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	<title>Blog &#8211; Renzo-ArtHome</title>
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	<description>Renzo-ArtHome è lo specialista dell&#039;umidità di risalita. Interviene su problemi di deumidificazione e impermeabilizzazione.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Mar 2026 15:11:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Blog &#8211; Renzo-ArtHome</title>
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		<title>Pubblicato il libro “Murature umide: cause e rimedi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:11:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del volume Murature umide: cause e rimedi, un testo di riferimento dedicato a una delle problematiche più diffuse e complesse nel mondo dell’edilizia: l’umidità...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del volume <strong>Murature umide: cause e rimedi, un testo di riferimento dedicato a una delle problematiche più diffuse e complesse nel mondo dell’edilizia: l’umidità nelle murature</strong>.<br />
Edito da Grafill, il libro rappresenta una guida completa per comprendere, analizzare e risolvere in modo efficace i fenomeni legati all’umidità, sia negli edifici storici che nelle costruzioni più recenti.</p>
<p><strong>Di cosa parla il libro</strong></p>
<ul>
<li>Il volume offre una panoramica chiara e approfondita sui principali aspetti legati alle murature umide, tra cui:</li>
<li>le cause dell’umidità (risalita capillare, infiltrazioni, condensa)</li>
<li>i meccanismi fisici e chimici che provocano il degrado dei materiali</li>
<li>i metodi di diagnosi per individuare correttamente il problema</li>
<li>le soluzioni tecniche e progettuali più efficaci per il risanamento</li>
</ul>
<p>Particolare attenzione è dedicata all’importanza di un approccio corretto: ogni intervento deve partire da un’analisi precisa, evitando soluzioni standard che spesso non risolvono definitivamente il problema.</p>
<p><strong>Un riferimento per professionisti e non solo</strong><br />
“Murature umide: cause e rimedi” si rivolge a tecnici, progettisti e operatori del settore, ma è anche uno strumento utile per chi desidera approfondire il tema prima di affrontare lavori di ristrutturazione o risanamento.<br />
Grazie a un linguaggio chiaro e a contenuti tecnici ben strutturati, il libro permette di acquisire una visione completa e consapevole del problema.</p>
<p><strong>Dove acquistarlo</strong><br />
Il volume è disponibile online al seguente link:<br />
<a href="https://www.grafill.it/home/8965-murature-umide-cause-rimedi.html" target="_blank" rel="noopener">https://www.grafill.it/home/8965-murature-umide-cause-rimedi.html</a></p>
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		<title>Sali nelle murature: cause ed effetti &#8211; Renzo Spedicato (Renzo-ArtHome)</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/sali-nelle-murature-cause-ed-effetti-renzo-spedicato-renzo-arthome/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo-ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 15:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare o scrivere di sali che intaccano le murature non è semplice la letteratura in questo particolare comparto di degrado edilizio è molto ampia almeno per gli esperti del settore....</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com/sali-nelle-murature-cause-ed-effetti-renzo-spedicato-renzo-arthome/">Sali nelle murature: cause ed effetti &#8211; Renzo Spedicato (Renzo-ArtHome)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com">Renzo-ArtHome</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare o scrivere di sali che intaccano le murature non è semplice la letteratura in questo particolare comparto di<br />
degrado edilizio è molto ampia almeno per gli esperti del settore.<br />
È quasi naturale che un immobile abbia dei difetti soprattutto per quegli edifici datati. Ciò è dovuto al fatto che nessun<br />
edificio è esente da manutenzione, in particolare per quegli immobili che hanno attraversato secoli. I difetti possono<br />
anche essere il risultato di una costruzione errata, di una scarsa fattura, alla mancanza di una corretta pratica edilizia,<br />
alla mancanza o alla manutenzione errata e ad altri fattori. Oltre ai fattori sopra indicati, ci sono diversi fattori che<br />
contribuiscono ai difetti di costruzione, inclusi fattori esterni, agenti biologici e materiale da costruzione stesso. Fattori<br />
esterni come aria, luce solare, umidità, contaminazione gassosa, suolo e così via. Ma oggi parliamo dei Sali.<br />
I principali tipi di sali igroscopici che interessano un manufatto edilizio, per semplicità, possono essere riassunti in tre<br />
gruppi:<br />
1. gruppo dei solfati;<br />
2. gruppo dei nitrati;<br />
3. gruppo dei cloruri.<br />
Il gruppo dei solfati è il gruppo più importante ed il più frequente. I solfati sono i sali dell’acido solforico e sono<br />
presenti sulla crosta terrestre in tutti i materiali da costruzione. Questi sali, allo stato latente, sono per lo più non<br />
igroscopici, ma possono comunque assorbire acqua in grande quantità. Oltre ad essere già presenti nel materiale da<br />
costruzione, i solfati possono essere introdotti all’interno di una muratura, dall’umidità di risalita e di permeazione per<br />
via capillare; risalgono poi nella struttura muraria sempre grazie al veicolo acquoso, depositandosi e concentrandosi<br />
nello strato sub-superficiale delle pareti, non più in soluzione, durante la fase di evaporazione dell’umidità<br />
nell’ambiente esterno. I solfati, sotto forma di acido solforico, possono interessare superficialmente una struttura, in<br />
quanto trasportati sempre in soluzione dal vapore acqueo dell’aria e/o dalla pioggia battente (piogge acide). La maggior<br />
parte dei danni che subiscono i materiali da costruzione sono causati dai solfati dell’acido solforico. Questi danni sono<br />
individuabili, come detto in precedenza, nella decoesione del materiale, e cioè corrosione superficiale sotto forma di<br />
“sabbia” o sfaldamento stratificato. I solfati (sodio, potassio, magnesio, calcio, ferro) sono sali molto comuni, la crosta<br />
terrestre ne è composta per il 6% e si trovano quindi comunemente nei materiali da costruzione, sono molto igroscopici<br />
e solubili, cambiano facilmente stato fisico, e l’aumento di volume comporta aumento di tensione nella muratura che si<br />
disgrega rapidamente.<br />
Il gruppo dei nitrati è il gruppo che annovera più sali di natura igroscopica, ad eccezione del nitrato di potassio. I nitrati<br />
si possono trovare nel suolo e nel sottosuolo in grandissime quantità. Come gruppo sono i più solubili di tutti i sali<br />
metallici. Non sono molto presente in origine nel materiale da costruzione, ma vengono trasportati in massa, allo stato<br />
solubile dall’umidità di risalita e di permeazione per via capillare. Una minima parte di nitrati, sotto forma di acido<br />
nitroso e nitrico, derivanti dall’uso massiccio di fertilizzanti in determinate zone, possono essere contenuti in globuli di<br />
vapore e depositati, ad avvenuta condensazione, nello strato superficiale dei manufatti. Si riscontra una notevole<br />
presenza di nitrati allo stato latente, nelle zone rurali in prossimità delle stalle, vicino concimaie e/o pozzi neri difettosi,<br />
ecc. La presenza di nitrati è senza dubbio attribuibile alle soluzioni sanitarie, dalla perdita di scarico delle fognature. I<br />
danni causati dai nitrati al materiale da costruzione, in quanto altamente igroscopici, sono del tipo di quelli causati dai<br />
solfati, ma in modo ancor più accentuato. I nitrati (sodio, potassio, magnesio, calcio) sono di origine organica, si<br />
trovano comunemente nei terreni di campagna, nei locali come le stalle, nelle costruzioni rurali, nei luoghi adibiti a<br />
sepolture o che hanno subito massicci bombardamenti. Sono molto devastanti e non è semplice rilevarli senza un’analisi<br />
di laboratorio se non con un’attenta ed esperta osservazione. Cristallizzano con umidità relativa del 50% o inferiore.<br />
Il gruppo dei cloruri è particolarmente presente nelle aree costiere. Vengono generalmente trasportati all’interno di una<br />
muratura per il fenomeno dell’umidità di risalita e di permeazione per via capillare. Nello strato superficiale delle<br />
strutture, i cloruri, sotto forma di cloruro sodico, vengono trasportati in globuli di vapore acqueo, che a contatto con le<br />
superfici, condensa; il passaggio allo strato sub-superficiale avviene senza difficoltà. I manufatti costieri possono essere<br />
interessati da cloruri trasportati dai venti marini. Allo stato naturale i cloruri non sono igroscopici; lo diventeranno però<br />
quando si combinano con altri sali, soprattutto i solfati; i cloruri comunque, anche se combinati, non sono in grado di<br />
assorbire grandi quantità d’acqua. Non creano grossi danni al materiale da costruzione. I cloruri (sodio, potassio,<br />
magnesio, calcio) si riconoscono per la formazione di piccoli cristalli biancastri, sono molto igroscopici e a 25°C<br />
cristallizzano con umidità atmosferica vicina al 30% rendendo difficile l’asciugatura del muro, che per questo motivo<br />
può subire degradi da aggressione biologica aggravandone la patologia.</p>
<p><strong>Le fonti dei sali</strong><br />
Le fonti di sali nelle pareti sono terreni salini e acque sotterranee, aerosol marini costituito principalmente da sale,<br />
spazzato in aria da forti venti nelle vicinanze di siti costieri, sali aerodispersi, inquinanti atmosferici, fertilizzanti<br />
inorganici da giardino, fonti biologiche rottura dei tubi fognari o come escrementi di piccione, sale naturalmente<br />
presente nella pietra, laterizio o malta sabbia, acqua salata utilizzata per preparare l&#8217;argilla o per miscelare malte e<br />
composti detergenti che contengono o reagiscono per produrre sali nelle pareti. Nella fig. 1 vediamo come i sali<br />
veicolano all’interno della muratura</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-1346 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo9.jpg" alt="" width="619" height="538" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo9.jpg 619w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo9-300x261.jpg 300w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></p>
<p>L’ umidità di risalita fonte di trasporto dei sali<br />
È evidente che se si parla di sali nelle murature non si può non parlare di risalita. L’umidità di risalita e tra le maggiori<br />
cause del trasporto dei Sali verso la parte del bagnasciuga di una muratura. Di per sé, l&#8217;umidità di risalita provoca muri<br />
bagnati e odori di muffa, ma un limitato decadimento delle murature (tranne che per materiali particolarmente sensibili,<br />
come quelli contenenti argille rigonfianti &#8211; alcuni materiali terrosi e alcuni arenarie e calcari ricchi di argilla). È quando<br />
il sale è presente nel terreno che l&#8217;attacco salino si combina con l&#8217;umidità di risalita per causare un sostanziale<br />
decadimento. In pratica è probabile che un po&#8217; di sale sia associato alla maggior parte dei casi di umidità di risalita, in<br />
particolare negli edifici più vecchi che hanno accumulato sali per un lungo periodo di tempo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1347 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo10.jpg" alt="" width="840" height="413" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo10.jpg 840w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo10-300x148.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo10-768x378.jpg 768w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Il tasso di evaporazione per superfici esterne è legato alla natura dei materiali in muratura, superficie rivestimenti,<br />
clima, stagione e ubicazione. Pertanto, può essere che un vecchio edificio con DPC (taglia muro) carenti, assenti o che<br />
sia gravemente danneggiato, nonostante la salinità relativamente bassa nel terreno sottostante. Una volta che l&#8217;umidità di<br />
risalita ha attirato abbastanza sale nel muro in modo che la concentrazione di sale nella muratura sia maggiore che nel<br />
terreno sottostante, la stessa presenza dei sali aiuta a perpetuare l&#8217;umidità, aumentando il problema. Ciò è dovuto alla<br />
natura igroscopica e deliquescente di molti sali: la loro tendenza ad attirare l&#8217;acqua per poi dissolversi in essa. La<br />
deliquescenza mantiene le pareti saline umide con tempo umido e quindi l&#8217;aspirazione del soluto (la pressione osmotica<br />
di una soluzione salina) attira più acqua verso la maggiore concentrazione di sali, aggravando l&#8217;aspirazione capillare e<br />
aggiungendosi all&#8217;umidità di risalita. Nella figura 3 sotto vediamo il contenuto di umidità in una parete in muratura<br />
dovuto ad A, azione capillare (umidità di risalita) e B, sali igroscopici. Il contenuto di umidità totale è indicato dalla<br />
linea tratteggiata ed è la somma di A e B. I contributi relativi di A e B al totale dipenderanno dalla quantità e natura dei<br />
sali nei suoli sottostanti, dal clima (umidità, temperatura e velocità del vento) e puntuale (più il muro è vecchio, più<br />
tempo avrà dovuto accumulare sale)</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1348 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo11.jpg" alt="" width="577" height="452" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo11.jpg 577w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo11-300x235.jpg 300w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1349 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo12.jpg" alt="" width="789" height="429" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo12.jpg 789w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo12-300x163.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo12-768x418.jpg 768w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /></p>
<p>La cristallizzazione del sale porterà a lavori di intonacatura distruttivi come peeling, scheggiatura e sfaldamento dei<br />
lavori di intonacatura. Anche le finiture delle pareti come la pittura saranno interessate. Nel tempo, i sali migrano nei<br />
materiali porosi e iniziano a ostruire gli spazi dei pori. Il ciclo di cristallizzazione e idratazione portano i pori a saturarsi.<br />
Questo processo porterà all&#8217;imposizione di un notevole stress sui pori e di conseguenza sulle pareti. Il tasso di<br />
decadimento dell&#8217;attacco del sale di un edificio segue una curva esponenziale in cui c&#8217;è un lungo periodo prima di<br />
iniziare a decadere mentre il sale si accumula lentamente nei pori della muratura. Poi quando il sale ha riempito i pori<br />
c&#8217;è una rapida accelerazione del decadimento, la condizione di degrado per un edificio di 100 anni può essere<br />
raddoppiato dopo solo altri 10 anni. Si è tentati di pensare che poiché la casa è durata 100 anni, il decadimento che farà<br />
non sarà molto peggio dopo altri 20 o 30 anni. Rimandare l&#8217;azione su questa base sarebbe sbagliata, come mostra il<br />
grafico. Il grafico è basato sulla scienza della conservazione e una lettura del tasso di decadimento dei materiali. C&#8217;è un<br />
lungo periodo di quasi nessun decadimento (in questo caso circa 80 anni) durante il quale i sali si accumulano<br />
lentamente all&#8217;interno della muratura, quando poi riempiono i pori tanto da causare un significativo decadimento<br />
dell&#8217;attacco del sale. Quando la casa compie cento anni, il decadimento è accelerato fino ad avvicinarsi al suo tasso<br />
massimo (la curva della linea), e in soli dieci anni il decadimento sarà due volte più grave di adesso. Come possiamo<br />
vedere nella figura 5.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1350 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo13.jpg" alt="" width="682" height="372" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo13.jpg 682w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo13-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1351 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo14.jpg" alt="" width="851" height="608" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo14.jpg 851w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo14-300x214.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo14-768x549.jpg 768w" sizes="(max-width: 851px) 100vw, 851px" /></p>
<p><strong>Conformazione dei cristalli salini</strong><br />
Su un substrato in essiccamento, le efflorescenze sono generate con una sequenza di morfologie dipendente dalle<br />
variazioni delle proprietà di imbibizione del substrato e dalla ventilazione dello stesso (Fig. 7).<br />
In un substrato umido, finché i cristalli sono immersi in un film di soluzione, essi assumono dimensioni notevoli, con<br />
tipiche forme di equilibrio (Fig. 7 a). Con la riduzione del film della soluzione, l’aggregato cristallino diventa una crosta<br />
granulare formata da cristalli più piccoli e isometrici (Fig. 7 b) e diventa sempre più fibrosa al diminuire dello spessore<br />
del film di soluzione (Fig. 7 c). Quando il supporto è leggermente umido crescono cristalli colonnari e whiskers (sotto<br />
forma di sottilissimi aghi) (Fig. 7 d); infine cristalli molto sottili si accrescono quando le superfici sono quasi secche<br />
(Fig. 7 e).</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1352 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo15.jpg" alt="" width="797" height="335" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo15.jpg 797w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo15-300x126.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo15-768x323.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>a) Grandi cristalli con le loro specifiche forme di equilibrio si sviluppano quando sono completamente immersi in una<br />
pellicola di soluzione su un substrato bagnato. b) Una crosta granulare formata da più piccoli e isometrici cristalli cresce<br />
su un substrato bagnato con ridotto film di soluzione. c) Una crosta fibrosa cresce in aria da un substrato coperto da un<br />
sottilissimo film di soluzione. d) Cristalli colonnari e whiskers crescono quando il supporto è leggermente umido. e)<br />
cristalli molto sottili crescono in aria dalla superficie quasi a secca.<br />
La cristallizzazione può non avvenire immediatamente perché la soluzione può soprassaturarsi, cioè raggiunge uno stato<br />
di non equilibrio in cui una maggiore quantità di sali è disciolta rispetto a quella che potrebbe essere contenuta nella<br />
soluzione in condizioni di equilibrio. Maggiore è la soprassaturazione maggiore è la tendenza del sale a cristallizzare<br />
velocemente. La massima soprassaturazione che la soluzione salina può raggiungere in determinate condizioni è<br />
chiamata limite metastabile. Ogni fase salina ha un campo di stabilità definito da un certo intervallo di temperatura e<br />
pressione parziale al vapor d’acqua, al di fuori del quale può continuare ad esistere ma diventa metastabile. Una fase<br />
metastabile ha bisogno di un’opportuna sollecitazione dall’esterno per cominciare a trasformarsi nella corrispettiva fase<br />
stabile. Ad esempio, la presenza o meno di germi di cristallizzazione può influenzare fortemente la capacità della<br />
soluzione salina di soprassaturare. In oltre il grado di soprassaturazione è in grado di influenzare la velocità di<br />
nucleazione e crescita dei cristalli. Ad un basso grado la nucleazione è praticamente inibita del tutto e possono crescere<br />
solo eventuali germi cristallini già presenti. Si ottengono alla fine precipitati grossolani. All’aumentare del grado di<br />
soprassaturazione la velocità di nucleazione aumenta rapidamente e quando è maggiore della velocità di crescita dei<br />
cristalli si hanno precipitati molto fini e veloci. Un esempio di struttura cristallina che possiamo trovare sono i cristalli a<br />
tramoggia o hopper crystal di alite o salgemma. I bordi dei cristalli a tramoggia sono pienamente sviluppati, ma gli<br />
spazi interni non sono riempiti. Questo perché il cristallo stava crescendo così rapidamente che non c’era abbastanza<br />
tempo (o materiale) per riempire i vuoti. I bordi interni mostrano ancora la struttura cristallina classica del minerale e<br />
così sembrano una serie di versioni sempre più ridotte del cristallo originale.<br />
Condizioni per la precipitazione e cristallizzazione dei sali solubili<br />
La precipitazione di sali può essere dovuta a tre diversi meccanismi:<br />
1) Per reazione chimica<br />
2) Per evaporazione di una soluzione acquosa<br />
3) Per reazione igroscopica con l’aria umida<br />
Quando un sale cristallizza in una soluzione acquosa, la precipitazione è controllata da una serie di relazioni:</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1353 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo16.jpg" alt="" width="821" height="479" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo16.jpg 821w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo16-300x175.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo16-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 821px) 100vw, 821px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1354" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo17-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo17-300x151.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo17-768x387.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo17-670x335.jpg 670w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo17.jpg 838w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’acqua penetrata nelle murature, però, tende a dirigersi verso le superfici esterne, dove può evaporare più facilmente.<br />
