Il mezzo ricambio all’ora, cioè cambiare metà dell’aria di casa ogni ora, è una regola per progettare l’impianto, e non dice se l’angolo dietro l’armadio resterà asciutto. Lo dice un conto con pochi numeri: quanta acqua mette nell’aria chi ci abita, quanto è grande la casa, quanta aria nuova entra davvero, quanta umidità porta l’aria di fuori e quanto è fredda la parete peggiore.

La scena si ripete ogni inverno, e la racconto come l’ho vista più volte, sempre davanti a lavori fatti da altri. Un appartamento degli anni Settanta, ristrutturato bene: infissi nuovi a doppia guarnizione, caldaia nuova, pareti tinteggiate. Al primo inverno, dietro l’armadio della camera a nord, compare una macchia grigia nell’angolo fra la parete esterna e il soffitto. Il proprietario chiama chi ha fatto i lavori, e la spiegazione arriva subito, sempre la stessa: “è che non arieggiano abbastanza”. La famiglia è la stessa di prima, cucina come prima, fa le stesse docce e apre le finestre come le ha sempre aperte. Prima della ristrutturazione la muffa non c’era.

La spiegazione non torna, perché guarda la persona sbagliata. Non sono cambiate le abitudini della famiglia: è diminuita l’aria che la casa ricambiava da sola. I vecchi infissi lasciavano passare aria tutto il giorno, dalle fessure e dai cassonetti, senza che nessuno aprisse niente. Gli infissi nuovi hanno chiuso quel passaggio, e i litri d’acqua che la famiglia mette nell’aria ogni giorno sono rimasti gli stessi. La stessa acqua in meno aria fa un’aria più umida, e l’angolo più freddo della casa è il primo punto dove quell’umidità si posa.

I numeri dicono quanto è comune l’umidità in casa. L’indagine europea sulle condizioni di vita chiede alle famiglie se abitano in case con muri o pavimenti umidi, tetto che perde o infissi marci: in Italia risponde di sì il 17,1 per cento delle persone (dato 2023), contro il 15,6 nell’Unione europea (Eurostat, indicatore ilc_mdho01, aggiornato al 13 agosto 2026). In Germania il caso delle finestre nuove sui muri vecchi è stato studiato con misure e con un sondaggio. Cinquantatré grandi società immobiliari, che amministrano insieme più di 500.000 alloggi, hanno riferito che dopo il cambio delle finestre la muffa era comparsa nel 70 per cento degli alloggi: lo riporta il rapporto di Münzenberg, Weithaas e Thumulla del 2003.

Questo articolo mette in fila quello che i documenti tecnici dicono sul ricambio d’aria nelle case. Soprattutto spiega perché il verdetto sulla muffa lo dà la superficie più fredda, e non l’igrometro appeso in soggiorno. La tesi è semplice da dire: una casa deve portare fuori l’acqua che chi ci vive produce, prima che quell’acqua bagni la parete peggiore. Il ricambio giusto esce da un bilancio, cioè da un conto fra l’acqua che entra nell’aria e l’aria che la porta fuori. Il conto si fa con carta e penna. Le regole fisse (il mezzo volume all’ora, i litri al secondo per persona) servono a progettare un impianto: su una casa esistente dicono poco, e su quell’angolo dietro l’armadio non dicono niente.

Un’avvertenza sulle fonti. Le norme che regolano la materia sono in gran parte a pagamento e non le ho lette nel testo originale: la UNI EN ISO 13788, la UNI EN 16798-1 con la sua appendice nazionale del 2025, la DIN 1946-6 tedesca e la ASHRAE 62.2 americana. Dove cito un loro valore lo segno come ripreso da una fonte secondaria, e dico quale. I rapporti di ricerca da cui quei valori discendono li ho letti per intero e stanno nel registro in fondo. Lì un segno distingue quello che ho letto da quello che riprendo da altri.

Chi ha cominciato a studiarlo

La ventilazione delle case ha due storie, nate a un secolo e mezzo di distanza, e per capire i numeri di oggi bisogna tenerle separate. La prima è la storia dell’aria da respirare. La seconda è la storia dell’acqua, ed è molto più recente.

La prima comincia nel 1836 con Thomas Tredgold. La ricostruzione è di John Janssen, presidente del comitato che ha scritto la norma americana sulla ventilazione, in un articolo dell’ASHRAE Journal del 1999; Janssen, riprendendo Klaus, descrive Tredgold come un ingegnere minerario della Cornovaglia. Tredgold fu il primo a stimare quanta aria serve al minimo a una persona: partì dal ritmo del respiro, calcolò l’aria che serve a diluire l’anidride carbonica dei polmoni, aggiunse quella per l’umidità del corpo e quella per la candela del minatore, e arrivò a circa 4 piedi cubi al minuto, cioè 2 litri al secondo, circa 7 metri cubi all’ora. Era il minimo per non soffocare, e Janssen annota che per il comfort era troppo poco.

Nel 1853 Max von Pettenkofer, che a Monaco sarà il primo professore di igiene, osserva che l’aria viziata non nasce soltanto dal calore, dall’umidità, dall’anidride carbonica o dalla mancanza di ossigeno: nasce da tracce di sostanze organiche che il corpo emette dalla pelle e dai polmoni. Così riassume la sua idea la rivista della federazione europea degli impiantisti, in un articolo del 2018. Nel 1858 Pettenkofer pubblica un libretto sul ricambio d’aria negli edifici abitati. L’anidride carbonica, per lui, non era il problema: era un indicatore comodo di quanto l’aria fosse stata respirata, e nel 1862, scrive Janssen, concluse che né l’ossigeno né l’anidride carbonica erano responsabili dell’aria cattiva. Il valore che porta il suo nome, una concentrazione di anidride carbonica dell’uno per mille, cioè 1.000 parti per milione, è riportato da molte fonti secondarie. Il testo originale non l’ho letto, e lo dichiaro. Quel numero, comunque sia nato, è ancora oggi il valore massimo raccomandato come primo approccio dall’Istituto Superiore di Sanità nella nota tecnica sul monitoraggio dell’anidride carbonica negli ambienti chiusi.

Nel 1893 John Billings, medico, pubblica il testo americano più autorevole del suo tempo e parte dal risultato che vuole ottenere: per tenere l’anidride carbonica di una stanza a 550 parti per milione servirebbero 50 piedi cubi al minuto per persona. Molti si accontentavano di 10; lui chiede almeno 30, cioè 14 litri al secondo, e ne raccomanda 60, per paura della tubercolosi. Nel 1895 l’associazione americana degli ingegneri del riscaldamento adotta i 30 piedi cubi come minimo. Sono 51 metri cubi all’ora per ogni persona. Per una famiglia di quattro persone in un appartamento da 270 metri cubi, l’esempio che userò per tutto l’articolo, fanno più di 200 metri cubi all’ora: tre quarti dell’aria di casa cambiata ogni ora.

Fra il 1921 e il 1936 Constantin Yaglou, prima al laboratorio di ricerca dell’associazione e poi a Harvard, cambia strumento: al posto dell’anidride carbonica usa il naso. Una giuria in una stanza attigua giudica l’odore dell’aria di una stanza occupata, ventilata con portate da 2 a 30 piedi cubi al minuto per persona. Il risultato che Janssen riporta è questo: l’odore diventa accettabile con 20 piedi cubi al minuto, 9 litri al secondo, se ogni persona dispone di 4 metri cubi d’aria, e con 12 piedi cubi se ne dispone di 8 metri cubi. I bambini chiedono più aria, e ne chiedono il 50 per cento in più quando sono passati sei giorni e mezzo senza bagno. È la prima volta che la quantità d’aria dipende dallo spazio a disposizione, e non dalla sola persona.

Poi entra in gioco il risparmio energetico. La norma americana sulla ventilazione, la ASHRAE 62, nasce nel 1973 con valori minimi e raccomandati per oltre 260 destinazioni d’uso; per gli spazi di soggiorno delle case chiede almeno 2,5 litri al secondo per persona e ne raccomanda da 3,5 a 10. Nel 1981, in piena spinta al risparmio energetico, la stessa norma distingue gli spazi con fumatori da quelli senza e abbassa i valori: negli uffici senza fumo 2,5 litri al secondo per persona, un terzo dei 7,5 che la norma del 1973 chiedeva agli uffici; nelle case 5 litri al secondo per stanza. Lo racconta Andrew Persily, del comitato che scrive la norma, nella storia pubblicata nel 2015, e lo dice in chiaro: la riduzione fu motivata in parte dal desiderio di abbassare i consumi. Durò poco: nel 1983 William Cain a Yale e Ole Fanger al Politecnico danese arrivano, con esperimenti indipendenti, allo stesso numero, 15 piedi cubi al minuto, che la norma arrotonda a 7,5 litri al secondo per persona. È la portata con cui l’aria risulta accettabile all’80 per cento di chi entra in una stanza occupata. Nel 1989 la norma adotta quel valore come minimo per tutti e, per le case, un ricambio di 0,35 volumi all’ora con la condizione di non scendere mai sotto 7,5 litri al secondo a persona. La regola americana di oggi per le abitazioni, nella norma 62.2 del 2022, somma una quota per la superficie e una per le camere da letto; il valore per l’appartamento dell’esempio sta nella tabella delle regole.

L’Europa arriva più tardi e con un’impostazione diversa: la EN 15251 del 2007, poi sostituita dalla EN 16798-1 del 2019, che classifica la qualità dell’aria in categorie e lascia ai singoli paesi le portate di progetto. L’Italia aveva dal 1995 la UNI 10339, con i suoi 11 litri al secondo per persona nelle residenze secondo quanto riporta la stampa tecnica; l’ente di normazione l’ha ritirata senza sostituzione il 4 luglio 2024, e il 13 novembre 2025 ha pubblicato l’appendice nazionale alla norma europea. L’appendice usa tre delle quattro categorie della norma europea e non assegna portate alla quarta. Con occupanti presenti fissa una soglia minima di 4 litri al secondo per persona, cioè 14,4 metri cubi all’ora, che l’articolo di presentazione su una rivista di settore chiama soglia di salute. I valori per categoria stanno nel testo a pagamento e non li ho letti. Dal 1836 al 2025, in due secoli, il minimo per persona è passato da 2 a 14 litri al secondo, è tornato a 2,5, è risalito a 7,5, e in Italia oggi è 4. Nessuno di questi numeri riguarda la muffa: sono fabbisogni d’aria delle persone, contro l’anidride carbonica e gli odori.

La seconda storia comincia da un imbarazzo. Fra il 1987 e il 1990 l’Agenzia internazionale dell’energia finanzia un progetto di ricerca, l’Annex 14 “Condensazione ed energia”; l’ho ricostruito nell’articolo sulla muffa negli angoli e dietro gli armadi. Le sue linee guida scrivono che la muffa era diventata una realtà diffusa nei cinque paesi del progetto, soprattutto nelle case in affitto e nell’edilizia sociale. Le linee guida del progetto, pubblicate nel 1990, fissano due cose che da allora non sono cambiate. La prima è la soglia. La muffa germina quando l’umidità relativa sulla superficie (l’umidità dell’aria a contatto con la parete, calcolata alla temperatura della parete) resta sopra un valore critico, e il gruppo adotta come soglia di progetto 0,8, cioè l’80 per cento, da usare tutto l’anno “su base media mensile”. Le stesse linee guida aggiungono un dettaglio che si dimentica: in condizioni stabili, su pitture, carta da parati, legno e gesso la muffa si osserva di rado sotto l’85 per cento, e più l’umidità è bassa più tempo passa prima che diventi visibile; l’80 tiene conto di questo margine. La seconda cosa è il modo di giudicare una parete: il rapporto di temperatura, cioè quanto la superficie interna sta vicina alla temperatura di casa rispetto a quella di fuori, che oggi si chiama fattore di temperatura fRsi. La norma internazionale sul calcolo, la ISO 13788, esce nel 2001 e viene riscritta nel 2012; in Italia è in vigore come UNI EN ISO 13788:2013 dal 20 giugno 2013. Secondo le fonti secondarie che ne riferiscono usa la stessa soglia dell’80 per cento e lo stesso fattore di temperatura, e descrive l’umidità prodotta in casa con cinque classi.

Intanto gli studi biologici mostrano che la soglia non è un numero solo. Nel 2001 Klaus Sedlbauer, che lavora all’istituto di fisica edile della società Fraunhofer, discute all’Università di Stoccarda la tesi sulla previsione della muffa sui componenti edilizi. Contiene le isoplete: per ogni temperatura, l’umidità alla quale la spora germina e i giorni che le servono. Contiene anche la curva più bassa, sotto la quale nessuna specie parte. Nel 2003, con Martin Krus e altri, scrive che la letteratura tedesca indica spesso l’80 per cento di umidità relativa sulla superficie come criterio decisivo, indipendente dalla temperatura, ma che molte specie crescono anche più in basso. Nel 2007 Hannu Viitanen e Tuomo Ojanen, del centro di ricerca finlandese VTT, presentano il modello di crescita con l’indice di muffa da 0 a 6, e collocano la soglia sul legno fra il 75 e l’80 per cento, dipendente dalla temperatura e dal tempo di esposizione. Nel 2009 l’Organizzazione mondiale della sanità esce con le linee guida su umidità e muffe negli ambienti chiusi, 248 pagine, e rinuncia a un numero. Scrive che nessun valore guida quantitativo sulla contaminazione microbica può essere raccomandato e che il problema va prevenuto; cita la stima per cui il 75-80 per cento dei problemi dell’involucro dell’edificio, cioè muri, tetto e infissi, ha a che fare con l’umidità.

