Altezza del fronte e portata d'acqua nella risalita capillare: perché la macchia è il dato meno informativo di un muro umido

Renzo-ArtHome, Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita

Immagine dall'articolo: Chi dimezza la macchia raddoppia l’acqua

In copertina. Fotografia generata, dichiarata come illustrazione: nessun elemento va letto come documento. Le sedici taniche da venti litri, 320 litri in tutto, rendono visibile l'acqua che ogni anno attraversa un metro lineare di muro nel caso base pubblicato da Hall e Hoff (2007): muratura di calcare spessa 150 mm, sorptività 1,0 mm/min^0,5, contenuto d'acqua volumetrico 0,2 (adimensionale), evaporazione 0,001 mm/min. Con questi parametri il fronte si stabilizza a 0,61 m e il flusso vale circa 0,88 litri al giorno per metro lineare, cioè circa 320 litri all'anno, l'arrotondamento è degli autori. I valori sono letti nella fonte e riprodotti dallo script di calcolo allegato all'articolo. Il muro della scena appare sano di proposito: la quantità d'acqua che attraversa una muratura non si vede, ed è la tesi di questo scritto.

Avvertenza sui dati

In questo scritto i numeri appartengono a tre categorie, sempre dichiarate.

I numeri letti sono stampati nella fonte citata, e la fonte è indicata al punto in cui compaiono.

I numeri calcolati derivano dall'applicazione di formule pubblicate a parametri che dichiaro. Non sono attribuibili agli autori delle formule. Sono riproducibili: lo script che li genera verifica per prima cosa di saper ricostruire i valori che gli autori stessi hanno pubblicato, e solo dopo calcola il resto.

Le ipotesi di calcolo sono valori che nessuna fonte fornisce e che nessuno dovrebbe assumere: nel caso reale si misurano. Sono segnalate come tali ogni volta che compaiono. La concentrazione salina dell'acqua di alimentazione è una di queste, ed è probabilmente la più importante.

Nessun numero di questo scritto appartiene a una quarta categoria.

1. Il gesto sbagliato

C'è un gesto che si ripete in ogni sopralluogo su un muro umido. Il tecnico entra, guarda la parete, individua il bordo superiore della zona scura e ci appoggia la stecca metrica. Settanta centimetri. Lo annota. Se torna dopo l'intervento e trova cinquanta centimetri, scrive che l'intervento sta funzionando. Se ne trova novanta, scrive che è fallito.

Quel gesto misura la cosa sbagliata.

Non perché l'altezza sia un dato falso: è un dato vero, ripetibile, e chiunque lo rileverebbe uguale. È sbagliato perché l'altezza del fronte, da sola, non dice quanta acqua sta attraversando quel muro. E in un muro affetto da risalita capillare non è l'altezza a produrre il danno: è la quantità d'acqua che passa, e soprattutto ciò che quell'acqua si lascia dietro quando evapora.

Peggio. Nel modello fisico che meglio descrive il fenomeno, e che è pubblicato da quasi vent'anni su una rivista della Royal Society, l'altezza del fronte e la portata d'acqua si muovono in direzioni opposte. Un muro con la macchia bassa può trasportare, ogni anno, molta più acqua di un muro identico con la macchia alta. Non qualche punto percentuale in più: il doppio, se l'altezza si dimezza.

Questo significa che un intervento può abbassare la macchia e, nello stesso momento, aumentare il carico di sali che entra nella muratura. E il committente, guardando la parete, dirà che i lavori sono riusciti.

Questo scritto ricostruisce da dove viene quel risultato, mostra come si ricava in due passaggi da una formula pubblicata, ne trae le conseguenze operative, e dice con precisione dove il modello smette di valere. Alla fine propone che cosa misurare al posto dell'altezza, come scriverlo in capitolato e come collaudarlo.

2. Che cosa ferma la risalita

Un muro senza barriera, appoggiato su un terreno umido, assorbe acqua per capillarità. Se non ci fosse nulla a contrastare l'assorbimento, l'acqua salirebbe fino a quote che nessuno osserva mai nei muri reali. Qualcosa la ferma.

La risposta corrente, quella che si sente nei corsi, è "la gravità". È una risposta sbagliata, e si può quantificare quanto sia sbagliata.

Nel 2007 Christopher Hall e William Hoff hanno pubblicato sui Proceedings of the Royal Society A un'analisi della risalita capillare nei muri costruita sulla teoria del flusso in mezzi insaturi, adottando un modello a fronte netto, il cosiddetto Sharp Front. L'idea è semplice e potente: si segue il bilancio dell'acqua, non la sua distribuzione microscopica. Il muro assorbe dal basso e perde per evaporazione dalle facce. Quando l'assorbimento e l'evaporazione si pareggiano, il fronte smette di salire.

Non è la gravità a fermarlo. È l'evaporazione. La gravità c'entra, ma poco: gli autori calcolano che, in due esempi in cui l'altezza di equilibrio calcolata trascurando il drenaggio gravitazionale vale 500 e 1000 mm, tenendo conto della gravità le stesse altezze diventano rispettivamente circa 488 e 951 mm. Uno scarto del due e del cinque per cento. Per gli scopi pratici, la gravità si può trascurare, e le forze capillari dominano.

Dal bilancio fra assorbimento ed evaporazione discende la formula dell'altezza di equilibrio del fronte:

h = S · √( b / (2 · e · θw) )

dove S è la sorptività del materiale (in millimetri al minuto elevato a un mezzo), b lo spessore del muro in millimetri, e il tasso di evaporazione per unità di area della superficie del muro in millimetri al minuto, e θw il contenuto d'acqua volumetrico alla saturazione capillare, un numero puro.

