Riconoscere la provenienza dell'acqua in un locale interrato: falda, rete di scarico, impianto in pressione, pioggia o condensa. I metodi di indagine, dai segni del sopralluogo alle firme chimico-isotopiche, e la linea che separa l'indizio dalla prova.

Renzo-ArtHome, Specialista in risanamenti di interrati e umidità di risalita

In un interrato che si bagna, l'istinto è impermeabilizzare. Ma l'acqua che compare su un muro è un effetto, non una causa: la domanda che decide tutto è da dove viene. Falda in pressione, una tubazione di scarico che perde, un impianto in pressione lesionato, pioggia mal regimata, condensa: cinque o sei sorgenti che chiedono interventi opposti, e sbagliare la sorgente significa spendere senza risolvere. La tesi di questo articolo è semplice: la sorgente non si indovina, si legge. L'acqua porta un'impronta, chimica, isotopica, biologica, e percorre una via che si può tracciare. Qui si mettono in fila i metodi per riconoscerla, dai segni gratuiti del sopralluogo alle analisi di laboratorio e alle prove attive, tenendo sempre distinto ciò che orienta da ciò che prova.

1. La domanda che viene prima della soluzione

Davanti a una parete interrata che trasuda, a un pavimento che rimane scuro, a efflorescenze che tornano dopo ogni rasatura, la tentazione è passare subito alla cura: una guaina, un intonaco, un'iniezione. È la tentazione che fa fallire più risanamenti. Perché la stessa macchia, lo stesso alone, la stessa muffa possono nascere da sorgenti diverse, e ogni sorgente chiede una risposta diversa, a volte opposta.

Le sorgenti candidate in un locale interrato sono poche e riconoscibili:

Falda: acqua in pressione permanente contro pavimento e pareti (controspinta), governata dalla quota del pelo libero e dalla sua escursione stagionale.

Infiltrazione meteorica e percolazione laterale: acqua di pioggia mal regimata che scende lungo le pareti controterra, spesso episodica e legata agli eventi.

Risalita capillare: acqua del terreno che sale nella muratura per capillarità, con una fascia umida continua alla base.

Rottura di un impianto in pressione: una perdita da rete idrica, adduzione o riscaldamento, indipendente dalla pioggia e legata all'uso.

Rete di scarico o fognatura: una tubazione di scarico che perde, un allaccio sbagliato, l'esfiltrazione di un collettore vicino.

Condensa: acqua che non viene da fuori ma si forma sulle superfici fredde, per l'umidità dell'aria interna.

La conseguenza pratica è netta. Contro la falda in controspinta non si gestisce acqua illimitata con un intonaco o con il solo drenaggio: o si impermeabilizza contro pressione, o si progetta raccolta e sollevamento. Contro una perdita di impianto la soluzione è una riparazione idraulica, non un rivestimento. Contro una rete di scarico difettosa serve intervenire sulla condotta, e c'è anche un problema igienico. Contro la risalita si lavora sulla muratura e sull'evaporazione. Contro la condensa si lavora su aria, ventilazione e ponti termici, e impermeabilizzare non serve a nulla. Cinque risposte diverse per lo stesso sintomo: ecco perché la diagnosi della sorgente non è un lusso, è il primo atto tecnico.

In perizia. Attribuire la sorgente in modo argomentato e ripetibile è ciò che rende una relazione difendibile: la scelta della soluzione discende dalla causa accertata, non dal sintomo osservato. Mostrare il perché prima del cosa è la sostanza del lavoro tecnico.

2. Il sintomo inganna: la macchia non è l'ingresso

Il primo errore di lettura è confondere il punto in cui l'acqua si vede con il punto in cui l'acqua entra. L'acqua segue la via di minor resistenza e ricompare dove trova uno sfogo: può correre lungo un cavidotto per decine di metri, scendere sull'estradosso di un solaio e affiorare lontano, risalire per capillarità sopra il punto di ingresso. La manifestazione è un sintomo; l'ingresso è l'evento. Tra i due c'è un percorso, e la diagnosi serve proprio a ricostruirlo.

Anche i segni classici ingannano se presi da soli. Le efflorescenze saline indicano evaporazione di acqua salina, ma non dicono se il sale viene dal terreno, dalla fogna o dai materiali. Una fascia bassa e umida suggerisce risalita, ma un marciapiede che convoglia pioggia contro il muro produce lo stesso quadro. La muffa dice che una superficie è fredda e umida, e questo vale sia per la condensa sia per un'infiltrazione. Il sintomo apre le ipotesi; non le chiude.

Figura 1. Le sei vie dell'acqua in un locale interrato. La stessa macchia sulla parete può nascere da sorgenti diverse, che agiscono da quote e direzioni diverse e richiedono interventi opposti.

3. L'anamnesi: leggere il tempo prima di aprire la valigetta

Prima di ogni strumento viene l'osservazione, ed è la parte più sottovalutata. Buona parte della diagnosi si fa gratis, ricostruendo l'andamento nel tempo e nello spazio della venuta d'acqua. Sono domande semplici, ma discriminanti.

Sul campo. Cinque domande da porre e verbalizzare al primo sopralluogo, con le risposte che orientano la diagnosi:

Quando compare? Solo o soprattutto dopo la pioggia, e con un ritardo di ore o giorni, punta all'infiltrazione meteorica; costante tutto l'anno punta alla falda o alla risalita; solo in stagione fredda e sulle superfici punta alla condensa.