La Germania è l’unica ad aver scritto la protezione dall’umidità dentro la norma sugli impianti di ventilazione. La norma tedesca sulla ventilazione delle abitazioni, la DIN 1946-6, esce nel 2009 ed è stata riscritta nel dicembre 2019. Definisce quattro livelli di ventilazione; il più basso, la protezione dall’umidità, deve funzionare senza l’aiuto di chi abita. Deve tenere lontane condensa e muffa quando gli abitanti sono assenti per poco, in vacanza o di giorno, con meno vapore prodotto e senza bucato steso. Per ogni casa nuova, e quando si sostituisce più di un terzo delle finestre, la norma chiede di verificare se le infiltrazioni bastano a quel livello o se serve un dispositivo; il punto sulle finestre viene dalla presentazione del centro di tutela dei consumatori della Renania settentrionale. La prevenzione della muffa nelle abitazioni ha avuto un rapporto tecnico proprio, il DIN-Fachbericht 4108-8, diventato nel 2022 la specifica DIN/TS 4108-8. Intanto i tribunali tedeschi hanno discusso per anni quante volte al giorno si può pretendere che un inquilino apra le finestre; la ricostruzione che segue viene da una rivista tedesca di impiantistica. Il tribunale di Lubecca aveva stabilito che, senza patti diversi, l’inquilino deve solo arieggiare due volte al giorno per cinque-dieci minuti e tenere 16 gradi in camera e 20 negli altri locali. La Corte federale, il 5 dicembre 2018, ha rovesciato quella sentenza: la misura si fissa solo caso per caso, mai in astratto, ed è d’uso comune arieggiare subito dopo aver cucinato, fatto la doccia o lavato. Non c’è, nemmeno in Germania, un numero valido per tutte le case.

Il punto della storia sta nell’incrocio delle due strade. La ventilazione è nata per l’aria da respirare, e i suoi numeri misurano anidride carbonica e odori: quanta aria serve a diluire quello che i corpi ci mettono dentro. Con la muffa il problema è tornato a essere l’acqua, e per l’acqua la domanda è un’altra: quanta ne produce chi abita, quanta ne porta via il ricambio, quanta ne resta sulla parete più fredda. Una casa può rispettare la prima regola e fallire la seconda, ed è quello che succede nella camera a nord dell’appartamento raccontato all’inizio.

Linea del tempo in due strade: sopra la strada dell'aria da respirare da Tredgold 1836 alla EN 16798-1 e al ritiro della UNI 10339, sotto la strada dell'umidità e della muffa dall'Annex 14 del 1990 alla DIN 1946-6
Figura 1. Due secoli di numeri. Sopra, la strada dell’aria da respirare: Tredgold, Pettenkofer, Billings, Yaglou, la norma americana che scende nel 1981 e risale nel 1989, l’Europa. Sotto, la strada dell’acqua, cominciata nel 1990 con l’80 per cento sulla superficie. Le due strade si incrociano solo nella casa reale.

Le parole che servono

Ricambio d’aria. Quante volte in un’ora l’aria di una casa viene sostituita da aria esterna. Si scrive n e si misura in volumi all’ora, o in “uno su ora” (h⁻¹). Con 0,5 volumi all’ora, in due ore è passata tanta aria esterna quanta ne contiene la casa; con 0,2, in cinque ore. Dopo due ore l’aria non è tutta nuova, perché quella che entra si mescola con quella che c’è; il numero dice soltanto quanta ne entra.

Portata. La stessa cosa espressa in metri cubi all’ora o in litri al secondo, senza riferimento al volume della casa. Un litro al secondo sono 3,6 metri cubi all’ora. Le norme parlano quasi sempre in portata, per persona o per metro quadro; il bilancio del vapore ragiona in ricambi, perché confronta l’aria che entra con quella che serve a diluire il vapore. Per passare dalla portata al ricambio si divide la portata per il volume della casa: 135 metri cubi all’ora in una casa da 270 metri cubi fanno 0,5 volumi all’ora.

Infiltrazione. Il ricambio che avviene senza che nessuno apra niente: dalle fessure degli infissi, dai cassonetti, dai passaggi degli impianti, dai giunti. Nelle case vecchie era buona parte della ventilazione; negli infissi nuovi è quasi zero. Una tesi discussa all’Università di Kassel nel 1995 l’ha misurata: da 0,05 volumi all’ora per una stanza praticamente stagna a 0,2 per l’edilizia corrente della sua epoca.

n50. Il ricambio che si misura con la porta soffiante, o blower door, mettendo la casa in depressione di 50 pascal secondo la UNI EN ISO 9972. È un numero di tenuta, non di ventilazione: dice quanto l’involucro perde sotto una spinta forte, e non quanto ventila con il vento e le temperature di ogni giorno. Il rapporto tedesco del 2003 sulle case esistenti, citato all’inizio, ha misurato nelle stesse case un n50 medio di 7,4 e un ricambio naturale medio di 0,26 volumi all’ora.

Eccesso di vapore. Quanta acqua in più contiene un metro cubo d’aria di casa rispetto a un metro cubo d’aria esterna. Si scrive Δv e si misura in grammi al metro cubo. È il numero che il bilancio calcola: una quantità d’acqua per metro cubo, che non dipende dalla temperatura, e non un’umidità relativa. Le norme lo scrivono spesso come differenza di pressione parziale del vapore, Δp, in pascal; a 20 gradi 1 grammo al metro cubo corrisponde a circa 135 pascal, e la conversione è nella nota in fondo.

Classe di umidità interna. La UNI EN ISO 13788 divide gli edifici in cinque classi secondo l’eccesso di vapore che ci si aspetta dentro: dai magazzini di materiale secco alle lavanderie e alle piscine. Un alloggio normale sta in classe 2, e la 3 è riservata agli edifici con affollamento non noto, secondo la lettura che ne dà un focus tecnico del 2018, che riporto nella sezione del bilancio. La classe però dipende dal ricambio: la stessa famiglia sta in classe 2 con un ricambio e in classe 5 con un altro.

Fattore di temperatura fRsi. Il voto termico di un punto della parete. È il rapporto fra la differenza di temperatura tra la superficie interna e l’aria esterna e la differenza tra l’aria interna e quella esterna. Vale 1 se la superficie sta alla temperatura di casa, 0 se sta a quella di fuori. Con 20 gradi dentro e 5 fuori, un fattore 0,60 dà una superficie a 14,0 gradi; 0,75 la porta a 16,3; 0,80 a 17,0. Il pregio del fattore è che non dipende dal clima del giorno: descrive il punto di parete, e si misura con una termocamera e due termometri, come ho descritto nell’articolo sulla muffa negli angoli.

Umidità relativa superficiale. L’umidità relativa dell’aria a contatto con la superficie, calcolata alla temperatura della superficie e non a quella della stanza. La stessa aria che in mezzo alla stanza sta al 49 per cento, su un angolo a 14 gradi sta al 71. È il numero da cui dipende la muffa, ed è il numero che le norme confrontano con l’80 per cento.

Punto di rugiada. La temperatura alla quale l’aria, raffreddandosi con la stessa acqua dentro, arriva al 100 per cento: sotto quella temperatura una superficie si bagna. L’aria a 20 gradi e 49 per cento ha il punto di rugiada a 8,5 gradi; quella a 20 gradi e 76 per cento a 15,4.

Ventilazione naturale, meccanica, di protezione. Naturale è quella che passa da finestre, griglie e infiltrazioni per effetto del vento e delle differenze di temperatura; meccanica è quella spinta da un ventilatore, in estrazione dai bagni e dalla cucina o in doppio flusso con recupero del calore. La norma tedesca chiama ventilazione di protezione dall’umidità il livello minimo che deve funzionare anche a casa vuota, senza l’aiuto di chi abita.

Media mensile. Il criterio dell’80 per cento vale come media di un mese, non come valore di un’ora. La doccia porta il bagno al 100 per cento per venti minuti, e non fa muffa; l’angolo che sta all’85 per cento tutto febbraio la fa. Le linee guida del 1990 aggiungono che l’inerzia igroscopica dei materiali smorza le oscillazioni brevi dell’umidità, e per questo il calcolo si fa sulle medie.

Sezione di un alloggio con la parete esterna a sinistra, le cinque sorgenti di vapore numerate, la freccia del ricambio che esce, l'angolo freddo con la sua temperatura e umidità superficiale, il riquadro dell'aria interna con eccesso di vapore e classe
Figura 2. Le parole in un disegno: 10 litri al giorno entrano nell’aria dalle cinque sorgenti, 0,5 volumi all’ora li portano fuori lasciando un eccesso di 3,1 grammi al metro cubo, e sull’angolo con fattore 0,60 quell’aria vale il 71 per cento. Ogni numero esce dal programma di calcolo dell’articolo.

L’acqua che una casa produce

Prima di ragionare sui muri servono i litri. Una casa produce vapore da cinque sorgenti, e i documenti che le hanno misurate le elencano nello stesso ordine: le persone, con il respiro e la pelle; la cucina, con le pentole e le stoviglie; il bagno, con le docce e le superfici bagnate che poi evaporano; il bucato steso in casa; e le quote minori di piante, animali e pulizie. Samuel Glass e Anton TenWolde, nella loro rassegna del 2009 sui modelli di bilancio, aggiungono alla lista gli umidificatori e le fondazioni bagnate: una cantina umida o un muro con risalita sono sorgenti di vapore come una pentola, e ne ho fatto il conto nell’articolo su chi dimezza la macchia.

Le persone da sole valgono molto. TenWolde e Pilon, nel lavoro presentato al convegno Buildings X del 2007, riportano da Sanders i valori accettati per il respiro: da 0,9 a 1,25 chilogrammi al giorno per persona. Per la pelle a riposo, a 20 gradi e 50 per cento, calcolano da 0,5 a 1,4 chilogrammi al giorno per adulto. Respiro e pelle insieme, scrivono, valgono da 0,8 a 1,7 chilogrammi al giorno per un adulto a riposo, cioè da 30 a 70 grammi all’ora (è la somma dichiarata dagli autori, e non coincide con la somma aritmetica dei due intervalli): quattro adulti che stanno in casa tutto il giorno mettono nell’aria, solo con il corpo, da 3,2 a 6,8 litri d’acqua. A questi si aggiungono cucina, bagno e bucato.

Il modo in cui si misura spiega perché i numeri variano tanto. Non si pesa l’acqua: si misura l’eccesso di vapore dentro rispetto a fuori, e si misura il ricambio con un gas tracciante. Il tracciante è un gas innocuo immesso in casa, di cui si registra quanto in fretta si diluisce. Poi si moltiplicano i due numeri per il volume. È il bilancio letto al contrario. La produzione misurata dipende anche dal ricambio, per una ragione fisica che TenWolde e Pilon descrivono: le piante in vaso e le fondazioni bagnate cedono meno acqua quando l’aria è già umida. Le persone e le attività ne cedono la stessa con qualunque aria. Una casa poco ventilata, con l’aria carica, produce un po’ meno di quanto produrrebbe con l’aria secca, e la misura lo registra.

I numeri misurati stanno nella tabella di Sanders del 1996, che Glass e TenWolde riportano per paese, in percentili: il decimo, la mediana, cioè la famiglia di mezzo con metà delle famiglie sotto e metà sopra, e il novantesimo. In Canada, su 28 case unifamiliari, la famiglia mediana produce 8,7 chilogrammi al giorno, il 10 per cento più parco sta sotto 3,0 e il 10 per cento più prodigo sopra 21,0. In Danimarca la mediana è 5,8 negli appartamenti con impianto meccanico, 8,0 nelle case unifamiliari con impianto e 6,5 in quelle ventilate dalle finestre. In Svezia 580 case unifamiliari danno una mediana di 8,7 e 500 appartamenti 5,6. Le misure recenti per numero di occupanti, raccolte da Glass e altri nel 2022 con i dati finlandesi di Kalamees, danno una mediana di 5,9 chilogrammi al giorno per due persone e di 8,0 per tre; le simulazioni per Svezia e Stati Uniti stanno fra 6,0 e 7,5. La media di letteratura per una o due persone adulte, riportata da TenWolde e Pilon, è di 8,2 litri al giorno; la misura diretta su sette famiglie senza bambini, dello stesso autore, 6,8.

Grafico a barre orizzontali con i percentili 10, 50 e 90 della produzione giornaliera di vapore per paese e tipo di casa, con la linea rossa della famiglia tipo a 10 litri e la tabella per numero di occupanti
Figura 3. Le misure per paese, in percentili. La mediana per paese sta fra 5,6 e 8,7 litri al giorno; il 10 per cento più prodigo sta sopra 10-21 litri, secondo il paese. La famiglia tipo degli articoli, a 10 litri, sta fra la mediana e il progetto, e non è un caso estremo.