La formula si legge da sinistra a destra e dice tre cose, tutte verificabili in cantiere.

Primo, l'altezza è direttamente proporzionale alla sorptività. Un materiale che assorbe con più avidità porta il fronte più in alto.

Secondo, l'altezza cresce come la radice quadrata dello spessore. Raddoppiare lo spessore del muro non raddoppia l'altezza della macchia, la moltiplica per la radice di due, circa uno e quattro.

Terzo, e qui si gioca tutto, l'altezza è inversamente proporzionale alla radice quadrata dell'evaporazione. Meno il muro riesce a evaporare, più in alto arriva il fronte.

Il terzo punto è quello che nessuno usa. Eppure è quello che governa il comportamento di un muro reale quando lo si intonaca, lo si pittura, lo si isola, gli si costruisce davanti un mobile, o gli si chiude la stanza per sei mesi.

3. Un muro qualsiasi, con i suoi numeri

Gli autori propongono un esempio numerico, e vale la pena seguirlo passo per passo perché è il punto di ancoraggio di tutto il resto.

Si prende una muratura piena di calcare. Le sorptività dei calcari da costruzione stanno di solito fra 0,5 e 1,5 mm al minuto elevato a un mezzo: si assume S = 1,0. La porosità in frazione volumetrica è generalmente attorno a 0,25, e si pone θw = 0,2. Lo spessore è b = 150 mm. Per l'evaporazione si prende e = 0,001 mm al minuto, che corrisponde all'evaporazione potenziale annua del Regno Unito mediata sull'intero anno.

Con questi numeri l'altezza di equilibrio del fronte risulta 0,61 metri, un valore che gli autori commentano come simile alle altezze osservate nei muri di abitazione affetti da risalita, richiamando i dati del Building Research Establishment.

Fin qui, nulla di sorprendente. Sessantun centimetri è esattamente ciò che il tecnico misura con la stecca metrica.

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Fotografia 1. Cantiere dell'autore, luglio 2026: cantina in muratura di mattoni pieni. Il fronte di risalita col suo bordo superiore ben leggibile è l'unica grandezza visibile del fenomeno, quella che si misura con la stecca metrica. Tutto ciò che conta davvero, i litri che passano e i sali che restano, in questa immagine non si vede.

Poi arrivano gli altri tre numeri, che nessuno misura.

L'acqua contenuta nel muro all'equilibrio è di circa 18 litri per ogni metro lineare di parete.

Il flusso che attraversa il muro, cioè l'acqua che entra dal basso, sale, evapora dalle facce e viene continuamente rimpiazzata, vale circa 0,88 litri al giorno per metro lineare. Che fanno, come osservano gli autori, circa 320 litri all'anno per metro lineare. Su una parete di dieci metri, tre tonnellate e due di acqua all'anno che attraversano la muratura e se ne vanno per evaporazione.

Il tempo medio di residenza di una molecola d'acqua dentro il muro è di circa 21 giorni.

Fermiamoci un istante su questi tre numeri, perché contengono già l'intera tesi. La macchia è alta sessantun centimetri. Il muro contiene diciotto litri. Ma ogni anno ne transitano trecentoventi. Il muro non è un contenitore pieno d'acqua: è un condotto, e la macchia è solo la porzione bagnata del condotto.

Quando si giudica un muro dalla macchia, si sta giudicando un tubo dal suo diametro invece che dalla sua portata.

4. La costante del muro

Ora il passaggio decisivo. È aritmetica, si fa in due righe, e non richiede alcuna ipotesi in più rispetto a quelle già fatte dagli autori.

Il flusso d'acqua che attraversa il muro all'equilibrio è, per definizione, l'evaporazione che avviene sulla superficie bagnata: F = e · h. È il bilancio stesso da cui la formula dell'altezza è stata ricavata.

Dalla formula dell'altezza si può isolare l'evaporazione:

e = S² · b / (2 · θw · h²)

e sostituirla nell'espressione del flusso:

F = e · h = S² · b / (2 · θw · h)

da cui, moltiplicando entrambi i membri per l'altezza:

F · h = S² · b / (2 · θw) = costante

Il prodotto fra la portata d'acqua e l'altezza del fronte non dipende dall'evaporazione. Dipende solo dal materiale (attraverso S e θw) e dallo spessore del muro (attraverso b). Per un muro dato, quel prodotto è un numero fisso.

Le conseguenze sono immediate e sgradevoli.

La portata è inversamente proporzionale all'altezza. Se un intervento dimezza l'altezza della macchia, raddoppia i litri che attraversano il muro ogni anno. Se la macchia raddoppia, i litri si dimezzano.

Non esiste un intervento sull'evaporazione che migliori entrambe le grandezze. Agendo sulla traspirabilità della superficie ci si sposta lungo un'iperbole, e su un'iperbole non c'è un punto che sia migliore in tutte e due le coordinate. Si sceglie dove stare, non si esce dalla curva.

Per uscire dalla curva bisogna cambiare la curva. Cioè agire su S, su b, o sull'alimentazione. Ridurre la sorptività, alterare la sezione, oppure tagliare l'acqua alla base con una barriera. Tutto il resto è un movimento lungo l'iperbole.

