Le infiltrazioni nei predalles: analisi e metodologie di intervento

                               

I predalles: una soluzione costruttiva moderna

L’introduzione dei predalles negli anni ’50 ha segnato un’importante evoluzione nel settore delle costruzioni. Questa tecnologia ha rivoluzionato l’approccio costruttivo tradizionale, offrendo significativi vantaggi in termini di ottimizzazione dei tempi e razionalizzazione dei costi. Grazie alla parziale prefabbricazione, il sistema a predalles ha raggiunto un efficace equilibrio tra prestazioni strutturali ed efficienza realizzativa.

La problematica delle infiltrazioni

Le infiltrazioni nei predalles rappresentano una problematica più frequente di quanto comunemente si pensi. I punti critici che richiedono particolare attenzione sono:

  • Raccordi tra superfici orizzontali e verticali
  • Zone di attraversamento degli scarichi e degli impianti
  • Giunti di dilatazione, angoli e risvolti
  • Potenziale formazione di condensa interna

L’importanza della fase diagnostica

Nell’approccio a queste problematiche, la fase diagnostica risulta fondamentale. La prima azione consiste nell’identificazione precisa dei punti di ingresso dell’acqua attraverso un’indagine approfondita. Per questa fase ci si avvale di professionisti specializzati dotati di strumentazioni avanzate. Tuttavia, quando questo approccio non è praticabile per vincoli di budget o limitazioni strutturali, diventa necessario intervenire dall’interno.

 

 

Le conseguenze delle infiltrazioni

Le conseguenze sono particolarmente gravose: il percolamento può danneggiare irreparabilmente i veicoli parcheggiati nelle aree interessate, oltre a richiedere protezioni continue per scaffalature e materiali stoccati. Non si tratta quindi di un semplice problema estetico, ma di una questione che impatta concretamente sulla funzionalità degli spazi.

Il nostro approccio metodologico

La nostra metodologia prevede l’utilizzo di tecniche specifiche, tra cui resine idroespansive e sistemi di iniezione con bentonite sodica. Sebbene alcuni professionisti considerino queste soluzioni come palliative, la nostra esperienza sul campo ha dimostrato risultati efficaci, anche in casi dove precedenti interventi di rifacimento del manto impermeabilizzante non avevano risolto il problema.

È fondamentale sottolineare che questi interventi richiedono elevata professionalità: un’applicazione non corretta può causare danni significativi alla struttura stessa del predalles.

Raccomandazioni per i progettisti

Un’altra criticità frequente riguarda il percolamento nelle zone di giunzione tra muro di appoggio e predalles. Questa problematica deriva spesso da un’eccessiva fiducia riposta nel solo manto impermeabile. Per questo motivo, si raccomanda l’inserimento preventivo di un cordone bentonico: anche se potrebbe non attivarsi mai, la sua presenza costituisce un’importante misura di sicurezza contro le infiltrazioni.

 

Il Cordone bentonitico: Elemento cruciale per l’impermeabilizzazione.

L’illustrazione raffigura un dettaglio impermeabilizzativo sulla giunzione tra muro in C.A. e predalles, spesso mi trovo a risolvere problematiche di infiltrazioni proprio sul punto di giunzione, probabilmente si fa troppo affidamento sull’impermeabilizzazione esterna.

                                                              

Il cordone bentonitico rappresenta uno degli elementi più efficaci per garantire l’impermeabilità nelle riprese di getto e in numerose altre applicazioni nel campo dell’edilizia sotterranea. Si tratta di un profilo, generalmente di sezione rettangolare o trapezoidale, composto da bentonite sodica granulare racchiusa in una guaina protettiva, solitamente realizzata in materiale geotessile o cartone idrosolubile.

 

 Il meccanismo di funzionamento

Il principio alla base del cordone bentonitico è straordinariamente semplice quanto efficace: la bentonite sodica possiede la capacità di rigonfiare fino a 10-15 volte il proprio volume iniziale a contatto con l’acqua. Questo rigonfiamento, che avviene in presenza di umidità o acqua, genera una pressione che sigilla completamente il giunto o la fessura in cui il cordone è stato posizionato, creando una barriera impermeabile auto sigillante. La caratteristica distintiva di questo sistema è proprio la sua capacità di adattarsi attivamente alle condizioni ambientali, reagendo dinamicamente alla presenza di umidità.

