contro terra, e quelle a cui questa funzione non va assegnata, come nei muri che partono da una platea non interrata. Da noi la stessa domanda vive nelle risposte dei consorzi ai progettisti; lì sta nel testo di norma, con la sua classificazione meccanica.

C’è un particolare che in cantiere si sbaglia sempre: la quota si misura dal piano finito, non da quello su cui si sta lavorando. Fuori, il giardino e il marciapiede arrivano dopo il grezzo, e ogni centimetro di ghiaia in più mangia un centimetro di protezione: di quello che il terreno attorno alla casa decide per il muro ho scritto in Il terreno prima del muro. Dentro, la fascia si esegue quando il pavimento non c’è ancora, quindi la quota si prende dal progetto e non dal piano su cui si sta camminando.
6. I muri interni, il caso che salta quasi sempre
Chiedo sempre di mettere il tagliamuro sotto tutti i muri, non solo sotto i perimetrali. È la regola che vedo disattesa più spesso: nei cantieri che seguo, quando il tagliamuro c’è nelle murature esterne, nei tramezzi interni non c’è quasi mai.
Il ragionamento è semplice: il tramezzo nasce dalla stessa platea del muro esterno, tocca lo stesso calcestruzzo e beve la stessa acqua. Se la barriera contro la risalita, o qualunque altro sistema che ferma la risalita, copre soltanto il perimetro, l’acqua trova la strada libera al centro dell’edificio. Le prime macchie compaiono nei corridoi e sui muri di spina, dove nessuno le aspetta, e vengono quasi sempre attribuite a una perdita d’impianto.
Su questo punto non sono solo. In Inghilterra e Galles lo dice la guida ai regolamenti edilizi, al punto 5.4 già citato: qualunque muro, interno o esterno, soddisfa il requisito se ha un tagliamuro, e il punto 5.5 vuole quel tagliamuro continuo con la membrana del pavimento. E il manuale tecnico di uno dei due enti di garanzia decennale britannici, nel capitolo sui muri interni, scrive tre cose in fila:
Dove un muro interno nasce da una fondazione si deve garantire la continuità della membrana del pavimento. Il muro interno deve avere un tagliamuro, largo almeno quanto il muro e collegato alla membrana per almeno 100 mm.
Dove i tramezzi appoggiano su pavimenti in calcestruzzo si deve mettere un tagliamuro direttamente sotto, indipendentemente dal fatto che sotto la platea ci sia già una membrana.
I tramezzi in legno non portanti appoggiati sul piano terra devono essere posati su un tagliamuro.
Tre prescrizioni che rispondono in anticipo alle tre obiezioni che sento in cantiere: che tanto il tramezzo non porta carico, che tanto sotto la platea la membrana c’è già, e che tanto è solo un muretto in cartongesso su un cordolino di mattoni.

7. Quanto costa non averlo, in litri
Il modello che descrive la risalita in un muro è quello pubblicato da Christopher Hall e William D. Hoff sui Proceedings of the Royal Society A nel 2007. Non descrive una risalita che sale all’infinito: descrive un equilibrio. L’acqua entra dal basso per capillarità ed esce dalle facce per evaporazione, e il fronte si ferma all’altezza in cui le due cose si pareggiano.
Applicato a un muro di riferimento da 250 mm di spessore, con i parametri che dichiaro nella nota finale, il modello dà questi numeri:
| Grandezza | Valore |
|---|---|
| Altezza di equilibrio della fascia bagnata | 791 mm |
| Acqua trattenuta dal muro | 39,5 litri per metro |
| Portata che attraversa il muro | 1,14 litri al giorno per metro |
| Portata annua | 416 litri l’anno per metro |
| Su un fronte di 10 metri | 4.155 litri l’anno, 208 taniche da 20 litri |
| Tempo per arrivare al 95 per cento dell’altezza, da muro asciutto | 52 giorni |

Due cose vanno lette insieme a questa tabella.
La prima è che quei 416 litri l’anno non sono un evento: sono un regime. Passano nel muro ogni anno, per tutta la vita dell’edificio, e ogni litro lascia dentro i sali che portava con sé. Con una salinità di un grammo per litro, che è un’ipotesi di calcolo e non una misura, fanno 0,42 kg di sali l’anno per metro di muro, cioè 4,2 kg in dieci anni. Quei sali sfarinano gli intonaci. E sono il motivo per cui asciugare il muro, senza aver prima fermato l’acqua, non risolve niente.
La seconda è che l’altezza dipende da quanto il muro riesce ad asciugare. Gli autori riprendono da una pubblicazione del Building Research Establishment del 1989 l’osservazione che nelle case britanniche costruite senza tagliamuro la fascia satura si assesta tipicamente fra mezzo metro e un metro, e il loro modello riproduce quell’intervallo con i tassi di evaporazione propri di quel clima. Sul muro di riferimento, passando dal tasso più alto a quello più basso dell’intervallo, la fascia sale da 0,79 a 1,58 metri. Chi mette un cappotto o una pittura a bassa traspirazione su un muro senza tagliamuro riduce l’evaporazione, e quindi alza la macchia.
Un risultato del modello è controintuitivo, e si ricava con l’aritmetica. Il prodotto fra l’altezza della fascia e la portata resta costante, e vale 900 per il muro di riferimento, in litri al giorno per metro moltiplicati per i millimetri di altezza. Se il muro asciuga di più, la fascia si abbassa ma la portata sale. La macchia che si accorcia non vuol dire che sta passando meno acqua.