Come varia? Se peggiora quando la falda è alta (dopo periodi piovosi prolungati, o secondo la stagione idrogeologica) è un forte indizio di falda; se compare a ondate legate agli eventi è meteorica.

Dove si manifesta? Fascia continua e bassa lungo tutto il perimetro, risalita; chiazza localizzata attorno a un attraversamento o a una tubazione, perdita puntuale; velo diffuso sulle superfici, condensa.

È legata all'uso dell'acqua? Una venuta indipendente dalla pioggia che segue l'uso dell'impianto, o che non si ferma mai, orienta verso una perdita in pressione o verso uno scarico.

C'è un odore? Un odore di scarico, o una venuta torbida e schiumosa, sposta il sospetto sulla rete fognaria e impone, oltre alla diagnosi, una cautela igienica.

Accanto alle domande, tre misure elementari da annotare: la quota della macchia rispetto al pavimento e al piano di campagna, l'estensione, e l'entità della venuta (stillicidio, velo, flusso). Con questo quadro, il campo delle ipotesi è già molto ristretto, e le prove successive servono a confermare, non a esplorare alla cieca.

In perizia. Per un locale interrato, il dato di falda (quota rispetto al pavimento ed escursione stagionale) è spesso già disponibile nella relazione geologica dell'edificio: acquisirla e riportarne i numeri è il primo atto, perché distingue in partenza una percolazione occasionale da una controspinta permanente e orienta tutte le prove successive.

4. L'acqua ha un'impronta: leggere la firma

Qui sta il cuore tecnico. Ogni sorgente lascia nell'acqua una firma fatta di temperatura, sali disciolti, marcatori di origine e composizione isotopica. Nessun parametro da solo è risolutivo, ma la loro combinazione discrimina le sorgenti in modo robusto. La logica è quella di un pannello di indizi convergenti.

4.1 I quattro parametri di campo

Si misurano sul posto, in pochi minuti, con strumentazione portatile, e orientano il resto delle indagini.

Conducibilità elettrica. Misura il carico salino totale. L'acqua di rete ha valori moderati e costanti; la falda dipende dalla litologia, spesso più alta; un refluo o un'acqua salina hanno valori nettamente maggiori. Un ingresso a bassa conducibilità e temperatura costante è compatibile con rete o pioggia; uno ad alta conducibilità con refluo o falda salina.

Temperatura. La falda tende alla temperatura media annua dell'aria del sito ed è stabile tutto l'anno; l'acqua di rete è in genere più fredda e costante; una perdita di acqua calda sanitaria o di riscaldamento arriva sensibilmente più calda; un refluo può essere più caldo del terreno. La temperatura è un discriminatore rapido, da leggere sempre insieme alla conducibilità.

pH. Da solo dice poco, ma completa il quadro e serve a interpretare correttamente gli altri parametri.

Cloro residuo. È il test rapido più utile. Si misura in loco in pochi secondi con un kit colorimetrico al DPD. La falda e la pioggia non contengono cloro; l'acqua di rete è disinfettata. Cloro residuo presente significa quindi acqua di acquedotto, e poiché il cloro si dissipa in fretta la sua presenza segnala una perdita recente e attiva. La sua assenza, invece, non esclude una perdita vecchia in cui il cloro si è già consumato.

4.2 La chimica di laboratorio

Un campione ben prelevato e analizzato per gli ioni maggiori dice molto sull'origine. Il D.Lgs 18/2023 fornisce la griglia di lettura, cioè i valori che ci si attende in un'acqua potabile, e lo scostamento da quella griglia è già informativo.

Ioni maggiori. Una firma dominata da calcio e bicarbonati, con durezza da media ad alta, è tipica della falda naturale in terreni carbonatici. Ammonio e fosfati in quantità apprezzabili, con eccesso di cloruri e sodio, sono invece una firma quasi univoca di acque reflue: l'azoto del refluo fresco è in forma ridotta (ammonio), non ossidata (nitrato). L'acqua di rete ha composizione controllata, ammonio prossimo a zero e spesso cloro residuo.

Il rapporto cloruro/bromuro. È uno dei traccianti più solidi, perché cloruro e bromuro sono conservativi e il loro rapporto resiste alla diluizione. La letteratura idrogeochimica indica ordini di grandezza distinti: la precipitazione sta intorno a 50-150, la falda naturale intorno a 100-200, il refluo domestico su valori alti (dell'ordine di alcune centinaia, tipicamente 300-900), mentre la dissoluzione di salgemma o del sale disgelante porta il rapporto ben oltre mille (l'acqua di mare, come riferimento, è intorno a 288). Un rapporto alto con ammonio elevato indica fogna; molto alto con cloruri elevati indica sale; intermedio e senza marcatori di refluo indica falda.

Diagrammi di classificazione. Riportando cationi e anioni in diagrammi consolidati (a doppio triangolo o a poligono) si assegna al campione un tipo d'acqua e lo si confronta a colpo d'occhio con le sorgenti note del sito: rete, falda, refluo. È il modo di leggere l'analisi come una firma, non come un elenco di numeri.

4.3 I traccianti del refluo

Quando il sospetto è fognario, esistono marcatori che provano l'origine reflua e, alcuni, l'origine umana. Anche qui vale la regola del pannello: un solo marcatore ha sempre un punto cieco.

Indicatori microbiologici fecali (Escherichia coli, coliformi, enterococchi intestinali): provano la contaminazione fecale. Non distinguono da soli uomo e animale e decadono in giorni, quindi la loro assenza non esclude un refluo vecchio o diluito.

