- In quale Comune ci troviamo? La risposta cogente, quando esiste, sta nel regolamento edilizio o di igiene di quel Comune, non in un valore generico letto altrove. Si parte da lì, e si verifica la sua vigenza, perché molti regolamenti locali sono stati nel tempo assorbiti o aggiornati.
- Il vespaio serve contro l’umidità o contro il radon? Sono due scopi, due logiche di progetto e due famiglie di fonti. Un numero buono per l’uno può non dire nulla sull’altro.
- Il valore che mi viene proposto è una norma, una raccomandazione o un regolamento di un altro Comune? Etichettarlo onestamente: una scheda ARPAT è un consiglio, non un obbligo; il numero di Milano vale a Milano.
- La prescrizione riguarda l’edificio o solo il seminterrato? L’ambito conta: i 30 centimetri di Roma sono dei semisottosuoli, la regola siciliana è dei seminterrati agibili. Fuori da lì, sono fuori posto.
- C’è una soglia in becquerel da rispettare? Se siamo in zona radon, l’obbligo è di risultato: il vespaio è uno strumento per centrarlo, non il fine, e a fine lavori conta la misura nell’aria, non quella delle griglie.
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Domande frequenti
Esiste un numero di legge nazionale per la ventilazione del vespaio?
No. In Italia non c’è un valore nazionale: i numeri che circolano vengono da regolamenti edilizi locali o da prassi, e cambiano da Comune a Comune. Il valore giusto va cercato nel regolamento del proprio Comune.
Il rapporto di ventilazione 1/100 è obbligatorio?
Non come norma nazionale. Rapporti come 1/100 o 1/200 compaiono in singoli regolamenti locali (il 1/200, per esempio, nel regolamento milanese), quindi valgono solo dove sono scritti.
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