8. L’acqua che arriva dall’interno, e quanto ne beve il piede nudo
Dentro casa non piove, e per questo la fascia interna sembra la meno necessaria delle due. È l’errore che vedo pagare più caro, perché quando si scopre che serviva, il pavimento è già posato.
Le acque che arrivano sul pavimento sono quattro: un raccordo che cede sotto traccia, un elettrodomestico o uno scarico che rigurgita, una soglia o un sottosoglia non risvoltati, un corpo passante murato male che consegna dentro quello che raccoglie fuori. Hanno origini diverse e finiscono tutte allo stesso modo: si distendono sul piano e si fermano contro il piede dei muri.

Quanta ne beve un piede nudo si calcola. L’assorbimento capillare di un materiale poroso cresce con la radice del tempo di contatto, secondo una legge che gli stessi autori del modello usano nel loro lavoro: il volume assorbito per unità di area vale la sorptività moltiplicata per la radice del tempo. Moltiplicando per l’area di contatto, cioè spessore del muro per lunghezza, si ottiene quanto entra.
| Tempo di contatto | Acqua assorbita, per metro di muro | Altezza raggiunta |
|---|---|---|
| 1 ora | 1,9 litri | 39 mm |
| 3 ore | 3,4 litri | 67 mm |
| 12 ore | 6,7 litri | 134 mm |
| 24 ore | 9,5 litri | 190 mm |
Una perdita che tiene bagnato il piano per un giorno prima che qualcuno se ne accorga mette dentro nove litri e mezzo per ogni metro di muro che bagna, e li porta a diciannove centimetri di altezza. In una stanza con dodici metri di perimetro fanno più di cento litri dentro le murature.
E qui c’è il numero che colpisce di più. Il tempo che quell’acqua impiega ad andarsene per evaporazione, calcolato con lo stesso modello, vale 35 giorni, e non cambia con la quantità entrata: viene fuori dallo spessore, dal contenuto d’acqua e dal tasso di evaporazione, mentre il volume si semplifica. Il motivo si capisce guardando la tabella: più acqua entra, più alta è la fascia bagnata, più superficie evapora. Le due cose si compensano.

Trentacinque giorni sono la stima ottimistica, quella su un muro nudo e ventilato. Su un muro intonacato, con il battiscopa montato e il pavimento posato, l’acqua esce da molto meno superficie e ci mette molto di più. È in quelle settimane che i sali risalgono con l’acqua e si depositano al margine della fascia, e quando l’intonaco comincia a sfarinare nessuno collega più il difetto alla perdita di tre mesi prima.
Nella tavola qui sotto i conti si possono rifare da soli: si spostano spessore, sorptività, evaporazione e contenuto d’acqua del muro, e nella prima scheda si legge quanto passa senza tagliamuro, nella seconda quanto beve il piede nudo con l’acqua sul pavimento e in quanti giorni la restituisce. Il motore è lo stesso dei numeri dell’articolo.
Il piede del muro, in numeri
motore identico all’articolo
9. La finestra di posa, e perché queste due lavorazioni saltano
Il tagliamuro si posa in mezza giornata e in un giorno solo del cantiere: quando la platea è indurita e i blocchi non sono ancora saliti. Il giorno dopo è troppo tardi. Per rifare la stessa cosa servono un taglio meccanico del muro o una barriera chimica a iniezione. Nella mia esperienza il salto di costo è di un ordine di grandezza.
La fascia interna ha una finestra più lunga, dal grezzo ai massetti, ma finisce anche quella. A pavimento posato la stessa cosa chiede di smontare il battiscopa, togliere la prima fila di piastrelle e scrostare l’intonaco in fascia bassa, stanza per stanza.

Il motivo per cui saltano lo trovo sempre nello stesso posto, e non è la distrazione. Il tagliamuro lo posa chi alza i muri, sopra un getto fatto da altri, per proteggere un intonaco che arriverà mesi dopo. Chi lo posa non vedrà mai il danno che ha evitato, e chi il danno lo subirà non era in cantiere quel giorno. La fascia interna la esegue una terza squadra, in un momento in cui la casa sembra finita. E nessuna delle tre lavorazioni compare come voce autonoma nel computo: sono comprese, si dice, nel prezzo della muratura. Non è solo un’abitudine dei computi: ho cercato la parola tagliamuro in due elenchi prezzi regionali. In quello dell’Emilia-Romagna del 2024, 964 pagine, compare due volte, e tutte e due per le pareti in legno; per la muratura ci sono le voci per curare la risalita, la barriera chimica e gli intonaci deumidificanti, e nessuna per il telo che la previene. In quello del Veneto del 2019, 1.378 pagine, non compare mai, e non compaiono nemmeno taglio capillare e umidità di risalita.
Un nodo che appartiene a tre mestieri diversi e a nessun articolo di capitolato è un nodo che, statisticamente, non viene fatto.
