Il presente capitolo affronta una problematica specifica e frequente nella pratica professionale: l'aggravamento dell'umidità di risalita quando si interviene dall'interno di un edificio con trattamenti impermeabilizzanti, in assenza di un'adeguata interruzione della risalita capillare. Questa situazione si verifica tipicamente quando non è possibile intervenire dall'esterno dell'edificio per vincoli di varia natura (proprietà confinanti, edifici storici vincolati, impossibilità di scavo, ecc.).
1. Fondamenti fisici: il ruolo dell'evaporazione nell'equilibrio della risalita capillare
L'umidità di risalita capillare è un fenomeno governato dall'equilibrio dinamico tra due processi: l'assorbimento capillare dal terreno e l'evaporazione dalla superficie muraria. Il modello fisico sviluppato da Hall e Hoff (2007), pubblicato nei Proceedings of the Royal Society A, dimostra che l'altezza di risalita dipende direttamente dal rapporto tra la quantità d'acqua assorbita per capillarità (U) e quella persa per evaporazione (E). In condizioni di equilibrio stazionario, U = E.
Il BRE Digest 245 'Rising damp in walls: diagnosis and treatment' (Building Research Establishment, 2007) conferma che l'altezza di risalita è influenzata da diversi fattori, tra cui in primis il tasso di evaporazione dalla parete. Altri fattori includono la dimensione dei pori della muratura, il contenuto salino dei materiali e del terreno, il livello della falda freatica e il grado di saturazione del suolo, nonché le condizioni di riscaldamento interno. Secondo la legge di Jurin, l'altezza massima teorica di risalita è inversamente proporzionale al raggio capillare; per un raggio tipico di 1 μm, tale altezza potrebbe raggiungere teoricamente circa 15 metri. Tuttavia, a causa degli effetti dell'evaporazione, nella pratica la risalita si attesta generalmente tra 1 e 1,5 metri.
Il modello Sharp Front di Hall e Hoff esprime matematicamente questa relazione: quando il tasso di evaporazione diminuisce, l'equilibrio si sposta e l'altezza del fronte umido aumenta proporzionalmente. Questo principio fondamentale ha conseguenze dirette quando si applicano rivestimenti impermeabili alle superfici murarie interne.
2. L'effetto dell'impermeabilizzazione interna sull'altezza di risalita
Quando si applica un rivestimento impermeabile (membrana, guaina, intonaco cementizio impermeabilizzante, pittura non traspirante) alla superficie interna di una muratura affetta da risalita capillare, l'evaporazione verso l'ambiente interno viene bloccata o fortemente ridotta. Di conseguenza, l'equilibrio dinamico U = E viene alterato: il flusso evaporativo E diminuisce drasticamente mentre l'assorbimento capillare U prosegue inalterato.
Tim Hutton, building pathologist, descrive chiaramente questo fenomeno in un articolo tecnico pubblicato su Building Conservation: 'L'inserimento di materiali impermeabili in una struttura può essere controproducente poiché questi restringeranno il movimento dell'umidità e quindi l'essiccazione. Di conseguenza, l'umidità può rimanere intrappolata nei materiali umidi per molti anni causando problemi cronici. L'umidità può anche essere impedita dal dissiparsi dai materiali permeabili, con conseguente accumulo di umidità o condizioni ancora più umide in aree localizzate.'
Un esempio particolarmente comune di questo effetto è la comparsa di nuova umidità di risalita nelle pareti in seguito alla posa di un nuovo massetto in calcestruzzo con guaina impermeabilizzante. Prima della modifica del pavimento originale, l'umidità poteva evaporare da una grande superficie senza influenzare le finiture interne. Tuttavia, la nuova membrana impermeabile permette all'acqua di accumularsi al di sotto, forzandola verso i lati della stanza e nella base delle pareti.
3. Conseguenze pratiche dell'impermeabilizzazione senza barriera chimica
Quando si impermeabilizza dall'interno senza interrompere la risalita capillare mediante una barriera chimica (DPC – Damp Proof Course) correttamente posizionata, si verificano le seguenti conseguenze:
• Innalzamento progressivo del fronte umido: l'umidità, non potendo più evaporare dalla superficie trattata, risale oltre il limite precedente fino a trovare una nuova superficie evaporante.
• Concentrazione salina aggravata: i sali igroscopici (cloruri, nitrati, solfati) trasportati dall'acqua capillare non possono più cristallizzare sulla superficie originaria e si accumulano in zone più alte, causando efflorescenze e danni ai nuovi intonaci.
• Danni alle finiture soprastanti: pitture che si sfogliano, intonaci che si distaccano, carta da parati che si stacca a quote superiori rispetto al problema originario.
• Degrado accelerato della muratura: l'impossibilità di essiccazione mantiene la muratura permanentemente satura, favorendo disgregazione dei giunti, criofratturazione e proliferazione biologica.
4. Schema di intervento corretto: posizionamento della barriera chimica
Secondo la BS 6576:2005+A1:2012 'Code of practice for diagnosis of rising damp in walls of buildings and installation of chemical damp-proof courses', quando si interviene dall'interno con sistemi impermeabilizzanti, è fondamentale che la barriera chimica (DPC) sia posizionata al di sopra del livello dell'impermeabilizzazione orizzontale (guaina o membrana sotto il massetto). Solo in questo modo si interrompe il percorso capillare prima che l'umidità possa raggiungere le zone trattate.
Le figure seguenti illustrano i tre scenari tipici riscontrabili nella pratica professionale.
Figura 1: Configurazione corretta ✓