Traccianti chimici persistenti del refluo domestico: un dolcificante artificiale, l'acesulfame, è un marcatore robusto perché non viene metabolizzato e resiste in gran parte alla depurazione, tanto da essere rilevabile anche a frazioni minime di refluo; alcuni farmaci di largo uso sono altrettanto persistenti. La caffeina indica invece un apporto recente, perché si degrada in fretta.

Sbiancanti ottici da detersivo: presenti nel bucato, quindi nel solo refluo domestico, si rilevano in fluorescenza sotto luce ultravioletta o, sul campo, con tamponi di cotone privi di sbiancanti posti negli scarichi sospetti. Metodo di screening classico per scovare allacci fognari in reti di acque bianche.

Marcatori dell'origine umana: gli steroli fecali, in particolare il coprostanolo, distinguono il refluo umano da quello animale, ma richiedono analisi strumentale dedicata.

Marcatori molecolari dell'ospite: la ricerca di sequenze genetiche associate all'intestino umano (il tracciamento molecolare della sorgente fecale, per amplificazione quantitativa del DNA) distingue con specificità elevata il contributo umano da quello animale, ed è il complemento moderno degli steroli.

Boro, azoto ammoniacale, fosfati e tensioattivi anionici sono indizi di supporto, non prove: sono presenti anche in sorgenti non fognarie e vanno letti nel contesto degli altri marcatori.

4.4 I traccianti della rete

Per provare che l'acqua è di acquedotto, e non di falda o di pioggia, si cercano i segni del trattamento. Il cloro residuo libero, già citato, è il più immediato e si misura in loco. In laboratorio, i sottoprodotti della clorazione (i trialometani) confermano un'acqua clorata. I fluoruri sono un marcatore utile solo dove l'acqua è fluorurata artificialmente, prassi diffusa in altri Paesi ma non in Italia, dove restano poco significativi. Il confronto va sempre fatto con un campione della rete locale, dello stesso acquedotto.

4.5 Gli isotopi dell'acqua

È il metodo più raffinato per stabilire l'origine, e vale i casi dubbi. Le proporzioni degli isotopi stabili dell'ossigeno e dell'idrogeno (ossigeno-18 e deuterio) variano in modo prevedibile con evaporazione e condensazione: le acque meteoriche non evaporate cadono su una retta definita da tempo, in cui il deuterio è pari a otto volte l'ossigeno-18 più dieci per mille. Su questa base si distinguono le sorgenti.

La falda locale ha la firma della retta meteorica del luogo: coincide con la pioggia che ricarica quell'acquifero.

L'acqua di rete porta spesso la firma di una sorgente lontana o di quota diversa, e si stacca dalla firma locale: è un modo elegante di provare che una venuta non è falda del sito ma acquedotto.

L'acqua evaporata (ristagni, condensa da pozzanghere, serbatoi aperti) cade sotto la retta, con una pendenza minore: l'evaporazione lascia una traccia isotopica riconoscibile.

È un'analisi specialistica, ma quando le vie ordinarie non chiudono il caso, gli isotopi danno una risposta che poche altre tecniche possono dare.

Isotopi del nitrato. C'è un secondo uso degli isotopi, mirato al contaminante. Quando la firma mostra nitrati elevati, resta da capire se vengono da un refluo, da un liquame animale o da un fertilizzante: una distinzione che cambia la diagnosi e le responsabilità. La combinazione degli isotopi dell'azoto e dell'ossigeno del nitrato la risolve. Un azoto-15 alto (indicativamente oltre il dieci per mille) punta a refluo o liquame; valori vicini a zero, con ossigeno-18 moderato, al suolo o a un fertilizzante nitrificato; un ossigeno-18 molto alto tradisce un'origine atmosferica o un fertilizzante sintetico. Si attribuisce così non solo l'acqua, ma anche il nitrato che porta.

Figura 2. La firma dell'acqua per sorgente. In evidenza le celle decisive: nessuna da sola è una prova, ma la combinazione discrimina le sorgenti. I rapporti cloruro/bromuro sono ordini di grandezza tratti dalla letteratura idrogeochimica.

5. Far parlare la sorgente: le prove attive

Se la firma dice che acqua è, le prove attive dicono da dove entra. Si sollecita la sorgente sospetta e si osserva la risposta: sono i metodi che trasformano un indizio in una prova localizzata.

5.1 Tracciamento con coloranti

Si immette un colorante (fluoresceina, che dà un verde intenso, o rodamina in soluzione, che dà un rosa) in un punto sospetto (uno scarico, un pluviale, un pozzetto a monte) e si osserva se e dove ricompare al punto di venuta, a occhio o con un fluorimetro sensibile a concentrazioni minime. Prova la connessione idraulica: conferma se quello scarico alimenta davvero la venuta e smaschera gli allacci incrociati, per esempio acque nere finite in una rete di acque bianche. Dimostra che la connessione esiste, non il punto esatto del difetto, e va ripetuta con flusso reale per evitare falsi negativi.

5.2 Prova ai fumi

Un ventilatore soffia un fumo denso e non tossico in un tratto isolato della rete di scarico; il fumo esce nei punti di difetto e negli allacci impropri, risalendo dal terreno o dagli sfiati. È un metodo rapido ed economico per individuare su ampie tratte gli ingressi di acque parassite e gli allacci abusivi. Funziona solo a condotta asciutta: sifoni con guardia idraulica, terreno saturo o allagamenti bloccano il fumo. Va avvisato chi occupa gli edifici, perché il fumo può entrare da un sifone asciutto.