10. Il tagliamuro c’è ma non funziona: il caso più frequente
Un tagliamuro fisico, una volta posato, dura. Il digest del Building Research Establishment dedicato alla diagnosi della risalita avverte proprio di questo: se un edificio ha un tagliamuro fisico è improbabile che abbia ceduto, perché i materiali usati hanno vita lunga. Quello che succede quasi sempre è che venga scavalcato da qualcosa che gli hanno costruito accanto. Nella tavola qui sotto ne ho messi sette: terreno addossato sopra la sua quota; intonaco esterno portato fino a terra; massetto o battuta interna appoggiati al muro più in alto del tagliamuro; malta caduta sul telo e non pulita prima del corso successivo; corpo passante che attraversa il muro sotto la quota; cappotto o zoccolatura che scendono a terra senza interruzione; marciapiede rifatto più alto di com’era.

Questo capitolo l’ho svolto per esteso nell’articolo dedicato al tagliamuro e alla risalita. Lì ci sono anche il ruolo delle malte dei giunti e il metodo ponderale per la diagnosi. Qui serve solo questo: prima di dire che il tagliamuro manca, va escluso che ci sia e sia stato scavalcato. La cura è completamente diversa. Nel primo caso si rifà la funzione, nel secondo si toglie il ponte.
11. Il caso che trovo più spesso: due tagliamuro, e il marciapiede addosso
Nei cantieri che visito il tagliamuro c’è quasi sempre, e spesso ce ne sono due: uno steso sulla fondazione, sotto il primo blocco, e uno nel giunto sopra, fra il primo e il secondo corso. Sono esattamente i due che il consorzio dei produttori consiglia, come ho riportato nella sezione 4, e chi li ha posati ha seguito il consiglio alla lettera: il doppio del necessario contro l’acqua che sale, e niente contro l’altra acqua. Perché a quel muro, mesi dopo, un’altra squadra appoggia il marciapiede: lastre, un massetto con la rete, e sotto ghiaia e sabbia sciolte. Nessuno gli chiede di essere impermeabile, e nessuno collega quel lavoro ai due teli che stanno dentro il muro.
Il risultato lo mostra la tavola P11, a sinistra. La pioggia bagna le lastre e passa dalle fughe. Attraversa il massetto dalle fessure e dal giunto col muro, che nessuno ha sigillato, e arriva nel sottofondo sciolto, dove ristagna. Lì tocca il primo corso di blocchi, sopra il primo telo e sotto il secondo. Il blocco beve. E i due tagliamuro, da soli, peggiorano le cose: quel corso è chiuso fra due fogli che l’acqua non attraversa, quindi non può cedere acqua né verso il basso né verso l’alto. Con il muro di riferimento dell’articolo, un corso alto 25 centimetri e saturo tiene 12,5 litri per metro. Ha poche vie d’uscita: la striscia di paramento fra il marciapiede e il secondo telo, quando l’intonaco non la copre, e due ponti costruiti dopo, l’intonaco esterno tirato fino a terra sopra i due teli e il massetto e l’intonaco interni appoggiati al primo corso. La macchia compare sopra il secondo tagliamuro fuori, e al piede dentro casa. È quella che chiamo risalita secondaria. Non sale dai pori del muro: sale da quelli dell’intonaco e del massetto appoggiati al muro, e la alimenta un marciapiede che lavora come un tetto rovesciato verso la casa.

Chi arriva dopo, davanti a una fascia umida sopra il secondo tagliamuro, dice risalita, e propone un terzo tagliamuro o un’iniezione. Il tagliamuro non c’entra: sta facendo il suo mestiere. Il guasto è di fianco, e si vede solo aprendo il marciapiede. In un caso di questi il saggio ha trovato quello che mostra la fotografia 2: sotto le lastre il massetto armato, sotto il massetto ghiaia e sabbia sciolte, e il paramento del muro a contatto diretto con quel sottofondo, senza nessuna membrana fra i due.


Come si fa il marciapiede perché difenda invece di alimentare l’ho descritto passo per passo, con le teste, il giunto e le pendenze, in La casa asciutta si decide in cantiere, e non lo ripeto. Qui basta l’ordine degli strati, dal basso, che sta a destra nella tavola: il getto, il massetto delle pendenze verso l’esterno, la guaina bituminosa primaria che risvolta sul muro sopra il secondo tagliamuro e scavalca il fianco esterno del getto, il massetto di posa, la sguscia nell’angolo con la bandella che sale sul paramento oltre il telo, la membrana liquida secondaria sotto il rivestimento, e per ultimo il rivestimento, con il giunto contro il muro sigillato su fondogiunto. La pendenza verso l’esterno, fra l’1,5 e il 2 per cento, è buona pratica e non un valore di norma; il piano finito resta sotto il pavimento interno e sotto il secondo telo; e l’intonaco parte sopra i risvolti, senza scavalcarli.
C’è anche un numero, e viene dal codice australiano citato nella sezione 5: il tagliamuro va posto almeno 75 mm sopra il piano finito di una pavimentazione che pende via dal muro. Nel caso di questa sezione la geometria è quella: se il marciapiede appoggiato al muro sta sopra il primo telo, la sola quota che conta è quella del secondo, e deve stare sopra il piano finito, non sotto o alla pari. Quella quota mette al riparo quello che sta sopra il telo; il primo corso, che sta sotto, resta a bagno lo stesso, e per lui serve la fascia.
E c’è una regola italiana, questa volta. Il regolamento locale d’igiene tipo della Lombardia, all’articolo 3.2.7, vuole che ogni edificio abbia un marciapiede perimetrale costituito da materiale resistente, antisdrucciolevole ed impermeabile, largo almeno 90 centimetri, e posto ad almeno 15 centimetri di quota inferiore rispetto al piano di pavimento. Impermeabile: la parola c’è, in un regolamento che centinaia di comuni hanno adottato. Il marciapiede della fotografia 2 impermeabile non lo era, e nei comuni che quel regolamento lo hanno fatto proprio non è soltanto un errore di tecnica.