Raggiunta la superficie esterna avviene l’evaporazione dell’acqua e la conseguente cristallizzazione dei sali<br />
(efflorescenze, sub efflorescenze). Il processo è continuo e cumulativo perché dalla muratura evapora acqua<br />
praticamente distillata per cui i prodotti salini rimangono inglobati nelle porosità più superficiali del materiale e, proprio<br />
per questo meccanismo di formazione, continuano ad aumentare secondo criteri chiaramente cumulativi. Nel tempo, se<br />
l’effetto non si arresta, ed in particolare in murature antiche già soggette ad altre forme di aggressione, le alterazioni<br />
fisico-chimiche prodotte dalle efflorescenze possono contribuire a compromettere l’efficienza statica degli elementi<br />
interessati Si ha, quindi, un aumento delle pressioni interne che molto spesso può portare al distacco dello strato più<br />
esterno di materiale oppure al graduale sbriciolamento della parte interna del muro con aumento della porosità specifica<br />
(stress meccanico).</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1355 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo18.jpg" alt="" width="812" height="241" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo18.jpg 812w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo18-300x89.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo18-768x228.jpg 768w" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" /></p>
<p>In zone poco ventilate, la velocità di evaporazione dell’acqua dalla soluzione risulta minore della velocità di trasporto<br />
della soluzione attraverso i pori del materiale, per cui gli ioni vengono trascinati fuori dalla matrice dando così origine<br />
ad una cristallizzazione esterna nota come &#8220;efflorescenza&#8221;, manifestazione dal punto di vista estetico non certamente<br />
gradevole, ma facilmente eliminabile, ad esempio, con la semplice spazzolatura della superficie.<br />
Ben più gravi possono essere le conseguenze se, per contro, la struttura risulta esposta a forte ventilazione; in questo<br />
caso la velocità di evaporazione è maggiore della velocità di trasporto della soluzione ed il sale cristallizza all’interno<br />
della matrice porosa dando origine a &#8220;sub-florescenze&#8221;, non visibili, ma certamente molto più pericolose delle<br />
&#8220;efflorescenze&#8221;. Per quel che riguarda la porosità, più che del volume totale di vuoti presenti, è importante in questo<br />
contesto tenere conto della loro distribuzione dimensionale. Secondo l&#8217;approccio termodinamico di Everett (spesso<br />
usato per calcolare le pressioni che si determinano all’interno di una matrice porosa in seguito alla transizione liquido-</p>
<p>solido dell’acqua), la pressione Pr che si sviluppa in seguito alla cristallizzazione di un sale di tensione interfacciale g in<br />
un sistema poroso idealizzato con due classi di pori comunicanti di raggio r ed R (con R&gt;r) è data dalla relazione:<br />
Pr = 2 g (1/r &#8211; 1/R) [ 1] ed ipotizzando R &gt;&gt; r, la [ 1] diventa: Pr ~ 2 g 1/r [ 2]
La pressione di cristallizzazione, quindi, sarà tanto maggiore quanto più piccolo sarà il raggio medio dei pori e quanto<br />
maggiore sarà la tensione interfacciale g.<br />
Le sollecitazioni indotte all’interno dei materiali dipendono quindi sia dalla natura del sale (attraverso g), sia dalle<br />
caratteristiche chimiche e strutturali del materiale, che potrà o meno resistere in dipendenza delle sue caratteristiche<br />
meccaniche.<br />
I Sali e l’attrazione elettrostatica<br />
I sali sono costituiti da una combinazione di ioni caricati positivamente e negativamente noti come cationi e anioni. I<br />
cationi comunemente incontrati nelle pareti sono il Sodio (Na+), Potassio (K+), Magnesio (Mg2+) e calcio (ca2+). Gli<br />
anioni comunemente nelle pareti sono Cloruro (Cl-), solfato (SO2- 2- 4), Nitrato (N2- 3) e Carbonato (CO 3).<br />
ll legame ionico è un&#8217;attrazione elettrostatica che si verifica per trasferimento di elettroni quando due atomi hanno una<br />
grande differenza di elettronegatività. L&#8217;atomo che acquisisce elettroni ottiene cariche negative, diventando uno ione<br />
negativo (anione), l&#8217;atomo che trasferisce elettroni ottiene cariche positive, diventando ione positivo (catione). Uno ione<br />
è un atomo che è diventato elettricamente carico dopo aver perso o acquisito elettroni.<br />
Gli ioni complessi sono gruppi di atomi legati covalentemente che hanno acquisito una carica complessa<br />
Esempio: NaCI. Na- un elettrone di valenza, Cl= 7 elettroni di valenza Na+ CI-.<br />
I sali sono dei composti legati da un&#8217;attrazione elettrostatica tra anioni e cationi ovvero tra atomi carichi negativamente<br />
e positivamente (esempio cloruro di sodio: NaCl). Quest&#8217;attrazione è molto forte allo stato solido perché gli atomi sono<br />
molto vicini; tuttavia, in acqua viene meno perché gli atomi vengono allontanati: l&#8217;acqua è una molecola polare<br />
(costituita da una parte carica positivamente e una negativamente), di conseguenza la parte con una carica positiva<br />
attrae gli anioni e la parte negativamente carica attrae i cationi separandoli e determinandone la dissoluzione. I sali<br />
possono essere costituiti da una combinazione di qualsiasi catione con qualsiasi anione, a condizione che vi sia un<br />
equilibrio di cariche positive e negative. La combinazione di catione e anione che comunemente si può trovare che<br />
causa la cristallizzazione del sale nelle pareti sono cloruro di sodio, solfato di sodio e solfato di calcio. Il solfato di<br />
calcio è anche noto come gesso. Quando un sale si scioglie in acqua, si dissocia in ioni.<br />
Per esempio, NaCl + H2O → Na++ Cl- Quando i composti formati dalla cristallizzazione di una soluzione possono<br />
derivare dalla reazione di un acido (es. HCl) con una base (es. NaOH). HCl + NaOH → H2O + N++ Cl-Dopo++ Cl-<br />
h2O -evaporazione→ NaCl Gli ioni che compongono questi sali possono essere di origine puramente naturale o<br />
possono provenire da altri composti applicati deliberatamente a strade o muri. Possono provenire dalle sostanze<br />
inquinanti nell&#8217;aria o nell&#8217;acqua.</p>
<p><strong>I sali e l’ambiente</strong><br />
<strong>Vento ed esposizione al sole</strong><br />
Anche le condizioni di ventosità e di soleggiamento favoriscono la velocità di evaporazione dell’umidità e, quindi,<br />
influiscono sull’innalzamento o sulla riduzione del livello dell’umidità di risalita. L’evaporazione unitaria aumenta da<br />
tre a cinque volte sotto l’azione di un vento non eccessivamente forte, mentre da due a tre volte sotto l’azione del sole.<br />
Evaporazione superficiale: il livello di innalzamento dell’acqua all’interno di una muratura umida è influenzato<br />
principalmente dall’evaporazione superficiale del materiale, in una muratura che presenta umidità per capillarità in<br />
condizioni di equilibrio (esempio: con altezza della macchia umida, stabilizzata a 50 cm dal suolo), la quantità di acqua<br />
che viene assorbita dal terreno è uguale alla quantità di acqua che evapora dalle superfici della muratura stessa.<br />
L’evaporazione superficiale dipende, però, dall’umidità relativa dell’aria e dalle dimensioni delle superfici della<br />
muratura esposte all’aria. Ne consegue che il massimo livello di innalzamento è direttamente proporzionale all’umidità<br />
atmosferica ed alla sezione assorbente, e inversamente proporzionale all’area di possibile evaporazione.<br />
Temperatura e concentrazione salina<br />
Anche la temperatura e la concentrazione di sali solubili disciolti nell’acqua di risalita condizionano la velocità e<br />
l’intensità dell’assorbimento capillare. In particolare, questa aumenta poco col diminuire della temperatura, ma aumenta<br />
di molto col crescere della concentrazione salina, a causa della marcata igroscopicità dei sali. I carbonati e i silicati<br />
presenti nelle murature e nel terreno hanno un’elevata idrosolubilità, cioè diffondono le proprie molecole nell’acqua<br />
attraverso un processo di disgregazione molecolare. Ne consegue che l’acqua, che dal terreno sale nelle murature, è<br />
carica di sali disciolti che vengono trasportati durante la risalita capillare. Ma anche l’acqua dovuta a fenomeni di<br />
condensazione superficiale o interstiziale, oppure quella di infiltrazione dovuta alle piogge, funge da solvente ed<br />
attivatore oltre che da veicolo di trasporto dei sali solubili normalmente presenti in quanto elementi costituenti i<br />
materiali da costruzione. In questo caso sono importanti due tipi di diagrammi: i diagrammi di solubilità dove la<br />
concentrazione della soluzione tracciando una mappa con la temperatura (i confini di fase sono usati per rappresentare<br />
la solubilità delle possibili fasi cristalline); e i diagrammi RH-temperatura che esprimono le condizioni ambientali nelle<br />
quali il sale è stabile come una certa fase cristallina o come soluzione (i confini di fase rappresentano le transizioni tra le<br />
possibili fasi). In questi grafici vengono inseriti per ragioni pratiche anche le condizioni di non-equilibrio dei Sali come<br />
la solubilità delle forme metastabili e i confini di super saturazione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1356 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo19.jpg" alt="" width="817" height="249" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo19.jpg 817w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo19-300x91.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo19-768x234.jpg 768w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></p>
<p>In una situazione di soluzione insatura non è possibile avere una cristallizzazione dei sali. Se a temperatura costante si<br />
aumenta la concentrazione, il sale resta in soluzione fino al punto di saturazione. Per ogni ulteriore aumento di<br />
concentrazione il sale in eccesso comincerà a cristallizzare e a precipitare spontaneamente. Questo può avvenire per<br />
apporti successivi di sale o per evaporazione dell’acqua. La cristallizzazione può anche avvenire per cambiamenti di<br />
temperatura a concentrazioni costanti nel caso di sali la cui solubilità varia con la temperatura. La cristallizzazione di<br />
sali da una soluzione è costituita da due fasi principali. Nella prima fase, di nucleazione, si formano cristalli molto<br />
piccoli, spesso casualmente. Questi nuclei fungono da germi di aggregazione ed aumentano di dimensioni durante la<br />
successiva fase di crescita del cristallo. La nucleazione avviene più facilmente in presenza dei cosiddetti “germi” (ad<br />
esempio particelle solide di polvere) che in soluzioni omogenee.<br />
Il processo è tanto più aggressivo quanto più rapidi sono i cicli di umidificazione ed essiccazione del materiale. Le<br />
murature possono essere interessate da molti tipi di sali solubili; data la complessità fisico-chimica delle sostanze usate<br />
per la produzione dei materiali da costruzione e la varietà di possibili contaminazioni esterne con le quali la muratura<br />
può venire a contatto, risulta quindi difficoltoso stabilire l’esatta provenienza di un sale anche per il fatto che la<br />
posizione ove avviene la fioritura non è necessariamente quella ove ha avuto origine il fenomeno.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1357 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo20.jpg" alt="" width="774" height="324" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo20.jpg 774w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo20-300x126.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo20-768x321.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<div class="textLayer" tabindex="0" data-main-rotation="0"><span class="markedContent"><span dir="ltr" role="presentation">10</span></span><span id="p58R_mc0" class="markedContent"></span><span id="p58R_mc1" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Tra le cause di apporto dei sali in una muratura non è da sottovalutare quella dovuta all’inquinamento atmosferico</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">prodotto dai gas di combustione degli impianti di riscaldamento e dai mezzi di</span> <span dir="ltr" role="presentation">trasposto. In generale gli effetti</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">dell’atmosfera inquinata da anidride carbonica, anidride solforosa ed ossidi di azoto accrescono la concentrazione ionica</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">della superficie dei paramenti murari, esaltando la solubilità di eventuali efflorescenze presenti</span><span dir="ltr" role="presentation">. In particolare, la</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">presenza di calce negli intonaci e nei mattoni può combinarsi con i gas solforati dell’atmosfera urbana, dando luogo a</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">solfati di calcio che, dilavati dalle acque piovane, vengono assorbiti dalla muratura. Gli ossidi di azoto, combina</span><span dir="ltr" role="presentation">ti con</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">l’intervento di batteri, possono produrre nitrati di sodio e potassio deliquescenti. Nelle zone rurali, dove l’inquinamento</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">può essere causato da fertilizzanti a base di acido nitroso e nitrico, la contaminazione può avvenire non solo attraverso</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">l’</span><span dir="ltr" role="presentation">assorbimento osmotico dal terreno, ma anche per condensa superficiale, con formazione di nitrati dagli effetti</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">dannosissimi.</span></span><span id="p58R_mc2" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Caso studio Luigi Massidda e Ulrico Sanna</span></span><span id="p58R_mc3" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Considerando sistemi aventi una porosità distribuita, caratterizzata cioè della presenza</span> <span dir="ltr" role="presentation">di differenti classi dimensionali,</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">risulta più appropriato utilizzare gli sviluppi di questa relazione secondo quanto proposto da Fitzner e Snethlage onde</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">considerare i contributi pesati delle differenti classi dimensionali:</span></span><span id="p58R_mc4" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">P</span><span dir="ltr" role="presentation">r</span> <span dir="ltr" role="presentation">=</span> <span dir="ltr" role="presentation">g</span> <span dir="ltr" role="presentation">P</span><span dir="ltr" role="presentation">ri</span> <span dir="ltr" role="presentation">X</span><span dir="ltr" role="presentation">ri</span> <span dir="ltr" role="presentation">[3]</span></span><span id="p58R_mc5" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">dove</span> <span dir="ltr" role="presentation">X</span><span dir="ltr" role="presentation">ri</span> <span dir="ltr" role="presentation">=</span> <span dir="ltr" role="presentation">V</span><span dir="ltr" role="presentation">ri</span> <span dir="ltr" role="presentation">/V</span><span dir="ltr" role="presentation">R</span> <span dir="ltr" role="presentation">, e</span> <span dir="ltr" role="presentation">V</span><span dir="ltr" role="presentation">ri</span> <span dir="ltr" role="presentation">il volume dei pori di dimensione</span> <span dir="ltr" role="presentation">ri</span><span dir="ltr" role="presentation">, supposti connessi ai pori di dimensione R (di volume</span> <span dir="ltr" role="presentation">V</span><span dir="ltr" role="presentation">R</span><span dir="ltr" role="presentation">).</span></span><span id="p58R_mc6" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Un esempio emblematico della validità di questo approccio, è dato dal confronto fra due materiali che compongono</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">l’</span><span dir="ltr" role="presentation">opus caementicium</span> <span dir="ltr" role="presentation">nel sito</span> <span dir="ltr" role="presentation">archeologico di Nora, un’importante</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">città portuale del periodo punico</span><span dir="ltr" role="presentation">&#8211;</span><span dir="ltr" role="presentation">romano nei pressi di Cagliari:</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">un’arenaria scarsamente cementata e quindi molto porosa, presente</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">sotto forma di conci di diversa pezzatura che costituisce</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">l’aggregato, e una malta di cal</span><span dir="ltr" role="presentation">ce che rappresenta la fase legante di</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">questo &#8220;antico&#8221; calcestruzzo.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Questo sistema, sottoposto ad una forte aggressione da parte</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">dell’aerosol marino, manifesta pesanti segni di deterioramento</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">evidenti</span> <span dir="ltr" role="presentation">soprattutto</span> <span dir="ltr" role="presentation">per uno dei due materiali.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">L’arenaria, pur</span> <span dir="ltr" role="presentation">essendo meccanicamente più debole dalla malta (le</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">resistenze a compressione sono rispettivamente pari a 3,2 MPa per</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">l’arenaria e 7,6 MPa per la malta, mentre la resistenza a trazione,</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">che rappresenta il parametro che in questo caso deve essere</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">considerato,</span> <span dir="ltr" role="presentation">può stimarsi pari a circa 1/10 di questi valori) appare</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">assai meno aggredita dai sali, nella fattispecie costituiti in</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">prevalenza da cloruro di sodio.</span></span><span id="p58R_mc7" class="markedContent"></span><span id="p58R_mc8" class="markedContent"></span></div>
<div class="page" role="region" data-page-number="10" data-l10n-id="pdfjs-page-landmark" data-l10n-args="{&quot;page&quot;:10}" aria-label="Pagina 10" data-loaded="true"></div>
<div class="page" role="region" data-page-number="11" data-l10n-id="pdfjs-page-landmark" data-l10n-args="{&quot;page&quot;:11}" aria-label="Pagina 11" data-loaded="true">
<div class="canvasWrapper"></div>
</div>