Ecco la tabella, calcolata con le formule pubblicate su un muro di riferimento che dichiaro: spessore 250 mm, sorptività 1,0 mm al minuto elevato a un mezzo, contenuto d'acqua volumetrico 0,2. Questi parametri li scelgo io, non sono letti in fonte. I valori che ne discendono sono calcolati, non pubblicati.

evaporazione e [mm/min]

altezza del fronte [mm]

portata [litri/anno per metro]

prodotto h · F

0,0001

2500

131

900,0

0,00025

1581

208

900,0

0,0005

1118

294

900,0

0,001

791

416

900,0

0,002

559

588

900,0

0,004

395

831

900,0

L'ultima colonna è la dimostrazione numerica dell'algebra: qualunque cosa faccia l'evaporazione, il prodotto resta novecento.

Si legga la tabella dal basso verso l'alto, che è il verso in cui procede un intervento di "sigillatura". Partendo da un muro ben ventilato, con la macchia a trentanove centimetri e ottocentotrenta litri all'anno per metro, e riducendo progressivamente l'evaporazione, la macchia sale fino a due metri e mezzo mentre la portata scende a centotrentuno litri.

Chi guarda la macchia dice che la situazione è precipitata. Chi guarda i litri dice che l'acqua che entra si è ridotta a un sesto.

Hanno ragione entrambi, e questo è precisamente il problema.

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Figura 1. Ogni punto della curva è un diverso tasso di evaporazione dello stesso muro. Spostandosi lungo la curva, l'altezza del fronte e la portata d'acqua non possono migliorare insieme: il loro prodotto è fissato dal materiale e dallo spessore. Curva calcolata con la formula di Hall e Hoff (2007) sui parametri dichiarati al paragrafo 4.

5. Perché l'intonaco impermeabile sembra funzionare

A questo punto il lettore esperto avrà già formulato l'obiezione giusta: se ridurre l'evaporazione riduce i litri, allora sigillare il muro è una buona idea, e la macchia alta è un prezzo accettabile.

La risposta è no, e la ragione la scrivono gli stessi autori, in un passaggio che nella pratica italiana sembra non essere mai arrivato.

Applicare alle pareti umide un rivestimento a bassa permeabilità è una pratica edilizia comune. Presa da sola, osservano, è un cattivo trattamento contro la risalita, perché riduce fortemente la perdita d'acqua dal muro e spinge verso l'alto l'altezza di equilibrio. E, aggiungono, sulle prime può sembrare efficace, perché l'aggiustamento dell'altezza di equilibrio può essere lento e può volerci molto tempo prima che l'umidità riemerga sopra il bordo dell'intonaco.

Qui non stiamo interpretando: è il contenuto del paragrafo 3(c) del loro articolo, ed è accompagnato da un esempio numerico.

Un muro di 215 mm di spessore, con sorptività composita efficace 0,3 e contenuto d'acqua volumetrico 0,2, in un ambiente poco ventilato con evaporazione pari a 1·10⁻⁴ mm al minuto, ha un'altezza di equilibrio di 695 mm. Gli si applica un intonaco fino a 1,25 metri di altezza. L'intonaco riduce la perdita d'acqua dalla superficie, e questo si rappresenta nel modello come una riduzione dell'evaporazione, che scende a un decimo. Il fronte ricomincia a salire, e si ristabilizzerà ben sopra il bordo dell'intonaco.

Quanto tempo impiega a riemergere? Circa 425 giorni.

Quattrocentoventicinque giorni. Quattordici mesi. La garanzia dell'applicatore, nella prassi corrente, dura dodici.

Non c'è bisogno di malafede perché questo accada. Basta il transitorio. Il modello fornisce anche la scala dei tempi con cui un muro raggiunge l'equilibrio a partire dallo stato asciutto:

t₉₅ = 3 · b · θw / (2 · e)

cioè il tempo necessario a raggiungere il novantacinque per cento dell'altezza di equilibrio. Per il caso base del paragrafo 3, quel tempo vale circa 31 giorni. Ma il tempo è inversamente proporzionale all'evaporazione: negli ambienti poco ventilati, avvertono gli autori, può essere molto più lungo. E infatti, ridotta l'evaporazione a un decimo, quel muro impiega più di un anno solo per attraversare la fascia intonacata.

Il punto operativo, per chi dirige lavori e per chi collauda, è questo: un muro trattato non è un muro in equilibrio. Misurare l'altezza del fronte a sei mesi da un intervento che ha modificato l'evaporazione significa misurare un transitorio e chiamarlo risultato. Il collaudo va fatto sul tempo del muro, che è quello scritto nella formula, non sul tempo del contratto.

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Figura 2. Il muro dell'esempio pubblicato dagli autori, dopo che un rivestimento poco permeabile ne ha ridotto l'evaporazione a un decimo. Il fronte lascia il vecchio equilibrio di 696 mm e impiega 425 giorni a riemergere sopra il bordo dell'intonaco, posto a 1250 mm. Continuerà a salire fino a 2199 mm. Nei primi mesi l'intervento appare riuscito.

6. Lo spessore, ovvero perché le murature storiche stanno più in alto

Nella formula compare la radice quadrata dello spessore, e questa dipendenza spiega un fatto che nella pratica professionale genera continui equivoci.

Sempre nel caso base, raddoppiando lo spessore da 150 a 300 mm, l'altezza di equilibrio passa da 0,61 a 0,87 metri. Non raddoppia. Cresce del quarantuno per cento.