5.3 Videoispezione CCTV

Una telecamera semovente percorre la tubazione e ne registra lo stato interno: fessure, giunti aperti, radici, incrostazioni, allacci non autorizzati e, soprattutto, infiltrazioni in atto. Ogni osservazione si codifica secondo la EN 13508-2, che uniforma il linguaggio del rilievo; la gravità si gradua poi con la prassi tecnica consolidata. È la prova diretta che una tubazione di scarico è la via d'acqua, ma richiede condotta pulita e a basso livello, altrimenti i depositi e l'acqua nascondono i difetti.

5.4 Prove di tenuta e di pressione

Reti di scarico. La prova di tenuta secondo la EN 1610, ad aria o ad acqua su una tratta isolata e tappata, nasce come collaudo del nuovo ma, applicata all'esistente, dimostra oggettivamente che quel tratto perde. Dà un esito sull'intera tratta (tiene o non tiene), non il punto puntuale, che si trova poi con videoispezione.

Reti in pressione. Sull'impianto idrico si isola il tratto sospetto, lo si mette alla pressione di prova e si osserva la caduta nel tempo (prova di pressione secondo la EN 806-4 per gli impianti interni, la EN 805 per le reti esterne): una caduta oltre tolleranza, al netto di aria e dilatazioni, conferma la perdita di quel tratto. Anche qui la prova circoscrive, non localizza il foro.

5.5 Ricerca perdite delle reti in pressione

Localizzare il foro di una perdita in pressione senza demolire è un mestiere a sé, con due famiglie di metodi.

Metodi acustici. Il getto in pressione genera un rumore che si propaga lungo il tubo e nel terreno: lo si ascolta in contatto con aste e geofoni, a terra con microfoni, in continuo con registratori di rumore, e lo si localizza per differenza di tempo di arrivo tra due sensori con un correlatore. Rendono bene su tubi metallici in pressione; su plastica, a bassa pressione o con fori piccoli, il segnale è debole e la resa cala.

Gas tracciante. Dove l'acustica non basta, si svuota il tratto e vi si immette una miscela di sicurezza di idrogeno molto diluito in azoto (una quota di idrogeno intorno al cinque per cento la rende non infiammabile); il gas, leggerissimo, esce dal foro, risale nel terreno e si rileva in superficie con un sensore, indicando il punto di massima concentrazione sopra la perdita. È più invasivo ma risolve proprio i casi difficili per l'acustica.

6. Vedere l'invisibile: i metodi non invasivi

Termografia a infrarossi. Una perdita crea aree umide e, sugli impianti caldi, gradienti termici che alterano la temperatura delle superfici: la termocamera li rende visibili come anomalie e orienta lo scavo o il carotaggio. È qualitativa e richiede un contrasto termico sufficiente e condizioni al contorno controllate; il riferimento di metodo per l'edilizia è la ISO 6781-1. Non vede l'acqua, ne vede l'effetto termico.

Georadar. Emette impulsi elettromagnetici e legge le riflessioni ai contrasti del sottosuolo: localizza tubazioni, cavidotti, vuoti e fronti di saturazione senza scavare. Terreni argillosi e acqua salina attenuano fortemente il segnale, riducendone profondità e nitidezza.

Tomografia di resistività e potenziale spontaneo. La tomografia elettrica mappa le zone sature (conduttive) del terreno e delle strutture; il potenziale spontaneo misura il debole campo elettrico generato dall'acqua che filtra, dell'ordine di alcune decine di millivolt. Usati insieme, tracciano le vie di filtrazione e le zone di seepage. Sono metodi da specialisti, con inversione del dato non univoca che va vincolata con misure di controllo.

Umidità della muratura. Il contenuto d'acqua si misura in modo assoluto con il metodo ponderale (essiccamento a massa costante, UNI 11085) o in cantiere con il metodo al carburo di calcio; il quadro dei metodi in situ è nella UNI EN 16682. Gli igrometri a resistenza o capacità sono solo indicativi, falsati dai sali. Il profilo di umidità in altezza distingue una risalita, che decresce salendo, da un'infiltrazione laterale, localizzata.

Profilo dei sali. I sali trasportati dall'acqua cristallizzano al fronte di evaporazione e raccontano l'origine: i nitrati sono un marcatore di apporto organico, animale o fognario (o di fertilizzanti), i cloruri di sali disgelanti, spray marino o reflui, i solfati di gesso, falda o cemento. Il profilo in altezza aiuta a separare la risalita, con accumulo al margine superiore della fascia umida, dall'infiltrazione, concentrata al punto d'ingresso. La determinazione si esegue per cromatografia ionica; per la lettura del carico salino restano utili le soglie tecniche di riferimento del settore. Resta un metodo indiziario, da incrociare con gli altri.

7. Dal sospetto alla prova: protocollo e difendibilità

La ricchezza dei metodi non deve tradursi in una raffica di analisi costose. La regola è salire per gradini, partendo dai più economici, e fermarsi appena il quadro è coerente. Ogni gradino restringe le ipotesi prima di autorizzare quello successivo.

Figura 3. La piramide diagnostica. Alla base i metodi economici e sempre applicabili, che chiudono la maggior parte dei casi; si sale verso i metodi più costosi e mirati solo quando il dubbio resta.