Il criterio da portarsi in sopralluogo è uno: quando la fascia umida esterna sta sopra un tagliamuro che c’è, e al piede del muro è appoggiato un marciapiede rivestito, prima di parlare di risalita si apre un saggio nel marciapiede. Costa un’ora, e decide se la cura è un’iniezione o una guaina.
12. La stessa fascia umida, tre acque diverse
Alla fine tutto questo arriva al lettore sotto forma di un solo sintomo: una fascia umida alta fra i venti e i quaranta centimetri lungo il piede del muro. Quel sintomo lo producono tre acque diverse, e le cure si escludono a vicenda.

| Risalita dal terreno | Spruzzo e ristagno esterni | Acqua arrivata sul pavimento | |
|---|---|---|---|
| Altezza | stabile, la stessa da anni | bassa, si ferma dove finisce il rimbalzo | sale in fretta, poi scende lentamente |
| Andamento | continua su tutti i muri che nascono dalla platea | solo dove il piano esterno è duro o pende verso il muro | a tratti, dove l’acqua si è fermata |
| Stagione | tutto l’anno, peggiora d’inverno | dopo le piogge e dopo la neve appoggiata | nessuna, dipende dall’evento |
| Sali | efflorescenze al margine alto della fascia | scarsi, l’acqua è piovana | quasi assenti la prima volta |
| Che cosa manca | il tagliamuro, oppure è scavalcato | la fascia esterna sullo zoccolo, o la pendenza | la fascia interna risvoltata sul piano |
La domanda che scioglie quasi sempre il dubbio in sopralluogo è una sola: da quanto tempo c’è, e che cosa è successo la prima volta che è comparsa? Una risalita non ha una prima volta, c’è sempre stata. Un’acqua interna ha una data, e quasi sempre qualcuno se la ricorda.
13. Il cantiere delle fotografie
Le fotografie che seguono vengono da un cantiere nuovo, muratura in blocchi di laterizio su platea, riprese in poche ore di una giornata di novembre. Mostrano la fascia impermeabile alla base delle murature eseguita a regola: continua negli angoli, girata attorno ai pilastrini, risvoltata sulle spallette dei vani e proseguita fuori oltre il cordolo. Nelle riprese si vedono due prodotti di colore diverso, usati su fronti diversi dello stesso edificio.
In quell’edificio il tagliamuro c’è nelle murature esterne, e nei tramezzi interni non c’è. È la situazione descritta nel punto 6, ed è la ragione per cui ho scelto queste immagini invece di altre: la parte visibile è fatta bene, e quella che non si vede più è fatta a metà.








14. Nell’esistente, quando la finestra è passata
Su una casa già finita le due difese si rifanno in modi diversi, e con risultati diversi.
Al posto del tagliamuro si usano il taglio meccanico della muratura con inserimento di lamiere o di membrane, oppure una barriera chimica a iniezione, o un altro dispositivo che ferma la risalita scelto in base al muro che si ha davanti. Sono lavorazioni che si fanno dall’interno o dall’esterno, e vanno progettate sulla base della muratura reale: uno spessore, una tipologia, un grado di saturazione misurato.
Al posto della fascia interna si può ancora fare una fascia bassa, ma il costo cambia natura: si tolgono battiscopa e prima fila di pavimento, e l’intonaco va rimosso in fascia bassa nelle stanze interessate. Quando lo faccio, applico una regola mia di cantiere, che dichiaro come tale e che non sta in nessuna scheda tecnica: le malte di ripristino si fermano staccate da terra, poco sopra la quota del pavimento finito, oppure si impermeabilizzano i primi cinque o dieci centimetri del muro prima della posa. Il motivo è quello di cui parla tutto questo articolo: il piede a contatto col pavimento ripesca per capillarità, insieme ai suoi sali, l’acqua che corre sul piano, e il serbatoio dell’intonaco nuovo si riempie dal basso come si era riempito quello vecchio.
Vale l’avvertenza del punto 2. Dove la risalita è già in atto e sotto il primo corso non c’è nulla, chiudere il piede all’interno non toglie l’acqua: la costringe a uscire più in alto, e la fascia dei sali si sposta di conseguenza. Nel nuovo, col tagliamuro già in opera sotto la prima fila, quel rischio non si pone e il vantaggio resta intero.
15. Come si verifica in cantiere, in cinque passaggi
1. Prima che parta la muratura, controllare che il tagliamuro compaia nei disegni sotto ogni muro che parte dal getto, tramezzi compresi. Se nel disegno non c’è, non lo posa nessuno. 2. Verificare che il telo sporga invece di essere rifilato a filo del blocco. Un telo che non si raccorda a niente difende soltanto il proprio muro, e lascia libero il percorso che gli gira intorno. 3. Fotografare la prima fila posata, con i sormonti visibili. Dopo quel giorno il dettaglio sparisce dentro la muratura, e nessuno potrà più dire se c’era. 4. Prima dei massetti, eseguire la fascia interna sul piede dei muri e sul piano, con attenzione ad angoli, pilastri e spallette dei vani, che sono i tre punti dove si interrompe. Due avvertenze da impermeabilizzatore: il raccordo fra la fascia, che di solito è cementizia, e il telo del tagliamuro, che è bituminoso o plastico, non si affida all’aderenza, perché un cementizio su polietilene o su bitume non lega, e si risolve con una bandella o con un prodotto compatibile dichiarato dal produttore; e il risvolto sul piano, da quel giorno al massetto, è la parte più esposta del cantiere, ci passano sopra tavole, puntelli e carriole, e va protetto. 5. A giardino finito, misurare quanti centimetri restano fra il terreno e la quota del tagliamuro. È l’unico momento in cui quel numero è quello vero.