<p><span class="markedContent"><span dir="ltr" role="presentation">11</span></span><span id="p62R_mc0" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Le distribuzioni porosimmetriche relative ai due materiali messe a confronto nel grafico a lato (Distrib</span><span dir="ltr" role="presentation">uzione</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">dimensionale dei pori nella arenaria e nella malta nell&#8217;opus caementicium di Nora) permettono di spiegare questa</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">apparente anomalia.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-1358 alignleft" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo21-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo21-300x248.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo21.jpg 372w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Le pressioni di cristallizzazione nell’arenaria calcolate tramite il modello di Fitzner e Snethlage sono risultate c</span><span dir="ltr" role="presentation">omprese</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">tra 1.0 e 4.0 MPa mentre i valori relativi alle malte di calce sono stati sempre superiori, talvolta anche di un ordine di</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">grandezza.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Le malte quindi, per quanto meccanicamente più resistenti, sono potenzialmente più aggredibili dell’arenaria la cu</span><span dir="ltr" role="presentation">i</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">struttura porosa, contenente in prevalenza pori di dimensione di qualche decina di</span> <span dir="ltr" role="presentation">mm, risulta in grado di &#8220;accomodare&#8221;</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">meglio i processi espansivi dovuti alla cristallizzazione dei</span> <span dir="ltr" role="presentation">S</span><span dir="ltr" role="presentation">ali</span><span dir="ltr" role="presentation">.</span></span><span id="p62R_mc1" class="markedContent"><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">È</span> <span dir="ltr" role="presentation">proprio la distribuzione dei vuoti a rappresentare, quindi, il parametro critico per valutare la potenziale pericolosità di</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">un materiale sottoposto ad aggressione salina, in stretta analogia con i criteri di valutazione della sua gelività.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Il problema del</span><span dir="ltr" role="presentation">la cristallizzazione salina è però complicato da un ulteriore fattore. Alcuni sali infatti possono cambiare</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">formula, struttura cristallina e volume specifico in funzione della temperatura e dell’umidità relativa.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Il solfato di sodio, ad esempio, esiste in</span> <span dir="ltr" role="presentation">due forme stabili: una forma anidra Na</span><span dir="ltr" role="presentation">2</span><span dir="ltr" role="presentation">SO</span><span dir="ltr" role="presentation">4</span><span dir="ltr" role="presentation">), nota come Thenardite che</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">cristallizza ortorombica ed ha un volume molare pari a 53 cm</span><span dir="ltr" role="presentation">3</span><span dir="ltr" role="presentation">/mole, ed una decaidrata</span> <span dir="ltr" role="presentation">(Na</span><span dir="ltr" role="presentation">2</span><span dir="ltr" role="presentation">SO</span><span dir="ltr" role="presentation">4</span><span dir="ltr" role="presentation">.10H</span><span dir="ltr" role="presentation">2</span><span dir="ltr" role="presentation">O) che cristallizza</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">monoclina nota come Mirabilite di volume molare pari a 220 cm</span><span dir="ltr" role="presentation">3</span><span dir="ltr" role="presentation">/mole; esiste, inoltre, una forma metastabile con sette</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">molecole di acqua di cristallizzazione. A pressione atmosferica, la temperatura di transizione dalla forma anidra a quella</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">eptaidrata è di circa 23°C, mentre a quella della decaidrata è di 32°C, valor</span><span dir="ltr" role="presentation">i questi che nei climi temperati sono</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">facilmente attraversabili anche più volte nell’arco della stessa giornata.</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">Nella transizione Thenardite</span><span dir="ltr" role="presentation">&#8211;</span><span dir="ltr" role="presentation">Mirabilite si verifica un incremento di volume superiore al 300% con l’instaurarsi quindi</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">di elevatissime pression</span><span dir="ltr" role="presentation">i di idratazione</span> <span dir="ltr" role="presentation">(foto sotto)</span><span dir="ltr" role="presentation">, in determinate condizioni termoigrometriche, che provocano</span><br role="presentation" /><span dir="ltr" role="presentation">sollecitazioni insopportabili per la maggior parte dei materiali da costruzione porosi</span><span dir="ltr" role="presentation">.</span></span></p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-1359 size-full alignnone" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo22.jpg" alt="" width="823" height="368" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo22.jpg 823w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo22-300x134.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2025/01/renzo22-768x343.jpg 768w" sizes="(max-width: 823px) 100vw, 823px" /></p>
<p>Alla luce di tutte queste considerazioni, risulta estremamente difficile poter fare delle previsioni circa la durabilità di<br />
una struttura soggetta ad aggressione per cristallizzazione salina anche se non è impossibile valutarne perlomeno la<br />
pericolosità latente. Un’analisi dei sali solubili presenti, associata ad una accurata indagine porosi metrica dei materiali<br />
insieme alle loro proprietà meccaniche, può rappresentare un indispensabile strumento per poter fare alcune ipotesi al<br />
riguardo. Qualora queste indagini mettessero in evidenza pericolose presenze di sali bisognerà provvedere ad impedirne<br />
un loro ulteriore ingresso e contemporaneamente evitarne pericolosi movimenti intercettando l’ingresso dell’acqua<br />
attraverso barriere orizzontali, polimeri idrofobizzanti, coperture ecc. Una particolare attenzione deve essere, infine,<br />
posta all’uso di consolidanti: infatti, a fronte di un sicuro miglioramento delle proprietà meccaniche si verificano<br />
riduzioni della porosità che possono portare ad un peggioramento della durabilità quando i pori grandi, parzialmente<br />
occlusi dal consolidante, vengono &#8220;trasformati&#8221; in pori di più piccola dimensione, con conseguenti maggiori pressioni di<br />
cristallizzazione dei sali.<br />
12<br />
Un test fai da te per un calcolo approssimativo dei Sali presenti in una porzione di muratura possiamo farlo in questo<br />
modo:<br />
La determinazione ragionevolmente accurata dei solidi totali disciolti (TDS) può essere effettuata misurando la<br />
conducibilità elettrica delle soluzioni dei campioni prelevati dalle pareti. L&#8217;attrezzatura richiesta include vasetti per<br />
campioni, acqua deionizzata, un conduttimetro elettrico, una buona bilancia che leggerà fino a 0,1 grammi e un mortaio<br />
e un pestello per abbattere i campioni in piccole dimensioni delle particelle. Un modo conveniente per ottenere il<br />
conduttimetro e la soluzione di calibrazione associata e i contenitori per campioni è il &#8220;Salt Bag&#8221;. Sebbene il Salt Bag<br />
sia destinato al monitoraggio della salinità dell&#8217;acqua e del suolo in agricoltura, può essere applicato anche al sale nei<br />
muri. Utilizzando un trapano elettrico, raccogliere campioni da intervalli di profondità noti in una parete (vengono<br />
comunemente testati 0– 10, 10-20 e 20-40 mm, anche se potrebbe essere necessario di più se ci sono sali più in<br />
profondità nella parete). Se necessario, i campioni devono essere leggermente schiacciati con mortaio e pestello per<br />
rompere eventuali grumi. Pesare 5 grammi di ogni campione e aggiungere a 50 ml di acqua deionizzata. Agitare bene e<br />
lasciare che i sali si sciolgano per un po&#8217;. Misurare la conducibilità elettrica della soluzione. Con l&#8217;aiuto del calcolatore<br />
di salinità del suolo e dell&#8217;acqua fornito nella sacca di sale, determinare il contenuto di sale della soluzione in parti per<br />
milione. Moltiplicare il risultato per dieci per tenere conto della diluizione iniziale di dieci volte. Converti da parti per<br />
milione a percentuale dividendo per 10.000.<br />
Conclusioni<br />
Sebbene oramai siano circa venti anni che mi occupo di risanamenti, rimango perplesso sia quando si propongono<br />
soluzioni solo per i Sali e sia quando si propongono soluzioni solo per la risalita. Personalmente non ho mai proposto<br />
solo una delle due soluzioni ma entrambi, semplicemente perché anche volendo risolvere solo la risalita i Sali presenti<br />
nelle murature continuerebbero a lavorare con l’umidità relativa presente nell’aria, consiglio sempre una barriera alla<br />
risalita, una barriera chimica o altri sistemi, se interviene con un taglio chimico subito dopo vanno demolite le malte se<br />
la barriera è a micro emulsione (liquida), questo perché il prodotto iniettato all’interno della muratura smuoverà i Sali<br />
portandoli in superficie durante l’evaporazione sia del prodotto stesso che dell’umidità residua all’interno della<br />
muratura tenendo conto che nella vecchia malta erano già presenti Sali accumulati negli anni. Una volta demolite le<br />
malte bisogna pensare ai Sali rimasti sulla e nella muratura, dopo spazzolare per rimuovere eventuali Sali ancora in<br />
superficie e le parti incoerenti. Un sistema anti-salino in grado di impedire fisicamente l’idratazione dei sali da parte dei<br />
nuovi intonaci durante la fase di applicazione e asciugatura degli stessi. Questo sistema impedirà ai Sali di idratarsi ma<br />
allo stesso modo permetterà all’umidità residua di evaporare, una volta fatto questo una buona malta macro-porosa. Nel<br />
caso si decidesse il risanamento con barriera chimica in gel stratigrafia o composizione della muratura permettendo la<br />
demolizione andrà fatta prima per aiutare l’assorbimento della barriera in gel. Aumentando l’evaporazione aiuterà la<br />
muratura nell’assorbimento del gel. Per il resto del procedimento si continua come nel primo caso. Prossimamente mi<br />
impegnerò a ricercare e scrivere svariati rimedi nella gestione dei Sali nelle murature.<br />
Riferimenti generali<br />
• david Young per: Heritage Council of NSW · Heritage Victoria<br />
• (Salt_attack_and_rising_damp)<br />
• Cause e processo di cristallizzazione del sale (Harun, 2011)<br />
• (Cigni, Codacci-Pisanelli, 1987)<br />
• (Arch. Simona Lombardi)<br />
• (Neretti, Soma, 1982).<br />
• Cause e processo di cristallizzazione del sale (Harun, 2011)<br />
• (Pinna, 1987)<br />
• (Massari G., Massari I., 1992).<br />
• &#8220;Manuale dei Materiali per l&#8217;Ingegneria&#8221; AIMAT, Ed. McGraw Hill Milano 1996<br />
• D.H. Everett &#8220;The Thermodynamics of Frost Damage to Porous Solids&#8221; in Transactions fo the Faraday Society, vol. 57, 1961, pp 1541-<br />
1551<br />
• B. Fitzner, R. Snethlage, Über Zusammenhänge zwischen Salzkristallizationsdrunk und Porenradienverteilungd, GP News Letter, vol.3,<br />
1982, pp 13-24<br />
• Arnold A., Zehnder K., Salt weathering on monuments, in “La conservazione dei monumenti nel bacino mediterraneo: influenza<br />
dell&#8217;ambiente costiero e dello spray marino sulla pietra calcarea e sul marmo”: atti del 1. Simposio internazionale, Bari 7-10 giugno 1989 /<br />
editore scientifico Fulvio Zezza. &#8211; Brescia: Grafo, 520 p.: ill.; 26 cm, 1990<br />
13<br />
• The Conservation of Wall Paintings, Proceedings of a symposium organized by the Courtauld Institute of Art and the Getty Conservation<br />
Institute, London, July 13-16, 1987 Sharon Cather, Editor<br />
• (Luigi Massidda e Ulrico Sanna &#8211; Università di Cagliari)</p>
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		<title>Fontana dei Grifi all&#8217;interno del castello Miramare di Trieste</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/fontana-dei-grifi-allinterno-del-castello-miramare-di-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 10:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi finalmente la Fontana dei Grifi all&#8217;interno del castello Miramare di Trieste torna a funzionare. Quando mi hanno contattato avevano già provato a fermare delle perdite che aveva la vasca,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi finalmente la Fontana dei Grifi all&#8217;interno del castello Miramare di Trieste torna a funzionare.<br />
Quando mi hanno contattato avevano già provato a fermare delle perdite che aveva la vasca, ho proposto il mio intervento ed è stato accettato. Consisteva nell&#8217;asportare tutto il vecchio silicone perimetrale, rifare tutta l&#8217;impermeabilizzazione e dare il colore.<br />
Materiali usati:</p>
<p>1) BI MASTIC<br />
Mastice adesivo e sigillante tixotropico silano modificato, elastico, monocomponente per l’incollaggio ad alte prestazioni di materiali diversi, sia all’interno che all’esterno, in sostituzione o integrazione di fissaggi meccanici. <a href="https://www.facebook.com/VoltecoSpa?__cft__[0]=AZWZ0WSwkgqxnvYtj_4d3KQGVC55WZ9qIZe9KCQwVFplTNcYOq7ba_lYtt10XBiB-U3TAhb8NJvfJA7_3JrST-ABaErHfkgLkcqcZpza1JobDNfhL5V4-zqAcpe1W4KzPY7Hl399pliEoNFBoORJT5kqKXhc9Suj8v4YX6PBTOjGfUxD3qHOL6NjX6fwKvx8LYrPd65gJWGtXshSBJBYFsnH&amp;__tn__=-]K-R" target="_blank" rel="noopener">Volteco</a></p>
<p>2) SANOFER<br />
è un rivestimento protettivo cementizio specifico per la salvaguardia dei ferri di armatura. <a href="https://www.facebook.com/VoltecoSpa?__cft__[0]=AZWZ0WSwkgqxnvYtj_4d3KQGVC55WZ9qIZe9KCQwVFplTNcYOq7ba_lYtt10XBiB-U3TAhb8NJvfJA7_3JrST-ABaErHfkgLkcqcZpza1JobDNfhL5V4-zqAcpe1W4KzPY7Hl399pliEoNFBoORJT5kqKXhc9Suj8v4YX6PBTOjGfUxD3qHOL6NjX6fwKvx8LYrPd65gJWGtXshSBJBYFsnH&amp;__tn__=-]K-R" target="_blank" rel="noopener">Volteco</a></p>
<p>3) PLASTIVO 250<br />
Rivestimento impermeabile, polimero modificato, bicomponente ad elevata flessibilità.<br />
Versatilità d&#8217;impiego per l&#8217;impermeabilizzazione di superfici sottoposte a spinta idrostatica sia positiva che negativa. Volteco</p>
<p>4) Pool Protector<br />
Rivestimento monocomponente satinato ad alta resistenza ai raggi UV, idoneo per proteggere e rivestire piscine. Pool Protector presenta alte prestazioni, è flessibile e con elevata resistenza all’abrasione, all’acqua clorata. Realizza una finitura liscia, continua e senza giunti. Disponibile in versione colorata o trasparente. Diasen</p>
<p>https://www.facebook.com/RenzoArtHome/videos/2081822615553882</p>
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		<title>Il Tagliamuro e l’Umidità di Risalita: Cause e Conseguenze</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/il-tagliamuro-e-lumidita-di-risalita-cause-e-conseguenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 09:45:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tagliamuro è una tecnica utilizzata per contrastare l’umidità di risalita nelle pareti, un fenomeno che si verifica quando l’acqua presente nel terreno risale attraverso i muri di un edificio,...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tagliamuro è una tecnica utilizzata per contrastare l’umidità di risalita nelle pareti, un fenomeno che si verifica quando l’acqua presente nel terreno risale attraverso i muri di un edificio, compromettendone la struttura e l’estetica. Questo problema è comune soprattutto in edifici più vecchi o costruiti senza adeguati sistemi di isolamento.</p>
<p>Se il tagliamuro non viene eseguito correttamente o non viene rispettato durante la costruzione o la ristrutturazione, l&#8217;umidità di risalita può causare danni significativi: muffa, efflorescenze saline, intonaco scrostato e, nei casi più gravi, degrado strutturale. Oltre ai danni estetici, l&#8217;umidità compromette la salubrità degli ambienti, rendendoli inadatti all&#8217;abitabilità.</p>
<p>Renzo-Arthome ha realizzato diversi interventi per risolvere problemi legati all’umidità di risalita, utilizzando tecniche specializzate per bloccare l’avanzata dell’acqua e preservare l’integrità delle strutture. Interventi di qualità, come quelli realizzati da professionisti del settore, sono fondamentali per garantire un ambiente sicuro e duraturo nel tempo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1304 size-large" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome-1024x577.jpg" alt="" width="1024" height="577" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome-1024x577.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome-300x169.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome-768x432.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome-1536x865.jpg 1536w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-renzo-arthome.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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		<title>L&#8217;erosione salina</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/lerosione-salina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 09:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;erosione salina è un processo di deterioramento cruciale che colpisce materiali da costruzione porosi come pietra, cemento e malta. Tra i vari sali coinvolti, il solfato di sodio è considerato...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;erosione salina è un processo di deterioramento cruciale che colpisce materiali da costruzione porosi come pietra, cemento e malta. Tra i vari sali coinvolti, il solfato di sodio è considerato particolarmente dannoso, con la thenardite che gioca un ruolo fondamentale in questo processo.</p>
<p>La thenardite (Na2SO4) è la forma anidra del solfato di sodio. Tradizionalmente, si pensava che precipitasse direttamente dalla soluzione solo a temperature superiori a 32,4°C. Tuttavia, recenti studi hanno rivelato che può formarsi anche a temperature inferiori (come 20°C) in condizioni di bassa umidità relativa e rapida evaporazione. Questo fenomeno è favorito dalla nucleazione eterogenea su superfici difettose, in micropori o su impurità.</p>
<p>La thenardite può cristallizzare in diverse forme, inclusi aghi allungati (fase III) e prismi bipiramidali più grandi (fase V). La sua tendenza a cristallizzare a rapporti di supersaturazione più elevati rispetto alla mirabilite (la forma idrata Na2SO4·10H2O) genera pressioni di cristallizzazione maggiori, causando danni più significativi ai materiali porosi.<br />
Contrariamente alle convinzioni precedenti, la thenardite non si idrata direttamente in mirabilite quando esposta all&#8217;umidità. Invece, si dissolve e poi ricristallizza come mirabilite o thenardite.</p>
<p>Questa scoperta ha importanti implicazioni per la comprensione dei meccanismi di danno: molti danni precedentemente attribuiti alla pressione di idratazione della mirabilite sono in realtà dovuti alla pressione di cristallizzazione di thenardite e mirabilite.</p>
<p>I materiali con abbondanti micropori sono particolarmente suscettibili al danno da cristallizzazione del solfato di sodio. Questo spiega perché alcuni materiali da costruzione si deteriorano più rapidamente di altri in presenza di sali.<br />
La corretta identificazione della fase che sta cristallizzando (thenardite o mirabilite) è cruciale nei test di cristallizzazione del sale per interpretare accuratamente i risultati e valutare la durabilità dei materiali da costruzione.</p>
<p>Queste nuove comprensioni sul comportamento della thenardite e del sistema Na2SO4-H2O in generale hanno importanti implicazioni per la conservazione del patrimonio culturale, l&#8217;ingegneria civile e la geomorfologia. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio l&#8217;influenza del supporto poroso sulla cristallizzazione dei sali e i rapporti di supersaturazione raggiunti prima della nucleazione nei pori.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com/lerosione-salina/">L&#8217;erosione salina</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com">Renzo-ArtHome</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’importanza di rispettare il tagliamuro sia esso fisico o chimico</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/limportanza-di-rispettare-il-tagliamuro-sia-esso-fisico-o-chimico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 10:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1) Umidità di risalita 2) Tagliamuro 3) Boiacche antisaline 4) Malta macroporosa a base calce 5) Umidità che Bypassa il tagliamuro attraverso la malta nuova o vecchia 6) Malta impermeabile...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>1) Umidità di risalita<br />
2) Tagliamuro<br />
3) Boiacche antisaline<br />
4) Malta macroporosa a base calce<br />
5) Umidità che Bypassa il tagliamuro attraverso la malta nuova o vecchia<br />
6) Malta impermeabile fino a circa 5/10 cm sopra il tagliamuro</p>
<p>Nella foto(disegno) vediamo nella parte sinistra il procedimento e fasi di risanamento &#8220;Corretto&#8221;, nella parte destra vediamo gli errori che spesso si fanno in un risanamento e cioè bypassare con le malte il tagliamuro fornendo di fatto all’umidità un ponte per scavalcarlo, se il tagliamuro non è presente e siamo in presenza di risalita bisognerebbe prima fermare la risalita e poi pensare al resto.</p>
<p>Come si può vedere nella parte sinistra della foto per evitare che l’umidità salga attraverso le malte bisognerebbe impermeabilizzare la parte bassa fino ad almeno 5/10 cm sopra il tagliamuro sia esistente o fatto con una barriera chimica o taglio meccanico, successivamente prima della nuova malta un buon antisale per evitare che in fase di asciugatura dell’umidità residua presente nella muratura porti i sali in superficie sulle nuove malte. Ci sarebbe ancora tanto da scrivere ma per ora mi fermo qui.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-1314 size-full" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro.jpg" alt="" width="2048" height="1153" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro.jpg 2048w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-300x169.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-1024x577.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-768x432.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2024/09/tagliamuro-1536x865.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com/limportanza-di-rispettare-il-tagliamuro-sia-esso-fisico-o-chimico/">L’importanza di rispettare il tagliamuro sia esso fisico o chimico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com">Renzo-ArtHome</a>.</p>
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		<item>
		<title>Impermeabilizzazioni: come intervenire e quali soluzioni scegliere</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/interventi-di-impermeabilizzazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 10:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[impermeabilizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Impermeabilizzazioni terrazze]]></category>
		<category><![CDATA[iniezione resine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.renzo-arthome.com/?p=487</guid>