L'albero decisionale traduce la sequenza in pratica: si parte dall'osservazione, si formula l'ipotesi più probabile e si sceglie la prova che la conferma o la esclude, scendendo di ramo in ramo finché uno risponde.

Figura 4. Albero decisionale per l'attribuzione della sorgente. Gli indizi orientano, le prove confermano: si scende finché un ramo risponde, e si conferma sempre con almeno due metodi indipendenti.

In perizia. Quando l'esito deve reggere in un contraddittorio, contano tre cose oltre al risultato. La catena di custodia del campione: chi ha prelevato, dove, quando, come è stato conservato e trasportato, con un campione di confronto della rete locale, seguendo le norme di campionamento delle acque (serie UNI EN ISO 5667), perché un prelievo mal condotto vanifica anche la migliore analisi. La ripetibilità: metodi normati e verbalizzati, così che un altro tecnico possa rifare la misura e ottenere lo stesso esito. L'incrocio delle prove: nessuna singola misura come prova unica, ma un fascio di indizi convergenti, con l'attribuzione della sorgente presentata per quello che è, una conclusione argomentata sul grado di certezza raggiunto.

Sul campo. Per il tecnico in cantiere il protocollo si riassume così: anamnesi e quote gratis; poi i quattro parametri di campo, cloro residuo compreso; poi le prove attive mirate sulla sorgente più probabile (coloranti, fumi, prova di pressione); il laboratorio solo per confermare l'origine; le tecniche avanzate solo per i casi che restano aperti. La maggior parte delle diagnosi si chiude ai primi due o tre gradini.

8. Tre firme dal cantiere: l'analisi conferma la diagnosi

Le pagine precedenti sono metodo; queste sono tre applicazioni reali. In tre interventi diversi l'analisi dell'acqua ha stabilito la provenienza prima che si scegliesse la soluzione. Le tre firme coprono l'intero spettro, e in ognuna i numeri parlano chiaro.

8.1 Il giunto a doppio fronte (parcheggio interrato, altopiano carsico)

Un parcheggio condominiale interrato in quota, su altopiano carsico. Il punto critico era il giunto tra due pilastri affiancati, separati da uno spazio minimo: un dettaglio difficile, dove l'acqua trovava via sia verso l'alto sia verso il basso.

Figura 5. Il giunto tra i due pilastri affiancati: la via d'acqua correva in verticale, alimentata dalla percolazione piovana dall'alto e dalla spinta dell'acqua accumulata dal basso.

Analisi chimica dell'acqua

Parametro

Valore

Unità di misura

Caratteristiche fisico-chimiche

Temperatura

9,0

°C

pH

7,8

Conducibilità elettrica (20 °C)

350

µS/cm

Residuo fisso a 180 °C

230

mg/L

Durezza totale

19

°F

Cationi

Calcio (Ca²⁺)

68

mg/L

Magnesio (Mg²⁺)

6

mg/L

Sodio (Na⁺)

1,5

mg/L

Potassio (K⁺)

0,6

mg/L

Anioni

Idrogenocarbonati (HCO₃⁻)

225

mg/L

Solfati (SO₄²⁻)

8

mg/L

Cloruri (Cl⁻)

2

mg/L

Nitrati (NO₃⁻)

5

mg/L

La firma. Acqua fredda (9 gradi) e poco mineralizzata (conducibilità 350 µS/cm, residuo fisso 230 mg/L), a facies bicarbonato-calcica (calcio 68 e idrogenocarbonati 225 mg/L dominanti), con cloruri e sodio quasi nulli (2 e 1,5 mg/L) e nitrati bassi. È l'impronta di un'acqua meteorico-carsica: pioggia e fusione nivale che si infiltrano rapidamente nei calcari. La bassa temperatura e la bassa salinità escludono un'acqua profonda; l'assenza di cloruri e sodio esclude l'ingressione salina; nitrati bassi, niente ammonio e niente cloro escludono il refluo e la perdita di rete.

L'intervento. Il giunto era sollecitato su due fronti, spinta d'acqua dal basso e percolazione piovana dall'alto, entrambe convogliate tra i due pilastri. Iniezione di resina idroespansiva per intercettare e sigillare le vie attive nel getto, poi bandella impermeabilizzante elastica per accompagnare i piccoli movimenti tra i pilastri. Chiuse entrambe le vie, il giunto è tornato asciutto e stabile.

Figura 6. Il giunto scarnito e iniettato con resina idroespansiva, la sede riempita in verticale ai packer.

Figura 7. Il montante risanato, con la bandella impermeabilizzante stesa lungo il giunto.

Figura 8. Il fronte al piede: packer di iniezione e bandella di raccordo nell'angolo parete-pavimento.

8.2 La falda in controspinta (locale interrato, conoide dell'Isonzo)

Un locale interrato nella bassa pianura isontina, sul conoide alluvionale dell'Isonzo, dove la falda freatica è molto superficiale e in piena arriva a uno o due metri dal piano di campagna: la struttura interrata lavora sotto spinta idrostatica permanente. Non umidità di risalita, ma acqua di falda in pressione contro platea e murature controterra.