In questa configurazione, la barriera chimica (DPC) è posizionata al di sopra del livello dell'impermeabilizzante orizzontale. L'umidità di risalita viene intercettata dalla barriera chimica prima di raggiungere le zone impermeabilizzate. Questa è l'unica configurazione tecnicamente corretta quando si interviene dall'interno.
Figura 2: Configurazione errata – Barriera chimica troppo bassa ✗

In questa configurazione errata, la barriera chimica è posizionata al di sotto del livello dell'impermeabilizzante. L'umidità, pur essendo bloccata nel suo percorso capillare principale, trova comunque modo di risalire nella porzione di muratura compresa tra la barriera e l'impermeabilizzante. Questa zona resta permanentemente umida, con conseguente degrado dei materiali e possibile trasferimento dell'umidità alle quote superiori attraverso meccanismi secondari.
Figura 3: Configurazione errata – Assenza di barriera chimica ✗

Questa è la configurazione più problematica: viene applicato un trattamento impermeabilizzante interno senza alcuna barriera chimica. L'umidità di risalita, non potendo più evaporare attraverso la superficie trattata, risale liberamente fino a trovare una nuova superficie evaporante, spesso ben al di sopra dell'altezza originaria del problema. È lo scenario che più frequentemente genera contestazioni e contenziosi professionali.
5. Riferimenti normativi e scientifici
La corretta progettazione degli interventi di risanamento dall'umidità di risalita deve basarsi sui seguenti riferimenti:
Riferimento
Descrizione e pertinenza
BRE Digest 245 (2007)
Rising damp in walls: diagnosis and treatment. Documento di riferimento del Building Research Establishment (UK) per la diagnosi e il trattamento dell'umidità di risalita. Identifica i fattori che influenzano l'altezza di risalita, incluso il tasso di evaporazione.
BS 6576:2005+A1:2012
Code of practice for diagnosis of rising damp in walls of buildings and installation of chemical damp-proof courses. Norma britannica che definisce le procedure per la diagnosi e l'installazione di barriere chimiche.
Hall & Hoff (2007)
"Rising damp: capillary rise dynamics in walls", Proceedings of the Royal Society A, 463(2084), pp. 1871-1884. Modello fisico-matematico (Sharp Front) che descrive la dinamica della risalita capillare e il ruolo dell'evaporazione.
I'Anson & Hoff (1986)
"Water movement in porous building materials—VIII. Effects of evaporative drying on height of capillary rise equilibrium in walls", Building and Environment, 21(4), pp. 195-200. Studio sull'effetto dell'evaporazione sull'altezza di equilibrio della risalita.
BS 5250
Code of practice for control of condensation in buildings. Riferimento per la distinzione tra umidità di risalita e umidità da condensazione.
BS 8102
Protection of below ground structures against water ingress — Code of practice. Norma per la protezione delle strutture interrate dall'ingresso d'acqua.
6. Conclusioni operative
Quando non è possibile intervenire dall'esterno e si rende necessario un trattamento interno contro l'umidità di risalita, è imperativo seguire la sequenza logica corretta:
1. Diagnosi accurata secondo per confermare la presenza di vera umidità di risalita e distinguerla da altre forme di umidità.
2. Installazione della barriera chimica (DPC), posizionata almeno 150 mm sopra il livello del pavimento finito esterno e comunque al di sopra della quota dell'impermeabilizzazione orizzontale interna.
3. Realizzazione dell'impermeabilizzazione orizzontale (guaina/membrana) sotto il massetto, assicurando il collegamento con la barriera chimica verticale.
4. Rimozione nella parte esterna degli intonaci contaminati da sali igroscopici almeno fino a 1m sopra l'ultimo segno visibile di umidità.
5. Ripristino con anti-sali e intonaci risananti macroporosi che garantiscano traspirabilità alla parete.
L'inversione dell'ordine delle operazioni o, peggio, l'omissione della barriera chimica, conduce inevitabilmente al fallimento dell'intervento con innalzamento del fronte umido, come ampiamente documentato dalla letteratura scientifica internazionale e dalla casistica professionale.