					<description><![CDATA[<p>Interventi di impermeabilizzazione non invasivi e risolutori Impermeabilizzazioni dall’interno, senza smantellamenti ed onerosi sbancamenti di terreno o manufatti architettonici, tramite iniezione di resine idroespansive a pressione variabile. Iniezioni resine Renzo-ArtHome...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com/interventi-di-impermeabilizzazioni/">Impermeabilizzazioni: come intervenire e quali soluzioni scegliere</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.renzo-arthome.com">Renzo-ArtHome</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Interventi di impermeabilizzazione non invasivi e risolutori</h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Impermeabilizzazioni dall’interno, senza smantellamenti ed onerosi sbancamenti di terreno o manufatti architettonici, tramite iniezione di resine idroespansive a pressione variabile.</strong></h3>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-887x1024.jpg" alt="Impermeabilizzazioni con resine PMMA" class="wp-image-502" width="444" height="512" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-887x1024.jpg 887w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-260x300.jpg 260w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-768x886.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-390x450.jpg 390w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma-800x923.jpg 800w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/impermeabilizzazioni-con-resine-pmma.jpg 936w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading">Iniezioni resine</h3>



<p>Renzo-ArtHome è specializzato in <strong>iniezioni di resine a pressione variabile</strong> nei muri di fondazione, box, locali interrati, scantinati e vasche contenenti liquidi.</p>