In sintesi
1. Sono due difese diverse. Il tagliamuro toglie l’alimentazione dal basso, la fascia impermeabile respinge l’acqua liquida che arriva di lato e dal piano. Nessuna delle due fa il lavoro dell’altra, e chi ne ha una sola è protetto da metà delle acque. 2. La norma europea di esecuzione dedica al tagliamuro una frase. Nella UNI EN 1996-2 le parole rising damp e capillary non compaiono, e l’unica prescrizione, al punto 3.5.4, parla solo di sormonti: 150 mm fra telo e telo e tutta la larghezza del muro agli angoli. 3. Le norme di prodotto ci sono. La UNI EN 14967 per le membrane bituminose e la UNI EN 14909 per quelle plastiche e in gomma definiscono proprio i prodotti destinati a impedire la risalita. 4. I manuali di posa italiani non ne parlano, e i prezzari nemmeno. In due manuali tecnici 2025 di produttori di blocchi, 140 e 60 pagine, le parole tagliamuro, guaina, risalita e capillare compaiono zero volte; in due elenchi prezzi regionali la voce non esiste per la muratura. L’obbligo italiano, dove c’è, è una riga dei regolamenti comunali d’igiene: fermare la risalita, senza dire come. 5. Le quote vengono da fuori. 150 mm sopra il terreno nella guida britannica e nel codice australiano, che aggiunge 75 mm sopra una pavimentazione in pendenza dal muro; da 200 mm sotto a 300 mm sopra nella regola tedesca, con un minimo di 150 mm a opera finita. E vanno misurate sul piano finito, non su quello di cantiere. 6. Il tagliamuro va sotto tutti i muri. La guida britannica ai regolamenti edilizi lo chiede per qualunque muro, interno o esterno, continuo con la membrana del pavimento; il manuale di garanzia britannico aggiunge i tramezzi non portanti, anche quando sotto la platea la membrana c’è già, con 100 mm di sovrapposizione fra i due. 7. Senza tagliamuro passano 416 litri l’anno per metro di muro, in regime permanente, con la fascia bagnata che si assesta intorno a 79 cm e sale se il muro asciuga meno. Sono 4.155 litri l’anno su un fronte di dieci metri. 8. Il prodotto fra altezza e portata resta costante. Una macchia che si accorcia non significa che stia passando meno acqua, significa che il muro sta asciugando di più. 9. Un giorno di acqua sul pavimento mette 9,5 litri per metro dentro il muro, e servono 35 giorni di evaporazione per toglierli su muratura nuda, di più con intonaco e pavimento in opera. Il tempo non dipende da quanta acqua è entrata. 10. La finestra di posa è stretta e appartiene a tre squadre diverse. Il tagliamuro si posa solo fra il getto della platea e il primo corso, e non compare come voce di computo: è questo, più della distrazione, il motivo per cui salta. 11. Due tagliamuro e un marciapiede non impermeabilizzato sono il caso più frequente, e il regolamento d’igiene tipo lombardo il marciapiede lo vuole impermeabile e 15 cm sotto il pavimento. L’acqua delle fughe arriva nel sottofondo sciolto e tocca il primo corso sopra il primo telo; chiuso fra due fogli, quel corso tiene 12,5 litri per metro e li cede solo ai ponti, intonaco esterno e massetto interno. La cura è la guaina del marciapiede, non un terzo tagliamuro.
Dal cantiere
Quando entro in una casa recente per una macchia bassa, la prima domanda che faccio è da quando la vedono. La risposta divide il lavoro in due: se la macchia c’è da sempre sto cercando un tagliamuro che manca o che è stato scavalcato, se ha una data sto cercando un’acqua che è entrata una volta e non è più uscita. Sono trent’anni che faccio questa domanda per prima, e continua a farmi risparmiare mezza giornata di prove.
Quello che mi resta addosso, di questo mestiere, è che buona parte delle case che vado a risanare sarebbe rimasta asciutta con un rotolo di guaina e mezza giornata di muratore.
Domande frequenti
Il tagliamuro crea un ponte termico?
No. Sono membrane di piccolo spessore, e la risposta la dà anche il consorzio dei produttori del laterizio alveolato a chi lo chiede: la posa di una guaina tagliamuro alla base delle pareti non comporta problemi di ponte termico. Il ponte termico all’attacco a terra esiste, ma dipende dalla geometria del nodo e dall’isolamento, non dal foglio.
Il tagliamuro indebolisce la muratura portante?