Per progettare non si usa la mediana. TenWolde e Walker, nel 2001, hanno proposto valori di progetto legati al numero di camere da letto e agli occupanti attesi: 8 litri al giorno per una camera e due persone, 12 per due camere e tre persone, 14 per tre camere e quattro persone, 15 per quattro camere e cinque persone, più un litro per ogni camera oltre la quarta. La tabella è riportata da TenWolde e Pilon nel 2007, e la bozza della norma americana sui criteri di progettazione igrotermica, la ASHRAE Standard 160, l’aveva adottata. Sono valori scelti per essere superati da una minoranza delle famiglie: Glass e TenWolde scrivono che ci si aspetta li superi circa il 32 per cento. Chi dimensiona una parete o un impianto non lo fa sulla famiglia media, ma su quella che capita spesso e produce di più.

Grafico a barre dei valori di progetto della produzione di vapore per numero di camere e occupanti, con la linea rossa dei 10 litri della famiglia tipo
Figura 4. I valori di progetto del 2001, adottati nella bozza della norma americana: per tre camere e quattro persone 14 litri al giorno, il doppio della mediana misurata. Il progetto sta sopra la media di proposito.

In tutti i miei articoli la famiglia tipo produce 10 litri al giorno. Il numero viene dalla guida pratica sull’umidità e la tenuta all’aria del Master CasaClima (Bolzano University Press, 2012), che riprende i valori per attività del rapporto tecnico europeo CEN/TR 14788. L’ho già usato nell’articolo Chiuso dal lato sbagliato. Qui lo tengo, e ora si vede perché regge: sta sopra le mediane misurate, da 5,6 a 8,7, e sotto il valore di progetto per quattro persone, che è 14. È una famiglia comune, che sta nel mezzo delle misure. Nella tavola interattiva il numero si cambia: chi vuole mette i 14 del progetto o i 6 di una coppia.

Sorgente Quanto Da dove viene il numero
Respirazione, per persona 0,9-1,25 kg al giorno Sanders 1996, riportato da TenWolde e Pilon 2007 ✅
Traspirazione a riposo, per adulto 0,5-1,4 kg al giorno, a 20 °C e 50 % TenWolde e Pilon 2007 ✅
Una o due persone adulte, casa intera 8,2 litri al giorno, media di letteratura TenWolde e Pilon 2007 ✅
Sette famiglie senza bambini, misura diretta 6,8 litri al giorno TenWolde 1988 e 1994, via TenWolde e Pilon 2007 ✅
Mediane per paese 5,6-8,7 kg al giorno Sanders 1996, tabella 2 di Glass e TenWolde 2009 ✅
Mediana per due e tre occupanti, Finlandia 5,9 e 8,0 kg al giorno Kalamees 2006, tabella 1 di Glass e altri 2022 ✅
Valore di progetto, tre camere e quattro persone 14 litri al giorno TenWolde e Walker 2001, via TenWolde e Pilon 2007 ✅
Famiglia tipo di questi articoli 10 litri al giorno scelta dichiarata, fra mediana e progetto

Il bilancio del vapore

Il bilancio è una divisione. Quando i grammi all’ora prodotti e il ricambio restano costanti a lungo, il sistema va a regime, cioè i numeri smettono di cambiare. A regime, l’eccesso di vapore dentro rispetto a fuori vale i grammi all’ora divisi per il prodotto fra il ricambio e il volume. Con la produzione in grammi all’ora, il ricambio in volumi all’ora e il volume in metri cubi, esce in grammi al metro cubo. Le linee guida del 1990 scrivono lo stesso bilancio per legare l’eccesso di pressione di vapore alla produzione, al ricambio e al volume; Glass e TenWolde lo mettono al primo posto fra i modelli semplici, e io l’ho usato per il muro con risalita.

Eccesso di vapore (grammi al metro cubo) = grammi all’ora prodotti diviso (ricambi all’ora per metri cubi della casa).

L’esempio che accompagna l’articolo fino in fondo è un appartamento di 100 metri quadri con soffitti a 2,7 metri, cioè 270 metri cubi, con tre camere e quattro persone che producono i 10 litri al giorno della famiglia tipo. Dieci litri al giorno sono 417 grammi all’ora. La temperatura interna è 20 gradi. Fuori, per un mese invernale mite di pianura, 5 gradi e 80 per cento di umidità relativa come medie mensili: i valori sono scelti per l’esempio e si cambiano nella tavola interattiva. L’aria esterna a 5 gradi e 80 per cento contiene 5,4 grammi di vapore al metro cubo; l’aria a 20 gradi ne può contenere al massimo 17,3.

Con 0,5 volumi all’ora entrano 135 metri cubi d’aria all’ora, e l’eccesso è 417 diviso 135: 3,1 grammi al metro cubo. L’aria di casa sta a 5,4 più 3,1, cioè 8,5 grammi al metro cubo, che a 20 gradi fanno il 49 per cento. Con 0,2 volumi all’ora (poco sotto la media misurata nelle case tedesche esistenti a finestre chiuse, e sopra quella delle case con infissi nuovi) entrano 54 metri cubi all’ora, e l’eccesso sale a 7,7: l’aria sta a 13,2 grammi al metro cubo, il 76 per cento. Con 0,1 l’eccesso sarebbe 15,4 e l’aria dovrebbe contenere 20,9 grammi al metro cubo, più dei 17,3 che può reggere: quell’acqua non resta nell’aria, condensa sui vetri e sulle pareti finché il bilancio torna. Ecco la tabella completa, con la classe di umidità, spiegata qui sotto, e i due valori sulla superficie, spiegati nella sezione seguente.

Ricambio (volumi/ora) Aria esterna che entra Eccesso di vapore Umidità dell’aria a 20 °C Classe UNI EN ISO 13788 ⚠️ Umidità sull’angolo, fRsi 0,60 Umidità sulla parete, fRsi 0,75
0,1 27 m³/h 15,4 g/m³ satura: condensa 5 condensa condensa
0,2 54 m³/h 7,7 g/m³ 76 % 5 condensa 95 %
0,3 81 m³/h 5,1 g/m³ 61 % 4 88 % 77 %
0,37 99 m³/h 4,2 g/m³ 56 % 3 80 % 70 %
0,5 135 m³/h 3,1 g/m³ 49 % 2 71 % 62 %
0,8 216 m³/h 1,9 g/m³ 43 % 2 61 % 53 %
1,0 270 m³/h 1,5 g/m³ 40 % 1 58 % 50 %

Tre cose si leggono nella tabella. La prima: l’igrometro appeso in soggiorno, fra 0,5 e 0,2 volumi all’ora, passa dal 49 al 76 per cento, e nessuno dei due numeri dice se la muffa cresce; il verdetto sta nelle ultime due colonne. La seconda: il ricambio lavora come un divisore, e i primi decimi contano più degli ultimi. Passare da 0,1 a 0,2 dimezza l’eccesso, da 15,4 a 7,7 grammi al metro cubo; passare da 0,5 a 0,8 lo abbassa soltanto di 1,2, da 3,1 a 1,9. Una casa che sta a 0,15 volumi all’ora guadagna più da un ricambio portato a 0,3 di quanto una casa a 0,5 guadagni da un ricambio portato a 1,0. La terza riguarda l’aria esterna: d’inverno contiene poco vapore, 5,4 grammi al metro cubo contro gli 8,5 o 13,2 di dentro, e ogni metro cubo che entra asciutto esce portandosi via la differenza. Quando fuori ci sono 15 gradi e 75 per cento, l’aria esterna contiene già 9,6 grammi al metro cubo: lo stesso eccesso si somma a una base più alta, e salgono sia l’umidità dell’aria interna sia quella sulla superficie. Per restare sotto la soglia l’eccesso deve scendere, cioè il ricambio deve salire, da 0,37 a 0,58. È il paradosso dei mesi miti, che la mappa della figura 7 mostra per intero.

La classe di umidità della norma dipende dal ricambio, e l’esempio lo mostra. La UNI EN ISO 13788, nella lettura che ne dà il focus tecnico del 2018, mette in classe 2 gli uffici e gli alloggi con affollamento e ventilazione normali. In classe 3 mette gli edifici con affollamento non noto, in classe 4 palestre, cucine e mense, in classe 5 gli edifici particolari: lavanderie, distillerie, piscine. Ogni classe ha un limite superiore, espresso in eccesso di pressione di vapore, che scende in linea retta con la temperatura esterna: a 0 gradi 270, 540, 810, 1.080 e 1.350 pascal per le classi da 1 a 5, a 20 gradi fra 100 e 200 pascal. Sotto il primo limite si è in classe 1, sopra il quarto in classe 5. Non ho letto la norma sul testo: i valori vengono da quel focus tecnico e dal mio programma di calcolo, che discordano su due cifre (640 e 1.360 contro 540 e 1.350); la differenza non cambia la classe dell’esempio, e la segnalo nel registro. A 5 gradi esterni i limiti valgono circa 230, 430, 630, 835 e 1.060 pascal. La nostra famiglia, con 0,5 volumi all’ora, produce un eccesso di 418 pascal: classe 2, un alloggio normale. La stessa famiglia, nella stessa casa, con 0,2 volumi all’ora produce 1.044 pascal: classe 5, la classe delle lavanderie. La classe descrive la famiglia divisa per il ricambio, ed è per questo che la muffa arriva dopo le finestre nuove senza che nessuno abbia cambiato abitudini.

Grafico dell'umidità relativa dell'aria interna in funzione del ricambio d'aria per la famiglia da 10 litri in 270 metri cubi, con tre climi esterni e la linea del 60 per cento
Figura 5. La curva del bilancio: la stessa famiglia e la stessa casa, con il ricambio da 0,1 a 1 volume all’ora e tre climi esterni. Sotto 0,3 volumi all’ora l’umidità sale in fretta, sopra 0,5 quasi non cambia più; la linea a 60 per cento segna l’aria che a 20 gradi ha il punto di rugiada a 11,6 gradi: sopra, ogni superficie più fredda di 11,6 gradi condensa.

Il bilancio stazionario assume l’aria interna ben mescolata, una produzione costante e nessun accumulo nei materiali. Nella realtà la cucina della sera e il bagno della mattina fanno punte di vapore. Intonaci, legno e tessuti assorbono il vapore nelle punte e lo restituiscono dopo. Le linee guida del 1990 dicono che questa inerzia smorza le oscillazioni brevi; il criterio della muffa resta sulla media del mese, ed è quella che il bilancio calcola. Le punte di cucina e bagno si trattano alla fonte, con l’aspirazione dove il vapore nasce, come chiede dal 1975 il decreto sui requisiti igienico-sanitari delle abitazioni.

La superficie fredda decide il ricambio

L’aria di una stanza è la stessa dappertutto, a meno di piccole differenze; le superfici no. La parete esterna è più fredda dell’aria, l’angolo fra due pareti esterne è più freddo della parete, e l’angolo dietro un armadio addossato è il punto più freddo della casa, perché il mobile gli toglie il calore dell’aria e dei termosifoni. La stessa quantità di vapore, letta su una superficie più fredda, vale un’umidità relativa più alta. Con 20 gradi dentro e 5 fuori, un punto con fattore di temperatura 0,50 sta a 12,5 gradi, uno con 0,60 a 14,0, uno con 0,70 a 15,5, uno con 0,75 a 16,3, uno con 0,80 a 17,0. L’aria della casa con 0,5 volumi all’ora, quella da 8,5 grammi al metro cubo che in mezzo alla stanza segna il 49 per cento, su una superficie a 14,0 gradi segna il 71 per cento e a 16,3 il 62. Con 0,2 volumi all’ora l’aria porta 13,2 grammi al metro cubo e il suo punto di rugiada sta a 15,4 gradi: l’angolo a 14,0 gradi condensa e la parete corrente a 16,3 sta al 95 per cento. Un punto con fattore 0,70, il minimo ammesso dalla norma tedesca DIN 4108-2 secondo l’articolo tecnico che la riporta, sta praticamente al 100, al limite della condensa.

Il criterio da confrontare è l’80 per cento come media mensile sulla superficie: viene dalle linee guida del 1990, la UNI EN ISO 13788 lo adotta secondo le fonti secondarie che ne riferiscono, e la letteratura tedesca, scrivono Sedlbauer e Krus, lo usa come criterio decisivo. Con questo criterio il bilancio si ribalta e diventa una domanda sul ricambio: quanto deve valere n perché la superficie con fattore fRsi resti sotto l’80 per cento? La formula è nella nota in fondo; i risultati, per la nostra famiglia e il nostro clima, sono questi. Un ponte termico grave, con fattore 0,50, richiede 0,46 volumi all’ora, cioè 124 metri cubi all’ora. L’angolo di una parete non isolata, fattore 0,60, richiede 0,37, cioè 99 metri cubi all’ora. Per il minimo tedesco (fattore 0,70) servono 0,30 volumi all’ora; per la parete corrente (0,75) ne servono 0,27; per una parete isolata (0,80) 0,25, cioè 68 metri cubi all’ora. Fra la parete isolata e il ponte termico grave il ricambio necessario quasi raddoppia, con la stessa famiglia e lo stesso clima. Ogni decimo di fattore di temperatura guadagnato sull’angolo vale una quota di ricambio in meno: le due leve, più aria o una superficie meno fredda, si sommano e in parte si sostituiscono a vicenda. In Italia il fattore minimo non è un numero fisso come lo 0,70 tedesco: la UNI EN ISO 13788 lo fa calcolare caso per caso dalla classe di umidità e dal clima, ed è il calcolo che richiede il decreto italiano sui requisiti minimi del 26 giugno 2015.