<p>Le lavorazioni consistono nell’iniettare a pressione variabile, una <strong>resina idroespansiva</strong> che va a sigillare definitivamente tutti gli spazi vuoti presenti nei muri e nelle lastre prefabbricate.</p>



<p>Con questa resina si vanno a saturare crepe, fessure e le riprese di getto delle varie strutture interessate dall’attraversamento di acqua e dalle infiltrazioni arrestandole in tempi ridotti. Una volta che la resina si è espansa, la struttura rimane asciutta e protetta dal degrado causato dalle perdite.</p>



<p>Questa tecnica permette di<strong> intervenire velocemente </strong>dove non sia possibile eseguire i lavori dall’esterno, sia per problematiche relative ad autorizzazioni, alla presenza di proprietà altrui o a costose demolizioni e successivi ripristini delle opere presenti sui terreni.</p>
</div></div>
</div></div>
</div></div>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Impermeabilizzazione di tetti e di terrazzi abitabili</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il sistema di intervento con resine in PMMA certificate, permette di impermeabilizzare tetti e terrazzi senza demolire la vecchia superficie, in tempi rapidi e con la possibilità di avere diverse finiture decorative.</strong></h4>



<p>Il rifacimento tradizionale di terrazze, balconi e balconi richiede molti giorni di lavorazione, polveri prodotte dalle demolizioni, movimentazione delle macerie, rumore, inaccessibilità agli ambienti per tutta la durata dei lavori, ecc&#8230;</p>



<p>Il tipo di intervento proposto da Renzo-ArtHome con resine di alta qualità in polimetilmetacrilato&nbsp;permette invece di ripristinare l’impermeabilizzazione aderendo direttamente al supporto esistente, senza demolire la vecchia superficie.</p>



<p>Le speciali resine in PMMA&nbsp;hanno tempi d’indurimento rapidi, permettendo di completare la maggior parte dei lavori in pochi giorni e di rendere pertanto velocemente disponibile terrazze e tetti.<br><br>Sono inoltre disponibili diverse finiture decorative per rendere i tetti o le terrazze esteticamente più piacevoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quali sono i vantaggi di una impermeabilizzazione con resine in PMMA?</h3>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>Alte prestazioni</strong><br>Rivestimento di spessore omogeneo e senza giunzioni, adattato ad ogni dettaglio (scarichi, montanti, ecc&#8230;). Resistente all’usura, alle variazioni climati e adatto a traffici pedonali o carrabili.</li><li><strong>Ristrutturazione senza demolizione</strong><br>Non si demolisce la vecchia superficie e si evitano dunque il trasporto di macerie. Non si presenteranno nemmeno rumori molesti o fastidiose polveri.</li><li><strong>Rapidità di esecuzione</strong><br>Grazie alla rapida polimerizzazione delle resine&nbsp;in PMMA, un intervento d’impermeabilizzazione è rapido ed in molti casi si risolvere in un solo giorno.</li></ol>