Ma la crescita non si arresta. Gli autori confrontano il modello con le osservazioni di campo di Massari e Massari, che riportano per i muri un rapporto fra altezza di risalita e spessore compreso fra 1,5 e 5, mentre il modello, per valori tipici dei parametri, restituisce un rapporto fra 1 e 2,8. E riportano, dagli stessi autori, che nella chiesa di San Bernardo a Roma lo spessore eccezionale di 4 metri produce una risalita che raggiunge i 5,3 metri, coerente col modello assumendo sorptività 1 e un'evaporazione media di 1,8·10⁻⁴ mm al minuto per ciascuna faccia, valore non irragionevole per un muro in laterizio rivestito di stucco dipinto.

Va detto con chiarezza, perché la citazione circola distorta: i 5,3 metri non sono un massimo teorico della risalita capillare, e non sono un dato di Hall e Hoff. Sono un rilievo di campo su un edificio specifico, con un muro di quattro metri di spessore, riportato da Massari e Massari e ripreso da Hall e Hoff come conferma del loro modello.

La conseguenza pratica è però generale, e riguarda chiunque rediga una relazione tecnica su un edificio storico. Pretendere da una muratura di ottanta centimetri lo stesso fronte di mezzo metro che si osserva in una casa moderna a un mattone significa ignorare la radice quadrata. Quel muro, a parità di materiale e di microclima, avrà il fronte più alto per fisica, non per degrado, non per incuria e non per un difetto di manutenzione.

Sulla stessa formula si legge anche il rovescio: la fascia satura di 0,5-1 metro che il Building Research Establishment osserva tipicamente nelle case britanniche prive di barriera è coerente con evaporazioni comprese fra 0,25 e 1,0·10⁻³ mm al minuto, appropriate per il clima del Regno Unito. Il modello non spiega solo i casi eccezionali: spiega anche la normalità.

7. Ciò che l'acqua lascia

Finora abbiamo parlato d'acqua. Ma l'acqua, in un muro, se ne va. Evapora dalle facce, ed è ciò che tiene in piedi tutto il bilancio.

Ciò che non evapora sono i sali che l'acqua trasporta in soluzione. Quelli restano.

Immagine dall'articolo: Chi dimezza la macchia raddoppia l’acqua

Fotografia 2. Stesso cantiere: croste di sali cristallizzati che avvolgono giunti e mattoni, messe a nudo dalla scarifica dell'intonaco esausto. Questo è il carico depositato dall'acqua anno dopo anno, il danno che la macchia non racconta.

È qui che i trecentoventi litri all'anno per metro lineare smettono di essere una curiosità e diventano la diagnosi. Perché il sale che entra nel muro, ogni anno, per ogni metro di parete, è il prodotto di due fattori: la portata, che il modello calcola, e la concentrazione salina dell'acqua di alimentazione, che nessuna fonte può fornire e che va misurata caso per caso.

Su questo devo essere esplicito, perché è il punto in cui è più facile inventare. Non esiste, e non deve essere presentato, un valore universale della concentrazione salina dell'acqua di risalita. Dipende dal terreno, dalla falda, dalla presenza di reti fognarie, dai solfati del sottosuolo, dai nitrati di origine organica, dai cloruri dei sali antighiaccio, dalla storia dell'edificio. Si misura.

Ciò che si può fare, e che è utile fare, è mostrare la struttura del bilancio, con la concentrazione come parametro dichiarato. La tabella che segue non contiene misure: contiene aritmetica. La portata assunta è quella calcolata al paragrafo 4 per il muro di riferimento con evaporazione 0,001, cioè 416 litri all'anno per metro. I valori di concentrazione sono ipotesi di calcolo esplicite, non dati.

concentrazione ipotizzata [g/litro]

sali immessi [kg/anno per metro]

in dieci anni [kg per metro]

0,5

0,21

2,1

1,0

0,42

4,2

2,0

0,83

8,3

5,0

2,08

20,8

Si guardi la colonna di destra tenendo a mente che quei chilogrammi non si distribuiscono nel volume del muro. Si concentrano dove l'acqua evapora, cioè in prossimità delle superfici e attorno al fronte, che è la zona in cui la soluzione si satura e cristallizza.

E adesso si torni alla costante del muro, e si legga tutto insieme.

Un muro ben traspirante ha la macchia bassa e la portata alta. Quindi immette più sale ogni anno, e lo deposita in una fascia più stretta, vicino al pavimento.

Un muro sigillato ha la macchia alta e la portata bassa. Immette meno sale, ma lo distribuisce su una superficie più estesa, più in alto, e nel frattempo l'acqua raggiunge quote e materiali che prima erano asciutti.

Questo, e non altro, è il motivo per cui un intonaco di risanamento macroporoso funziona quando funziona. Non "cura" il muro e non lo asciuga. Accetta il flusso, offre alla cristallizzazione un volume poroso in cui avvenire, e sposta il danno dentro uno strato che è progettato per essere consumato e sostituito.

Un intonaco di risanamento è un materiale di consumo. Se il capitolato non prevede quando e come sostituirlo, il capitolato è incompleto. E se la portata è alta, si consumerà più in fretta, perché il sale che deve accogliere ogni anno è proporzionale ai litri che attraversano il muro.

Nessuna di queste affermazioni richiede di sapere quanto vale la concentrazione salina. Richiedono solo di sapere che è positiva.

8. Ciò che l'acqua diventa

I trecentoventi litri del caso base non spariscono: cambiano stato. Escono dal muro come vapore, e il vapore va dove va l'aria. Per un muro di spina, interno all'edificio, tutto ciò che evapora resta negli ambienti. Per un muro perimetrale l'evaporazione avviene su entrambe le facce, e in queste righe assumiamo che metà del flusso esca verso l'interno: è un'ipotesi di calcolo dichiarata, non una misura. Con questa ipotesi, un muro affetto da risalita è un umidificatore acceso ventiquattro ore al giorno, alimentato dal terreno e senza interruttore.