 

Applicazione nelle riprese di getto

Nelle riprese di getto orizzontali e verticali, il cordone bentonitico assume un ruolo fondamentale. Quando si realizzano strutture in calcestruzzo armato che richiedono più fasi di getto, come nel caso di platee, muri contro terra o vasche, la ripresa di getto costituisce inevitabilmente un punto di potenziale debolezza per l’impermeabilità dell’insieme. Il cordone viene posizionato sul getto precedente, generalmente a una distanza di circa 10-15 cm dal bordo esterno della struttura, in modo da trovarsi all’interno della massa del calcestruzzo una volta completato il getto successivo.

La corretta collocazione del cordone è essenziale: deve trovarsi sul lato esposto alla spinta dell’acqua, in modo che l’eventuale infiltrazione inneschi il processo di rigonfiamento proprio nel punto critico. Nelle strutture sotterranee, questo significa posizionarlo verso l’esterno, cioè sul lato a contatto con il terreno. Durante il getto successivo, il calcestruzzo fluido avvolge completamente il cordone, che rimarrà inerte fino al momento in cui l’umidità del terreno o eventuali infiltrazioni ne attiveranno l’espansione.

 

 

Applicazione oltre le riprese di getto

L’utilizzo del cordone bentonitico si estende ben oltre le riprese di getto tradizionali. Trova applicazione sistematica nei giunti di dilatazione delle strutture interrate, dove deve assorbire i movimenti differenziali mantenendo comunque l’impermeabilità. Nei passaggi di servizi attraverso le strutture in calcestruzzo, come tubazioni o cavi, il cordone bentonitico viene spesso utilizzato in combinazione con altri sistemi per sigillare l’interfaccia tra il calcestruzzo e l’elemento passante.

Un’altra applicazione interessante riguarda i giunti tra elementi prefabbricati, dove il cordone può compensare le inevitabili tolleranze dimensionali garantendo comunque la tenuta all’acqua.

 

Vantaggi e considerazioni tecniche

Il sistema presenta numerosi vantaggi significativi: non richiede particolari competenze specialistiche per la posa, si applica rapidamente, non necessita di attrezzature complesse e si adatta alle irregolarità superficiali del supporto. La sua natura auto sigillante lo rende particolarmente affidabile nel tempo, poiché risponde attivamente alle sollecitazioni esterne. Dal punto di vista economico, rappresenta una soluzione estremamente competitiva rispetto ad altri sistemi di impermeabilizzazione dei giunti.

Tuttavia, la corretta applicazione richiede attenzione ad alcuni aspetti critici. Il supporto deve essere pulito, asciutto e privo di parti incoerenti o distaccate. La superficie non deve presentare dislivelli eccessivi che impediscano il contatto continuo del cordone. È fondamentale che il cordone rimanga protetto dall’esposizione diretta all’acqua prima che il getto successivo lo inglobi completamente, poiché un rigonfiamento prematuro comprometterebbe l’efficacia del sistema. La continuità del cordone deve essere garantita in tutti i punti, prestando particolare attenzione agli incroci e agli angoli dove spesso si concentrano le criticità.

Considerazioni sulla durabilità

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la durabilità del sistema nel tempo. La bentonite sodica mantiene indefinitamente la propria capacità di rigonfiamento attraverso cicli ripetuti di bagnatura e asciugatura, a condizione che rimanga confinata e protetta dal dilavamento. Questo la rende particolarmente adatta per applicazioni sotterranee permanenti. Tuttavia, in presenza di acqua con elevato contenuto salino, la bentonite sodica può subire alterazioni nella sua capacità di rigonfiamento a causa della presenza di elettroliti che interferiscono con le proprietà del minerale, aspetto da considerare in contesti particolari come ambienti marini. Il cordone bentonitico rappresenta quindi una soluzione tecnica matura, affidabile ed economica per garantire l’impermeabilità in numerose situazioni costruttive, con particolare rilevanza nelle riprese di getto dove costituisce spesso la prima linea di difesa contro le infiltrazioni d’acqua nelle strutture sotterranee.