Analisi chimica dell'acqua di falda

Parametro

Valore

Unità di misura

Caratteristiche fisico-chimiche

Temperatura

13,5

°C

pH

7,4

Conducibilità elettrica (20 °C)

620

µS/cm

Residuo fisso a 180 °C

400

mg/L

Durezza totale

31

°F

Cationi

Calcio (Ca²⁺)

90

mg/L

Magnesio (Mg²⁺)

22

mg/L

Sodio (Na⁺)

9

mg/L

Potassio (K⁺)

1,8

mg/L

Anioni

Idrogenocarbonati (HCO₃⁻)

330

mg/L

Solfati (SO₄²⁻)

34

mg/L

Cloruri (Cl⁻)

16

mg/L

Nitrati (NO₃⁻)

14

mg/L

La firma. Conducibilità media (620 µS/cm), facies bicarbonato-calcica (calcio 90, idrogenocarbonati 330 mg/L), cloruri e sodio contenuti (16 e 9 mg/L): un'acqua di falda alluvionale a ricarica fluviale e carsica. Il chimismo esclude l'ingressione marina, che si riconoscerebbe da cloruri e sodio elevati (facies clorurato-sodica), e la perdita di rete, che porterebbe cloro residuo. Non è risalita capillare: è falda in pressione, con pelo libero che in piena sale a ridosso del piano di campagna.

L'intervento. Contro un battente permanente non si drena né si intonaca: si impermeabilizza contro pressione. È stata applicata a contatto con la struttura una membrana impermeabilizzante multistrato idro-reattiva posata prima del getto (sistema Volteco Amphibia): a contatto con l'acqua i suoi strati rigonfiano in modo differenziato e trasformano la pressione dell'acqua in una tenuta attiva e continua, autosigillante anche in caso di foratura del manto. Sui muri controterra in elevazione, la guaina polimero-modificata Plastivo 250 come strato di protezione, raccordata al primo con un profilo angolare dedicato; la struttura è in cemento armato, idonea a sostenere le spinte idrostatiche. La continuità del manto lavora due volte: oltre a fermare l'acqua fa da barriera ai gas del suolo, e l'involucro interrato è stato sigillato anche a tenuta al radon.

Figura 9. Preparazione del supporto: il locale sgombro, il piano ripulito e i muri controterra regolarizzati alla base.

Figura 10. Il rivestimento dei muri controterra in elevazione con la guaina polimero-modificata.

Figura 11. La membrana multistrato idro-reattiva stesa a contatto con il piano prima del getto, con le linee di sormonto.

Figura 12. La sigillatura perimetrale: cordone al raccordo tra la membrana pre-getto e la parete.

Figura 13. La membrana con la rete di armatura e i distanziali, pronta per il getto della soletta di contrasto alle spinte idrostatiche.

8.3 La firma estrema: l'acqua termale (vasca di compensazione, comprensorio euganeo)

Una vasca di compensazione di una piscina termale, nel comprensorio euganeo. L'acqua che alimenta l'impianto è quella tipica del bacino: sotterranea, profonda, fortemente mineralizzata, salso-bromo-iodica ipertermale a chimismo clorurato-sodico, con un residuo fisso di cinque o sei grammi di sali per litro. Nasce dalle piogge sui Monti Lessini, percorre in migliaia di anni un lungo cammino fino a grande profondità e risale ai pozzi oltre gli 85 gradi.

Analisi chimico-fisica dell'acqua termale

Parametro

Valore

Unità di misura

Caratteristiche fisico-chimiche

Temperatura

77

°C

pH

7,1

Conducibilità elettrica (18 °C)

7042

µS/cm

Residuo fisso a 180 °C

5050

mg/L

Residuo fisso a 550 °C

4340

mg/L

Durezza totale

120

°F

Cationi

Sodio (Na⁺)

1239

mg/L

Potassio (K⁺)

88

mg/L

Calcio (Ca²⁺)

366

mg/L

Magnesio (Mg²⁺)

80

mg/L

Ammonio (NH₄⁺)

2,7

mg/L

Ferro (Fe)

< 0,05

mg/L

Anioni

Cloruri (Cl⁻)

2176

mg/L

Solfati (SO₄²⁻)

980

mg/L

Idrogenocarbonati (HCO₃⁻)

169

mg/L

Bromuri (Br⁻)

13,6

mg/L

Ioduri (I⁻)

0,82

mg/L

Nitriti (NO₂⁻)

assenti

Nitrati (NO₃⁻)

assenti

Altri componenti

Solfuro di idrogeno (H₂S)

1,67

mg/L

Silice (SiO₂)

51

mg/L

La firma. Qui l'impronta è inconfondibile e opposta alle prime due: conducibilità elevatissima (7042 µS/cm), residuo fisso oltre cinque grammi al litro, cloruri (2176) e sodio (1239 mg/L) dominanti, con bromuri e ioduri presenti, temperatura di 77 gradi e solfuro di idrogeno. Un dettaglio istruttivo chiude il cerchio del metodo: l'ammonio è presente (2,7 mg/L), ma qui non è segno di refluo. Viene da un'acqua profonda e riducente, come confermano il solfuro di idrogeno e l'assenza totale di nitrati e nitriti. È la prova, sul campo, che nessun marcatore da solo basta: l'ammonio va letto nel contesto di tutta la firma.

L'intervento. La carica salina, dominata da cloruri e solfati, rende l'ambiente severo per il calcestruzzo a contatto prolungato e impone la massima tenuta della vasca. Iniezione di resina idroespansiva per intercettare e sigillare le vie d'acqua attive, e sigillatura dei giunti e delle riprese di getto con un nastro impermeabilizzante in poliolefina flessibile incollato con adesivo epossidico (Sikadur-Combiflex SG), soluzione a ponte per i giunti soggetti a movimento.

Figura 14. La ripresa di getto attaccata dall'acqua termale: incrostazioni ferro-zolfo e trafilamento attivo lungo la linea di ripresa.