<h4 class="wp-block-heading">Caratteristiche tecniche e certificazioni</h4>



<p>La tecnologia&nbsp;con resine in PMMA&nbsp;è classificata e certificata secondo l&#8217;EOTA (European Organization for Technical Approval) per avere una <strong>vita di utilizzo stimata oltre ai 25 anni </strong>(classe di &#8220;working life&#8221; W3).&nbsp;</p>



<p>La tecnologia&nbsp;di queste resine elastiche armate&nbsp;è classificata e certificata secondo l&#8217;EOTA (European Organization for Technical Approval) avente performance di resistenza agli sbalzi termici quantificabile in range da -30°C a +90°C, quindi in grado di operare sia in zone climatiche classificate M che zone climatiche classificate S.</p>



<p>Le resine sono riconosciute&nbsp;dalle direttive FLL per resistere al contatto diretto con il terreno e all&#8217;azione di punzonamento delle radici (root resistance).</p>



<p>La resine in PMMA&nbsp;hanno un valore di crack bridging pari a 2 mm, associata ad una tensione massima di snervamento di 30 N/mm<sup>2</sup>, come riconosciuto dall&#8217;ente di certificazione BBA (British Board of Agreement) sulla base dei test effettuati nel rispetto delle normative DIN.</p>
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		<title>L&#8217;umidità e le diverse tipologie</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/umidita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 11:10:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[umidità]]></category>
		<category><![CDATA[umidità ascendente]]></category>
		<category><![CDATA[umidità meteorica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umidità residuale Tutta l’acqua impiegata nelle diverse operazioni di edificazione di un manufatto nuovo necessita di periodi oscillanti da uno a tre anni per disperdersi ed evaporare completamente. Conseguentemente, i...</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Umidità residuale</h2>



<p>Tutta l’acqua impiegata nelle diverse operazioni di edificazione di un manufatto nuovo necessita di periodi oscillanti da uno a tre anni per disperdersi ed evaporare completamente. Conseguentemente, i valori di coibentazione delle nuove strutture originariamente calcolati entreranno a regime solamente dopo tale periodo. In questo lasso di tempo l’edificio non dovrebbe essere abitato per evitare il superamento dei valori limite dell’umidità ambientale favorendo, in questi casi, condensazioni superficiali e relative problematiche annesse. La fase di maturazione dei calcestruzzi e delle altre strutture edili potrà essere accelerata utilizzando uno o più deumidificatori ambientali avendo cura di chiudere porte e finestre per evitare la deumidificazione dell’aria esterna. La movimentazione dell’aria con pale a lenta rotazione favorirà ulteriormente le operazioni di asciugatura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;umidità meteorica</h2>



<p><strong>L’AZIONE COMBINATA DELL’ACQUA E DEL VENTO SULLE SUPERFICI VERTICALI. </strong><br />Questa manifestazione diversa di umidità viene spesso sottovalutata e non presa nella giusta considerazione soprattutto riguardo le conseguenze da essa derivanti. Infatti, mentre un comune acquazzone non produrrà alcun tipo di danni sulle superfici di un edificio e basteranno alcuni giorni per farle tornare perfettamente asciutte, lo stesso fenomeno, in presenza di vento, comporterà per lo stabile problematiche importanti e ripercussioni di lungo periodo. Fatta eccezione per le strutture in CLS, l’azione combinata dei due elementi permetterà all’acqua di penetrare in profondità per la pressione esercitata dal vento sulla superficie, superando agevolmente l’intonaco attraverso le sue cavillature e micro fessurazioni per interessare successivamente gran parte, o la totalità, della muratura stessa. In questo caso si avranno tempi lunghissimi di asciugatura (mesi o, in alcuni casi, anni) con relativa perdita di coibentazione con valori non inferiori al 70% rispetto alla stessa muratura asciutta. Conseguentemente sulle superfici interne si potranno produrre condensazioni superficiali creando il terreno favorevole alla successiva proliferazione di muschi, funghi o licheni. Inoltre durante la fase di asciugatura della muratura in questione si potranno verificare trasmigrazioni saline o di carbonati sulle superfici con conseguenti ulteriori danni meccanici ed estetici. L&#8217;umidità relativa ed i fenomeni condensativi<br /><br />L’umidità presente all’interno delle abitazioni è determinata, in parte, anche da un’ elevata produzione di vapore da parte delle persone che le utilizzano. Attività quali cucinare, lavare asciugare il bucato sui caloriferi eccetera, producono valori indicativi che possono essere quantificati in 10 litri di acqua (sotto forma di vapore) per nucleo familiare di quattro persone/giornata. Il mantenimento dello stato di benessere si raggiunge impedendo che l’umidità relativa dei locali non superi il 65-70%. Valori superiori a quelli indicati provocheranno problematiche importanti quali condensazioni superficiali che favoriranno la proliferazione di microorganismi, funghi, licheni, producendo cattivi odori, degrado delle strutture ed inquinamento ambientale. Meno dell’1%, dell’aria umida riesce ad essere smaltita attraverso la traspirazione delle murature; il 99%, pertanto, viene eliminato mediante il ricambio dell’aria (aprendo le finestre) o attraverso una cappa di aspirazione, o tramite deumidificatori e/o climatizzatori. L’importante è prenderne coscienza, fidandosi della tecnologia e di quanto detto sopra, lasciando perdere le fantasie commerciali di chi afferma che sia necessaria e risolutiva una “respirazione dei muri”. Quando l’umidità relativa13 raggiunge un valore pari al 65-70%, deve essere attivata una forma di areazione. L’ideale è un igrostato14 collegato ad una bocchetta di scambio con l’esterno che immette o espelle aria in relazione alla percentuale di umidità relativa riscontrata. In assenza di tecnologia sarà sufficiente areare le stanze aprendo le finestre per circa 5 minuti. Rivestendo le pareti ed i soffitti interni con del cartongesso, oppure utilizzando un rivestimento traspirante con un coefficente µ basso, otterremo il caratteristico effetto spugna – ciò non al fine di “far respirare il muro”, bensì per utilizzare la finitura interna come “polmone” nei momenti in cui la produzione del vapore acqueo aumenta, per poi ricederla quando la percentuale relativa ritorna entro i limiti di comfort. L’umidità nei muri “controterra<br /><br />Contrariamente al fenomeno della risalita capillare, dove la pressione atmosferica non esercita alcun ruolo nella manifestazione del fenomeno stesso, risulta invece determinante nel caso delle murature interrate. Conseguentemente la scelta delle tecnologie per contrastare questo tipo di umidità dovrà essere orientata verso materiali idonei. Un esempio per tutti: l’utilizzo di intonaci macroporosi (fortemente permeabili) “direttamente” su tali murature produrrà l’effetto opposto di quanto desiderato. Basterà in questo caso utilizzare come sottofondo una boiacca impermeabilizzante sulla quale successivamante potrà essere applicato l’intonaco macroporoso con evidenti vantaggi “anticondensativi”.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Pressione:</strong></h4>



<p>La pressione è una grandezza fisica, definita come il rapporto tra la forza agente ortogonalmente8 su una superficie e la superficie stessa. Il suo opposto (una pressione con verso opposto) è la tensione meccanica9. La pressione è una grandezza intensiva10 e quindi si intende sempre riferita all’unità di superficie. P = Pressione F = Forza S = Superficie Pressione e tensione, nel caso in cui siano interne ad un corpo, possono essere generalizzate nel concetto di sforzo meccanico. La pressione può essere classificata in due modi: Pressione assoluta (o reale): determina la pressione effettiva che viene esercitata. Pressione relativa: determina la pressione differenziale o percepibile; (ad esempio l’atmosfera terrestre, pur agendo una pressione di un’atmosfera, non viene percepita dal corpo umano, mentre viene percepita la differenza di pressione). Spesso viene presa come riferimento per la valutazione della pressione relativa la pressione atmosferica (che quindi vale 1 atm in senso assoluto e 0 atm in senso relativo).<br />Pressione osmotica:<br />La pressione osmotica è una proprietà colligativa11 associata alle soluzioni. Quando due soluzioni con lo stesso solvente ma a concentrazioni diverse di soluto sono separate da una membrana semipermeabile, le molecole di solvente si spostano dalla soluzione con minore concentrazione di soluto alla soluzione con maggiore concentrazione di soluto, in modo da uguagliare le concentrazioni delle due soluzioni.<br />L’umidità ascendente nelle murature “fuori terra”<br /><br />Il fenomeno della capillarità s’incontra spesso nella vita quotidiana ed è legato alla bagnabilità, cioè alla capacità dei liquidi, per esempio l’acqua, di bagnare le superfici solide. Questa forza di adesione1 tra liquido e parete solida, prevalente su quelle di coesione tra le molecole del liquido, è responsabile, nei capillari, della risalita del liquido lungo la parete, in contrasto con la forza di gravità. L’altezza raggiunta L’umidità ascendente nelle murature “fuori terra”dal liquido è quella nella quale si equilibrano la forza di gravità e quella di coesione da una parte, e quella di adesione dall’altra. Se invece è la forza di coesione2 a prevalere su quella di adesione, la parete respinge il liquido verso il basso, in contrasto con la legge dei vasi comunicanti3. Questo fenomeno si osserva ad esempio sulle superfici idrorepellenti. La risultante delle forze di adesione e di coesione lungo la superficie del liquido è detta tensione superficiale4 . Essa sarà diretta verso l’alto nel caso della risalita del liquido lungo il capillare, e verso il basso nel caso dell’abbassamento del livello del liquido nel capillare. Nel primo caso la superficie del liquido apparirà concava, nell’altro apparirà convessa verso il basso. Il centro della superficie del liquido si chiama menisco5 ed è a partire da questo valore che si misura l’innalzamento o l’abbassamento del livello. La direzione del vettore risultante è la stessa della tangente alla superficie del liquido e l’angolo che forma si chiama angolo di bagnabilità. Si noti che l’innalzamento o l’abbassamento del livello non dipendono solo dal liquido, ma anche dal materiale della parete. L’acqua, ad esempio, risale in un capillare di vetro, mentre si abbassa in uno di teflon.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Angolo di bagnabilità:</strong></h4>



<p>È esperienza comune che una goccia di liquido posta su una superficie piatta mostri una tendenza a modificare la sua forma a seconda delle caratteristiche della superficie e del liquido usati. Più la goccia è simile alla superficie solida, più la goccia sarà piatta. Se, al contrario, tra la superficie solida ed il liquido non vi sono interazioni apprezzabili, la goccia avrà una forma simile ad una sfera, per minimizzare il contatto con essa. Per quantificare tale fenomeno si introduce il concetto di angolo di contatto, definito come angolo α, che la superficie orizzontale forma con la tangente nel punto di contatto dell’interfaccia liquido-aria, liquido-solido, solido-aria. L’umidità ascendente nelle murature “fuori terra”L’angolo di contatto fornisce diverse informazioni sull’affinità tra il solido, il liquido e l’aria. La relazione tra l’angolo di contatto e la tensione superficiale è: cosα = γsa-γsl / γla Dove: γsa = tensione all’interfaccia solido-aria; γsl = tensione all’interfaccia solido-liquido; γla = tensione all’interfaccia liquido-aria. Il valore del coseno6 cosα è un numero compreso tra -1 ed 1 relativamente all’angolo che lo produce. Questo valore è utilizzato dalla formula di Yurin7 per determinare l’altezza della colonna d’acqua in un capillare.Ora calcoliamo l’altezza h che raggiunge il liquido all’interno di un capillare. Se la superficie del liquido è concava verso l’alto, la forza della tensione superficiale 68614.png in corrispondenza delle pareti del tubo sarà diretta verso l’alto; la componente verticale di questa forza, applicata a tutto il bordo del liquido aderente al capillare, è quella che sorregge il liquido ed ha modulo (F cosα), dove l’angolo è quello individuato, detto angolo di contatto. Se la superficie del liquido è convessa verso l’alto, invece, la forza della tensione superficiale 68604.png in corrispondenza delle pareti del tubo sarà diretta verso il basso. Ora, considerando che il bordo di contatto corrisponde alla circonferenza del capillare (2πr), si possono calcolare alcuni elementi trascurando la lieve curvatura sulla superficie: La forza F verticale F = (2πr)(cosα) Dove: = tensione superficiale; (2πr) = circonferenza; (cosα) = rapporto dipendente dall’angolo α. il volume V del liquido nel capillare V = (πr2)h Dove (πr2) = superficie della sezione capillare; h = altezza della colonna di fluido nel capillare. il peso P del liquido nel capillare: P = (πr2)h fg Dove (πr2)h = volume del fluido; f = densità del liquido; g = accelerazione di gravità. Eguagliando la forza F, diretta verso l’alto, al peso P della colonna di liquido, si ha: (2πr)(cosα) = (πr2)hfg da cui si ricava l’altezza h raggiunta dal liquido LEGGE DI YURIN: h = 2 cosα / rfg</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Danni provocati dalla risalita capillare</strong></h3>