La stessa domanda si può fare al contrario: dato il ricambio che c’è, quanto deve valere il fattore di temperatura del punto peggiore? Con 0,5 volumi all’ora basta 0,47, e quasi ogni parete ce la fa. Con 0,3 serve 0,70, il minimo tedesco esatto. Con 0,2 serve 0,94, e questo numero non esiste in una casa: l’articolo tecnico tedesco sulla specifica per la prevenzione della muffa nota che al raccordo di una finestra si supera di rado 0,80, e che nei cataloghi dei ponti termici degli edifici vecchi si trovano dettagli fino a 0,42. Una casa a 0,2 volumi all’ora, con quattro persone e 10 litri al giorno, farà la muffa in qualche angolo qualunque cosa si faccia alle pareti: la leva che resta è il ricambio.

L’80 per cento va letto con due cautele. La prima: l’80 per cento è una media di un mese, e il valore di progetto delle linee guida include un margine, visto che su intonaci, pitture e legno la crescita si osserva di rado sotto l’85 per cento in condizioni stabili. La seconda: molte specie partono più in basso, come avvertono Sedlbauer e Krus e come mostra Viitanen sul legno con la soglia fra il 75 e l’80; le isoplete dicono anche in quanto tempo, e a 20 gradi la germinazione all’80 per cento chiede giorni, non ore. Per questo un bagno che tocca il 100 per cento venti minuti al giorno resta pulito e un angolo che sta all’85 tutto febbraio no. La norma internazionale, come ho riportato nell’articolo sulla muffa negli angoli, nella verifica della muffa considera i mobili e le tende: usa una resistenza superficiale interna di 0,25 metri quadri kelvin per watt al posto di 0,13. In pratica il calcolo tratta la superficie come più schermata dall’aria della stanza, com’è dietro un mobile, e chi progetta deve fare lo stesso. I fattori dell’esempio, 0,60 e 0,75, descrivono il punto così com’è: chi lo misura con la termocamera a mobile spostato ottiene il fattore reale, e la verifica di norma lo ricalcola con la resistenza di 0,25.

Grafico dell'umidità relativa sulla superficie in funzione del ricambio d'aria per quattro fattori di temperatura, con la linea dell'80 per cento e i punti in cui ogni curva la taglia
Figura 6. Quattro superfici, una famiglia, un clima. Ogni curva taglia l’80 per cento a un ricambio diverso: 0,25 per la parete isolata, 0,30 per il minimo tedesco, 0,37 per l’angolo non isolato, 0,46 per il ponte termico grave. Il ricambio che serve lo decide il punto peggiore della casa.

Il clima esterno entra nel bilancio da due lati: con l’acqua che l’aria esterna porta dentro e con la temperatura che dà all’angolo. Quando fuori fa molto freddo l’aria esterna contiene pochissimo vapore: a meno 5 gradi e 85 per cento, 2,8 grammi al metro cubo. Entrando e scaldandosi a 20 gradi quell’aria vale pochi punti di umidità relativa: la base su cui si somma l’eccesso di casa è bassa, e il margine fino alla soglia è largo. L’angolo però è più freddo, perché con fuori a meno 5 il fattore 0,60 dà una superficie a 10 gradi. I due effetti si compensano quasi del tutto: a meno 5 gradi il ricambio necessario per l’angolo è 0,32. A 0 gradi e 85 per cento è 0,35, a 5 gradi e 80 per cento 0,37. A 10 gradi e 80 per cento l’aria esterna porta già 7,5 grammi al metro cubo e, anche se l’angolo sale a 16 gradi, il ricambio necessario cresce a 0,46; a 15 gradi e 75 per cento l’aria esterna porta 9,6 grammi e il ricambio necessario è 0,58. Il mese pericoloso, per l’angolo, è il mese mite e umido con le finestre chiuse: novembre e marzo, non gennaio. La mappa della figura 7 lo mostra cella per cella, e i valori esterni sono ipotesi dichiarate per il grafico, non medie climatiche di una località: nella tavola interattiva si mettono quelli della stazione più vicina.

Mappa a celle colorate dell'umidità relativa sull'angolo con fattore 0,60 per cinque climi esterni e otto ricambi d'aria, con i colori del verdetto: condensa, muffa, sotto l'80 per cento
Figura 7. La stessa casa e lo stesso angolo in cinque mesi diversi. Le colonne di sinistra, da 0,1 a 0,2 volumi all’ora, sono la casa chiusa: condensa a qualunque temperatura. A 0,5 l’angolo sta sotto l’80 per cento fino a 10 gradi esterni e lo supera a 15. Il mese mite con le finestre chiuse fa più danni del mese freddo.

La tavola interattiva qui sotto fa il conto per qualunque casa: persone o litri al giorno, superficie e altezza, temperatura interna, temperatura e umidità esterne come medie del mese, fattore di temperatura del punto peggiore, ricambio che c’è davvero. Restituisce l’eccesso di vapore e la classe, l’umidità dell’aria e quella sul punto peggiore. Dà il ricambio necessario in volumi all’ora e in metri cubi all’ora, e lo confronta con le regole. Usa le stesse formule della nota in fondo e le stesse ipotesi: aria ben mescolata, regime stazionario, medie mensili. È una verifica orientativa, che serve a rifare i conti numero per numero e a vedere perché l’angolo ammuffisce e la parete accanto no; la verifica di progetto, quella che la norma chiede, si fa con il calcolo completo della UNI EN ISO 13788 e, per gli angoli, della UNI EN ISO 10211.

Quanto deve ventilare la tua casa

il bilancio del vapore letto sulla superficie più fredda: l’80 per cento come media del mese (IEA Annex 14, UNI EN ISO 13788)

Renzo-ArtHometavola interattiva
eccesso di vapore
3,1 g/m³ · classe 2
aria in mezzo alla stanza
49 %
superficie peggiore
71 %
ricambio necessario
0,37 vol/h · 99 m³/h
Sei casi costruiti, per vedere come si muove il verdetto
L’acqua che entra nell’aria

famiglia tipo 10; mediane misurate 5,6-8,7; progetto 8 / 12 / 14 / 15 litri per 1 / 2 / 3 / 4 camere

servono alle regole scritte per persona (litri al secondo)

servono al valore di progetto e alla regola americana
La casa e il clima del mese

superficie per altezza: il volume che l’aria nuova deve diluire

dalla stazione meteorologica più vicina; il criterio della muffa è mensile, non del giorno
La superficie peggiore e il ricambio che c’è davvero

(temperatura della superficie – esterna) / (interna – esterna), con la termocamera a mobile spostato

misurato con il decadimento della CO2, o la portata dell’impianto divisa per il volume
SOTTO L’80 PER CENTO
La superficie sta al 71 per cento, sotto la soglia dell’80 come media mensile. Il margine di ricambio è di 0,13 volumi all’ora: con meno di 0,37 questo punto supera la soglia. La verifica di progetto resta quella della UNI EN ISO 13788 e, per gli angoli, della UNI EN ISO 10211.
Il bilancio
Produzione 10,0 litri al giorno = 417 g/h; volume 270 m³; ricambio 0,50 volumi all’ora = 135 m³/h. Eccesso di vapore: 417 / (0,50 × 270) = 3,1 g/m³, cioè 418 Pa a 20 °C. L’aria esterna a 5 °C e 80 % porta 5,4 g/m³; quella interna arriva a 8,5 g/m³, cioè il 49 per cento a 20 °C. Classe di umidità interna della UNI EN ISO 13788: 2 (uffici, alloggi con affollamento e ventilazione normali), con il limite della classe 2 a 430 Pa per questa temperatura esterna; limiti come li riportano le fonti secondarie, testo di norma non letto. Il valore di progetto per 3 camere sarebbe 14 litri al giorno (TenWolde e Walker 2001).
La superficie
Fattore di temperatura 0,60: con 20 °C dentro e 5 fuori la superficie sta a 14,0 °C. L’aria da 8,5 g/m³ vale lì il 71 per cento, contro il 49 letto in mezzo alla stanza. Punto di rugiada dell’aria interna: 8,5 °C, cioè condensa su ogni superficie con fattore sotto 0,23.
Le due leve
Leva del ricambio: con questo punto a fattore 0,60 servono 0,37 volumi all’ora, cioè 99 m³/h di aria esterna continui (ci sei, con 0,50). Leva della superficie: con il ricambio di adesso il punto peggiore deve avere un fattore di almeno 0,47 (ora 0,60: basta). Per tenere l’aria sotto il 60 per cento servirebbero 0,31 volumi all’ora.
Le regole, su questa casa
regola m³/h vol/h per questo punto
UNI 10339:1995, 11 l/s a persona (ritirata il 4/7/2024) ⚠ via stampa tecnica 158 0,59 basta
UNI EN 16798-1 e NA:2025, minimo 4 l/s a persona 58 0,21 non basta
ASHRAE 62.2-2022, equazione 4.1a ⚠ formula da fonti secondarie 106 0,39 basta
DIN 1946-6:2019, ventilazione nominale (f 1,0) 106 0,39 basta
DIN 1946-6:2019, ventilazione ridotta (f 0,7) 74 0,27 non basta
DIN 1946-6:2019, protezione dall’umidità (f 0,3) ⚠ fattore da confermare 32 0,12 non basta
regola pratica del mezzo ricambio 135 0,50 basta
il bilancio per questo punto (fattore 0,60) 99 0,37  
Il deumidificatore
Con questo ricambio il punto sta già sotto l’80 per cento: il deumidificatore non serve al bilancio.
I limiti di questo calcolo, per iscritto.

  1. Bilancio stazionario con aria ben mescolata e senza accumulo nei materiali: dà medie, e sulla media del mese vale la soglia dell’80 per cento (IEA Annex 14, 1990). Le punte della cucina e della doccia si trattano alla fonte, con l’aspirazione.
  2. La soglia dell’80 per cento è un criterio di progetto: molte specie partono più in basso e la crescita dipende anche dal tempo e dal materiale. Non è un verdetto sanitario.
  3. I limiti delle classi di umidità della UNI EN ISO 13788 sono quelli riportati da fonti secondarie: il testo di norma non è stato letto.
  4. Le regole a confronto sono ridotte a volumi all’ora su questa casa. La UNI 10339 è ritirata dal 2024 e il suo valore viene dalla stampa tecnica; i valori per categoria della UNI EN 16798-1 non sono stati letti; la formula della ASHRAE 62.2 viene da fonti secondarie; il fattore del livello di protezione della DIN 1946-6 va confermato sul testo.
  5. I ricambi proposti nel menu sono ordini di grandezza: le misure tedesche del 2003 e la stanza di prova di Kassel (58,5 m³). Il valore giusto per la tua casa si misura.
  6. La verifica di progetto resta quella della UNI EN ISO 13788 e, per gli angoli, della UNI EN ISO 10211, richieste dal decreto sui requisiti minimi. Questa tavola serve a vedere che cosa muove il verdetto.

Tutte le tavole interattive: I calcolatori.

Quanto ventilano davvero le case

In quasi tutte le discussioni sulla muffa manca un numero: il ricambio che la casa ha davvero a finestre chiuse. In Italia non ho trovato una campagna di misure sulle abitazioni, e lo dichiaro. Il manuale sulla tenuta all’aria dell’associazione degli isolanti riporta i limiti di n50 dei protocolli di qualità, misurati con la porta soffiante secondo la UNI EN ISO 9972: 1,5 volumi all’ora per le classi A e B del protocollo CasaClima e 0,6 per la classe Gold. Nessuna statistica di ricambi naturali. I numeri che seguono sono tedeschi, e valgono come ordine di grandezza per case costruite con tecniche simili.

Il rapporto che li contiene è stato presentato nel giugno 2003 alla giornata sulle muffe dell’associazione professionale tedesca dei biologi dell’edilizia da Uwe Münzenberg, Tino Weithaas e Jörg Thumulla. È il risultato di un progetto di ricerca su un campione rappresentativo di case unifamiliari e plurifamiliari esistenti, in gran parte con più di trent’anni. Le case sono state misurate nella stagione di riscaldamento del 2003 con due metodi insieme: la porta soffiante per la tenuta e il gas tracciante per il ricambio naturale. La tenuta era scarsa: n50 medio 7,4, e solo il 25 per cento delle case rispettava il limite del regolamento energetico tedesco. Il ricambio naturale, quello che le case facevano da sole, era però basso lo stesso: media 0,26 volumi all’ora, metà delle case sotto 0,18, l’85 per cento sotto 0,4, il 90 per cento sotto 0,5, e una casa su cinque sotto 0,1. Gli autori ne traggono che nell’85 per cento delle case esistenti c’è un rischio di muffa senza ulteriori misure di ventilazione. Questi sono edifici vecchi con la loro tenuta di allora, e dopo la sostituzione delle finestre i valori scendono ancora. La presentazione di un architetto per il centro di tutela dei consumatori della Renania settentrionale colloca il ricambio reale fra 0,2 e 0,3 nelle case normali e fra 0,1 e 0,15 in quelle ristrutturate, contro lo 0,5 medio di progetto delle norme tedesche. È una fonte secondaria, e la segno come tale.