Figura 15. Un'altra ripresa di getto: la linea corrosa e i fori dei distanziali segnati dalle venute e dalle incrostazioni saline.

Figura 16. L'interno della vasca di compensazione: pareti segnate dall'acqua salso-bromo-iodica e pompa di aggottamento al piede.

Figura 17. Il giunto verticale d'angolo sigillato: la linea di tenuta al raccordo tra le pareti.

8.4 Tre acque, tre firme

Messe in fila, le tre analisi disegnano lo stesso spettro con cui si è aperto l'articolo: dall'acqua fredda e povera di sali dell'altopiano carsico, alla falda alluvionale a mineralizzazione media, all'acqua termale ipersalina e caldissima. In ogni caso la firma ha detto la sorgente prima che si scegliesse l'intervento. È il metodo, applicato: leggere l'acqua, poi decidere.

Caso

Temperatura

Conducibilità

Facies / tipo

Sorgente letta

Giunto (carsico)

9 °C

350 µS/cm

bicarbonato-calcica

meteorico-carsica

Interrato (Isonzo)

13,5 °C

620 µS/cm

bicarbonato-calcica

falda alluvionale in pressione

Vasca termale (Euganeo)

77 °C

7042 µS/cm

clorurato-sodica

acqua profonda salso-bromo-iodica

9. Gli errori che si ripetono

Curare il sintomo senza cercare la sorgente: impermeabilizzare una parete quando l'acqua viene da una perdita di impianto, o ventilare contro una risalita. La soluzione giusta sulla causa sbagliata è comunque un fallimento.

Confondere la macchia con l'ingresso: trattare il punto in cui l'acqua affiora senza risalire al punto in cui entra, che può trovarsi altrove, anche a distanza.

Fidarsi di un solo indizio: un'efflorescenza, un valore di umidità, un singolo marcatore non bastano. Serve la convergenza di più segni.

Leggere il cloro residuo assente come prova che non è acqua di rete: una perdita vecchia può aver già consumato il cloro. L'assenza non esclude.

Prelevare male: senza campione di confronto della rete, senza tracciare custodia e ora, con contenitori impropri. Un buon laboratorio su un cattivo campione dà un cattivo risultato.

Saltare ai metodi costosi prima di aver esaurito l'anamnesi e i parametri di campo, che spesso avrebbero già chiuso il caso.

10. Conclusione

In un interrato bagnato la domanda vera non è come fermare l'acqua, ma da dove viene. La risposta non è un prodotto, è un metodo: osservare l'andamento nel tempo, leggere la firma dell'acqua con i parametri di campo e la chimica, far parlare la sorgente con le prove attive, e riservare gli strumenti avanzati ai casi che restano dubbi, tenendo sempre distinto l'indizio dalla prova e incrociando più metodi. L'acqua che entra in un edificio non è muta: porta con sé la temperatura, i sali, i marcatori e gli isotopi del luogo da cui viene. Ha un'impronta. Il compito del tecnico è saperla leggere, prima di decidere qualunque intervento.

Riferimenti normativi e tecnici

Sigle e anni verificati su fonti primarie o ufficiali. Le norme ritirate sono indicate come tali. Le norme europee e internazionali citate sono recepite in Italia nelle corrispondenti versioni UNI EN e UNI EN ISO.

Acque, qualità e traccianti di refluo

D.Lgs 18/2023. Attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano. È la norma vigente. Fornisce la griglia di lettura di un'analisi: fra i parametri indicatori (Allegato I, Parte C), cloruri 250 mg/L, solfati 250 mg/L, ammonio 0,50 mg/L, conducibilità 2500 µS/cm a 20 gradi; fra i parametri chimici (Parte B), nitrati 50 mg/L e nitriti 0,50 mg/L.

Direttiva (UE) 2020/2184. Quadro europeo sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, recepito in Italia dal D.Lgs 18/2023.

D.Lgs 152/2006, Parte Terza. Norme in materia ambientale, tutela delle acque e disciplina degli scarichi. Riferimento di inquadramento quando l'ipotesi è un apporto di acque reflue.

ISO 9308-1:2014 e ISO 9308-2:2012. Ricerca e conteggio di Escherichia coli e batteri coliformi: la Parte 1 per filtrazione su membrana (acque a bassa carica), la Parte 2 con il numero più probabile (ogni tipo d'acqua).

ISO 7899-2:2000 (e 7899-1:1998). Ricerca e conteggio degli enterococchi intestinali, indicatori fecali più persistenti dei coliformi. La più recente ISO 7899-3:2025 introduce un metodo a substrato definito con risposta in 24 ore.

Serie ISO 5667 (campionamento delle acque). Progettazione dei programmi e tecniche di campionamento (Parte 1, edizione ISO 5667-1:2020) e conservazione e manipolazione dei campioni (Parte 3, ISO 5667-3:2024): la base normata per un prelievo difendibile.

Reti di scarico e reti in pressione

EN 13508-2:2003+A1:2011. Indagine e valutazione dei sistemi di drenaggio e fognatura all'esterno degli edifici, Parte 2: sistema di codifica dell'ispezione visiva. È lo standard con cui si registra ogni difetto visto in videoispezione.

EN 1610:2015. Costruzione e collaudo di connessioni di scarico e collettori di fognatura. Prova di tenuta ad aria (metodi LA-LD) o ad acqua (metodo W): applicata a una tratta esistente ne dimostra oggettivamente la perdita di tenuta.

