In sintesi
- Un tagliamuro quasi mai fallisce da solo (BRE Digest 245): viene scavalcato da terreni e pavimentazioni rialzate, intonaci e malte passanti sotto la sua quota.
- La risalita corre soprattutto nei giunti di malta: una malta in continuità sopra e sotto la barriera la annulla.
- Prima di installare una nuova barriera chimica: diagnosi e rimozione dei ponti; spesso il ripristino della barriera esistente basta, senza opere invasive.
Il tagliamuro è una tecnica utilizzata per contrastare l’umidità di risalita nelle pareti, un fenomeno che si verifica quando l’acqua presente nel terreno risale attraverso i muri di un edificio, compromettendone la struttura e l’estetica. Questo problema è comune soprattutto in edifici più vecchi o costruiti senza adeguati sistemi di isolamento.
Se il tagliamuro non viene eseguito correttamente o non viene rispettato durante la costruzione o la ristrutturazione, l’umidità di risalita può causare danni significativi: muffa, efflorescenze saline, intonaco scrostato e, nei casi più gravi, degrado strutturale. Oltre ai danni estetici, l’umidità compromette la salubrità degli ambienti, rendendoli inadatti all’abitabilità.
Renzo-Arthome ha realizzato diversi interventi per risolvere problemi legati all’umidità di risalita, utilizzando tecniche specializzate per bloccare l’avanzata dell’acqua e preservare l’integrità delle strutture. Interventi di qualità, come quelli realizzati da professionisti del settore, sono fondamentali per garantire un ambiente sicuro e duraturo nel tempo.

Il tagliamuro, noto nella letteratura tecnica internazionale come Damp Proof Course (DPC), rappresenta un elemento costruttivo fondamentale per la protezione delle murature dall’umidità di risalita capillare. Si tratta di una barriera orizzontale, fisica o chimica, inserita nella muratura per interrompere il flusso ascendente dell’acqua proveniente dal terreno.
La risalita capillare è un fenomeno fisico governato dalla legge di Jurin, secondo cui l’altezza massima di risalita è inversamente proporzionale al raggio dei capillari. Nei materiali da costruzione tipici, con raggi porosi dell’ordine di 1 μm, l’altezza teorica potrebbe raggiungere i 15 metri; tuttavia, a causa dell’evaporazione, l’altezza effettiva raramente supera 1,5 metri (Hall & Hoff, “Rising damp: capillary rise dynamics in walls”).
1. Quadro normativo di riferimento
1.1 Normativa britannica e standard internazionali
Il riferimento normativo principale a livello internazionale è l’Approved Document C dei Building Regulations (Inghilterra e Galles), che stabilisce i requisiti fondamentali per la protezione dall’umidità. Secondo questa normativa, il DPC deve essere posizionato ad almeno 150 mm sopra il livello del terreno esterno, per prevenire gli schizzi d’acqua piovana e garantire un adeguato margine di sicurezza.
La BS 8215:1991 “Code of practice for design and installation of damp-proof courses in masonry construction” fornisce raccomandazioni dettagliate per la selezione, progettazione e installazione dei DPC in costruzioni in muratura, sia a parete singola che in intercapedine.
La normativa richiede che il DPC sia continuo con la membrana impermeabilizzante del pavimento (DPM – Damp Proof Membrane), creando così un sistema integrato di protezione. Per i muri in intercapedine, la cavità deve estendersi almeno 225 mm sotto il DPC, oppure deve essere presente un vassoio di raccolta con fori di drenaggio (weep holes) ogni 900 mm.
1.2 Standard BRE e certificazioni
Il Building Research Establishment (BRE) nel Digest 245 afferma che è “improbabile” che un DPC fisico fallisca intrinsecamente. Nella maggior parte dei casi, i problemi derivano da DPC compromessi o bypassati da intonaci, malte o livelli esterni del terreno eccessivamente alti.