Le finestre sono state misurate con la stessa cura. Anton Maas, nella tesi discussa all’Università di Kassel nel 1995 sulla quantificazione sperimentale del ricambio d’aria dalle finestre, ha misurato una stanza di prova di 58,5 metri cubi per una stagione di riscaldamento di 269 giorni, contando i giorni con temperatura esterna media sotto 15 gradi. Una finestra a ribalta aperta di 10 centimetri, giorno e notte, dà in media 80,75 metri cubi all’ora, cioè 1,38 volumi all’ora della stanza; la stessa ribalta con l’apertura in parte schermata dal telaio dà 0,84; una ribalta aperta di soli 2 centimetri dà 0,56. Se la finestra resta aperta solo di notte, dalle 22 alle 6, i tre valori scendono a 0,45, 0,29 e 0,21; aperta a intermittenza in tre fasce del giorno, a 0,45, 0,29 e 0,20. L’infiltrazione a finestre chiuse, nella stessa tesi, va da 0,05 volumi all’ora per la stanza praticamente stagna a 0,2 per l’edilizia corrente. Lo stesso lavoro raccoglie i riferimenti tedeschi di allora. Erhorn e Gertis nel 1986 giudicano necessaria una ventilazione di base permanente fra 0,5 e 0,8 volumi all’ora. La DIN 4701 assume 0,5 per calcolare il fabbisogno di calore; il regolamento tedesco sulla protezione termica assume 0,8 quando si ventila dalle finestre. Wegner trova in molte stanze ricambi nell’ordine di 0,3. La ribalta è quindi la sola apertura che, lasciata sempre aperta, dà un ricambio dell’ordine di quello che il bilancio richiede, nella stanza in cui sta; e la tesi la studia dal lato delle perdite di calore per ventilazione, perché d’inverno quell’aria va scaldata tutta.

La finestra spalancata è un’altra cosa. La scheda del progetto di ricerca dell’istituto tedesco per l’edilizia sul ricambio dalle finestre riporta i ricambi misurati per la ribalta con aperture da 6 a 15 gradi di angolo e per l’anta aperta da 22,5 a 90 gradi. Le misure sono fatte con 5 e con 20 gradi di differenza di temperatura fra dentro e fuori; la scheda chiama quei ricambi igienici perché riferiti al fabbisogno delle persone. I valori stanno nei grafici, e la scala dell’anta aperta arriva a 18 volumi all’ora contro i 5 della ribalta. Dieci minuti con l’anta spalancata rinnovano l’aria della stanza fino a tre volte, con 20 gradi di differenza, secondo la scala di quel diagramma; poi la finestra si chiude, e per le ventitré ore e cinquanta minuti successive la casa torna alla sua infiltrazione. Se ogni apertura sostituisse per intero l’aria della casa, due aperture al giorno farebbero due volumi in ventiquattro ore: 0,08 volumi all’ora di media, meno di un quarto dello 0,37 che serve all’angolo della nostra casa. C’è però un caso in cui la sola apertura funziona, e lo mostra la simulazione riportata dall’articolo tecnico sulla specifica tedesca contro la muffa. È una camera da letto in cui il vapore entra solo di notte, dalle 23 alle 7, e in cui pareti e arredi assorbono l’umidità notturna e la restituiscono di giorno. Lì due aperture da dieci minuti bastano alla protezione dall’umidità, purché la capacità di accumulo dei materiali sia sufficiente. Il bilancio della giornata torna perché i materiali fanno da volano: accumulano di notte e restituiscono di giorno. Per la cucina della sera e per la famiglia che sta in casa tutto il giorno il volano non basta, e resta la media.

Grafico a barre orizzontali dei ricambi d'aria misurati: infiltrazione, patrimonio esistente tedesco per percentili, finestre a ribalta nelle tre aperture, con le due linee verticali del ricambio che il bilancio chiede
Figura 8. Le misure a confronto con il ricambio necessario. Con le finestre chiuse metà delle case tedesche sta sotto 0,18 volumi all’ora; all’angolo della nostra casa ne servono 0,37, alla parete corrente 0,27. Solo la ribalta lasciata aperta arriva sopra, e vale per la stanza in cui sta: sull’intero alloggio da 270 metri cubi una ribalta da 10 centimetri fa 0,30, e paga in calore.

Le regole a confronto, sulla stessa casa

Le regole di ventilazione sono scritte in unità diverse, per persona, per metro quadro, per stanza, in ricambi all’ora, e confrontarle è possibile solo su una casa concreta. La tabella le mette tutte sul nostro appartamento di 100 metri quadri e 270 metri cubi con tre camere e quattro persone, accanto ai due numeri che il bilancio chiede.

Regola Come è scritta Sulla nostra casa In volumi all’ora A quale domanda risponde
UNI 10339:1995, ritirata il 4 luglio 2024 senza sostituzione 11 litri al secondo per persona nelle residenze ⚠️ (stampa tecnica) 158 m³/h 0,59 aria per le persone, progetto dell’impianto
UNI EN 16798-1:2019 e appendice nazionale del 13 novembre 2025 con occupanti presenti, mai meno di 4 litri al secondo per persona ✅; valori per categoria nel testo a pagamento ⚠️ 58 m³/h 0,21 soglia minima di salute
ASHRAE 62-1989, abitazioni 0,35 volumi all’ora, non meno di 7,5 litri al secondo per persona ✅ 95 e 108 m³/h 0,35-0,40 aria per le persone
ASHRAE 62.2-2022, equazione 4.1a 0,03 piedi cubi al minuto per piede quadro più 7,5 per ogni camera più una ⚠️ 62 cfm = 106 m³/h 0,39 aria per persone ed edificio
DIN 1946-6:2019, ventilazione nominale fattore 1,0 per (-0,002·A² + 1,15·A + 11) con A in metri quadri ✅ 106 m³/h 0,39 presenza degli abitanti
DIN 1946-6:2019, ventilazione ridotta fattore 0,7 sulla stessa formula ✅ 74 m³/h 0,27 presenza saltuaria
DIN 1946-6:2019, protezione dall’umidità fattore secondo il livello di isolamento ⚠️; qui 0,3 32 m³/h 0,12 abitanti assenti, carichi ridotti
Regola pratica del mezzo ricambio 0,5 volumi all’ora (DIN 4701 e regolamenti tedeschi, via Maas ✅) 135 m³/h 0,50 ipotesi di calcolo del riscaldamento
Bilancio, parete corrente con fattore 0,75 sotto l’80 per cento calcolo dell’articolo 74 m³/h 0,27 quell’angolo, quella famiglia, quel mese
Bilancio, angolo con fattore 0,60 sotto l’80 per cento calcolo dell’articolo 99 m³/h 0,37 idem
Bilancio, aria sotto il 60 per cento calcolo dell’articolo 85 m³/h 0,31 punto di rugiada dell’aria sotto 11,6 °C

Le regole rispondono a due domande diverse, e la tabella lo fa vedere. Le norme sulla qualità dell’aria rispondono a “quanta aria serve alle persone e all’edificio”, e servono a dimensionare un impianto che non c’è ancora. Il bilancio risponde a “con questa famiglia, questo clima e questo angolo, la superficie resta sotto l’80 per cento?”. La nostra casa sta a norma con 4 litri al secondo per persona, 0,21 volumi all’ora, e con quel ricambio l’angolo con fattore 0,60 condensa e la parete corrente sta sopra il 90 per cento. La norma risponde a un’altra domanda, quella dell’aria per le persone: la soglia di salute, come la chiama l’articolo che presenta l’appendice nazionale, riguarda le persone e non le superfici.

La norma tedesca è l’unica che ha scritto l’acqua dentro la regola. La ventilazione di protezione dall’umidità è il livello che deve funzionare a casa vuota, in modo indipendente dall’utente. Serve a evitare condensa e muffa quando gli abitanti sono assenti, in vacanza o di giorno, con carichi di umidità ridotti e senza bucato steso. Per questo il valore è basso. La raccolta di risposte dell’associazione tedesca del settore spiega che è più basso per le case nuove e risanate che per quelle poco isolate. Il fattore del livello di protezione dipende da quanto l’edificio è isolato, e non l’ho letto sul testo di norma. Nella tabella ho usato 0,3, un valore che ricordo dall’edizione del 2009 per gli edifici bene isolati e che nessuna delle fonti archiviate mi ha confermato: va letto sul testo. I fattori 0,7, 1,0 e 1,3 dei livelli ridotto, nominale e intensivo, e la formula stessa, sono riportati da articoli di riviste tecniche tedesche che dichiarano come fonte la norma del 2019. Il concetto da importare è il primo: un livello di ventilazione che c’è anche quando nessuno apre niente. La norma chiede inoltre un piano di ventilazione per ogni casa nuova e per i lavori che sostituiscono più di un terzo delle finestre, secondo il centro di tutela dei consumatori: se le infiltrazioni non bastano al livello di protezione, serve un dispositivo. È la risposta tedesca all’appartamento raccontato all’inizio.

L’Italia ha una regola più vecchia e senza numeri, che dice però una cosa giusta. Il decreto del Ministero della sanità del 5 luglio 1975 fissa i requisiti igienico-sanitari delle abitazioni, nel testo coordinato con le modifiche del 1999. All’articolo 4 prescrive che, a casa abitata, le superfici interne delle pareti opache non presentino tracce di condensazione permanente. All’articolo 6 impone l’impianto meccanico centralizzato quando la tipologia dell’alloggio non consente il ricambio naturale; in ogni caso vuole fumi, vapori ed esalazioni aspirati dove nascono, in cucina e nei gabinetti, prima che si diffondano. Sui fornelli del posto di cottura vuole l’aspiratore forzato. All’articolo 7 vuole per la stanza da bagno un’apertura all’esterno o un’aspirazione meccanica. Il comma aggiunto nel 1999 all’articolo 1 nomina i riscontri d’aria trasversali e i mezzi di ventilazione naturale ausiliaria, ma solo come condizione per derogare alle altezze minime negli edifici delle comunità montane. Nessun ricambio in cifre, ma il principio del vapore tolto alla fonte, e il divieto della condensa permanente, ci sono dal 1975. La regola vincolante per chi progetta è più recente. Il decreto sui requisiti minimi del 26 giugno 2015 impone, per ogni intervento sulle strutture opache verso l’esterno, cioè muri, tetti e solai, la verifica dell’assenza di rischio di muffe con la UNI EN ISO 13788. Il decreto del 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, aggiunge la verifica del ponte termico con la UNI EN ISO 10211, come ho riportato nell’articolo sulla muffa negli angoli. Le linee guida del 2001 sulla salute negli ambienti confinati, pubblicate in Gazzetta Ufficiale come accordo fra Stato e Regioni, le ho lette in trascrizione: chiedono standard di ventilazione da stabilire e introdurre nei codici costruttivi, senza dare un ricambio in cifre per le abitazioni.

Grafico a barre orizzontali con le portate di norma ridotte a volumi all'ora sulla stessa casa, dalla protezione dall'umidità tedesca alla UNI 10339, con le due barre colorate del bilancio
Figura 9. Le regole sulla stessa casa: da 0,12 a 0,59 volumi all’ora. Le due barre colorate sono il bilancio, 0,27 per la parete corrente e 0,37 per l’angolo. La soglia di salute della norma europea, 0,21, sta sotto tutte e due: la norma risponde a un’altra domanda, quella dell’aria per le persone.

Le scorciatoie che non tengono

“Basta arieggiare dieci minuti due volte al giorno.” È la regola che i tribunali tedeschi hanno discusso per anni, e che la Corte federale nel 2018 ha rifiutato di fissare in astratto. Sulla media conta poco: due aperture che sostituissero per intero l’aria della casa farebbero 0,08 volumi all’ora, contro lo 0,27-0,37 che il bilancio richiede alla nostra casa. Funziona in un caso preciso, la camera da letto dove il vapore entra solo di notte e i materiali accumulano e restituiscono; per la cucina della sera e per chi sta in casa di giorno non basta, e sull’angolo conta la media del mese.

“Mezzo ricambio all’ora è la norma.” È un’ipotesi di calcolo del riscaldamento, scritta nella norma tedesca sul fabbisogno termico e ripresa dai regolamenti, come riporta la tesi di Kassel; le norme italiane non la contengono, e ragionano in litri al secondo per persona. Sulla nostra casa 0,5 volumi all’ora tengono l’angolo al 71 per cento con 5 gradi fuori, ma a 10 gradi esterni servirebbero 0,46 e a 15 gradi 0,58. Il numero giusto cambia con la famiglia, con l’angolo e con il mese. Per questo il bilancio va rifatto per ogni casa, e non si copia da una regola generale.