 

Approfondimento tecnico

 

I solai predalles: caratteristiche costruttive

I predalles sono lastre prefabbricate costituite da una piastra di calcestruzzo armato dello spessore di circa 5 cm, con intradosso piano e finito, armate con tralicci elettrosaldati di altezza variabile. Questi elementi, larghi fino a 120 cm e lunghi fino a 14 metri, vengono completati in opera con getto di calcestruzzo collaborante.

Il meccanismo delle percolazioni

Le infiltrazioni nei solai predalles avvengono attraverso diversi punti critici: i giunti tra predalles e muratura verticale, le fessure dovute a movimenti strutturali o ritiri del calcestruzzo, i nidi di ghiaia e le riprese di getto. Nel tempo possono svilupparsi anche lesioni importanti e fessurazioni sulle lastre stesse, creando ulteriori vie preferenziali per l’acqua.

La formazione delle stalattiti calcaree

Il processo che porta alla formazione di queste concrezioni è affascinante dal punto di vista chimico. L’idrossido di calcio prodotto dall’idratazione del cemento Portland viene lisciviato dall’acqua che attraversa il calcestruzzo. Quando questa soluzione satura raggiunge la superficie e l’acqua evapora, avviene la reazione con l’anidride carbonica atmosferica che forma carbonato di calcio insolubile.

Contrariamente a quanto avviene nelle grotte naturali, dove la formazione di stalattiti richiede secoli, nelle strutture cementizie le concrezioni crescono rapidamente. Questo perché non derivano dalla lenta dissoluzione della calcite, ma dalla presenza di calce libera nel cemento, facilmente solubile in acqua.

                     

Attenzione: non sempre sono infiltrazioni

Un aspetto spesso sottovalutato è che non tutte le manifestazioni di umidità nei solai predalles sono dovute a infiltrazioni d’acqua dall’esterno. Nei garage interrati può verificarsi il fenomeno della condensa interstiziale, che si forma quando il vapore acqueo migra attraverso la struttura a causa della differenza di pressione parziale tra ambienti con condizioni termoigrometriche diverse.

Distinguere tra infiltrazione e condensa è fondamentale, poiché richiedono approcci completamente diversi. La termografia può rilevare i ponti termici e le zone fredde dove si forma condensa, mentre le prove di allagamento o indagine meno invasive verificano la tenuta all’acqua.

La migrazione del vapore: un fenomeno complesso

Il vapore acqueo migra sempre dalle zone a maggior pressione parziale verso quelle a minor pressione parziale secondo la legge di Fick. Nei garage interrati questo fenomeno può verificarsi in entrambe le direzioni, a seconda delle condizioni termoigrometriche:

Dal basso verso l’alto: quando il garage presenta elevata umidità (veicoli bagnati, scarsa ventilazione) e sopra il solaio ci sono giardini pensili o terrazze con guaine impermeabili che bloccano la traspirazione, il vapore migra verso l’alto anche se l’ambiente soprastante è più caldo.

Dall’alto verso il basso: quando sopra ci sono appartamenti riscaldati e umidi e il garage rimane freddo e secco, specialmente d’inverno, il vapore migra verso il garage sottostante.

Quando il vapore che attraversa il solaio incontra strati con temperatura inferiore al punto di rugiada, condensa all’interno della struttura formando acqua liquida.

L’effetto delle pressioni atmosferiche

I predalles subiscono anche l’influenza delle variazioni di pressione atmosferica (alta e bassa pressione meteorologica). Le strutture in calcestruzzo sono soggette alla pressione atmosferica che influenza l’assorbimento d’acqua e la migrazione del vapore.