I prodotti per barriere chimiche sono certificati secondo i protocolli BBA (British Board of Agrément) e WTA (Wissenschaftlich-Technische Arbeitsgemeinschaft für Bauwerkserhaltung und Denkmalpflege). Le specifiche WTA 2-2-91 definiscono anche i requisiti per gli intonaci macroporosi con porosità minima del 40% del volume totale.
1.3 Normativa italiana ed europea
In Italia, la normativa di riferimento include la UNI 11085 per la determinazione del contenuto di umidità nei materiali lapidei attraverso il metodo ponderale, e la UNI EN 998-1 che definisce le caratteristiche delle malte per intonaci, incluse le malte da risanamento (Renovation Mortars) per murature umide con sali solubili.
Per quanto riguarda l’impermeabilizzazione, le norme UNI EN 13969, UNI EN 14967, UNI EN 14909 e UNI EN 13967 regolano le membrane impermeabilizzanti in funzione del materiale e dell’applicazione. La UNI EN ISO 13788:2013 fornisce il metodo di calcolo per la valutazione del rischio di condensazione interstiziale e crescita di muffe.
2. Problematiche derivanti dall’assenza del tagliamuro
L’assenza di un DPC adeguato in edifici a contatto con il terreno determina una serie di conseguenze patologiche ben documentate nella letteratura scientifica:
Risalita capillare incontrastata: L’acqua presente nel terreno migra verticalmente attraverso i capillari dei materiali porosi (laterizi, pietra, calcestruzzo, malta) fino a raggiungere altezze significative, teoricamente limitata solo dall’equilibrio tra apporto capillare ed evaporazione. Studi condotti dal BRE dimostrano che l’altezza di risalita dipende dallo spessore del muro, dalla sorptività dei materiali e dal tasso di evaporazione.
Trasporto e cristallizzazione dei sali: L’acqua in risalita trasporta sali solubili (cloruri, solfati, nitrati) dal terreno e dai materiali stessi. All’evaporazione, questi sali cristallizzano in prossimità della superficie, generando efflorescenze saline, subflorescenze (cristallizzazione interna) e conseguente degrado meccanico di intonaci e supporti murari.
Degrado degli intonaci e delle finiture: L’umidità persistente causa il distacco e l’esfoliazione degli intonaci, la decoesione delle pitture e delle decorazioni, formando le caratteristiche “linee di marea” (tide marks) che indicano il livello massimo raggiunto dall’umidità.
Incremento della dispersione termica: Le murature umide presentano una conduttività termica significativamente maggiore rispetto alle condizioni asciutte, con conseguente aumento delle dispersioni energetiche e peggioramento del comfort interno.
Formazione di muffe e rischi per la salute: L’elevata umidità relativa favorisce la crescita di muffe e funghi, con conseguenti rischi per la salute degli occupanti (allergie, asma, patologie respiratorie). L’OMS ha evidenziato la correlazione tra ambienti umidi e problemi respiratori.
3. Il fenomeno del bridging: il bypass del tagliamuro
Il termine “bridging” (ponte) descrive qualsiasi condizione in cui l’umidità riesce a bypassare il DPC attraverso un percorso alternativo. Come evidenziato dal BRE, la grande maggioranza dei casi di apparente “fallimento” del DPC è in realtà attribuibile a fenomeni di bridging piuttosto che a cedimenti intrinseci della barriera.
3.1 Bridging esterno
Innalzamento del livello del terreno: L’accumulo progressivo di terreno, pavimentazioni sovrapposte (vialetti su vialetti, piastrelle su asfalto), fioriere addossate o rampe di accesso che portano il livello esterno a ridosso o al di sopra del DPC, rendendo la barriera completamente inefficace.
Intonaco esterno passante (render bridging): L’applicazione di intonaci o rivestimenti esterni che si estendono al di sotto del DPC fino a toccare il terreno o la pavimentazione crea un percorso capillare diretto che scavalca la barriera. Questo è uno dei casi più frequenti, specialmente negli interventi di manutenzione non qualificati.