Quanto pesi sull'aria lo dice un bilancio elementare, lo stesso che si usa per ogni sorgente di vapore: in regime stazionario, l'eccesso di vapore negli ambienti è pari al vapore immesso diviso per il prodotto fra i ricambi d'aria e il volume. A 20 gradi l'aria satura contiene circa 17,2 grammi di vapore per metro cubo, valore calcolato con la formula di Magnus, riportata nello script allegato. Volumi, lunghezze di muro e ricambi della tabella sono ipotesi di calcolo, dichiarate come sempre: nel caso reale si misurano.

ambiente

vapore immesso

ricambi d'aria

aumento di umidità relativa

stanza da 45 m³, 4 m di muro umido, metà del flusso verso l'interno

1,8 litri al giorno

0,3 all'ora

+31 punti

la stessa stanza, ventilata il doppio

1,8 litri al giorno

0,5 all'ora

+19 punti

appartamento da 270 m³, 10 m di perimetro umido, metà del flusso

4,4 litri al giorno

0,5 all'ora

+8 punti

interrato da 25 m³, 6 m di muro, tutto il flusso all'interno

5,3 litri al giorno

0,2 all'ora

satura: l'eccesso condensa

Si legga la prima riga per intero, perché è la casa vera: una stanza piccola, poco ventilata, con quattro metri di parete in risalita vive con trentun punti di umidità relativa in più. Non "il 31 per cento in più": trentuno punti, per esempio da 50 a 81. E fra 50 e 81 sta la soglia oltre la quale, sulle superfici fredde, condensa e muffa smettono di essere un rischio e diventano un programma. Il quadro tecnico dell'umidità superficiale critica è la UNI EN ISO 13788:2013, in vigore; e la stessa norma dichiara, fra i propri limiti, di non considerare la risalita capillare: si applica dove questa è trascurabile. Vale la pena rileggerlo. Le verifiche igrotermiche con cui si progetta presuppongono un muro sano: finché la risalita è in corso, l'edificio sta fuori dalle ipotesi delle sue stesse verifiche.

Qui il modello chiude il cerchio, e conviene seguirlo fino in fondo. L'aria più umida fa evaporare meno: il termine e cala, e l'altezza di equilibrio cresce come uno diviso la radice dell'evaporazione. La stanza chiusa e umida fa al muro, con la sola aria, ciò che il rivestimento del paragrafo 5 fa con la malta: il fronte sale, la portata scende, e stanza e muro si trascinano a vicenda. Vale anche il rovescio, ed è il corollario sulla macchina che tutti comprano: il deumidificatore asciuga l'aria, quindi rialza l'evaporazione; il fronte scende e la portata risale, con il suo carico di sali. È un movimento lungo l'iperbole del paragrafo 4, non un'uscita dalla curva: si compra aria migliore pagando in litri, e va benissimo farlo, purché sapendolo. La sorgente resta il terreno, e al terreno si risponde con la barriera, non con l'elettrodomestico.

L'ultima conseguenza è la più insidiosa per chi deve capire. La stanza resa umida dalla risalita sviluppa condensa e muffa autentiche, con i sintomi loro: in alto, sugli spigoli freddi, dietro i mobili. Chi arriva dopo trova due patologie vere sovrapposte, e la tentazione di fermarsi alla più visibile. I profili di contenuto d'acqua del paragrafo 10 servono esattamente a distinguere la causa che alimenta dall'effetto che si vede.

9. Dove il modello smette di valere

Un modello che spiega tutto non spiega niente. Questo spiega molto, e conviene circoscrivere con precisione dove finisce, perché è esattamente sui suoi confini che si annidano gli errori di diagnosi.

Vale all'equilibrio. Tutte le formule del paragrafo 2 descrivono lo stato stazionario. Un muro che ha appena ricevuto un trattamento, o una stagione, o un cambio di destinazione d'uso della stanza, non è in equilibrio. Il paragrafo 5 mostra quanto possa durare il transitorio.

Vale per un muro omogeneo. Il muro reale è fatto di elementi e di giunti. Gli stessi autori richiamano il lavoro di Mamillan e Bouineau su muri di prova in pietra calcarea, nei quali la risalita si arresta al primo giunto benché le proprietà della pietra facciano prevedere altezze molto maggiori, e osservano che le malte fresche, in particolare quelle cementizie, si comportano da barriera, mentre nei muri antichi le malte diventano probabilmente più sorptive per il passaggio prolungato dell'acqua. Ne segue che la sorptività da usare nella formula è una proprietà composita del sistema muratura, non della pietra, e che va determinata sul muro, non su un provino di materiale.

Vale in assenza di sali. Il modello descrive acqua. I sali modificano la sorptività, la porosità efficace, la tensione superficiale e l'igroscopicità del materiale. Un muro molto salato assorbe umidità dall'aria anche quando la risalita è stata interrotta, e il suo contenuto d'acqua misurato non torna a zero. Questo non è un difetto del modello, è fuori dal suo dominio, e ha una conseguenza diagnostica che vedremo al paragrafo 10.

Il termine e non è una proprietà dell'intonaco. È il tasso di evaporazione per unità di area della superficie del muro, determinato dal microambiente: temperatura, umidità relativa, ventilazione, moto dell'aria, irraggiamento. Un intonaco poco permeabile lo riduce, ma lo riducono anche un armadio addossato, una stanza chiusa d'inverno, un controsoffitto, un marciapiede in aderenza. Attribuire il termine e al solo rivestimento è un errore che porta a diagnosi sbagliate su edifici in cui il rivestimento non è mai stato toccato.