“Con il cappotto la muffa sparisce.” Il cappotto alza il fattore di temperatura della parete corrente, e in campo aperto funziona. Gli angoli con ponte termico, i solai dei balconi e le spallette delle finestre restano spesso sotto il fattore che serve; i cataloghi tedeschi dei ponti termici, secondo l’articolo tecnico già citato, riportano dettagli fino a 0,42. Se insieme al cappotto si cambiano gli infissi, l’infiltrazione scende da 0,2 a 0,05 volumi all’ora e il bilancio del vapore peggiora: con 0,05 l’aria di questa casa non riuscirebbe nemmeno a contenere il vapore prodotto. Ho scritto altrove che cosa il cappotto fa e non fa al muro, in Il cappotto non asciuga il muro.

“L’umidità la toglie il deumidificatore.” Nel bilancio il deumidificatore è un pozzo, cioè un termine che toglie acqua, come il ricambio, e il conto si fa allo stesso modo: nella nostra casa a 0,2 volumi all’ora, per tenere l’aria dove la terrebbero 0,5 volumi, deve togliere 6 litri al giorno, ogni giorno per tutto l’inverno. Toglie acqua e basta: non diluisce l’anidride carbonica e gli odori, che sono la ragione per cui esistono le norme sull’aria. Ne ho scritto in Come asciugare una casa bagnata, dove il deumidificatore ha un compito preciso e limitato.

“La parete traspira e smaltisce il vapore.” La guida sulla tenuta all’aria che ho citato per i 10 litri stima nel 2 per cento la quota che una parete smaltisce per diffusione, e nel 98 la quota che deve uscire con l’aria; l’ho riportato in Chiuso dal lato sbagliato. La traspirazione serve al muro, per non trattenere l’acqua che lo attraversa; alla casa serve il ricambio. Le tre grandezze, traspirazione, acqua e aria, le ho separate nell’articolo su che cosa fa davvero un muro con il vapore.

“L’igrometro segna 50 per cento, siamo a posto.” L’igrometro descrive l’aria in mezzo alla stanza. Con 20 gradi e 49 per cento l’angolo con fattore 0,60 sta al 71 per cento, e uno con fattore 0,50 al 78; con 20 gradi e 76 per cento l’angolo condensa. Il numero che decide è sulla superficie, e si misura lì.

“La casa è a tenuta, quindi non ha bisogno di ventilare.” La tenuta si misura a 50 pascal con la porta soffiante e dice quanto l’involucro perde sotto spinta; la ventilazione dice quanta aria entra nell’uso normale. Le case tedesche del rapporto del 2003 avevano un n50 medio di 7,4, pessimo, e un ricambio naturale medio di 0,26, insufficiente per l’85 per cento di loro. Una casa a tenuta è la premessa per una ventilazione controllata, non un sostituto: senza un dispositivo che porti dentro aria, un aeratore a parete, un impianto in estrazione con gli ingressi d’aria o un doppio flusso, una casa stagna con quattro persone dentro sta a 0,05 volumi all’ora e condensa.

Come si misura

Il bilancio si fa con numeri misurati in casa, non con numeri di manuale. Le misure sono quattro, con le avvertenze che separano un rilievo da un numero a caso.

1. L’aria e la superficie, nel tempo. Serve un termoigrometro con registrazione, un dato ogni dieci minuti, per almeno un mese nella stagione fredda, in centro stanza a un metro e mezzo da terra e lontano dai termosifoni. Un secondo sensore, o una sonda di temperatura a contatto, va sull’angolo peggiore: dà la temperatura della superficie, e l’umidità su quella superficie si calcola dall’aria con la formula della nota. Le linee guida del 1990 chiedono almeno un mese di registrazione continua di temperatura e umidità nella stagione fredda, il calcolo delle medie giornaliere, settimanali e mensili, e dove possibile la registrazione continua delle temperature superficiali per ricavare i fattori di temperatura. Il numero da confrontare con l’80 per cento è la media mensile dell’umidità sulla superficie, non la punta della doccia.

2. Il ricambio d’aria, con l’anidride carbonica. Il gas tracciante degli studi tedeschi si può sostituire con un sensore di anidride carbonica. Si legge la concentrazione fuori dalla finestra e si lascia salire quella interna con la famiglia in casa. Poi la casa si svuota, con le finestre come nell’uso normale e le porte interne aperte, così l’aria è mescolata come il modello assume, e si registra la discesa per tre ore. Il ricambio è il logaritmo naturale, il tasto ln della calcolatrice, del rapporto fra la differenza dentro-fuori all’inizio e quella alla fine, diviso per le ore trascorse. Se in tre ore la differenza scende da 1.080 a 480 parti per milione, il ricambio è 0,27 volumi all’ora. Meglio partire da una differenza dentro-fuori ampia, di parecchie centinaia di parti per milione. I sensori sbagliano di alcune decine, e il logaritmo di un rapporto piccolo amplifica l’errore: è una cautela pratica, non una prescrizione. La misura va ripetuta in un giorno calmo e in uno ventoso, con il riscaldamento acceso come d’inverno, perché il ricambio naturale cambia con il vento e con la differenza di temperatura; il valore di un sensore in un punto solo descrive quella stanza, e le stanze con la porta chiusa fanno storia a sé.

3. Il fattore di temperatura, con la termocamera. Dopo una notte fredda, con il riscaldamento a regime da ore e senza accensioni forti nelle ore precedenti, si leggono tre temperature: l’angolo peggiore, l’aria interna e l’aria esterna; il fattore si calcola dividendo lo scarto fra superficie ed esterno per lo scarto fra interno ed esterno. La procedura e i limiti sulle superfici lucide sono nell’articolo sulla muffa negli angoli e dietro gli armadi. Lì è spiegata anche la differenza fra il rilievo puntuale e la verifica di norma, che ragiona su medie mensili e calcola i ponti termici. L’angolo va misurato con l’armadio spostato, perché dietro il mobile la superficie è più fredda di quella che si vede.

4. La tenuta, con la porta soffiante. Il n50 secondo la UNI EN ISO 9972 dice quanto l’involucro perde a 50 pascal e serve a capire se le infiltrazioni possono contribuire al ricambio o se sono trascurabili; non è il ricambio naturale, e il rapporto tedesco lo mostra con i suoi 7,4 contro 0,26. Serve nelle case nuove e dopo la sostituzione degli infissi, quando l’infiltrazione crolla e il bilancio va rifatto.

Il clima esterno si prende dalla stazione meteorologica più vicina come media del mese, non dal giorno del sopralluogo: il bilancio è mensile, e il verdetto della muffa anche. Tutte queste misure descrivono la casa così com’è abitata, con quella famiglia e quelle abitudini. Cambiano gli abitanti, cambia il bilancio, e un alloggio che con una coppia stava sotto la soglia può superarla con quattro persone e un bucato steso in cucina.

Il metodo, in tre passi

Come per una trave, il metodo confronta un carico con una resistenza. Il carico è l’acqua che entra nell’aria, la resistenza è la capacità della casa di portarla fuori prima che bagni la superficie peggiore.

Primo passo: quanta acqua entra. Persone, abitudini, bucato in casa, piante, eventuali sorgenti murarie come una cantina umida o una risalita. Senza misure si usano i valori di progetto per camere e occupanti, 8, 12, 14 e 15 litri al giorno, sapendo che sono superati da un terzo delle famiglie; con le misure si ricava la produzione dal bilancio letto al contrario: eccesso di vapore moltiplicato per il ricambio e per il volume. La famiglia tipo dei miei articoli sta a 10.

Secondo passo: quanto ricambio c’è davvero. Misurato con il decadimento dell’anidride carbonica, oppure stimato con onestà: una casa con infissi nuovi e finestre chiuse sta fra 0,05 e 0,15 volumi all’ora, secondo la tesi di Kassel e le misure tedesche; una ribalta lasciata sempre aperta dà nella stanza in cui sta da 0,56 a 1,38, cioè da 33 a 81 metri cubi all’ora da dividere per il volume di tutta la casa; un impianto di ventilazione meccanica dà la portata di progetto, se è acceso e i filtri sono puliti. Le aperture brevi si contano per quello che valgono in media: due al giorno, 0,08.

Terzo passo: la superficie peggiore. Il fattore di temperatura dell’angolo più freddo, misurato con la termocamera a mobile spostato, o preso da un catalogo dei ponti termici per il dettaglio corrispondente. Con quel fattore, la temperatura esterna e l’umidità esterna del mese, il bilancio dice il ricambio necessario perché quel punto stia sotto l’80 per cento; nella nostra casa, 0,37 per l’angolo con fattore 0,60.

Il confronto e la decisione. Se il ricambio reale sta sopra quello necessario la casa è in equilibrio, e la muffa che eventualmente c’è ha un’altra causa: una risalita, un’infiltrazione, una perdita, che si separano con il metodo della diagnosi differenziale. Se sta sotto, ci sono due leve e si sommano. La leva del ricambio: un impianto meccanico, in estrazione con gli ingressi d’aria nei locali o a doppio flusso con recupero di calore; gli aeratori a parete; le griglie nei cassonetti o nel telaio degli infissi; gli estrattori in cucina e in bagno come chiede il decreto del 1975, con l’ingresso d’aria corrispondente perché non girino a vuoto. L’obiettivo, nell’esempio, è 0,37 volumi all’ora continui, cioè 99 metri cubi all’ora. La leva della superficie: correggere il ponte termico dall’esterno, oppure isolare l’angolo dall’interno con un pannello minerale traspirante di spessore da calcolo; staccare l’armadio dalla parete esterna, lasciando un passaggio d’aria dietro e sotto. Lo chiede la specifica tedesca al punto sui mobili, che ho riportato nell’articolo sulla muffa negli angoli. L’obiettivo è portare il fattore dell’angolo da 0,60 verso 0,75, dove il ricambio necessario scende a 0,27. Nei casi gravi, la casa a 0,1-0,15 volumi all’ora con un angolo a 0,50, servono tutte e due, e la seconda va fatta prima della stagione fredda. Le due leve restano queste: più ricambio, oppure un angolo meno freddo.

Schema del metodo in tre passi: l'acqua che entra, il ricambio reale, la superficie peggiore, il confronto e le due leve, più ricambio o meno freddo sull'angolo
Figura 10. Carico e resistenza, come per una trave. Tre misure, un confronto, due leve che si sommano. Il verdetto sta nell’incrocio: nessuna delle tre misure da sola dice se l’angolo farà la muffa.

In sintesi

1. Una casa deve portare fuori l’acqua che chi ci abita produce, prima che bagni la superficie più fredda. L’umidità dell’aria esce da un bilancio con quattro numeri: produzione, volume, ricambio e clima esterno; il verdetto viene dal confronto con la temperatura del punto peggiore. 2. La famiglia di mezzo produce fra 5,6 e 8,7 litri di vapore al giorno secondo il paese, e una su dieci più di 10. Le mediane misurate per paese stanno fra 5,6 e 8,7 chilogrammi al giorno e il 10 per cento più prodigo supera i 10-21; il valore di progetto per tre camere e quattro persone è 14; la famiglia tipo di questi articoli produce 10, fra la mediana e il progetto. 3. Il bilancio è una divisione. Eccesso di vapore, in grammi al metro cubo, uguale grammi all’ora diviso ricambi all’ora per metri cubi. Con 10 litri al giorno in 270 metri cubi: 3,1 grammi al metro cubo a 0,5 volumi all’ora, 7,7 a 0,2, saturazione e condensa a 0,1. 4. La classe di umidità della norma dipende dalla famiglia divisa per il ricambio. La stessa famiglia sta in classe 2 con 0,5 volumi all’ora e in classe 5, quella delle lavanderie, con 0,2. 5. Il verdetto lo dà la superficie più fredda, con l’80 per cento come media mensile. L’aria al 49 per cento in mezzo alla stanza sta al 71 sull’angolo con fattore 0,60 e al 62 sulla parete con fattore 0,75; al 76 per cento nell’aria l’angolo condensa. 6. Il ricambio necessario dipende dall’angolo: da 0,25 a 0,46 volumi all’ora. Parete isolata con fattore 0,80: 0,25. Minimo tedesco 0,70: 0,30. Angolo non isolato 0,60: 0,37. Ponte termico grave 0,50: 0,46. Le due leve, più aria e più caldo sulla superficie, si sommano. 7. A 0,2 volumi all’ora nessuna parete basta. Il fattore di temperatura necessario sale a 0,94, che una casa reale non ha: resta la leva del ricambio. 8. Il mese pericoloso è quello mite con le finestre chiuse. A meno 5 gradi all’angolo servono 0,32 volumi all’ora, a 5 gradi 0,37, a 10 gradi 0,46, a 15 gradi 0,58: novembre e marzo, non gennaio. 9. Le case esistenti, con le finestre chiuse, ventilano poco. Nelle misure tedesche del 2003 la media è 0,26 volumi all’ora, metà delle case sta sotto 0,18 e una su cinque sotto 0,1; dopo le finestre nuove si scende a 0,1-0,15. 10. Le finestre valgono quanto restano aperte, e per la stanza in cui stanno. Una ribalta di 10 centimetri sempre aperta fa 1,38 volumi all’ora nella stanza di prova di Kassel, una di 2 centimetri 0,56; la stessa ribalta da 80 metri cubi all’ora vale 0,30 sull’intero alloggio dell’esempio; due aperture al giorno fanno in media 0,08. 11. Le norme sull’aria rispondono a un’altra domanda. La soglia europea di 4 litri al secondo per persona vale 0,21 volumi all’ora sulla nostra casa; la vecchia UNI 10339 0,59; la regola americana 0,39; il mezzo ricambio 0,50. Il bilancio richiede 0,27 per la parete e 0,37 per l’angolo. Con 0,21 la casa è a norma e l’angolo condensa. 12. Solo la norma tedesca ha scritto l’acqua nella regola. Un livello di ventilazione indipendente dall’utente per quando gli abitanti sono assenti, e un piano di ventilazione obbligatorio quando si cambia più di un terzo delle finestre. 13. Il decreto italiano del 1975 non dà numeri, ma vieta la condensa permanente e chiede l’aspirazione alla fonte. Fumi e vapori vanno tolti dove nascono, in cucina e in bagno, prima che si diffondano. 14. Si misura in casa: aria e superficie nel tempo, ricambio con l’anidride carbonica, fattore di temperatura con la termocamera. Il numero da confrontare con l’80 per cento è la media mensile sulla superficie; il ricambio è il logaritmo del rapporto fra le differenze di concentrazione diviso per le ore.