Figura 1: Schema del fenomeno di risalita secondaria causato dal bypass del tagliamuro attraverso malte o intonaci che creano continuità capillare al di sotto della barriera.
3.2 Bridging interno
Intonaco interno passante: L’intonaco interno applicato in continuità dal muro al massetto, senza rispettare la quota del DPC, consente all’umidità di risalire attraverso la finitura. Particolarmente critico è il caso degli intonaci a base cementizia applicati su pareti storiche, che per la loro bassa permeabilità al vapore intrappolano l’umidità e accelerano il degrado.
Massetto in contatto con la muratura: In assenza di DPM (Damp Proof Membrane) sotto il pavimento, o quando la membrana non è correttamente raccordata al DPC, il massetto e le finiture a pavimento possono fungere da ponte per l’umidità.
Residui in intercapedine: Nelle murature a cassa vuota, residui di malta, detriti da cantiere o materiali isolanti iniettati successivamente possono colmare la cavità alla base, creando un collegamento tra le due fodere murarie e permettendo all’umidità di bypassare il DPC.
4. Il ruolo delle malte nel bypass del DPC
Studi scientifici hanno confermato che nella maggioranza dei casi la risalita capillare avviene prevalentemente attraverso la malta dei giunti piuttosto che attraverso i materiali lapidei (mattoni, pietre). Questo aspetto ha implicazioni fondamentali:
Continuità della malta oltre il DPC: Se durante i lavori di rifacimento dei giunti o dell’intonaco la malta viene applicata in continuità sopra e sotto il DPC, si crea un percorso capillare preferenziale che annulla l’efficacia della barriera. Questo errore è frequente quando gli operatori non riconoscono o non rispettano la posizione del tagliamuro.
Incompatibilità delle malte cementizie: L’utilizzo di malte fortemente cementizie su murature storiche presenta molteplici criticità. Come evidenziato dalla norma UNI EN 459-1:2010, elevate proporzioni di cemento possono compromettere la durabilità e causare danni alle strutture. Le malte cementizie, essendo più impermeabili al vapore rispetto alle malte di calce, impediscono la naturale traspirazione della muratura e concentrano l’umidità in zone specifiche.
Distacco dell’intonaco cementizio: L’intonaco a base cementizia su murature umide tende a distaccarsi (“render debonding”), creando intercapedini che fungono da condotto preferenziale per la risalita capillare (come documentato in studi di surveying britannici conformi alla BS 6576:2005).
Figura 2: Schema di tagliamuro correttamente installato, con discontinuità delle finiture rispetto alla barriera impermeabile e assenza di ponti capillari.
5. Diagnosi differenziale e approccio corretto
Prima di procedere a qualsiasi intervento di risanamento, è essenziale effettuare una diagnosi accurata secondo i protocolli della norma UNI 11085 (metodo ponderale) per determinare quantitativamente il contenuto di umidità nella muratura. Come raccomandato dal BRE Digest 245, l’indagine deve includere:
- Verifica della presenza e posizione del DPC esistente
- Identificazione di eventuali ponti (bridging) esterni e interni
- Esclusione di altre fonti di umidità (infiltrazioni meteoriche, perdite, condensa)
- Analisi del profilo igroscopico verticale della muratura
- Caratterizzazione dei sali presenti
Come sottolineato da numerosi esperti del settore, l’intervento più efficace e meno invasivo spesso consiste nella rimozione delle cause di bridging (abbassamento dei livelli esterni, rimozione di intonaci passanti, pulizia delle cavità) piuttosto che nell’installazione di nuove barriere chimiche.