Infine, il quadro generale. In una rassegna su Construction and Building Materials, Franzoni ha definito la rimozione della risalita dalle murature storiche una sfida ancora aperta, notando che molte tecniche di campo falliscono di frequente e che i loro principi di funzionamento nelle murature reali non sono stati del tutto chiariti. Un modello a fronte netto spiega la fisica del trasporto in un muro ideale. Non promette che un prodotto funzioni sul vostro.

10. Che cosa misurare al posto dell'altezza

Se l'altezza è il dato meno informativo, che cosa si misura?

Il contenuto d'acqua, per via ponderale. Si prelevano campioni per carotaggio, si pesano, si essiccano, si ripesano. È il metodo della UNI 11085:2003, che descrive la determinazione del contenuto d'acqua col metodo ponderale su campioni di massa compresa fra 2 e 50 grammi. Al 10 luglio 2026 la norma risulta in vigore sul catalogo dell'ente italiano di normazione ✅.

Il contenuto igroscopico, sullo stesso campione. È la quota d'acqua che il campione riprende dall'aria a un'umidità relativa fissata, e misura quanto sale c'è. È la distinzione che sta al cuore del metodo del Building Research Establishment: la guida BRE Digest 245, nell'edizione rivista a firma Peter Trotman del 12 ottobre 2007, propone di misurare sui campioni prelevati sia il contenuto di acqua libera sia il contenuto igroscopico ✅.

Il confronto fra i due valori è ciò che distingue un muro bagnato da un muro salato. Se il contenuto totale è alto e il contenuto igroscopico spiega quasi tutto, il muro non sta trasportando acqua: sta assorbendo umidità dall'aria perché è pieno di sali. Se il contenuto totale eccede nettamente l'igroscopico, c'è acqua liquida in transito.

Il profilo, in quota e in profondità. Un solo prelievo non è una diagnosi. Servono più quote lungo la verticale e più profondità nello spessore, sulle due facce quando è possibile, perché il modello prevede un fronte, e un fronte ha una forma.

E qui va detto ciò che la strumentazione corrente non fa. Il misuratore elettrico a contatto non misura acqua. Misura le proprietà elettriche del materiale, che i sali mobilitati o trasportati nella zona di prova influenzano fortemente. La stessa guida BRE osserva che nei muri di edifici antichi può accumularsi del sale anche in assenza di problemi di umidità, e che perciò una lettura elevata dello strumento, da sola, non è conclusiva ✅.

Sul quadro normativo italiano, chi cita a memoria rischia di citare cose che non esistono più. Alla verifica del 10 luglio 2026 sul catalogo dell'ente italiano di normazione:

norma

oggetto

stato

UNI 11085:2003

contenuto d'acqua, metodo ponderale

in vigore ✅

UNI 11121:2004

contenuto d'acqua, metodo rapido in campo

ritirata senza sostituzione il 3 aprile 2025

UNI 11087:2003

determinazione dei sali solubili

ritirata senza sostituzione il 29 settembre 2016

UNI EN 16682:2017

metodi di misura del contenuto di umidità nei materiali del patrimonio culturale, con i limiti di incertezza e i fattori che possono compromettere i dati e la loro interpretazione

in vigore ✅

Il quadro che ne esce è netto. La misura che fa fede è la ponderale, ed è in vigore. La norma nazionale che copriva il metodo rapido in campo non esiste più da poco più di un anno. La norma nazionale sui sali solubili non esiste più dal 2016. Il riferimento vigente che tratta esplicitamente incertezze e limiti di interpretazione della misura di umidità è la UNI EN 16682:2017.

Ne segue una conseguenza contrattuale che vale la pena mettere per iscritto: una diagnosi fondata sul solo misuratore elettrico non ha, e non ha mai avuto, una norma alle spalle. Oggi non ha nemmeno più la scorciatoia del metodo rapido normato.

La portata, infine, non si misura con gli strumenti di cantiere. Va detto senza giri di parole, perché sarebbe facile e disonesto suggerire il contrario. Il flusso si stima: si determinano sorptività composita, spessore e contenuto d'acqua a saturazione, si valuta l'evaporazione del microambiente, e si applica la formula. È una stima ingegneristica, con l'incertezza dei suoi ingressi, e come tale va dichiarata. Ma una stima dichiarata dell'ordine di grandezza dei litri annui è enormemente più informativa di una misura precisissima dell'altezza di una macchia.

11. Il capitolato, la direzione lavori, il collaudo

Fin qui la fisica. Adesso i documenti, perché una tesi che non arriva al capitolato resta un'opinione.

11.1 Quello che il capitolato deve smettere di fare

Non deve fissare criteri di accettazione sull'altezza della macchia. È il punto di questo scritto. Una clausola che dica "a fine lavori il fronte di umidità dovrà risultare abbassato di almeno X centimetri" premia l'intervento che aumenta la portata e penalizza quello che la riduce. È scritta al contrario.

Non deve trattare l'intonaco di risanamento come una finitura. È uno strato sacrificale. Va trattato come tale, con vita utile attesa, criteri di esaurimento e piano di sostituzione.