Dal cantiere

Davanti a una macchia in un angolo, una delle prime domande non riguarda le abitudini di chi ci abita: riguarda gli infissi, e quando sono stati cambiati. Spesso la data della muffa viene subito dopo, e intanto la famiglia si sente dire che la colpa è sua. Poi si sposta l’armadio, perché la parete che si vede non è quella che conta, e si appoggia il termometro nell’angolo: la differenza con il centro della parete è di qualche grado, e su quell’angolo la stessa aria vale parecchi punti di umidità in più.

La seconda cosa che ho imparato è a non fidarmi né dell’igrometro in soggiorno né dei consigli generici. “Arieggiate di più” senza un numero è una frase che non si può eseguire, e la famiglia raccontata all’inizio arieggiava già. Il numero c’è: raccolte le misure, il conto si fa in poco tempo, e dice se serve un impianto, un intervento sull’angolo, o tutti e due. Negli interrati la stessa logica, con l’isolamento interno e la ventilazione meccanica come due leve che si sommano, l’ho descritta nell’articolo sulla condensa estiva: cambia la stagione, non il bilancio.

Domande frequenti

Quanti ricambi d’aria all’ora servono in una casa?
Dipende da quanta acqua produce chi ci abita, dal volume, dal clima del mese e dalla temperatura del punto più freddo. Per quattro persone che producono 10 litri al giorno in 270 metri cubi, con 5 gradi e 80 per cento fuori, servono 0,27 volumi all’ora perché una parete corrente stia sotto l’80 per cento di umidità superficiale, e 0,37 per un angolo con fattore di temperatura 0,60. Il mezzo ricambio all’ora è un’ipotesi di calcolo degli impianti, non un verdetto sulla muffa.

Aprire le finestre dieci minuti due volte al giorno basta?
Come media no: anche se ogni apertura sostituisse tutta l’aria della casa, due al giorno farebbero 0,08 volumi all’ora, meno di un quarto dello 0,37 necessario all’angolo dell’esempio. Basta in un caso studiato dai tedeschi, la camera da letto in cui il vapore entra solo di notte e i materiali lo accumulano e lo restituiscono. Per la cucina e per chi sta in casa tutto il giorno serve un ricambio continuo o l’aspirazione alla fonte.

Meglio la ribalta sempre aperta o la finestra spalancata?
Sono due cose diverse. La ribalta di 10 centimetri lasciata aperta giorno e notte dà in una stanza 1,38 volumi all’ora, quella di 2 centimetri 0,56, secondo le misure di Kassel, e ha un costo di calore che d’inverno pesa. La finestra spalancata rinnova l’aria della stanza in pochi minuti, poi si chiude e la casa torna alla sua infiltrazione. Per la media del mese conta quanto la finestra resta aperta, non quanto è aperta.

Perché la muffa è comparsa dopo aver cambiato le finestre?
Perché l’infiltrazione, che nei vecchi infissi valeva intorno a 0,2 volumi all’ora, è scesa verso 0,05, e la stessa produzione di vapore si è divisa per meno aria. Nelle case tedesche ristrutturate il ricambio reale sta fra 0,1 e 0,15, e il sondaggio fra le società immobiliari registra muffa nel 70 per cento degli alloggi dopo la sostituzione delle finestre. Le abitudini della famiglia sono le stesse; è diminuita l’aria che entra, cioè il divisore del bilancio.

L’igrometro segna 55 per cento: è troppo?
Da solo non dice nulla sulla muffa. Con 20 gradi e 55 per cento l’aria contiene 9,5 grammi di vapore al metro cubo, e su un angolo a 14 gradi vale il 79 per cento, su uno a 12,5 gradi l’86. Il numero da confrontare con l’80 è quello sulla superficie più fredda, come media del mese.

Che differenza c’è fra ricambio d’aria e tenuta all’aria?
La tenuta, n50, si misura con la porta soffiante a 50 pascal e dice quanto perde l’involucro sotto spinta; il ricambio dice quanta aria entra nell’uso normale. Nelle case tedesche misurate nel 2003 la tenuta era pessima, n50 medio 7,4, e il ricambio naturale medio era 0,26 volumi all’ora, insufficiente per l’85 per cento di loro. Una casa a tenuta ha bisogno di un dispositivo che porti dentro aria.

Il deumidificatore risolve?
Toglie acqua dall’aria e nel bilancio conta come un ricambio in più: nella casa dell’esempio, a 0,2 volumi all’ora, dovrebbe togliere 6 litri al giorno per tutto l’inverno per tenere l’aria dove la terrebbero 0,5 volumi. Non diluisce anidride carbonica e odori, e sull’angolo l’umidità relativa resta quella calcolata alla sua temperatura. È uno strumento per situazioni precise, non il sostituto della ventilazione.

La ventilazione meccanica è obbligatoria?
Il decreto del 1975 la impone quando la tipologia dell’alloggio non consente il ricambio naturale. In ogni caso vuole fumi e vapori aspirati dove nascono, e nel bagno un’apertura o un aspiratore. La norma europea con l’appendice nazionale del 2025 fissa una soglia minima di 4 litri al secondo per persona con occupanti presenti e lascia al progettista le portate per categoria. In Germania la norma DIN 1946-6 chiede un piano di ventilazione per ogni casa nuova e quando si cambia più di un terzo delle finestre, con un livello minimo che funziona anche a casa vuota. Il bilancio dice, casa per casa, se le aperture bastano o se serve un impianto.

Come misuro il ricambio d’aria di casa mia?
Con un sensore di anidride carbonica: si legge la concentrazione esterna, si lascia salire quella interna, si svuota la casa lasciando porte e finestre come nell’uso normale e si registra il decadimento. Il ricambio è il logaritmo naturale del rapporto fra la differenza dentro-fuori all’inizio e alla fine, diviso per le ore. Da 1.080 a 480 parti per milione di differenza in tre ore fanno 0,27 volumi all’ora. Si ripete in un giorno calmo e in uno ventoso.

Che cosa chiedo al tecnico, e che cosa scrivo in capitolato?
Che il progetto di ristrutturazione contenga un bilancio del vapore per la famiglia prevista. Che preveda un ricambio che funzioni indipendentemente dagli abitanti, e l’aspirazione alla fonte in cucina e in bagno. Che contenga la verifica del fattore di temperatura degli angoli e dei ponti termici con la UNI EN ISO 13788 e la UNI EN ISO 10211, come il decreto sui requisiti minimi già richiede. Che dopo la sostituzione degli infissi il ricambio venga misurato, e che la muffa comparsa dopo i lavori non venga attribuita alle abitudini senza quella misura.

In conclusione

La muffa nell’angolo dietro l’armadio è il risultato di una divisione: l’acqua che una famiglia mette nell’aria divisa per l’aria che entra, letta sulla superficie più fredda della casa. Tutti i termini della divisione si misurano, e il risultato si confronta con una soglia che ha più di trent’anni e regge ancora, l’80 per cento come media del mese. Le regole fisse, il mezzo ricambio, i litri al secondo per persona, servono a chi progetta un impianto e rispondono alla domanda dell’aria da respirare; e non sono state scritte per la domanda dell’acqua.

Prima di decidere un intervento, la domanda da fare è “quanta acqua entra, quanto ricambio c’è davvero e quanto è freddo l’angolo peggiore”; i consigli sulle abitudini vengono dopo la misura, e da soli non bastano. Se i numeri non tornano si cambia l’aria, con un dispositivo che funzioni anche quando nessuno apre niente, oppure si cambia l’angolo.

Nota sui calcoli e sulle fonti

I numeri di questo articolo escono da un programma di calcolo che accompagna il testo e le tavole. Il programma riporta ogni costante con la sua fonte e a ogni esecuzione ricontrolla la coerenza interna: che la pressione di saturazione a 20 gradi valga circa 2.337 pascal, che l’aria satura a 12 gradi abbia il punto di rugiada a 12 gradi, che il ricambio calcolato come necessario riporti la superficie esattamente all’80 per cento, che i ricambi delle finestre coincidano con le misure di Kassel. Le formule, per chi vuole rifare i conti con carta e penna, sono queste.

  • Pressione di saturazione del vapore, in pascal, alla temperatura θ in gradi: 610,5 · exp(17,269 · θ / (237,3 + θ)) sopra zero e 610,5 · exp(21,875 · θ / (265,5 + θ)) sotto zero; è la forma dell’appendice E della UNI EN ISO 13788, ripresa dal mio programma di calcolo e non letta sul testo di norma.
  • Concentrazione di vapore, in chilogrammi al metro cubo: v = p / (461,5 · (θ + 273,15)), con p in pascal; a saturazione, v_sat. L’umidità relativa è v / v_sat alla temperatura del punto. A 20 gradi 1 grammo al metro cubo vale 135 pascal.
  • Bilancio stazionario: Δv = G / (n · V), con G produzione in chilogrammi all’ora, n ricambio in volumi all’ora, V volume in metri cubi. Concentrazione interna v_i = v_e + Δv, con v_e quella esterna; umidità dell’aria interna v_i / v_sat(θ_i).
  • Temperatura della superficie: θ_si = θ_e + fRsi · (θ_i – θ_e). Umidità sulla superficie: v_i / v_sat(θ_si).
  • Ricambio necessario perché la superficie con fattore fRsi stia sotto 0,8: n = G / (V · (0,8 · v_sat(θ_si) – v_e)).
  • Fattore di temperatura minimo con un dato ricambio: fRsi = (θ_si,min – θ_e) / (θ_i – θ_e), dove θ_si,min è la temperatura alla quale v_i / 0,8 satura.
  • Differenza di pressione parziale per le classi: Δp = Δv · 461,5 · (θ_i + 273,15); i limiti delle classi sono rette fra i valori a 0 gradi e quelli a 20 gradi riportati nel testo.
  • Deumidificatore: litri al giorno da togliere D = 24 · (G – n · V · (v_obiettivo – v_e)).
  • Ricambio dal decadimento dell’anidride carbonica: n = ln(ΔC_1 / ΔC_2) / t, con ΔC differenza fra dentro e fuori e t in ore.
  • Conversioni: 1 litro al secondo = 3,6 metri cubi all’ora; 1 piede cubo al minuto = 1,699 metri cubi all’ora; 1 metro quadro = 10,764 piedi quadri. Regola americana 62.2, equazione 4.1a: portata in piedi cubi al minuto = 0,03 · superficie in piedi quadri + 7,5 · (camere + 1). Norma tedesca 1946-6: portata in metri cubi all’ora = f · (-0,002 · A² + 1,15 · A + 11), con A superficie dell’alloggio in metri quadri.

Il modello assume aria interna ben mescolata, regime stazionario e nessun accumulo nei materiali; dà medie, e sulle medie mensili vale il criterio della muffa. I valori esterni del caso di riferimento, 5 gradi e 80 per cento, e quelli della mappa sono ipotesi dichiarate per l’esempio, non medie climatiche di una località. La famiglia tipo a 10 litri al giorno è una scelta dichiarata, fra la mediana misurata e il valore di progetto. Il bilancio è scritto sui metri cubi d’aria alla temperatura interna, come nella norma; la dilatazione dell’aria fra 5 e 20 gradi vale circa il 5 per cento e non cambia le conclusioni. Le norme a pagamento non le ho lette sul testo, e per ciascuna dico da dove viene il valore che uso; il marcatore ✅ segna quello che ho letto sul documento, ⚠️ quello che riprendo da una fonte secondaria o non ho potuto confermare.

Documenti letti per intero.