<p>Il degrado delle murature, degli intonaci e delle eventuali pitture o decorazioni è proprio causato dall’acqua di risalita capillare. Interessa l’edilizia civile in genere e gran parte del nostro patrimonio immobiliare. In tempi remoti tale fenomeno era ampiamente conosciuto, ma considerato dai costruttori quasi ineludibile dalla struttura stessa. Oltre ai danni estetici, l’umidità ascendente aumenta la dispersione del calore dall’interno dell’edificio verso l’esterno e favorisce inoltre l’aumento dell’umidità relativa interna, provocando problemi igienici ed ambientali. Perchè gli intonaci si sgretolano<br /><br />Tutti i materiali da costruzione sono porosi; questo fa sì che infiltrazioni d’acqua in genere, o quelle di risalita capillare, possano far trasmigrare in superficie i sali contenuti nella muratura stessa oppure quelli che si trovano disciolti nel terreno. Questi sali, non potendo come l’acqua evaporare dai muri, una volta raggiunta la superficie esterna cristallizzano, rimanendo per sempre condizionati dalle continue variazioni dei tassi di umidità relativa ambientale, anche dopo aver eliminato le cause della risalita capillare. I sali cristallizzati sulle superfici, essendo fortemente igroscopici, riescono ad assorbire l’acqua contenuta nell’aria provocando un notevole aumento del loro volume (come la formazione del ghiaccio ad esempio) passando dallo stato anidro a quello saturo in presenza di aria secca o umida. La conseguenza di ciò è una forte azione meccanica demolitiva in grado negli anni di sgretolare, oltre agli intonaci di rivestimento, anche materiali da costruzione estremamente compatti come il mattone, le pietre calcaree e addirittura i graniti (es.: nelle chiese le pietre di rivestimento, i gradini degli altari, etc.). Si può facilmente comprendere l’importanza di impedire che questi sali raggiungano le superfici esterne, ma rimangano inerti all’interno dei materiali da costruzione e quindi non più a contatto con l’aria esterna. <br /><strong><em>PER RISOLVERE LE PROBLEMATICHE LEGATE AI SALI È DECISAMENTE PREFERIBILE IL SISTEMA “FISICO” A QUELLO CHIMICO</em></strong>. <br />Le principali categorie dei sali presenti nei materiali da costruzione possono essere sommariamente raggruppate in: cloruri, solfati, nitrati e nitriti con caratteristiche degenerative sui muri più o meno evidenti in funzione della loro concentrazione e della natura del materiale stesso. I vantaggi di utilizzare il sistema fisico, quale l’applicazione delle boiacche antisaline specifiche prima della stesura dei nuovi intonaci, risultano essere quelli relativi alla certezza del risultato indipendentemente dal tipo di sale presente nella muratura. Tutti i sistemi antisale a precipitazione chimica, invece, necessitano della conoscenza precisa della categoria del sale presente al fine di utilizzare il neutralizzante corrispondente. Ovviamente, in presenza di intonaci affrescati, le tecniche di desalinizzazione più appropriate risultano essere quelle realizzabili con impacchi assorbenti, il cui costo, congruo in questi casi, non è certamente proponibile per gli interventi di edilizia civile.</p>



<p>Fonte didattica &#8220;Tecnored&#8221;</p>
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		<title>Termoforesi: cos&#8217;è e come prevenirla</title>
		<link>https://www.renzo-arthome.com/la-termoforesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renzo ArtHome]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 10:20:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[problemi umidità]]></category>
		<category><![CDATA[termoforesi]]></category>
		<category><![CDATA[umidità]]></category>
		<category><![CDATA[umidità ascendente]]></category>
		<category><![CDATA[umidità di risalita]]></category>
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<h2 class="wp-block-heading">Effetti e cause della termoforesi</h2>



<div id="img-res" class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img decoding="async" width="576" height="800" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/Termoforesi-01-renzo-arthome.jpg" alt="Termoforesi" class="wp-image-402" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/Termoforesi-01-renzo-arthome.jpg 576w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/Termoforesi-01-renzo-arthome-216x300.jpg 216w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/Termoforesi-01-renzo-arthome-324x450.jpg 324w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure></div>



<p>La termoforesi è un fenomeno fisico studiato da diversi scienziati fin dalla seconda metà del XIX secolo. Per la prima volta è stato il fisiologo tedesco<strong>&nbsp;Carl Ludwig</strong>&nbsp;nel 1856 a notare alcuni comportamenti anomali delle particelle di piccolissime dimensioni sospese nell’aria in presenza di differenze di temperatura.<br><br>Successivamente, nel 1870 il fisico irlandese<strong>&nbsp;John Tyndall</strong>&nbsp;aveva osservato che un cilindro metallico riscaldato e un filo di platino caldo posti in una camera contenente della polvere, allontanavano le particelle dalla loro superficie. Il fisico e meteorologo scozzese&nbsp;<strong>John Aitkin</strong>, nel 1884 provò con diversi esperimenti che le particelle di polvere venivano allontanate dalle superfici calde per effetto dalla maggiore agitazione delle molecole conseguente alla differenza di temperatura esistente rispetto all’aria ambiente.<br><br>Nel 1897 il fisico svizzero&nbsp;<strong>Charles Soret</strong>&nbsp;pubblicò uno studio molto dettagliato del fenomeno, enunciando le leggi che ne determinano il comportamento in funzione dei diversi parametri coinvolti. Nello stesso periodo, il chimico e fisico britannico&nbsp;<strong>Sir William Crookes</strong>&nbsp;giunse indipendentemente alle stesse conclusioni, inventando uno strumento, detto appunto “Radiometro di Crookes”, che sfrutta la termodiffusione per generare la rotazione di un’elica quando questa è colpita direttamente dai raggi termici. Il principio fisico enunciato da Crookes, detto “Thermal Transpiration” o “Thermal Diffusion”, venne validato qualche anno dopo dall’allora presidente della Royal Society di Londra,&nbsp;<strong>Sir James Clerk Maxwell</strong>.<br><br>Negli anni questo interessante fenomeno è stato ulteriormente analizzato e approfondito da diversi gruppi di ricerca in tutto il mondo, afferenti a diverse discipline come la geologia, la metallurgia, la meteorologia, la depurazione dell’aria e dell’acqua oltre che nello studio del degrado superficiale dei monumenti.<br><br>La termoforesi deve il suo nome all’unione di due termini che derivano dal greco: “thermos” (calore) e “phoresis” (il trasportare), cioè significa “trasporto per mezzo del calore”. Il fenomeno si manifesta in maniera piuttosto lenta e con energie di modesta entità in diverse situazioni, causando i seguenti effetti, sempre e solo quando esiste un sufficiente gradiente di temperatura nel sistema preso in esame:<br><br>&#8211;&nbsp;<strong>Nei gas:</strong>&nbsp;sposta le particelle sospese secondo il gradiente di temperatura, dalla zona più calda verso quella più fredda<br>&#8211;&nbsp;<strong>Nelle soluzioni liquide:</strong>&nbsp;sposta gli ioni del soluto dalla zona più calda a quella più fredda variando la concentrazione della soluzione oppure sposta le particelle sospese nel liquido sotto forma di miscuglio, allontanandole dalla parte calda<br>&#8211;&nbsp;<strong>Nelle masse porose:&nbsp;</strong>sposta i fluidi contenuti nei pori secondo il gradiente di temperatura, dalla zona più calda verso quella più fredda<br><br><strong>Gli effetti della termoforesi sono proporzionali alle differenze di temperatura esistenti nel sistema analizzato, si manifestano esclusivamente in presenza di fluidi: gas, vapori, liquidi e delle loro miscele e non avvengono nel vuoto.</strong><br><br>In altre parole, la termoforesi consiste nella migrazione spontanea di particelle immerse in un fluido, o di specie ioniche dissolte sotto forma di miscela in una soluzione, oppure di fluidi contenuti in un mezzo poroso, indotta da differenze di temperatura.<br><br>Praticamente si realizza una vera e propria pressione, esercitata da una forza, dovuta alla differenza di temperatura, che spinge via e allontana le particelle dalle superfici calde, mentre le attira su quelle fredde. La forza con la quale le molecole vengono “spinte” dalla differenza di temperatura prende il nome di “forza foretica”.<br><br>Trattandosi di un fenomeno diffusivo, ne segue le leggi anche in funzione degli altri parametri coinvolti, ad esempio, la termoforesi dipende strettamente dal numero di Knudsen che ha una delle sue applicazioni nello studio dei fenomeni diffusivi nei mezzi porosi.<br><br>(Il numero di Knudsen (Kn) è un gruppo adimensionale, utilizzato in diversi campi della chimica e della fisica, si definisce come il rapporto tra il cammino libero medio molecolare λ e una lunghezza caratteristica (L) del fenomeno fisico osservato).<br><br>A seconda del valore del numero di Knudsen si identificano 3 diversi regimi di flusso:<br>• flusso viscoso: Kn &lt; 0,01<br>• regime molecolare: Kn &gt; 1<br>• regime di transizione: 0,01 &lt; Kn &lt; 1<br>Un fenomeno simile e spesso antagonista rispetto alla termoforesi è la diffusioforesi che consiste nella tendenza delle soluzioni a mantenere in equilibrio la concentrazione del soluto.<br>La termoforesi e la diffusioforesi sono delle forze deboli che diventano significative soprattutto con forti differenze di temperatura e su particelle di dimensioni molto piccole o sugli ioni presenti in una soluzione.<br>Più precisamente, la termoforesi è un’azione derivante da una forza (foretica) che si sviluppa su una particella quando questa è immersa in un sistema con forti gradienti termici.<br>In questo caso infatti, solitamente la particella ha un lato a contatto con una zona più calda e l’altro con una zona più fredda. Perciò i moti di agitazione termica delle molecole del gas sono diversi nei due lati e per effetto dei loro urti con la particella, le trasferiscono energie cinetiche diverse: sul lato caldo la particella riceverà dagli urti un’energia cinetica complessivamente superiore a quella ricevuta sul lato freddo. Ne consegue che la particella viene spinta verso il lato più freddo a causa di una vera e propria “pressione termica” attuata dalla “forza termoforetica”.<br><br>La diffusioforesi invece è legata alla concentrazione delle molecole e delle particelle all’interno del fluido (gas, vapore o liquido). Per azione dei moti Browniani, della velocità del fluido e delle azioni a questa conseguenti (ad esempio le variazioni localizzate di pressione per effetto Bernoulli) o per altre cause, si creano nel fluido delle zone in cui c’è una maggiore concentrazione di molecole rispetto ad altre. Le particelle solide possono quindi trovarsi immerse in zone in cui queste concentrazioni sono fortemente diverse ed essere conseguentemente soggette ad azioni di forze diffusioforetiche.<br><br>È evidente che il lato nella zona a maggiore concentrazione è esposto ad un numero di urti con le molecole superiore a quello che invece si verifica sul lato esposto alla zona di bassa concentrazione. In questo caso dunque, le particelle vengono spinte verso le zone a concentrazioni più basse con la tendenza all’equilibrio.<br><br>Nel fluido o nel mezzo poroso l’equilibrio si ottiene quando le azioni termoforetiche si bilanciano con quelle diffusioforetiche e nella soluzione si crea un gradiente di concentrazione che esercita una forza diffusioforetica di pari intensità ma di verso opposto rispetto alla analoga forza termoforetica indotta dal gradiente di temperatura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-1024x736.jpg" alt="" class="wp-image-371" width="512" height="368" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-1024x736.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-300x216.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-768x552.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-450x323.jpg 450w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4-800x575.jpg 800w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/t4.jpg 1041w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p><strong>Fig. 2 Le azioni termoforetiche generate dagli urti più intensi causati da particelle calde (dall’alto verso il basso), sono bilanciati dalle azioni diffusioforetiche (dal basso verso l’alto) dovute alla differenza di concentrazione localizzata, indotta dalla termodiffusione. Il sistema trova l’equilibrio quando le azioni del gradiente termico sono di pari intensità e verso opposto rispetto alle azioni del gradiente di concentrazione.</strong><br><br>Le forze foretiche possono diventare importanti nei casi di evaporazione o condensazione dell’acqua: in queste situazioni infatti possono venirsi a creare delle zone con sensibili gradienti sia di temperatura che di concentrazione. Nelle normali condizioni invece, i gradienti di temperatura e di concentrazione che si instaurano nelle masse porose sono modesti e danno luogo ad azioni poco significative sulle particelle che possono essere osservati solo in tempi piuttosto lunghi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La termoforesi negli edifici</h3>