Non deve accettare la verifica di efficacia da chi ha venduto il metodo. Su questo la letteratura offre un dato che chiunque può controllare, e che è imbarazzante. Nel questionario del progetto europeo EMERISDA, condotto fra il 2014 e il 2017 su interventi contro la risalita, l'efficacia dell'intervento è stata determinata con misure solo nel 61% dei casi. Quando è stata determinata, a determinarla è stato il produttore o il venditore del metodo nel 63% dei casi, l'applicatore nel 17%, un istituto di ricerca indipendente nel 20%. Alla domanda se i danni si fossero ripresentati, il 49% ha risposto di sì ✅.

Sono i numeri pubblicati dagli autori nelle figure del loro stesso materiale di presentazione, e vanno letti per quello che sono: la fotografia di una pratica professionale, raccolta con un questionario on-line a partecipazione volontaria, non un campione statisticamente rappresentativo di una popolazione ⚠️. Le conclusioni che gli autori ne traggono sono due, e sono testuali: la verifica di efficacia viene eseguita raramente e di rado da una parte indipendente; un alto grado di soddisfazione degli utenti non significa che il problema sia stato risolto.

Chi ha letto i paragrafi precedenti sa perché la soddisfazione può essere alta anche quando il problema non è risolto. La macchia è scesa.

11.2 Quello che il capitolato deve contenere

Lo stato di fatto, in numeri, prima di iniziare. Contenuto d'acqua ponderale e contenuto igroscopico su una griglia di prelievi dichiarata: quote, profondità, facce. Metodo secondo UNI 11085:2003. Incertezze e limiti di interpretazione secondo UNI EN 16682:2017. Fotografie datate. Nessun valore ottenuto con strumento elettrico può entrare in questa base, se non come indicazione di dove prelevare.

La caratterizzazione dei parametri del modello, quando l'intervento agisce sull'evaporazione. Spessore reale, sorptività composita, contenuto d'acqua a saturazione. Servono a stimare l'ordine di grandezza della portata prima e dopo, ed è l'unico modo per sapere se si sta scendendo lungo l'iperbole o si sta cambiando curva.

La dichiarazione esplicita della strategia. Si sta tagliando l'alimentazione, e allora l'obiettivo è la portata e la si aggredisce alla base? Oppure si sta gestendo il flusso, e allora l'obiettivo è dove il sale cristallizza, e l'intonaco è un consumabile? Le due strategie hanno collaudi diversi. Un capitolato che non sceglie produrrà contestazioni.

I tempi del muro, non quelli del contratto. Se l'intervento modifica l'evaporazione, il capitolato deve riportare il tempo di assestamento stimato con la formula del paragrafo 5, e la garanzia deve coprirlo. Un muro che impiega quattrocentoventicinque giorni a mostrare il suo nuovo equilibrio non può essere collaudato a sei mesi.

Il soggetto che verifica. Terzo rispetto a chi fornisce il prodotto e a chi lo applica. Onorario a carico della stazione appaltante o della proprietà, mai del fornitore. È la clausola che vale più di tutte le altre messe insieme, ed è quella che i numeri EMERISDA dicono essere disattesa in quasi due casi su tre.

11.3 Che cosa controlla la direzione lavori

Nel caso della barriera, il controllo è sull'esecuzione, perché è lì che si perde l'efficacia: continuità del trattamento, passo e profondità dei fori, quantità effettivamente introdotta per metro rapportata a quella prescritta, registrazione per tratti. Il lavoro di Burkinshaw sul pilastro sperimentale di Camberwell segnala esattamente questo: la crema iniettata era stata applicata con estrema cura, e la stessa cura può essere assai più difficile da ottenere in cantiere, mentre ragioni economiche possono limitare il volume introdotto nei fori e compromettere l'efficacia della barriera ⚠️. Va aggiunto, per correttezza, che quel pilastro riproduceva un forte carico d'acqua alla base e non necessariamente la risalita di origine profonda, e il dato va usato per ciò che dimostra.

Immagine dall'articolo: Chi dimezza la macchia raddoppia l’acqua

Fotografia 3. La barriera in esecuzione, stesso cantiere: fori a passo regolare lungo il corso di malta, con la crema idrofobica che trasuda fresca dai fori appena iniettati. La continuità del trattamento si decide qui, foro per foro.

Nel caso dello strato sacrificale, il controllo è sullo spessore, sulla continuità e sull'assenza di ponti: intonaci risanati che si appoggiano su battiscopa, pavimenti, cornici e impianti restituiscono un fronte che non ha niente a che vedere col modello.

In entrambi i casi, il controllo è sui prelievi in corso d'opera, che vanno fatti e non promessi.

11.4 Il collaudo

Il collaudo non guarda la parete. Legge i numeri e li confronta con quelli di partenza, sulla stessa griglia, con lo stesso metodo, a distanza di tempo dichiarata in capitolato e coerente con il transitorio del muro.

I criteri numerici di accettazione si fissano in progetto, caso per caso, e non discendono da alcuna norma: chi li presenta come normativi sta dicendo il falso. Ciò che discende dalla fisica è la loro struttura:

Il contenuto d'acqua ponderale deve scendere in tutti i punti della griglia, non in media. Una media che scende mentre un punto sale descrive un fronte che si è spostato, non un muro che si è asciugato.

Il contenuto igroscopico va misurato di nuovo. Se il totale scende e l'igroscopico resta, l'acqua libera se n'è andata e il sale è rimasto: il muro è stato interrotto ma non risanato, e quel sale continuerà a richiamare umidità dall'aria.

Il confronto va fatto a parità di microambiente. Un collaudo eseguito ad agosto in una stanza aperta, contro uno stato di fatto rilevato a febbraio in una stanza chiusa, misura la stagione, non l'intervento. Il termine e è cambiato, e con lui l'altezza di equilibrio e la portata.