È un’obiezione ricorrente, soprattutto in zona sismica. La risposta del consorzio dei produttori l’ho riportata nella sezione 4: impiego corrente in tutta la muratura portante, nessun problema segnalato, nessuna norma che lo ostacoli. Resta una scelta che va coordinata col progetto strutturale, perché il piano di scorrimento fra fondazione e muratura è una questione strutturale prima che di umidità. La revisione 2026 della norma tedesca sull’impermeabilizzazione, del resto, classifica le membrane da muro proprio in base all’idoneità a trasmettere il taglio nella sezione: il tema è riconosciuto e regolato, non un motivo per rinunciare al tagliamuro.
Se sotto la platea c’è già la membrana, serve ancora il tagliamuro sotto i muri?
Sì, e il manuale tecnico britannico lo scrive esplicitamente: il tagliamuro va messo sotto i muri interni indipendentemente dalla presenza della membrana sotto la platea, e va collegato a quella per almeno 100 mm. Il calcestruzzo della platea è poroso, e il bordo del getto resta a contatto con il terreno di riporto.
La fascia impermeabile interna impedisce alla parete di traspirare?
No, perché resta bassa. Interessa i primi venti o trenta centimetri, e sopra quella quota la parete diffonde vapore da tutta la sua superficie, che è la parte che pesa nel bilancio. Su un edificio esistente, con una risalita già in atto e nulla sotto il primo corso, il ragionamento si rovescia: chiudere il piede porta il fronte di evaporazione verso l’alto.
E il cappotto che scende fino a terra?
L’ho messo fra i sette ponti della tavola P5 perché è il caso che vedo crescere più in fretta. L’isolamento in sé non fa danno; il danno lo fa la continuità con il terreno. Una zoccolatura che scende sotto la quota del tagliamuro senza un’interruzione collega il piede, che si bagna, con la parete finita sopra, e per giunta copre tutto, quindi il difetto si scopre solo quando è maturo. La fascia bassa del cappotto è una zona a sé, quella che la regola tedesca chiama W4-E, e il raccordo fra la zoccolatura e la quota del tagliamuro si disegna, non si lascia all’applicatore.
Ho due tagliamuro, uno sotto il primo blocco e uno al primo corso: sono a posto?
Contro la risalita dal terreno sì, e con margine. Contro l’acqua che arriva di fianco no, e il secondo telo non aggiunge nulla: se il marciapiede appoggiato al muro non è impermeabilizzato, l’acqua delle fughe finisce nel sottofondo e tocca il primo corso sopra il primo telo, che chiuso fra due fogli non riesce ad asciugare. Il doppio tagliamuro va bene; va accompagnato dalla fascia sul piede e dalla guaina del marciapiede risvoltata sopra il telo più alto, come nella tavola P11.
Quanto deve essere alta la fascia interna?
Nessuna norma italiana lo prescrive, e nemmeno le regole straniere che ho letto: quelle danno quote per il tagliamuro e per lo zoccolo esterno, non per la vasca bassa dentro casa. Io la eseguo per venti o trenta centimetri sopra il pavimento finito, e la risvolto sul piano per altrettanto, con la stessa logica delle quote esterne di norma: coprire l’altezza a cui l’acqua ristagna prima che qualcuno se ne accorga.
Come faccio a sapere se in casa mia il tagliamuro c’è?
Su un edificio recente si legge negli elaborati e nelle fotografie di cantiere, se qualcuno le ha fatte. Su un edificio esistente si cerca il giunto: a volte è visibile dall’esterno come una riga di malta diversa nella prima fila sopra il terreno. Se non si vede, l’unico modo certo è un piccolo saggio nel giunto, che si fa in mezz’ora.
Nel mio caso la macchia è sparita da sola dopo qualche mese. Era risalita?
Quasi certamente no. Una risalita non se ne va da sola, perché la sorgente resta. Una macchia che compare e poi scende lentamente ha il comportamento dell’acqua entrata una volta, e il tempo di scomparsa che si osserva è compatibile con l’evaporazione di quello che il piede del muro ha assorbito.
Nota sui calcoli e sulle fonti
Le formule usate, per esteso
I calcoli di questo articolo si fondano sul modello Sharp Front della risalita capillare pubblicato da Hall e Hoff. Le equazioni sono usate nella forma pubblicata dagli autori, e le riporto qui perché chiunque possa rifare i conti con carta e penna.
Altezza di equilibrio del fronte, equazione (3.5):
h = S · radice( b / (2 · e · θw) )
Tempo per raggiungere il 95 per cento di quell’altezza partendo da muro asciutto:
t95 = 3 · b · θw / (2 · e)
Acqua trattenuta dal muro per metro lineare, e portata che lo attraversa:
Q = θw · b · h F = e · h
Dalla (3.5) segue per sostituzione, senza aggiungere ipotesi, che il prodotto fra altezza e portata non dipende dall’evaporazione:
h · F = S² · b / (2 · θw) = costante
Assorbimento capillare dal pavimento bagnato, volume entrato per unità di area di contatto:
i = S · radice( t )
e il tempo di evaporazione di quell’acqua, ricavato imponendo che il volume entrato esca alla portata F, si semplifica in:
t(asciugatura) = θw · b / e
cioè non dipende dal volume entrato.
Simboli e unità: S sorptività [mm/min^0,5], b spessore del muro [mm], e evaporazione per unità di superficie [mm/min], θw contenuto d’acqua volumetrico a saturazione capillare [adimensionale], h altezza del fronte [mm], i volume assorbito per unità di area [mm].