<p><br>Gli effetti della termoforesi possono verificarsi sia sulle superfici esterne che su quelle interne degli edifici. Spesso per indicare il fenomeno viene usata l’espressione “effetto fantasma”, che si riferisce alle variazioni cromatiche riscontrate in superficie, frequentemente assimilabili a macchie scure o ai “baffi di sporco”.<br><br>” Nella lingua inglese troviamo le definizioni “thermal tracking” che letteralmente significa “tracciatura termica” e “ghosting” che appunto identifica l’effetto fantasma.<br>Quasi sempre però, le macchie scure che riprendono in negativo le strutture in cemento armato degli edifici e spesso anche i corsi fra i mattoni delle murature, non sono dovute alla termoforesi ma a fenomeni diversi.<br><br>A causa delle sue peculiarità, il fenomeno della termoforesi si verifica molto raramente e ciò accade solo se sussistono le condizioni che ne consentono la formazione.<br>La deposizione superficiale di particelle per termoforesi può manifestarsi nei seguenti casi:<br><br><br><strong>Temperatura della superficie inferiore a quella dell’aria che si trova al suo contatto, per tempi sufficientemente lunghi<br></strong><br>Questa condizione è normale sulle superfici interne degli edifici, che sono riscaldate durante tutto il periodo invernale e perciò hanno una temperatura più bassa rispetto a quella dell’aria.<br>Sulle superfici esterne dove il calore invece procede “a uscire”, ciò accade solo su pareti molto ben isolate (ad esempio sul rivestimento esterno dei sistemi a cappotto) dove le dispersioni sono minime e conseguentemente le temperature delle superfici esterne tendono a non essere influenzate dai flussi di calore disperso.<br>Un’altra situazione è quella delle superfici che si trovano nella condizione (piuttosto rara in realtà) di asimmetria radiativa verso la volta celeste. Cioè emettono calore radiante verso il cielo più di quanto ne ricevono dall’ambiente circostante (radiante + conduttivo + convettivo), condizione che si verifica solo di notte, solo in assenza di nubi e solo in aria calma, così da avere la&nbsp;temperatura più bassa rispetto all’aria per tempi abbastanza lunghi.<br>In Gran Bretagna questo fenomeno prende il nome di “night sky condensation” ed è una delle possibili cause di condensazione, espressamente citata e indicata nella norma BS 5250:2011.<br><br><strong>Presenza di aria calma.<br></strong><br>Trattandosi di un fenomeno a bassa energia, se il movimento dell’aria in prossimità delle superfici non è abbastanza lento, le particelle di smog e fuliggine non si depositano e restano in sospensione, oppure, appena depositate vengono immediatamente riportate in circolo. Le forze di adesione sono molto basse poiché si tratta di una deposizione secca, praticamente si tratta di polvere che aderisce alle superfici per effetto di deboli cariche elettrostatiche e che può essere allontanata facilmente dal vento e più in generale dall’aria in movimento.<br><br><strong>Assenza di dilavamento dovuto al contatto con acqua meteorica.</strong></p>



<p><strong><br></strong>Se la superficie interessata dalla termoforesi è soggetta a bagnatura oppure a scorrimento di acqua piovana, cioè di flussi d’acqua veri e propri che lambiscono le superfici anche se a carattere episodico (rain-out), i depositi di particelle vengono man mano dilavati e non hanno modo di creare uno strato visibile e tale da creare modificazioni dell’aspetto cromatico.<br><br>Un altro fenomeno, relativamente poco frequente, è la deposizione umida (wash-out) che si manifesta quando le particelle contenute nell’aria si depositano sulle superfici per effetto di condensazione superficiale. In questo caso però l’acqua che condensa in superficie, essendo sempre acida, favorisce le attività biologiche come le muffe. Le macchie scure non sono di polvere depositata per termoforesi ma bensì di muffe che crescono e si sviluppano in presenza d’acqua, sebbene questa sia disponibile raramente e in quantità modesta, spesso nutrendosi proprio delle particelle depositate che in parte sono costituite da particolato biologico (spore, pollini, frammenti di altri microrganismi ecc.).<br><br><strong>In tutti gli altri casi la comparsa di macchie scure sulle superfici interne ed esterne degli edifici non è causata dalla termoforesi.</strong><br><br>Le formazioni scure, eventualmente unite ad altre chiare con la forma in negativo o in positivo della struttura di cemento armato e dalla caratteristica quadrettatura tipica dei muri in mattoni, sono quasi sempre dovute all’effetto combinato dell’acqua piovana e di particolari muffe, dette meristematiche, capaci di insediarsi nei pori dei materiali e di sopravvivere a lungo in assenza d’acqua.<br>Il meccanismo di formazione delle macchie scure sulle superfici esterne degli edifici è il seguente:<br><br>&#8211; L’acqua lambisce le pareti in occasione degli eventi meteorologici (prevalentemente pioggia e molto più raramente rugiada)<br>&#8211; Le superfici più calde degli edifici, cioè quelle dove sono maggiori le dispersioni, ovvero i ponti termici, fanno evaporare velocemente l’acqua e l’umidità eventualmente assorbita per impregnazione dei materiali porosi. È da osservare che sui materiali porosi, la termoforesi agisce spostando l’umidità “a uscire” dal muro (più caldo) verso l’esterno (più freddo), favorendo perciò l’asciugatura.<br>&#8211; Le superfici più fredde, cioè quelle meno riscaldate perché più isolate, non consentono all’acqua e all’umidità di evaporare velocemente, anche la termoforesi che spinge verso l’esterno l’umidità contenuta nei materiali porosi, è proporzionalmente ridotta.<br>&#8211; Se le superfici si mantengono umide o bagnate, anche sporadicamente, per tempi superiori alle 48 h, le spore naturalmente presenti nell’aria daranno luogo allo sviluppo di muffe, di colore nero.<br>&#8211; Se invece vi è presenza continuativa d’acqua liquida, si sviluppano delle attività biologiche diverse dalle muffe, come le alghe e i muschi che svolgono la fotosintesi clorofilliana e sono di colore verde.<br>&#8211; Molto frequentemente la formazione di macchie scure sulle superfici esterne degli edifici avviene sulle pareti esposte a nord, perché ricevendo un minore riscaldamento da irraggiamento solare, tendono a mantenere più a lungo l’umidità e facilmente raggiungono o superano il limite delle 48 h continuative a partire dalle quali si sviluppano le muffe xerofile.<br><br>Sulle superfici interne degli edifici invece, la termoforesi si manifesta con la formazione di depositi di fuliggine, generalmente neri, nelle zone più fredde rispetto all’aria con la quale queste sono a contatto, cioè ponti termici, travi di cemento armato, travetti, materiali inclusi nelle murature che disperdono maggiormente ecc.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="574" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-1024x574.jpg" alt="" class="wp-image-375" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-1024x574.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-300x168.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-768x431.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-1536x861.jpg 1536w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-450x252.jpg 450w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome-800x449.jpg 800w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-02-renzo-arthome.jpg 2013w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 3 Deposito industriale le cui superfici sono bagnate dalla pioggia. Le zone asciutte sono quelle dove vi è maggiore dispersione di calore come le strutture in cemento armato, perciò le superfici sono più calde a fanno evaporare prima l’acqua e l’umidità, impedendo la formazione di muffe. Le zone isolate invece non fanno evaporare velocemente l’acqua e consentono la formazione di muffe e di altre attività biologiche.<br></strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome.png" alt="" class="wp-image-369" width="617" height="542" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome.png 822w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome-300x264.png 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome-768x675.png 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome-450x395.png 450w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-03-renzo-arthome-800x703.png 800w" sizes="(max-width: 617px) 100vw, 617px" /></figure></div>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 4 Formazione di attività biologiche assimilabili a muffe xerofile sulla superficie esterna di un edificio a muratura portante. Anche in questo caso non si tratta di termoforesi ma semplicemente di muffe che si insediano sui supporti che episodicamente si bagnano o si inumidiscono a causa dell’acqua piovana. Le superfici poste più in alto delle pareti sono protette dagli elementi aggettanti, non si bagnano e conseguentemente non consentono alle muffe di insediarsi.</strong></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-04-renzo-arthome.png" alt="" class="wp-image-379" width="330" height="283"/></figure></div>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 5 Il camino visibile nella foto è solitamente più caldo rispetto all’aria circostante, anche perché è sempre interessato dai flussi convettivi naturali, derivanti dal fenomeno noto come “effetto camino”, che fanno fuoriuscire l’aria calda dall’edificio e conseguentemente lo riscaldano anche se moderatamente. In questa situazione, anche quando la superficie esterna viene bagnata dall’acqua piovana, le zone che si asciugano prima sono quelle più disperdenti, cioè i giunti di malta fra i mattoni. Un altro fattore che contribuisce a evidenziare la forma e la posizione dei mattoni è il maggior assorbimento d’acqua del laterizio rispetto ai giunti di malta. Le superfici più fredde sono anche quelle più assorbenti, si ha perciò più umidità per tempi più lunghi e in queste situazioni la formazione di muffe è fortemente favorita</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-1024x648.jpg" alt="" class="wp-image-382" width="512" height="324" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-1024x648.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-300x190.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-768x486.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-450x285.jpg 450w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome-800x506.jpg 800w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-06-renzo-arthome.jpg 1212w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 6 Anche qui non si tratta di termoforesi ma di muffe. Semplicemente perché le superfici annerite sono soggette a frequenti bagnature ad opera dell’acqua piovana. Le superfici più chiare sono quelle che fanno evaporare l’acqua più velocemente a causa della maggiore dispersione termica. La termoforesi, cioè la deposizione secca di particolato in superficie, in questo caso sarebbe possibile solo fra un evento piovose e l’altro e solo sulle superfici esterne più fredde rispetto all’aria ambiente per tempi sufficientemente lunghi, ma non abbastanza fredde da formare condensa perché si verificherebbe la deposizione umida (wash-out).</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome.jpg" alt="" class="wp-image-393" width="512" height="384" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome.jpg 1024w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome-300x225.jpg 300w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome-768x576.jpg 768w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome-450x338.jpg 450w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-07-renzo-arthome-800x600.jpg 800w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 7 Formazione di depositi di fuliggine (deposizione secca) causati dalla termoforesi, l’aria più calda spinge le particelle di polvere sulle superfici più fredde favorendo la loro adesione. Non si tratta di muffe.</strong></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-08-renzo-arthome.jpg" alt="" class="wp-image-396" width="450" height="578" srcset="https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-08-renzo-arthome.jpg 600w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-08-renzo-arthome-233x300.jpg 233w, https://www.renzo-arthome.com/wp-content/uploads/2021/02/termoforesi-08-renzo-arthome-350x450.jpg 350w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure></div>



<p style="font-size:17px"><strong>Fig. 8 Fenomeno di termoforesi dove l’aria più calda spinge il particolato atmosferico sulla superficie muraria più fredda.</strong></p>



<p></p>



<p>Fonte &#8220;Marco Argiolas&#8221;</p>
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