Servono due campagne, non una, distanziate abbastanza da distinguere una tendenza da una fluttuazione.

E, ultima clausola, quella che riassume l'intero scritto: la riduzione dell'altezza del fronte non costituisce, da sola, prova di efficacia dell'intervento. Perché adesso sappiamo, con l'algebra, che può esserne il contrario.

12. Conclusione

L'umidità di risalita è un fenomeno reale, descritto da una fisica solida e da un modello che, sui muri ideali, riproduce le altezze osservate in campo per ragioni comprensibili. Non è un mito, e chi lo definisce tale sta facendo una polemica, non una misura.

Ma il modo in cui la giudichiamo è rimasto quello di un secolo fa: si guarda la parete e si misura fin dove è scura.

L'altezza del fronte è l'unica grandezza visibile, ed è per questo che è diventata il criterio. È anche, per come è fatta la fisica del problema, la grandezza che meno di ogni altra racconta cosa sta succedendo dentro il muro. Il prodotto tra l'altezza e la portata è costante. Chi ottiene un fronte più basso ha ottenuto, nello stesso atto, più acqua che attraversa la muratura ogni anno, e più sale che vi si deposita.

Non c'è nulla di paradossale in questo, una volta scritto. È paradossale solo finché si continua a credere che la macchia sia la malattia.

La macchia è un sintomo tardivo, ambiguo, e per giunta orientato al contrario. La malattia è il flusso.

Fonti

Il registro completo delle verifiche, con l'indicazione di dove ciascun valore è stato letto e di quali affermazioni non hanno superato il controllo, è conservato a parte ed è consultabile. Lo script che riproduce tutti i valori calcolati, e che verifica di saper ricostruire i valori pubblicati dagli autori prima di calcolare qualsiasi cosa, è depositato insieme a questo testo.

Letteratura sottoposta a revisione paritaria

Hall C., Hoff W.D. (2007), Rising damp: capillary rise dynamics in walls, Proceedings of the Royal Society A, 463 (2084), pp. 1871-1884, DOI 10.1098/rspa.2007.1855. Testo integrale consultato ✅. Da questo lavoro provengono il modello a fronte netto, la formula dell'altezza di equilibrio, la scala dei tempi, tutti i valori del caso base, l'esempio dell'intonaco poco permeabile e il richiamo ai rilievi di Massari e Massari.

Lubelli B., van Hees R.P.J., Bolhuis J. (2018), Effectiveness of methods against rising damp in buildings: Results from the EMERISDA project, Journal of Cultural Heritage, 31 (Supplemento), pp. S15-S22, DOI 10.1016/j.culher.2018.03.025. Riferimento bibliografico verificato ✅. Testo integrale non accessibile: le percentuali riportate al paragrafo 11.1 sono lette nelle figure della presentazione dei risultati a firma degli stessi autori ✅. Il numero dei rispondenti al questionario non è stato verificato e non viene citato ⚠️.

Franzoni E. (2014), Rising damp removal from historical masonries: a still open challenge, Construction and Building Materials, 54, pp. 123-136, DOI 10.1016/j.conbuildmat.2013.12.054. Riferimento e tesi generale verificati ✅; testo integrale non letto, nessun dato numerico ne è stato tratto ⚠️.

Burkinshaw R. (2010), The rising damp tests of Camberwell Pier, Journal of Building Appraisal, 6, pp. 5-19, DOI 10.1057/jba.2010.13. Riferimento verificato ✅. Usato solo per l'osservazione sull'esecuzione della barriera. Il pilastro sperimentale riproduce un forte carico d'acqua alla base e non necessariamente la risalita di origine profonda ⚠️.

Fonti istituzionali, non sottoposte a revisione paritaria

BRE Digest 245, Rising damp in walls: diagnosis and treatment, edizione rivista a firma P. Trotman, 12 ottobre 2007, Building Research Establishment. Guida tecnica di un istituto di ricerca ✅. Da essa provengono il metodo del doppio contenuto (acqua libera e igroscopico) e l'avvertenza sulla non conclusività della lettura elettrica isolata.

Norme

UNI 11085:2003, in vigore ✅. UNI EN 16682:2017, in vigore ✅. UNI EN ISO 13788:2013, in vigore ✅: quadro dell'umidità superficiale critica, il cui campo di applicazione dichiara di non considerare la risalita capillare. UNI 11121:2004, ritirata senza sostituzione il 3 aprile 2025 ⛔. UNI 11087:2003, ritirata senza sostituzione il 29 settembre 2016 ⛔. Stato verificato sul catalogo dell'ente italiano di normazione il 10 luglio 2026.

Avvertenza finale

I criteri numerici di accettazione richiamati al paragrafo 11.4 sono scelte contrattuali di progetto. Nessuna norma citata in questo scritto li impone.

L'autore

Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent'anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026). https://www.grafill.it/home/8965-2048-murature-umide-cause-rimedi.html#/4-versione-libro

La versione interattiva

Questo articolo ha una versione interattiva: i cursori muovono le formule di Hall e Hoff, il fronte sale e scende col microambiente, e lo strumento riesegue davanti al lettore la verifica sui tredici valori pubblicati. Si raggiunge inquadrando il codice, oppure a questo indirizzo: renzospedicato.github.io/chi-dimezza-la-macchia


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di Spedicato Oronzo
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Murature umide: cause e rimedi

Murature umide: cause e rimedi
Grafill, 2026
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