I parametri, dichiarati
Il muro di riferimento ha spessore 250 mm, sorptività 1,0 mm/min^0,5 e contenuto d’acqua 0,2, con evaporazione 0,001 mm/min. Questi quattro valori sono scelte mie, non misure lette in una fonte: danno la scala del fenomeno e non descrivono un materiale reale. Il caso base degli autori, con spessore 150 mm e gli stessi altri parametri, restituisce 0,61 m di altezza, 18 litri per metro trattenuti e 0,88 litri al giorno per metro di portata, che sono i valori che loro stessi pubblicano: lo script di calcolo li ricalcola e li confronta a ogni esecuzione, come controllo di fedeltà dell’implementazione.
Le concentrazioni saline usate per la massa dei sali sono ipotesi di calcolo esplicite, non misure: la salinità reale si misura caso per caso.
Il registro delle fonti
- UNI EN 1996-2:2006, Eurocodice 6, Considerazioni di progetto, selezione dei materiali ed esecuzione delle murature. ✅ letta sul testo integrale in lingua inglese, nella riproduzione digitalizzata della versione britannica della norma pubblicata da un repository universitario. La digitalizzazione ha imperfezioni di riconoscimento sui caratteri, quindi ho controllato le assenze anche in forma approssimata: nessuna parola del testo comincia per capill, e l’unica occorrenza di rising sta nella premessa, in arising from. Il punto 3.5.4 Incorporation of damp proof course membranes è quello citato per esteso; il punto 2.3.6 sulla resistenza alla penetrazione di umidità attraverso i muri esterni tratta intonaci e rivestimenti ventilati. Le ricerche di rising damp e capillary sull’intero documento restituiscono zero occorrenze. ⚠️ la seconda generazione della norma, EN 1996-2:2024, è stata pubblicata il 21 ottobre 2024, conta 40 pagine e sostituirà la 2006, il cui ritiro è previsto per il 2028; non l’ho consultata, e le mie osservazioni valgono per l’edizione 2006. La descrizione di catalogo della 2024 riporta ancora fra i contenuti la resistenza alla penetrazione di umidità.
- UNI EN 14967:2006, Membrane flessibili per impermeabilizzazione. Membrane bituminose destinate a impedire la risalita di umidità. ✅ scheda di catalogo consultata: norma in vigore dal 9 novembre 2006, versione ufficiale della EN 14967 di maggio 2006. ⚠️ il testo integrale è a pagamento e non l’ho consultato; chiunque può verificarne estremi e stato sul catalogo dell’ente di normazione.
- UNI EN 14909, stessa funzione per le membrane di materiale plastico e di gomma. ⚠️ verificata negli estremi e nello scopo, non nel testo; risulta un aggiornamento successivo all’edizione 2006 che non ho potuto confermare sul catalogo.
- UNI EN 15814:2015, rivestimenti bituminosi spessi modificati con polimeri per impermeabilizzazione. ✅ scheda di catalogo consultata: in vigore dal 12 febbraio 2015, versione ufficiale della EN 15814:2011+A2, edizione dicembre 2014, riferita all’impermeabilizzazione delle strutture interrate. ⚠️ il testo integrale è a pagamento e non l’ho consultato.
- UNI EN 14891:2017, impermeabilizzanti applicati liquidi. ✅ scheda di catalogo consultata: in vigore dal 16 marzo 2017, con campo di applicazione limitato ai prodotti impiegati sotto piastrellature di ceramica incollate con adesivi. La cito solo per delimitarne l’ambito, che è diverso da quello della fascia.
- Manuale tecnico 2025 di un produttore italiano di blocchi in laterizio, 140 pagine, 281.651 caratteri. ✅ scaricato e spogliato integralmente: zero occorrenze di guaina, tagliamuro, risalita, capillare, vespaio; la membrana bituminosa fra solaio e primo corso compare a pagina 115 nel capitolo sull’acustica. Non nomino l’azienda perché il punto non riguarda un marchio: lo stesso conteggio si può rifare su qualunque manuale scaricabile.
- Manuale di muratura armata 2025 di un secondo produttore, 60 pagine. ✅ scaricato e spogliato: zero occorrenze degli stessi termini.
- Consorzio dei produttori del laterizio alveolato, pagina sulla posa dei blocchi rettificati e risposte ai quesiti dei progettisti del 2004 e del 2009. ✅ consultate direttamente; le formule citate sono riportate alla lettera.
- Approved Document C, Site preparation and resistance to contaminants and moisture, edizione 2004 con gli emendamenti 2010 e 2013, sezione 5 Walls, punti 5.4, 5.5 e 5.6. ✅ letto sul PDF ufficiale pubblicato dal governo britannico: il punto 5.4 (qualunque muro interno o esterno soddisfa il requisito se ha un tagliamuro), il 5.5 (materiali ammessi, continuità con la membrana del pavimento, 150 mm sopra il terreno adiacente per i muri esterni salvo protezione da parte dell’edificio) e il 5.6 (rimando alla BS 8215 come strada alternativa) sono riportati in traduzione fedele.
- National Construction Code 2022, Australia, ABCB Housing Provisions, punto 5.7.4 Damp-proof courses and flashings, installation. ✅ letto sul sito ufficiale dell’Australian Building Codes Board: barriera continua attorno al perimetro basso dei muri su platea; 150 mm sopra il terreno adiacente, 75 mm sopra una pavimentazione in pendenza dal muro, 50 mm se protetta, 15 o 0 mm nelle zone a bassa piovosità.