Durante i cambiamenti meteorologici, le rapide variazioni tra alta e bassa pressione atmosferica creano un effetto di “pompaggio” che accelera il movimento del vapore attraverso la struttura porosa del calcestruzzo. I predalles, trovandosi letteralmente “strizzati” tra queste diverse pressioni, possono accumulare notevoli quantità di condensa interstiziale facendole percolare da fessurazioni.

         

 

Come si manifesta la condensa

La condensa interstiziale nei garage può manifestarsi con gli stessi sintomi delle infiltrazioni: gocciolamenti, efflorescenze, formazione di stalattiti calcaree. Questo fenomeno è particolarmente frequente quando il solaio tra garage e ambiente soprastante è un elemento strutturalmente freddo, privo di adeguato isolamento termico e barriera al vapore.

La situazione è aggravata quando sopra il solaio sono presenti:

  • Giardini pensili con terreno umido
  • Terrazze con guaine bituminose che impediscono la traspirazione verso l’alto
  • Massetti non adeguatamente protetti da barriere al vapore

 

Soluzioni tecniche efficaci

Prima di qualsiasi intervento, è quasi indispensabile condurre un’indagine accurata per identificare l’origine delle infiltrazioni. L’acqua segue percorsi imprevedibili e il punto di manifestazione raramente coincide con quello di ingresso. Attraverso prove di allagamento controllato, traccianti, termografia o altre tecniche diagnostiche, è possibile mappare i percorsi dell’acqua e identificare tutti i punti critici da trattare.

L’approccio ideale prevede sempre il rifacimento completo del manto impermeabile dall’estradosso. Tuttavia, quando questo non è possibile per vincoli economici, logistici o strutturali, esistono soluzioni alternative valide ed efficaci.

 

 

Sistema con bentonite sodica

Il sistema con iniezione di bentonite sodica si è dimostrato particolarmente efficace per i solai predalles, garantendo una protezione duratura attraverso la diffusione del composto impermeabilizzante all’interno della struttura, anche quando non è possibile accedere all’estradosso.

     

Iniezione di resine poliuretaniche idroespandenti

Per la sigillatura delle fessurazioni esistenti, l’iniezione di resine poliuretaniche (monocomponenti, bicomponenti o tricomponenti) idroespandenti rappresenta una soluzione consolidata. Attraverso appositi macchinari che operano a pressioni tra 40 e 200 bar, la resina riempie tutti i vuoti circostanti, sigillando completamente ogni anfratto.

Al contatto con l’acqua, queste resine possono aumentare il loro volume fino a 40 volte rispetto a quello iniziale, a seconda del tipo di resina utilizzato, garantendo una chiusura efficace delle vie di infiltrazione.

L’intervento con resine idroespansive persegue due obiettivi principali: sigillare le vie di percolamento tracciando a ritroso il percorso dell’acqua, e saturare strategicamente i vuoti strutturali occupando gli spazi precedentemente occupati dall’acqua.

 

Verifica strutturale preliminare

Fondamentale, in presenza di lesioni sui pannelli, è la verifica strutturale preliminare. Bisogna identificare le cause – sovraccarichi non previsti, cedimenti differenziali, errori di posa – prima di procedere con qualsiasi intervento di impermeabilizzazione.

Un errore da evitare

L’intervento dall’intradosso diventa una soluzione valida solo quando l’accesso all’estradosso è impossibile o economicamente non sostenibile, ma deve comunque prevedere tecniche specifiche come le iniezioni, non semplici trattamenti superficiali.

Conclusioni

Le percolazioni nei solai predalles non sono semplici problemi estetici. Anche se inizialmente le efflorescenze non compromettono la stabilità strutturale, l’umidità persistente innesca processi di corrosione delle armature che nel tempo possono compromettere seriamente l’integrità della struttura.

L’intervento deve essere sempre sistemico e professionale, considerando sia i giunti che le eventuali lesioni presenti sui pannelli. Solo un approccio completo, che parte dall’impermeabilizzazione dell’estradosso e affronta tutte le criticità presenti, può garantire una soluzione definitiva al problema.

 

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