WRc, Manual of Sewer Condition Classification (MSCC). Prassi tecnica che assegna un grado di gravità alle osservazioni codificate secondo la EN 13508-2 (la norma codifica, non gradua).

EN 806-4:2010. Collaudo degli impianti interni per acqua destinata al consumo umano: prove di pressione (procedure A, B, C) per verificare la tenuta di un tratto.

EN 805:2025. Requisiti per i sistemi e i componenti per l'approvvigionamento idrico all'esterno degli edifici, collaudo delle condotte in pressione compreso.

AWWA Manual M36 (5a ed., 2020). Audit idrici e controllo delle perdite: quadro di riferimento per la ricerca perdite, metodi acustici inclusi.

Diagnostica dell'umidità, dei sali e termografia

UNI EN 16682:2017. Misura in situ del contenuto d'acqua o di umidità dei materiali della muratura: quadro dei metodi assoluti (gravimetrico, carburo di calcio, distillazione, Karl Fischer) e relativi (resistenza, capacità). In vigore.

UNI 11085:2003. Determinazione del contenuto d'acqua con il metodo ponderale (essiccamento a massa costante): il riferimento assoluto. In vigore.

UNI 11121:2004. Metodo al carburo di calcio per l'umidità delle murature. Ritirata il 3 aprile 2025: il metodo resta di uso pratico, ma va citato come non più coperto da norma UNI specifica per la muratura.

UNI 11087:2003. Determinazione dei sali solubili. Ritirata il 29 settembre 2016 senza sostituzione diretta: la determinazione si esegue oggi per cromatografia ionica.

ISO 6781-1:2023. Rilievo delle irregolarità termiche, d'aria e di umidità negli edifici con metodi a infrarossi (sostituisce la ritirata ISO 6781:1983).

ASTM C1153. Localizzazione degli strati isolanti bagnati nelle coperture con imaging a infrarossi: prassi consolidata trasferibile alla lettura delle aree umide.

WTA Merkblatt 2-9. Sistemi di intonaco di risanamento: soglie di carico salino su massa secca, cloruri (basso minore di 0,2%, medio 0,2-0,5%, alto oltre 0,5%), nitrati (minore di 0,1%, 0,1-0,3%, oltre 0,3%), solfati (minore di 0,5%, 0,5-1,5%, oltre 1,5%).

Fonti scientifiche e tecniche

Craig, 1961 (Science). Definizione della retta delle acque meteoriche mondiali, deuterio uguale a otto volte l'ossigeno-18 più dieci per mille.

Dansgaard, 1964 (Tellus). Isotopi stabili nelle precipitazioni: introduzione dell'eccesso di deuterio come indice di evaporazione.

IAEA/WMO, rete GNIP. Rete globale degli isotopi nelle precipitazioni: base dati per la retta meteorica locale.

Kendall, 1998; Kendall, Elliott, Wankel, 2007; USGS Isotope Tracers. Isotopi dell'azoto e dell'ossigeno del nitrato (azoto-15 e ossigeno-18) per distinguere l'origine del nitrato: refluo e liquame animale, azoto del suolo, fertilizzante sintetico, deposizione atmosferica.

Davis, Whittemore, Fabryka-Martin, 1998 (Ground Water). Uso del rapporto cloruro/bromuro nelle acque potabili: valori tipici per precipitazione, falda, refluo, dissoluzione di salgemma.

Vengosh, Pankratov, 1998 (Ground Water). Rapporti cloruro/bromuro e cloruro/fluoruro dei reflui domestici reali.

Hem, 1985 (USGS Water-Supply Paper 2254). Studio e interpretazione delle caratteristiche chimiche delle acque naturali: ioni maggiori, conducibilità, durezza.

Piper, 1944; Stiff, 1951. Diagrammi per la classificazione del tipo d'acqua e il confronto tra campioni.

Benz et al., 2017 (Environ. Res. Lett.). La temperatura della falda poco profonda tende alla media annua dell'aria del sito: firma termica stabile.

Buerge et al., 2009 (Environ. Sci. Technol.). Un dolcificante artificiale, l'acesulfame, come marcatore robusto di refluo domestico nelle acque sotterranee.

Harwood et al., 2014 (FEMS Microbiology Reviews). Marcatori di tracciamento della sorgente fecale: nessun singolo marcatore è sufficiente, serve un pannello combinato.

Virginia Tech Coop. Extension; California Water Boards (SWAMP). Rilevazione degli sbiancanti ottici come indicatore di sorgenti umane: fluorometria e metodo dei tamponi di cotone.

US EPA; Nienhuis et al., 2019 (Water). Rilievo termico distribuito a fibra ottica (DTS) per localizzare infiltrazione ed esfiltrazione lungo le condotte.

US EPA, Environmental Geophysics; Cui et al., 2025; Guo et al., 2022. Georadar e tomografia di resistività elettrica con potenziale spontaneo per tracciare vie di filtrazione e zone sature.

US EPA, 40 CFR Part 141; WHO, Guidelines for Drinking-water Quality. Residui di disinfettante e sottoprodotti di clorazione: il cloro residuo libero come marcatore di acqua di rete (WHO, 0,2-0,5 mg/L al punto di consegna).

L'autore

Specialista in risanamenti di interrati, umidità di risalita, muffe e condense, circa trent'anni di esperienza di cantiere e venti come imprenditore. Autore di "Murature umide: cause e rimedi" (Grafill, 2026).


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Murature umide: cause e rimedi

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