- BS 8215:1991, Code of practice for design and installation of damp-proof courses in masonry construction. ⚠️ il testo integrale è a pagamento e non ho potuto consultarlo; ne ho verificati titolo, anno, stato e ambito di applicazione sul catalogo dell’ente normatore britannico, da cui chiunque può partire.
- DIN 18533, Abdichtung von erdberührten Bauteilen, classi di carico d’acqua e quote dello zoccolo. ✅ l’edizione nuova esiste ed è confermata su una pubblicazione tecnica tedesca di aprile 2026 liberamente consultabile: parte 1 con data di edizione marzo 2026, parti 2 e 3 giugno 2026; rispetto al 2017 le classi dell’acqua sono state rinominate da classi di esposizione a classi di sollecitazione, le classi di fessurazione accorpate, e la parte 3 ha accolto le boiacche minerali a ponte di fessura. La stessa pubblicazione conferma che la norma copre anche l’impermeabilizzazione della sezione del muro, cioè il tagliamuro, e distingue le membrane fra quelle idonee e non idonee a trasmettere il taglio nella sezione. ⚠️ le quote dello zoccolo che cito (da 200 mm sotto a 300 mm sopra, minimo 150 a opera finita) le ho lette, uguali e riportate alla lettera come definizione della classe W4-E, in due documenti tecnici tedeschi di produttori di impermeabilizzanti, fra cui un manuale di progettazione del 2024; non le ho lette sul testo di norma, e prima di metterle in un capitolato vanno verificate sull’edizione 2026.
- Manuale tecnico di un ente britannico di garanzia decennale, sezione sui muri interni. ✅ scaricato e letto; i tre passaggi sui tagliamuro dei muri interni sono tradotti dal testo originale.
- BRE Digest 245, Rising damp in walls: diagnosis and treatment. ⚠️ il documento è a pagamento; il punto sul tagliamuro che dura e viene scavalcato invece di cedere è ripreso da fonti che lo citano e che chiunque può consultare.
- Hall C., Hoff W. D. (2007), Rising damp: capillary rise dynamics in walls, Proceedings of the Royal Society A, 463 (2084), pp. 1871-1884, DOI 10.1098/rspa.2007.1855. ✅ letto per intero nella versione scaricabile: da lì vengono le equazioni, il caso base numerico e l’osservazione sulla banda fra 0,5 e 1 m nelle case senza tagliamuro, che gli autori riprendono da una pubblicazione del Building Research Establishment del 1989.
- Storia del tagliamuro nell’edilizia vittoriana (ardesia, piombo, asfalto, mattoni vetrificati; il ruolo dei regolamenti locali abilitati dal Public Health Act del 1875). ⚠️ ricostruita su fonti tecniche britanniche divulgative e concordi fra loro; non ho consultato fonti d’archivio primarie. Segnalo che la versione secondo cui la legge del 1875 avrebbe reso obbligatorio il tagliamuro è diffusa ed errata.
- Bye-laws del Local Board di Caerleon, 1874, emanate sotto il Local Government Act 1858, bye-law 21 Drainage of subsoil and prevention of damp. ⚠️ lette in una trascrizione pubblicata da un sito di storia locale gallese, non sull’originale d’archivio; la clausola sul corso impermeabile (ardesia in cemento o altro materiale impenetrabile, non più di un piede sopra il terreno esterno o sopra le riseghe di fondazione) è riportata in traduzione fedele.
- Regolamento locale d’igiene tipo della Regione Lombardia, Titolo III, articoli 3.2.1 (salubrità dei terreni edificabili), 3.2.6 (intercapedini e vespai) e 3.2.7 (muri e marciapiedi perimetrali). ✅ letto sul testo adottato da un comune lombardo e pubblicato sul suo sito istituzionale; le frasi in corsivo sono riportate alla lettera. Vale nei comuni che lo hanno adottato, e non è una norma nazionale.
- Elenchi prezzi regionali: Emilia-Romagna 2024 (964 pagine) e Veneto 2019 (1.378 pagine). ✅ scaricati dai siti istituzionali e spogliati: nel primo la parola tagliamuro compare due volte, entrambe nel capitolo delle pareti in legno, e le voci sulla risalita per la muratura riguardano barriera chimica e intonaci deumidificanti; nel secondo tagliamuro, taglio capillare e umidità di risalita non compaiono. I conteggi si rifanno estraendo il testo dai PDF.
- Regola del piede (malte di ripristino staccate da terra oppure primi cinque o dieci centimetri impermeabilizzati prima della posa): è una mia regola di cantiere, non una prescrizione normativa, e la dichiaro come tale.
- Il marciapiede sopra i due tagliamuro (sezione 11 e tavola P11): la sequenza degli strati, la pendenza dell’1,5-2 per cento e il risvolto sopra il telo più alto sono la mia pratica di cantiere, già descritta per esteso nell’articolo sulla casa asciutta; nessuna norma italiana prescrive come si impermeabilizza un marciapiede. Il volume d’acqua del primo corso saturo, 12,5 litri per metro, è aritmetica sugli stessi parametri dichiarati del muro di riferimento, con un corso alto 250 mm.
Le fotografie sono di un cantiere seguito dall’autore.
L’autore
Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent’anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di “Murature umide: cause e rimedi” (Grafill, 2026).
Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.