  • IEA, Annex 14 Condensation and energy, Guidelines and practice, 1990. ✅ letto: soglia dell’80 per cento sulla superficie come media mensile e valore di progetto, osservazione della crescita rara sotto l’85 per cento su pitture, carta, legno e gesso, rapporto di temperatura e valori di progetto per paese, inerzia igroscopica che smorza le oscillazioni brevi, registrazione continua di almeno un mese nella stagione fredda.
  • A. TenWolde, C. L. Pilon, The effect of indoor humidity on water vapor release in homes, ASHRAE Buildings X, 2007. ✅ letto: respirazione 0,9-1,25 chilogrammi al giorno per persona da Sanders 1996, traspirazione 0,5-1,4, media di letteratura 8,2 litri al giorno per una o due persone, misura di 6,8 su sette famiglie, tabella dei valori di progetto di TenWolde e Walker 2001 adottati nella bozza della ASHRAE Standard 160, dipendenza delle sorgenti dall’umidità interna.
  • S. V. Glass, A. TenWolde, Review of moisture balance models for residential indoor humidity, 12ª Conferenza canadese di scienza delle costruzioni, 2009. ✅ letto: tabella dei percentili per paese da Sanders 1996, elenco delle sorgenti, valori di progetto superati dal 32 per cento delle famiglie, bilancio stazionario come modello base.
  • S. V. Glass, T. Kalamees, S. Pallin, J. Vinha, Water vapor generation in residential buildings, ASHRAE Buildings XV, 2022. ✅ letto: percentili per numero di occupanti, con i dati misurati finlandesi di Kalamees 2006 e le simulazioni per Svezia e Stati Uniti.
  • J. E. Janssen, The history of ventilation and temperature control, ASHRAE Journal, ottobre 1999. ✅ letto: Tredgold 1836 via Klaus 1970, Pettenkofer 1862, Billings 1893 e l’adozione del 1895, Yaglou e i valori dipendenti dallo spazio per persona, Cain e Fanger 1983, la norma 62-1989 a 15 piedi cubi al minuto.
  • A. K. Persily, Challenges in developing ventilation and indoor air quality standards: the story of ASHRAE Standard 62, Building and Environment, 2015, nella versione depositata dal NIST. ✅ letto: valori del 1973, riduzione del 1981 con la distinzione fra spazi con e senza fumo e la motivazione energetica, 5 litri al secondo per stanza nelle case, 0,35 volumi all’ora e 7,5 litri al secondo per persona nel 1989.
  • L. Hensen Centnerová, On the history of indoor environment and its relation to health and wellbeing, REHVA Journal, aprile 2018. ✅ letto: Pettenkofer, primo professore di igiene a Monaco, e la sua osservazione del 1853 sull’aria viziata, Tredgold e i 2 litri al secondo, i 15 litri al secondo del 1895 (i 30 piedi cubi al minuto di Janssen, circa 14).
  • U. Münzenberg, T. Weithaas, J. Thumulla, Luftwechsel im Gebäudebestand, atti della 7ª giornata sulle muffe (Pilztagung) dell’associazione professionale tedesca dei biologi dell’edilizia, Stoccarda, giugno 2003. ✅ letto: campione, n50 medio 7,4, ricambio naturale medio 0,26, mediana sotto 0,18, 85 per cento sotto 0,4, 90 sotto 0,5, 20 per cento sotto 0,1, sondaggio delle 53 società immobiliari con il 70 per cento di alloggi con muffa dopo le finestre nuove.
  • A. Maas, Experimentelle Quantifizierung des Luftwechsels bei Fensterlüftung, tesi, Università di Kassel. ✅ letto: stanza di prova di 58,5 metri cubi, 269 giorni di riscaldamento, ricambi con ribalta di 10 centimetri, con telaio e di 2 centimetri, permanenti, notturni e intermittenti, infiltrazione da 0,05 a 0,2, rassegna di Erhorn e Gertis, DIN 4701 e regolamento termico, Wegner.
  • Fraunhofer IRB, scheda del progetto Luftwechsel bei Fensterlüftung. ✅ letto: ricambi per la ribalta da 6 a 15 gradi e per l’anta da 22,5 a 90 gradi, a 5 e 20 gradi di differenza; valori nei grafici.
  • K. Sedlbauer, Prediction of mould fungus formation on the surface of and inside building components, tesi di dottorato, Università di Stoccarda, 2001. ✅ letto nelle parti sulle isoplete e sulla curva più bassa di crescita.
  • K. Sedlbauer, M. Krus e altri, Mould growth prediction with a new biohygrothermal method and its application in practice, 2003. ✅ letto: l’80 per cento come criterio decisivo nella letteratura tedesca e l’avvertenza sulle specie che crescono più in basso.
  • H. Viitanen, T. Ojanen, Improved model to predict mold growth in building materials, ASHRAE Buildings X, 2007. ✅ letto: indice di muffa da 0 a 6, soglia sul legno fra il 75 e l’80 per cento dipendente da temperatura e tempo.
  • Organizzazione mondiale della sanità, WHO guidelines for indoor air quality: dampness and mould, 2009. ✅ letto: nessun valore guida quantitativo sulla contaminazione microbica, prevenzione dell’umidità, stima del 75-80 per cento dei problemi dell’involucro legati all’umidità da Bomberg e Brown 1993.
  • Istituto Superiore di Sanità, nota tecnica sul monitoraggio dell’anidride carbonica negli ambienti indoor. ✅ letto: 1.000 parti per milione come valore massimo di primo approccio, dal Rapporto ISTISAN 16/15.
  • Eurostat, indicatore ilc_mdho01, serie scaricata il 10 settembre 2026, aggiornamento del 13 agosto 2026. ✅ letto: Italia 17,1 per cento nel 2023, Unione a 27 15,6.
  • Decreto del Ministero della sanità 5 luglio 1975, testo coordinato con il DM 9 giugno 1999. ✅ letto: articoli 1, 4, 6 e 7.
  • DM 26 giugno 2015 sui requisiti minimi e DM 28 ottobre 2025. ✅ letti sulla Gazzetta Ufficiale per l’articolo sulla muffa negli angoli: verifica del rischio di muffa con la UNI EN ISO 13788 e, dal 3 giugno 2026, dei ponti termici con la UNI EN ISO 10211.
  • ANIT, La tenuta all’aria degli edifici, manuale. ✅ letto: n50 con la UNI EN ISO 9972, limiti dei protocolli.
  • Articolo tecnico sul rapporto DIN 4108-8, sulla specifica allora in preparazione e sull’arieggiare esigibile, rivista tedesca di impiantistica, febbraio 2021. ✅ letto: sentenze dei tribunali di Berlino, Francoforte e Lubecca, sentenze della Corte federale del 5 dicembre 2018, fattore minimo 0,70 della DIN 4108-2, cataloghi fino a 0,42, raccordo delle finestre di rado sopra 0,80, simulazione della camera con due aperture da dieci minuti.
  • Articoli tecnici sulla DIN 1946-6:2019 di due riviste tedesche di impiantistica, con la fonte dichiarata nella norma. ✅ letti: quattro livelli, livello di protezione indipendente dall’utente, formula della portata con i coefficienti -0,002, 1,15 e 11, fattori 0,7, 1,0 e 1,3.
  • Raccolta di risposte sulla DIN 1946-6 dell’associazione federale tedesca per la ventilazione delle abitazioni. ✅ letta: portate di protezione più basse per le case nuove e risanate che per quelle poco isolate.
  • Presentazione dell’arch. R. Schmidt per il centro di tutela dei consumatori della Renania settentrionale sulla DIN 1946-6. ✅ letta come fonte secondaria: 0,5 di progetto, 0,2-0,3 reale, 0,1-0,15 nelle case ristrutturate, piano di ventilazione con più di un terzo delle finestre sostituite.
  • C. Peretti, L. A. Piterà, articolo di presentazione della UNI EN 16798-1:2019/NA:2025 su una rivista tecnica, aprile 2026. ✅ letto: pubblicazione dell’appendice il 13 novembre 2025, categorie I-III, soglia di 4 litri al secondo per persona.
  • Catalogo dell’ente italiano di normazione. ✅ consultato: UNI EN ISO 13788:2013 in vigore dal 20 giugno 2013; UNI 10339:1995 ritirata il 4 luglio 2024; UNI EN 16798-1:2019/NA:2025.
  • Focus tecnico dell’associazione nazionale del poliuretano espanso su umidità e condense, giugno 2018. ✅ letto come fonte secondaria sulle classi della UNI EN ISO 13788 e sulle rette dei limiti.
  • L. González-Sancha e altri, Legal regulation of ventilation rates in homes in Europe 2010-2022, Building and Environment, 2022, ad accesso aperto. ✅ letto: quadro per paese, per l’Italia il decreto del 1975, il decreto 192/2005, la UNI EN 15251 e la UNI 10339.

Norme citate attraverso fonti secondarie, testo non letto.

  • UNI EN ISO 13788:2013: criterio dell’80 per cento, fattore di temperatura, classi di umidità e limiti in pressione. ⚠️ Il testo integrale è a pagamento e non ho potuto consultarlo; i valori vengono dal focus tecnico del 2018 e dal mio programma di calcolo, che discordano su due cifre. I punti sulla resistenza superficiale di 0,25 li ho letti sull’anteprima ufficiale, come riportato nell’articolo sulla muffa negli angoli.
  • UNI EN 16798-1:2019 e appendice nazionale 2025: portate per categoria. ⚠️ non lette; la soglia di 4 litri al secondo è ✅ dall’articolo di presentazione.
  • UNI 10339:1995: 11 litri al secondo per persona. ⚠️ dalla stampa tecnica e da González-Sancha 2022.
  • ANSI/ASHRAE 62.2-2022, equazione 4.1a. ⚠️ da tre fonti secondarie concordi; testo non letto.
  • DIN 1946-6:2019-12: struttura e formula ✅ dalle riviste tecniche; il fattore del livello di protezione dall’umidità ⚠️ da confermare sul testo.
  • DIN 4108-2, DIN-Fachbericht 4108-8 e DIN/TS 4108-8:2022. ⚠️ testi non letti; citate attraverso Sedlbauer e Krus 2003, l’articolo tecnico e il mio articolo sulla muffa negli angoli.
  • DIN 4701 e regolamento tedesco sulla protezione termica: 0,5 e 0,8 volumi all’ora. ✅ come riportati dalla tesi di Kassel.
  • Pettenkofer, Über den Luftwechsel in Wohngebäuden, Monaco 1858. ✅ esistenza e anno dal catalogo digitale; ⚠️ il valore dell’uno per mille da fonti secondarie.
  • CEN/TR 14788:2006 e guida pratica sull’umidità e la tenuta all’aria del Master CasaClima (Bolzano University Press, 2012): 10 litri al giorno e riparto 2-98 fra diffusione e ricambio. ⚠️ come già dichiarato in Chiuso dal lato sbagliato.
  • Accordo Stato-Regioni del 27 settembre 2001, linee guida per la tutela della salute negli ambienti confinati. ✅ letto in trascrizione nelle parti sugli standard di ventilazione; la Gazzetta è archiviata come scansione.
  • T. Kalamees, J. Vinha, J. Kurnitski, 2006, sulle case finlandesi. ⚠️ non letto in originale; i dati vengono da Glass e altri 2022.

Che cosa in questo articolo è mio e non delle fonti. La scena raccontata all’inizio è una sintesi di casi visti in cantiere, sempre in lavori fatti da altri, e non un cantiere identificabile. Il caso di riferimento, 100 metri quadri, quattro persone, 10 litri al giorno, 5 gradi e 80 per cento, i fattori 0,60 e 0,75, è costruito da me con valori dichiarati. La tabella del bilancio, la curva del ricambio necessario e la mappa clima per ricambio sono aritmetica sulle formule sopra. Lo stesso vale per il conto del deumidificatore, 6 litri al giorno, e per la media delle aperture brevi, 0,08 volumi all’ora. La lettura per cui la classe di umidità della norma dipende dal ricambio è un’inferenza mia sulla definizione stessa delle classi. Il metodo in tre passi e le due leve sono la mia pratica, e la misura del ricambio con il decadimento dell’anidride carbonica è una procedura semplificata che sostituisce il gas tracciante degli studi citati; la cautela di partire da una differenza iniziale ampia è una scelta pratica, non una prescrizione delle fonti.

Che cosa non c’è in questo articolo, e perché. Non c’è una misura italiana del ricambio d’aria naturale nelle abitazioni, perché non l’ho trovata. Non ci sono le portate per categoria dell’appendice nazionale, perché la norma non è stata letta. Non c’è il valore del fattore di protezione dall’umidità della norma tedesca, per la stessa ragione. Non c’è un tempo di germinazione per ogni specie, perché il criterio di norma è la media mensile e l’articolo sulla muffa negli angoli tratta già le isoplete. Dove il lettore trova un ⚠️, il numero va preso come indicazione da confermare sul testo di norma prima di scriverlo in un capitolato.

L’autore

Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent’anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di “Murature umide: cause e rimedi” (Grafill, 2026).

Il volume è disponibile su Amazon e su Grafill.



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