6. Conclusioni e raccomandazioni operative
Il tagliamuro rappresenta un elemento critico del sistema di protezione dall’umidità, ma la sua efficacia dipende interamente dal rispetto delle condizioni al contorno:
- Il DPC deve essere posizionato almeno 150 mm sopra il livello del terreno esterno (Approved Document C, BS 8215)
- Intonaci, rivestimenti e malte non devono mai estendersi al di sotto della quota del DPC
- Il DPC deve essere continuo con il DPM del pavimento
- Le cavità murarie devono essere mantenute libere da detriti
- Per murature storiche, privilegiare malte di calce conformi alla UNI EN 459-1
La maggior parte dei casi di “fallimento” del DPC è in realtà attribuibile a fenomeni di bridging che, una volta identificati e corretti, consentono il ripristino della funzionalità della barriera esistente senza necessità di interventi invasivi e costosi.
Riferimenti normativi e bibliografici
Normative internazionali:
- Building Regulations – Approved Document C: Site preparation and resistance to contaminants and moisture
- BS 8215:1991 – Code of practice for design and installation of damp-proof courses in masonry construction
- BS 6576 – Code of practice for installation of chemical damp-proof courses
- WTA Merkblatt 2-2-91 – Renovation mortars specification
- EN 998-1:2003 – Specification for mortar for masonry – Rendering and plastering mortar
Normativa italiana ed europea:
- UNI 11085 – Determinazione del contenuto di umidità nei materiali lapidei
- UNI EN 998-1 – Caratteristiche delle malte per intonaci
- UNI EN 459-1:2010 – Calci da costruzione
- UNI EN ISO 13788:2013 – Prestazione igrotermica dei componenti edilizi
- UNI EN 13969, UNI EN 14967, UNI EN 14909, UNI EN 13967 – Membrane impermeabilizzanti
Fonti scientifiche e tecniche:
- BRE Digest 245 – Rising damp in walls: diagnosis and treatment
- Hall C., Hoff W.D. – “Rising damp: capillary rise dynamics in walls” – Proceedings of the Royal Society
- Property Care Association (PCA) – Technical guidance on damp proof courses
- RICS – Royal Institution of Chartered Surveyors guidance documents
- NHBC Standards 2025 – Section 5.1.19 Damp proof course
Leggi anche
Domande frequenti
Che cos’è il tagliamuro (DPC)?
È la barriera orizzontale, fisica o chimica, inserita nella muratura per interrompere la risalita capillare dell’acqua dal terreno. Nei riferimenti internazionali (Approved Document C, BS 8215:1991) va posizionata ad almeno 150 mm sopra il livello del terreno esterno e deve essere continua con la membrana del pavimento (DPM), a formare un sistema di protezione integrato.
Perché un tagliamuro sembra fallire?
Quasi mai per cedimento della barriera: il BRE Digest 245 definisce improbabile il fallimento intrinseco di un DPC fisico. Nella grande maggioranza dei casi la barriera è stata bypassata (bridging): terreno o pavimentazioni esterne rialzate sopra la quota, intonaci esterni o interni passanti sotto il DPC, massetti senza membrana raccordata, detriti che colmano l’intercapedine.
Che ruolo hanno le malte nel bypass del tagliamuro?
Centrale: la risalita passa soprattutto attraverso i giunti di malta, non attraverso mattoni e pietre. Una malta applicata in continuità sopra e sotto il DPC ricrea il ponte capillare che la barriera doveva interrompere. E le malte fortemente cementizie su murature storiche aggravano il quadro: sono poco permeabili al vapore, intrappolano l’umidità e tendono a distaccarsi; per le murature storiche meglio malte di calce (UNI EN 459-1).
Serve sempre una nuova barriera chimica quando il muro è umido alla base?
No: prima serve la diagnosi (contenuto d’acqua col metodo ponderale UNI 11085, verifica della posizione del DPC, ricerca dei ponti, esclusione di condensa e infiltrazioni). Spesso l’intervento più efficace e meno invasivo è rimuovere le cause del bridging, abbassare i livelli esterni o eliminare gli intonaci passanti: la barriera esistente torna a funzionare senza opere costose.



